38. La mèta

La mèta

“Poesie sparse” (1890/1933)


38. La mèta

Nel numero 28, aprile 1909, della Riviera Ligure questa poesia risulta composta da quattro parti. Nel volume Fuori di chiave furono raccolte la prima e la seconda.

3.

Vuoi tu ch’io venga teco ove tu vai?
Triste andar soli, estranei, senza mèta…
Il tempo, innanzi a me, non si concreta
in un desio che i piè mi muova. Andai
finora invan; vuoi tu ch’io venga teco?
vuoi tu ch’io segua un tratto il tuo cammino?
tu l’arbitra sarai del mio destino.
io ti verrò dappresso come un cieco.
Oh amore, oh dolce errore! Al mesto invito,
mi porse ella una man, senza far motto.
Di qua, di là la Bella m’ha condotto.
poi m’ha lasciato, ed io mi son smarrito…


4.

Chi sa, forse per di la’
potrò giungere alla fine;
o di qua, forse… chi sa!
Quanti sassi, quante spine,

quanti fanno al par di me!
Ci arrestiamo a mezza via,
non sappiam bene perché,
nel timore che non sia

la via giusta: e mai cosí
a destin non si perviene,
camminando notte e dí
il perché non si sa bene;

ma è cosí…


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