Un ritratto – Audiolibro

Un ritratto audiolibro
Caravaggio, Fanciullo con canestra di frutta, 1593-1594.

Legge Valter Zanardi

Da Youtube

Prima pubblicazione: Corriere della Sera, 21 giugno 1914, poi in E domani, lunedì, Treves, Milano 1917.

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             –    Stefano Conti?

             –    Sì, signore… Venga, s’accomodi.

             E la servetta m’introdusse in un ricco salottino.

             Che effetto curioso, quella parola «signore» rivolta a me su la soglia di casa di quel mio amico della prima giovinezza! Ero un «signore» adesso: e Stefano Conti, di certo un «signore» di trentacinque o trentasei anni anche lui.

             Nel salottino, tenuto in una triste penombra, restai in piedi a guardare con un senso indefinibile di fastidio i mobiletti nuovi, disposti in giro, ma come per non servire.

             Non stavano certo ad aspettar nessuno quei mobiletti in quel salottino appartato e sempre chiuso. E il senso di pena, con cui li guardavo, me li faceva ora sembrare intorno come stupiti di vedermi tra loro; non ostili, ma neppure invitanti.

             Ero ormai abituato da un pezzo agli antichi mobili delle case di campagna, comodi, massicci e confidenziali, che dalla lunga consuetudine e da tutti i ricordi d’una vita placida e sana hanno acquistato quasi un’anima patriarcale che ce li rende cari. Quei mobiletti nuovi mi stavano attorno rigidi e come compresi di tutte le regole della buona società. Si capiva che avrebbero sofferto e si sarebbero offesi d’una trasgressione anche minima a quelle regole.

             «Viva il mio divanaccio», pensavo, «il mio vecchio divanaccio di juta, ampio e soffice, che sa i miei sonni saporosi dei lunghi pomeriggi d’estate, e non s’offende del contatto delle mie scarpacce cretose e della cenere che cade dalla mia vecchia pipa!»

             Ma nell’alzar gli occhi a una parete, all’improvviso e con stupore misto a uno strano turbamento, mi parve di scorgere in un ritratto a olio, che raffigurava un giovanetto dai sedici ai diciassette anni, il mio stesso disagio e la mia stessa pena; ma molto più intensa, quasi angosciosa.

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