03.01. Credo

Credo

Raccolta “Fuori di chiave” (1912)


03.01. Credo

Pubblicata nella Rivista d’Italia, ottobre 1901.….

Tengo a vantarmi solo d’una cosa,
cioè:
d’aver per tempo appreso che si sente
pure una gioja, ancora a molti ascosa,
nel non chieder perché
di niente
né a Dio nostro signore, né alla sposa
di Dio, madre Natura, né alla gente;
e nel lasciar che i cosí detti scaltri
non prestin essi fede alla bugia
che altri
dal nostro stesso dimandar sovente
a dir costretto sia….

Se Dio mi vuol far credere ch’Egli è
dovunque
e che
veglia su tutti, e dunque
pure su me;
ch’Egli d’una giustizia è dispensiere
la qual col nostro metro
non si misura né intender ci è dato,
dovrò dargli per questo dispiacere?
gli crederò:
il mondo, bene o male, ha camminato,
almeno un po’;
Egli non sa mutar l’antico andare,
povero Vecchio, ed è rimasto indietro.
Ma il mal non lo so fare,
e alle labbra, che chiacchieran da mane
a sera,
che costa, alla fin fine, una preghiera?
Io rimango credente, ei Dio rimane.

Chi d’inventar si piaccia
stranissime avventure
e trovar brami chi fede gli presti,
venga da me, venga e le narri pure:
di stupor, d’ira o di duol, com’ei vuole,
vedrà tosto atteggiarsi la mia faccia,
seguendo le parole
e i gesti.
Poco mi costerà farlo felice.
E non m’importa s’egli poi balordo
mi dice:
so d’essere la rete ed egli il tordo.


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