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1932 – Trovarsi – Commedia in tre atti


⏱ Tempo di lettura: 11 min

Trovarsi di Luigi Pirandello in un collage teatrale: da sinistra Rossella Falk, al centro Gianfranco De Grassi e Adriana Asti, a destra Valeria Moriconi.
Rossella Falk in una rappresentazione di Trovarsi di Luigi Pirandello, 1974; al centro Gianfranco De Grassi e Adriana Asti in una messinscena del 1981; a destra Valeria Moriconi in un allestimento del 1992. Immagine rielaborata e colorizzata da PirandelloWeb.
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In Trovarsi Luigi Pirandello porta al centro della scena il dramma di Donata Genzi, grande attrice che vive pienamente soltanto attraverso i personaggi che interpreta. L’incontro con Elj Nielsen le offre la possibilità di una vita privata e di un amore autentico, ma proprio quell’esperienza la costringe a scegliere fra la donna che vorrebbe essere e l’artista che non può smettere di creare se stessa sulla scena.

▶ Riassunto  |  ▶ Analisi

Trovarsi – Scheda dell’opera
STESURA
Luglio – agosto 1931.
PRIMA RAPPRESENTAZIONE
4 novembre 1932 – Napoli, Teatro dei Fiorentini, Compagnia Marta Abba.
DEDICA
A Marta Abba, interprete per la quale Pirandello concepì Donata Genzi.
Approfondimenti nel sito
Di Gigi Livio — Un approfondimento sulla poetica recitativa di Marta Abba e sul rapporto diretto fra la sua esperienza d’attrice e la nascita di Trovarsi.
Di Ivana Baldassarri — Il rapporto umano e artistico fra Pirandello e la sua attrice prediletta, fra teatro, lettere, distanza e dipendenza affettiva.
Di Lino Di Stefano — Ritratto dell’attrice che segnò l’ultima stagione teatrale di Pirandello e ispirò alcune delle sue più importanti figure femminili.
Video
Sul canale PirandelloWeb Videoteca: Trovarsi con Rossella Falk, Ugo Pagliai, Corrado Annicelli e Nora Ricci.
Trovarsi – Indice
▶ Premessa, riassunto e analisi
Premessa generale, trama completa e analisi del conflitto fra identità personale, amore e vocazione teatrale di Donata Genzi.
Nella villa Arcuri in Riviera, Donata affronta il problema della propria identità di attrice e incontra Elj Nielsen.
Dopo il naufragio, Donata tenta con Elj una vita finalmente propria, ma il teatro continua a richiamarla.
Elj assiste alla recita di Donata e non sopporta di vedere sulla scena gesti che considera appartenenti alla loro intimità.

Premessa

Trovarsi appartiene alla fase estrema del teatro pirandelliano e nasce in stretto rapporto con la figura di Marta Abba, alla quale l’opera è dedicata. Donata Genzi, la protagonista, è una grande attrice che ha costruito la propria esistenza sulla capacità di diventare ogni sera un’altra donna e di vivere con assoluta sincerità le vite dei personaggi affidati alla sua interpretazione.

Il paradosso è immediato: più Donata è autentica sulla scena, più avverte di non possedere una forma stabile fuori dal teatro. Non sente di fingere quando recita; al contrario, è proprio nei personaggi che sperimenta una vita piena, concreta, fisica. Il momento doloroso arriva dopo lo spettacolo, quando resta sola davanti allo specchio del camerino e non sa più chi sia senza una parte da incarnare.

Il soggiorno nella villa dell’amica Elisa Arcuri, in Riviera, dovrebbe offrirle una pausa. Ma la conversazione con gli ospiti trasforma il riposo in una crisi. Nina la provoca sul significato della sincerità dell’attore e Donata è costretta a formulare apertamente il proprio problema: sulla scena è ogni volta completamente vera, ma proprio per questo, finita la recita, non riesce a «trovarsi».

L’incontro con Elj Nielsen, giovane svedese insofferente delle convenzioni e appassionato del mare, sembra aprire una via d’uscita. Donata lo segue in una notte di tempesta quasi cercando la morte; il naufragio, invece, li costringe violentemente alla vita. Elj la salva e fra i due nasce una relazione che per Donata rappresenta la prima concreta possibilità di possedere finalmente una vita propria.

