Arte e scienza – 1908

Arte e scienza

Arte e scienza. Saggio pubblicato nel 1908 (ma è la rielaborazione del precedente Scienza e critica estetica, già edito nel 1900), che dà il titolo all’intera raccolta di saggi. Prendendo esplicitamente le distanze dall’estetica di Benedetto Croce, Pirandello rifiuta sia la dicotomia tra arte e scienza sia la concezione crociana dell’arte come intuizione lirica.

arte e scienza

Prima pubblicazione 1908, Roma, W. Modes Libraio–Editore

Indice 
I. Arte e scienzaVI. Soggettivismo e oggettivismo nell’arte narrativa
II. Un critico fantasticoVII. Per l’ordinanza d’un sindaco
III. Illustratori, attori e traduttoriVIII. I sonetti di Cecco Angiolieri
IV. Per uno studio sul verso di DanteIX. Appendice: Per le ragioni estetiche della parola.
V. Poscritto

     Il rapporto tra arte e scienza, come il Croce lo pone, non esiste, perché l’arte non sta in quel primo gradino, non è un’attività sola dello spirito, ma tutto lo spirito, che, così nella scienza come nell’arte, si esplica non in due modi soltanto distintamente separati, bensì tutto quanto in questo e in quel modo, liberamente, cioè solo a seconda della materia su cui si esercita e del fine a cui tende. Né il fine e la materia limitano o determinano l’arte: dicono soltanto che la concezione non è a caso: essa tuttavia è libera, perché voluta per se stessa, e com’essa si vuole.
Non entrerò nella questione psicologica, se possa darsi veramente una conoscenza intuitiva, libera d’ogni riferimento intellettuale. L’arte per me non è semplice conoscenza. Che questa possa essere intuitiva senz’essere intellettuale, il Croce del resto lo afferma, ma non lo dimostra. Dice soltanto questo: « L’impressione di un chiaro di luna, ritratta da un pittore; il contorno di una paese delineato da un cartografo; un motivo musicale, tenero o energico; le parole di una lirica sospirosa, e quelle con le quali noi chiediamo, comandiamo e ci lamentiamo nella vita ordinaria, possono bene esser tutti fatti intuitivi senza ombra di riferimenti intellettuali ». Ora, lasciamo andare che questo è, prima di tutto, un guazzabuglio, perché son messi insieme, accozzati, il chiaro di luna del pittore col contorno d’un paese delineato da un cartografo, un motivo musicale, le parole d’una lirica con quelle d’una preghiera, d’un comando, d’un lamento come si rivolgono nella vita ordinaria (tale accozzo si spiega benissimo nel Croce, come abbiamo veduto, per la rudimentalità della sua Estetica); ma lasciamo andare, dicevo, il guazzabuglio: questa è ancora una petizione di principio: bisognava dimostrare che l’impressione d’un chiaro di luna ritratto da un pittore, il contorno d’un paese delineato da un cartografo, un motivo musicale, le parole d’una lirica, ecc. siano o possano essere semplici fatti intuitivi, prima, e poi senz’ombra di riferimenti intellettuali.


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