Dalla raccolta “Poesie sparse” (1890-1933)
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24. Sinfonia rurale
Da La vita letteraria, Roma, anno IV, n. 7, 22 febbraio 1907.
Di queste azzurre argille, alberi, sono
come voi, figlio e tutti qua mi siete
dunque fratelli. Ma, tra voi, di piú
uno; ed è questo mandorlo che il giorno
stesso in cui nacqui fu piantato. Giace
sotterra, ischeletrita ora, la mano
che lo piantò. La vedo ancora, scabra
mano terrosa, tremula nel gesto
con cui te prima, o mandorlo fratello,
m’additò. L’amoroso ammonimento
che mi parve di scorgere in quel gesto
ancor pena mi dà, mi darà sempre.
“Vedi, – la man diceami, – con che fresco
rigòglio questo mandorlo la vita
al sole, all’aura spande? Se con noi
fossi tu qui rimasto, rigoglioso
al par saresti e, come sul tramonto
si raccolgono in esso a far sbaldore
cince e fringuelli, tanti gaj pensieri
in cuor ti canterebbero. Qui frutto
divien quasi ogni fior; ma, sorta appena,
ogni speranza tua cade e si perde.” –
È vero; è peggio anzi ora: un nudo tronco
screpolato or son io: piante sorelle,
consolatemi voi! Foglie non ho
né frondi piú da riparare un nido;
e d’invocar mi resta, unica e vera
grazia per me, la scure.
Oh tu, soave
brezza, che sú dal mar prossimo spiri
e queste frondi amiche in un amplesso
lieve ed ampio commuovi, agita pure
col fresco soffio i pensier miei. Tu, vento
impetuoso, forse, in alto mare,
or brezza qui, d’un naufragio orrendo
vieni a cercar tra queste foglie oblío?
Pace è qui tutto: qualche foglia teco
vola, poi lenta cade a terra, dove
ferme radici han gli alberi. Da un altro
piú fosco mar son qui venuto anch’io
per pace, come te.
Qualche bizzarra
storia d’uccelli, alberi miei, col lieve
frusciar continuo delle foglie, mentre
all’ombra vostra giaccio, orsú, narrate.
Quella gazza perché
ghigna cosí su quell’olivo? c’è
accoccolata tra le frondi opache,
ombra piumosa e muta,
qualche civetta nemica del giorno
a cui svoli d’attorno
una vanessa occhiuta?
o ghigna perché i secchi ispidi cardi
fioriscon di lumache?
E s’è tra voi ciarlato del capriccio
di quella vite che per forza moglie
del centenario olivo
divenir volle?
Tra bigi rami e cinerulee foglie
come s’insinua molle
col suo bel verde vivo!
Chi di Ruth e Booz l’idillio antico
le narrò? Certo ignoralo quel fico
che li presso contorcesi e per mille
passeri monellacci ecco sghignazza:
per lui la vita è pazza
e l’olivo imbecille.
Raccolta “Poesie sparse”
1890-1933
Introduzione
01. La maschera
02. Sonetti
03. La fune
04. Pianto di Roma
05. Canzone di Folchetto da Marsiglia
06. I saltinbanchi
07. Il globo
08. Ai lontani
09. Andando
10. Lieta
11. Amor sincero
12. Mariandin Gogò
13. Notte insonne
14. La via
15. Alba
16. Esame
17. Approdo
18. Torna Gesù!
19. Per la prossima estate
20. Lago di Lugano
21. Esame (2)
22. L’invito
23. L’abbandono
24. Sinfonia rurale
25. L’ascensione
26. Pianto del Tevere
27. Bravi vecchietti
28. Primo rintocco
29. Cargiore
30. All’asta
31. Gli occhiali
32. Esame (3)
33. Preludio
34. Invito
35. Epigramma
36. Tenui luci improvvise
37. Sogno eroico
38. La mèta (2)
39. Esame (4)
40. Il compito
41. Conversando
42. Conversando (2)
43. Sveglia
44. Settembre
45. Ritorno
46. Senza titolo
47. L’ultimo caffè
48. Improvvisi
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