Ma l’amore non elimina il conflitto: lo rende più profondo. Elj vorrebbe una Donata interamente presente nella loro relazione. Donata, invece, scopre che non può rinunciare alla scena senza rinunciare anche a una parte essenziale di se stessa. La vita privata che dovrebbe darle un’identità rischia così di trasformarsi in un’altra forma imposta.

Il terzo atto porta la contraddizione dentro il teatro. Elj assiste per la prima volta alla recita di Donata e riconosce nei gesti amorosi dell’attrice gli stessi gesti che ha conosciuto nella loro intimità. Per lui è una profanazione: ciò che credeva esclusivamente loro diventa spettacolo davanti a tutti. Ma Elj non comprende che Donata, turbata dalla sua presenza, sta inizialmente recitando male proprio perché non riesce più a separare la donna dall’attrice.

Quando Elj abbandona il teatro, Donata recupera la propria libertà artistica e ottiene un grande successo. La scelta finale non consiste semplicemente nel preferire la carriera all’amore: Donata comprende che per lei l’identità non può essere una forma definitiva ricevuta da un altro. Può esistere soltanto nell’atto continuo del creare e del crearsi.

Riassunto

Donata Genzi, celebre attrice, trascorre alcuni giorni nella villa di Elisa Arcuri in Riviera. Gli ospiti parlano di lei, del suo mestiere e della difficoltà di definirla come donna al di fuori della scena. La discussione diventa più diretta quando Donata racconta il rapporto che ha con i personaggi: non sente di fingere, perché ogni volta vive realmente la parte che interpreta.

Questa capacità, però, ha un prezzo. Finita la recita, Donata resta sola e avverte di non possedere una vita personale altrettanto intensa. Il teatro le permette di essere molte donne, ma fuori dal teatro non sa più quale sia la propria identità.

Alla villa arriva Elj Nielsen, giovane svedese legato al conte Gianfranco Mola. Elj ama il mare, il rischio e una libertà quasi selvaggia. Fra lui e Donata nasce immediatamente una forte attrazione. Durante una notte di tempesta, Donata accetta di uscire con lui sulla lancia a vela. Il gesto ha in lei anche un impulso autodistruttivo: desidera quasi consegnarsi alla morte.

La barca naufraga. Elj riesce però a salvarla, mordendola alla nuca per costringerla ad allentare la stretta con cui, svenuta e terrorizzata, gli si era aggrappata. Venti giorni dopo Donata vive ancora nel villino di Elj. Fra i due si è stabilita un’intimità intensa e la donna sembra aver finalmente trovato una vita che appartiene soltanto a lei.

Donata ha persino coperto lo specchio dello studio. Il gesto è significativo: vuole sottrarsi all’immagine dell’attrice e provare a vivere senza guardarsi come una figura da rappresentare. Ma il teatro continua a chiamarla. I suoi impegni professionali non possono essere cancellati e la necessità di tornare in scena apre il primo vero conflitto con Elj.

Elj non riesce a comprendere fino in fondo perché Donata abbia ancora bisogno del teatro se possiede ormai il loro amore. Per lui la vita reale dovrebbe bastare. Per Donata, invece, la scena non è un surrogato della vita: è una delle forme più autentiche della sua esistenza.

Nel terzo atto Donata è impegnata in una rappresentazione in una grande città. Elj va a teatro, ma ciò che vede lo sconvolge. Nei gesti d’amore della protagonista riconosce movimenti, sorrisi e atteggiamenti che crede appartenere esclusivamente alla loro intimità. Interpreta la recitazione come un’esposizione pubblica del loro rapporto e fugge prima della fine.

Donata, proprio perché sa che Elj è in sala, recita inizialmente con difficoltà. La sua vita privata interferisce con la libertà del personaggio. Quando lui se ne va, l’attrice si libera del peso di quello sguardo e torna a recitare con piena intensità, conquistando il pubblico.

Dopo lo spettacolo Elj decide di partire. Donata comprende che la loro relazione potrebbe continuare soltanto a condizione di ridurre se stessa alla donna che lui desidera. Rinuncia quindi a seguirlo e accetta la solitudine. La conclusione rovescia il problema iniziale: non ci si trova aderendo a una forma già data, ma creando continuamente la propria esistenza.

Analisi

Trovarsi sviluppa il tema pirandelliano dell’identità in una forma particolarmente legata al teatro. Donata Genzi non soffre perché è costretta a fingere; soffre perché sulla scena riesce a essere vera in molti modi diversi, mentre nella vita quotidiana le viene richiesto di essere una sola persona.

