37. Sogno eroico

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Sogno eroico

37. Sogno eroico

Da La Riviera Ligure, aprile 1909, n. 28.

Sopra una rozza gravida, deforme
lungo magro spelato il capitano

movea, seguito da accorrenti torme
d’eroi pensosi, per un verde piano.

Chi sul lanuto dosso saltellava
d’una pecora zoppa; chi su i fianchi

d’una vecchia asinella ancora brava;
gli eroi piĂş bassi e della corsa stanchi

venian dietro su cani che per via
avean raccolti, alla ventura spersi.

Su un orso quindi il rapsodo venia
con sotto il braccio un rotolo di versi.

A ora a ora il calvo capitano
volgea la testa all’infinita schiera,

e dagli occhi severi al piĂş lontano
saettava l’audacia sua guerriera.

Al fiero sguardo rispondeano tosto,
con belati e guaiti e ragli e gridi

bestie ed eroi, ciascuno al proprio posto,
pronti alla pugna ed al comando fidi.

Or a uno stormo di fanciulle erranti
pel verde piano s’abbattean gli eroi.

N’avean sorrisi, applausi festanti,
pioggia fitta di fior su i petti; poi

una fra loro, la piĂş bella, al duce
chiedea: – “Per chi si muove oggi a cimento?

Fa caldo: stian con noi!” – La guardò truce
l’eroe, serio ruggĂ­: – Trieste e Trento! –


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Noto soprattutto per le numerose e caratteristiche novelle, le singolari opere teatrali e gli altrettanto peculiari romanzi, Pirandello, agli albori della sua carriera, fu anche poeta. Un poeta che, nonostante fosse solo agli inizi, lasciava già intravedere chiare tracce non solo del suo inconfondibile stile, ma soprattutto della sua particolare visione del mondo e della natura umana. Nel 1960 vennero per la prima volta pubblicate in un’unica raccolta tutte le opere poetiche dell’autore, accompagnate da testi inediti pazientemente ricercati e recuperati fra i numerosi scritti sparsi. L’amore ed i rapporti fra uomo e donna, tematiche chiave in Pirandello, spesso trasfigurate da ambientazioni irreali e mitiche, mostrano già quelle lacerazioni e contraddizioni che col tempo diventeranno segni distintivi dell’intera opera pirandelliana. Basti pensare al titolo della prima raccolta poetica dell’autore, Mal giocondo, ossimoro che, dietro l’apparente scherzo nell’accostare due termini così dissimili, quasi a volersi burlare del lettore, anticipa le antinomie e incoerenze che saranno parte integrante delle successive opere teatrali e dei romanzi.

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