28. Primo rintocco

Primo rintocco

“Poesie sparse” (1890/1933)


28. Primo rintocco

Da La Riviera Ligure, febbraio 1902, n. 36.

Levo ogni tanto dal guancial la testa
a spiar tra le imposte. È bujo ancora.

Ma invan gli occhi richiudo, che, già desta,
l’anima intorno tutto mi colora

della sua luce tediosa e mesta.
Chi per il pan sei stanchi dí lavora

oggi può ben chiuder gli orecchi a questa
sveglia del gallo che ha cantato or ora.

Ma per il mio lavor mai non è festa.

Quantunque irto mi sia di smanie il letto,
non vienmi alcuno dalla vita impulso

a levarmi sí presto, e l’alba aspetto.
Libri di là m’attendono: compulso

da vane forze, il mio pensier dispetto
vi smania, sí, ma fuor d’essi piú insulso

spettacol m’offre oggi la vita; in petto
cresce lo sdegno che da lei m’ha espulso,

né alcuna piú m’attira esca d’affetto.

Don… – nel silenzio batte una campana,
e il suon nel bujo spandesi, ronzando.

Balzo ora e sento un’angosciosa e strana.
voglia d’accorrer, come ad un comando;

ma non a questa: a una chiesa lontana…
Ah, la rivedo! mi chiamava, quando

andavo anch’io, fanciullo, a messa: arcana
voce profonda, che destava, ondando,

quell’oscura viuzza suburbana.

Tremar mi sento in petto quella mia
fede ingenua d’allora accesa ai ceri

che, nella chiesa buja, una malía
diffondevano insiem con gl’incensieri

fumanti e i rombi della cantoria…
O donne avvolte negli scialli neri,

che andate in fretta a la chiesuola pia,
attossicato da negri pensieri

è morto il bimbo che con voi venia.


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