L’attrice e le molte vite

Per Donata il personaggio non è una maschera esterna. Quando interpreta una parte, la sua voce, il corpo, le emozioni e perfino le lacrime appartengono realmente a quella vita. L’arte dell’attore diventa così un’esperienza di moltiplicazione dell’esistenza.

Il problema nasce quando la rappresentazione termina. Tolta la parte, Donata non trova sotto di essa un’identità definitiva che possa chiamare semplicemente «io». La scena le concede molte forme; la vita privata pretende invece una coerenza unica.

Donata ed Elj: due idee opposte di autenticità

Elj rappresenta una concezione immediata e fisica della vita. Il mare, il pericolo, l’amore e l’azione possiedono per lui un’evidenza che non richiede mediazioni. Per questo fatica a comprendere la necessità di Donata di continuare a recitare.

Donata non considera invece il teatro una fuga dalla realtà. Attraverso la scena accede a possibilità di vita che l’esistenza individuale non potrebbe contenere. Il conflitto con Elj nasce quindi fra due diverse idee di autenticità: per lui è vero ciò che appartiene all’esperienza privata e irripetibile; per lei può essere vero anche ciò che l’arte rende vivo davanti a un pubblico.

Lo specchio e il problema del trovarsi

Lo specchio attraversa simbolicamente il dramma. Nel camerino Donata vi rimane davanti dopo la recita e avverte il vuoto della propria identità. Nel secondo atto arriva addirittura a coprire lo specchio nello studio di Elj: tenta di non vedersi più come attrice e di vivere semplicemente come donna.

Ma questa soluzione fallisce. Eliminare lo specchio non significa trovare una forma autentica; significa soltanto sottrarsi temporaneamente al problema. Donata scoprirà che la sua identità non è nascosta dietro le immagini che interpreta: nasce proprio dalla capacità di crearle.

Il teatro come verità

Il terzo atto mostra con particolare forza che la finzione può contenere una verità più intensa della vita quotidiana. Elj vede sulla scena gesti che riconosce come propri e conclude che l’intimità è stata tradita. Ma confonde la somiglianza dei gesti con l’identità delle esperienze.

Donata può usare lo stesso corpo, lo stesso sguardo e la stessa voce per vivere un personaggio senza che ciò riduca l’amore privato a una semplice recita. Il corpo dell’attrice appartiene contemporaneamente alla sua vita e all’arte.

«Bisogna crearsi, creare»

La conclusione non offre a Donata una riconciliazione tranquilla. La scelta della scena comporta la perdita di Elj e la consapevolezza della solitudine. Ma proprio questa solitudine diventa il luogo della sua libertà.

Donata rinuncia all’idea che «trovarsi» significhi scoprire una natura immutabile. L’identità, per lei, è invece un processo creativo. Bisogna continuamente creare forme attraverso cui vivere e riconoscersi, sapendo che nessuna potrà esaurire definitivamente ciò che siamo.

In questa prospettiva il teatro non è l’opposto della vita. È il luogo nel quale la natura mobile dell’identità diventa visibile: ogni personaggio è una forma temporanea, ma proprio attraverso quelle forme Donata riesce a vivere e a conoscersi.

Trovarsi – Indice
▶ Premessa, riassunto e analisi
Premessa generale, trama completa e analisi del conflitto fra identità personale, amore e vocazione teatrale di Donata Genzi.
Nella villa Arcuri in Riviera, Donata affronta il problema della propria identità di attrice e incontra Elj Nielsen.
Dopo il naufragio, Donata tenta con Elj una vita finalmente propria, ma il teatro continua a richiamarla.
Elj assiste alla recita di Donata e non sopporta di vedere sulla scena gesti che considera appartenenti alla loro intimità.
Il Teatro di Luigi Pirandello
Le origini della vocazione teatrale, la Sicilia, la lingua, il metateatro e l’ultima stagione dei miti.
Dall’esordio legato al mondo verista alla crisi dell’identità, dal teatro nel teatro alla stagione dei miti.
Le radici siciliane, il dialetto, Angelo Musco e la nascita di una nuova comicità teatrale.
La crisi del dramma borghese, il grottesco, il metateatro e la rivoluzione della rappresentazione scenica.
Persona e personaggio, identità, maschera e autonomia della creatura artistica.
Tutte le opere teatrali di Pirandello in ordine cronologico, con brevi presentazioni e accesso ai testi integrali.

▶ Il Teatro di Luigi Pirandello

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