Superior Stabat Lupus – Audiolibro – Legge Gaetano Marino

Superior Stabat Lupus audiolibro
Marguerite Calvet-Rogniat (1897-1968), Le Loup et l’Agneau, 1910

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: La lettura, maggio 1912, poi in Le due maschere, Quattrini, Firenze 1914.

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             Corrado Tranzi, fino a ventiquattr’anni disprezzatore implacabile di tutte le donne, implacabile derisore di tutti gli uomini che se n’innamoravano, appena presa la laurea di dottore in medicina, chiamato per un caso d’urgenza mentre di buon mattino stava a concertare una partita di caccia nella farmacia d’un amico – (il bel cielo? il tepore della primavera imminente? qualche sogno della notte?) – s’innamorò anche lui tutt’a un tratto, proprio in quella sua prima visita di medico.

             Che pregi straordinarii e doti scoprisse in quella fanciulla che venne ad aprirgli la porta, spettinata, mezzo discinta, tutta affannata tra le lagrime, l’avrà saputo lui che li scoperse. Certo è che, fin dal primo vederla, restò abbagliato a guardarla in bocca, mentr’ella affollatamente gli parlava della zia trovata a letto, un quarto d’ora prima, rantolante e senza conoscenza.

             Introdotto nella camera della colpita, vide accanto al letto un giovinotto che forse, anzi certo, era il figlio, e un uomo e una donna che forse erano il padre e la madre della fanciulla. Il Tranzi notò subito che questa, mentr’egli dichiarava il male (caso indubbio e irrimediabile d’embolia cerebrale), s’era messa a carezzare i capelli del giovinotto, del cuginetto che piangeva con la faccia affondata nel guanciale proprio accanto al capo della madre agonizzante, e se ne stizzì tanto, che improvvisamente s’interruppe per ordinare che, perdio, quel figliuolo se ne poteva andare a piangere di là. Aria! aria! un po’ d’aria attorno al letto!

             L’inferma morì tre giorni dopo. In quei tre giorni Corrado Tranzi riuscì a sapere tante cose: che la fanciulla si chiamava Ebe; che era figliuola d’un tal De Vitti, professore di fisica al Collegio Nautico; che la defunta era cognata del professore, vedova da tanti anni e accolta in casa col figliuolo che si chiamava Marco Perla; che questi, già impiegato modestamente alla Dogana, aveva chiesto col piacere dei parenti la mano della cuginetta, la quale però aveva rifiutato con molto dolore, confessando candidamente che le sarebbe stato impossibile sposarlo, perché, fin da bambina cresciuta con lui, lo amava come fratello, e solamente come tale e non altrimenti avrebbe potuto amarlo.

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