Di Biagio Lauritano.
In Pirandello la ricerca della Verità si intreccia con il desiderio di immortalità e memoria, trovando nell’immaginazione e nelle emozioni il mezzo per resistere all’alienazione e alla frammentarietà del reale. I suoi personaggi, tra illusioni e identità spezzate, rivelano che solo attraverso la fantasia l’uomo può dare senso alla propria esistenza.
Pirandello tra Verità e immaginazione
Per gentile concessione dell’Autore
La ricerca della Verità ha suscitato l’interesse dell’uomo fin dalle epoche più remote, coinvolgendo la parte più nascosta dell’io, a significare quindi una corrispondenza tra microcosmo interiore e macrocosmo esteriore.
Questo però sempre a spese della credibilità dell’esistenza terrena, in quanto le azioni dell’uomo erano spesso orientate verso la metafisica.
È risaputo che la natura umana tende spesso a divinizzare gli eventi per rintracciare in essi una prova del proprio Essere.
E questo rende l’uomo in competizione con se stesso, poiché egli pretende di riuscire a rendersi “immortale”.
Allora mi chiedo: il tentativo dell’uomo di prevedere gli eventi coincide col suo desiderio di rendersi immortale?
Oppure esso è un vano tentativo di lasciare traccia di sé alla memoria dei posteri?
Rispondo affermando che, nella ricerca della Verità, memoria e desiderio di immortalità sono strettamente legate dal fatto che, prestando attenzione alla prima, non si può fare a meno di notare la seconda.
Perché, nel tentativo di far ricordare noi stessi ai posteri, protraiamo sempre l’immagine che abbiamo del nostro passato, ovvero l’interpretazione delle nostre stesse emozioni.
Le quali sono latrici del nostro passato e non cambiano, nonostante siamo immersi nel flusso continuo del divenire.
In altre parole, noi cerchiamo di preservare le nostre emozioni da una società che, spesso in preda all’alienazione, dimentica troppo in fretta.
Ecco che allora lottiamo contro noi stessi, ingegnandoci alla ricerca della Verità.
Ovvero riflettiamo su noi e il mondo che ci circonda, producendo in tal modo una costruzione mitopoietica attraverso cui divinizziamo la Vita.
La metafisica prende così il posto della realtà oggettiva, significando cioè la nostra originalità di fronte ad un mondo che cambia, poiché in preda allo scontro tra le incomprensibili diversità.
Anche quando ironizziamo sulla nostra condizione di individui che si perdono nel luogo contingente dei conflitti perenni, la Verità di cui andiamo sempre alla ricerca premia sempre il nostro intelletto.
Inducendoci al confronto con la parte più profonda del nostro io, ovvero valorizzando la nostra immaginazione.
Pirandello predilige tutto ciò nelle sue opere, dai romanzi alle novelle e al teatro.
Coinvolge il lettore e lo spettatore in una catarsi con la quale il filo conduttore tra passato e presente acquista un rinnovato vigore.
Grazie al quale, con la nostra immaginazione, diventiamo più ottimisti verso il futuro.
Nel Il fu Mattia Pascal l’esule protagonista sembra percorrere una parabola discendente che alla fine lo conduce alla sconfitta.
Ma anche nella sua totale spersonalizzazione, come quando porta i fiori sulla sua tomba, il residuo immaginifico della sua memoria lascia intendere al lettore che l’autore del romanzo, dietro le quinte, non si lascerà abbattere.
Ma continuerà, attraverso la scrittura di nuove opere, la ricerca della Verità, operando in modo da affermare la perfetta ambivalenza uomo-società a causa del conformismo sociale, al quale dunque Pirandello non si rassegna.
Destini illusi dalla frustrazione della vita quotidiana caratterizza la vita di Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila.
I quali gli impediscono di cogliere la Verità attraverso l’immaginazione sensibile.
A causa dell’illusione, implicita nell’impossibilità di una conoscenza monadica dell’io e del mondo, Vitangelo Moscarda decide allora di ricorrere al flusso inebriante del piacere dei sensi.
Moltiplicando così all’infinito le possibilità dell’esistenza, come quando va a vivere nell’ospizio, evitando così la follia.
Stessa sorte tocca a Enrico IV, che, consapevole delle infinite possibilità della ragione, se preservata dalla degenerazione del sofisma egoistico, decide paradossalmente di fingere nella follia per rimanere sano.
In Sei personaggi in cerca d’autore l’abolizione della quarta parete, permettendo sia agli attori che agli spettatori di uscire dal cerchio solipsistico del proprio io, consente a tutti loro di “rielaborare” il Fato.
In modo da guardare al futuro sotto una luce diversa, evitando quindi la perdita della propria identità.
In altre parole, con Pirandello le emozioni prendono il posto della metafisica.
Cioè il nostro futuro è interamente costruito sulla speranza che noi non moriremo mai.
La nostra percezione della realtà, sebbene moltiplichi all’infinito l’ansia di vivere, perché siamo immersi nel flusso del divenire dove tutto cambia continuamente, facendo leva sulla nostra immaginazione ci permette di superare le barriere dell’abisso.
E di conservare la memoria di noi stessi attraverso la riflessione metacognitiva, che apre le strade alle meraviglie del pensiero nascosto, ovvero alla costruzione della nostra identità a discapito della frammentarietà del reale.
Biagio Lauritano
Ricevuto via mail il 2 ottobre 2025
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