10.03. Tormenti

Tormenti

Raccolta “Fuori di chiave” (1912)


10.03. Tormenti

In Nuova Antologia, 1° maggio 1902.

Quando in croce Gesú l’anima rese,

         tutta, per un momento,
su la terra la vita si sospese,

sospese anche l’inferno ogni tormento.

Sisifo che per l’erta maledetta
avea sospinto il masso
fin su l’aspra del colle aguzza vetta,
donde tuttor riprecipita al basso,

fermo, lassú, starsi d’un tratto il vede:
stupefatto, in un oh!
fermo, di sasso, anch’egli resta, e fede
al prodigio prestar non sa, non può.

Si guarda attorno, una e due volte scuote
il macigno che sta;
vi siede e, con le pugna su le gote,
poi domanda a se stesso: – «E or che si fa?» –

Ma sotto, ecco, gli ruzzola il fatale
sasso di nuovo; ratto
balza egli in pie’, lo segue, e: – «Manco male! –
dice. – Almeno cosí, via, m’arrabatto». –

E, mentre sú per l’erta novamente
contro il masso si slancia,
tra le doglie piú là, Tantalo sente
gridare urlare: – «Ahi Dio! Ahi Dio! la pancia!» –

Aggirandosi come una bufera,
satollo, il poveretto,
in quella tregua momentanea s’era
di tutto quanto il suo crudel banchetto.

Ed or gemeva: – «Non lo farò piú!
Beato chi desia
e nulla ottiene mai! Grazia, Gesú!
Sia benedetta la condanna mia!» –


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