Sciascia Anna Maria – Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia

Pirandello e la Sicilia

Il libro con cui Anna Maria Sciascia, figlia di Leonardo, racconta l’opera, i luoghi e la famiglia. L’osservare la fotografia di Pirandello sulla scrivania di Sciascia, è spunto per l’autrice per indagare il rapporto padre e figli/e, un rapporto particolare che in queste pagine, attraverso un’interpretazione personale della complessa e contraddittoria esperienza del vivere accanto a uno scrittore, diventa confessione e memoria.

Da una parte l’emozione e la felicità di avere una vita diversa e non comune, di grandi ideali, di cultura e colma di quella poesia che aiuta a vivere. Dall’altra, il timore di non stare al passo, l’angoscia per non sentirsi adeguati. Attraverso l’analisi dell’opera pirandelliana e delle lettere familiari, del dramma di Antonietta Portulano, moglie di Luigi Pirandello, e dell’inquietudine della figlia Lietta, e poi dei propri ricordi, della propria storia famigliare, Anna Maria Sciascia incanta il lettore e le lettrici con un racconto partecipe e commosso. Nuova edizione, con foto dell’Archivio della famiglia Sciascia.

Anna Maria Sciascia
Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia
Avagliano Editore – 2a Edizione Illustrata – 2021 – pp. 112
Collana Le coccinelle
prezzo di copertina Euro 10,00

Recensione di Clelia Lombardo
da parole periferiche

Sul piano della scrivania di Leonardo Sciascia una macchina da scrivere, una lampada, un portapenne, un mucchietto di carte, un posacenere, una foto di Luigi Pirandello. Dall’archivio della famiglia Sciascia le foto bellissime in bianco e nero, che arricchiscono il piccolo e prezioso volume Il gioco dei padri Avagliano Editore nella nuova edizione 2021, sono richiami di memoria che Anna Maria Sciascia offre ai lettori per raccontare la complessità del vivere accanto a uomini di tale levatura. Lo fa con garbo e acume psicologico, proprio lei che sa quanto sia difficile, contraddittorio, esaltante ma doloroso il rapporto padri/figlie e figli. Ma lo sguardo, la posizione da cui ricorda e indaga non è quella del critico letterario ma di una donna che cerca di chiarire in maniera documentata il legame d’amore e di sofferenza che legarono Pirandello alla moglie Antonietta Portulano e alla figlia Lietta.

Su di loro posso infatti, giovandomi del mio status naturale di figlia d’arte, ponendomi dal di dentro, fare un discorso non di tipo scientifico letterario da addetto ai lavori, ma umano ed emotivo.

Ma è proprio questo punto di vista che avvince, poiché lei ha vissuto l’enorme riconoscimento che il padre Leonardo tributava a Pirandello che gli era vicino e familiare e di cui si riteneva, per certi versi, affine e successore. Cresciuta in quella casa, oltre all’ammirazione per lo scrittore, anch’io l’ho sempre sentito vicino e familiare, e così è stato per i miei figli: quella fotografia sul tavolo del nonno è il loro primo punto di riferimento, (dov’è Pirandello? Veniva chiesto e una pronta manina puntava subito l’indice).

Attraverso lettere, brani dell’opera pirandelliana, citazioni, ricordi e parallellismi si costruisce un quadro da cui emerge l’emozione profonda da una parte, il tormento dall’altra, per chi vive accanto a uomini di genio, uomini per cui tutto è letteratura. Il suono dell’altra vita, di quella vera, giunge vago.

Da una parte, mette ben in luce Anna Maria Sciascia, si prova la gioia di avere una vita fuori dall’ordinario, immersa in un mondo di cultura e poesia, dall’altra c’è il senso incalzante del non essere o sentirsi all’altezza, la mortificazione dell’inferiorità, la paura di deludere.

In un’epoca in cui il ruolo delle donne era ancora fortemente ridotto a quello di moglie e madre, come doveva sentirsi Antonietta Portulano, quale senso di inadeguatezza e ossessiva ansia del confronto deve aver provato? E, di contro, lei innamorata, quanto deve aver dubitato dell’amore del marito, quanto deve aver patito convinta di valere solo per la propria dote? Attraverso queste e altre domande, che vengono poste e di cui Anna Maria Sciascia cerca le sfumature nascoste, si tenta di entrare nella contorsione dell’uomo Pirandello, e in una sua dimensione sessuale che lo vuole ardente ma assillato da oscuri sensi di colpa.

Sciascia in “Alfabeto pirandelliano” cita Balzac: «“Dio preservi le donne dallo sposare un uomo che scrive libri”» e aggiunge: «E da un uomo che scrive i libri che Pirandello ha scritto?».

Chi sono stati questi uomini e che ne è stato delle donne che sono state loro accanto? Anche la vita della figlia di Pirandello, Lietta, è segnata e tormentata da un amore smisurato per il padre che la ricambia fino a quando lei non giudica con durezza il rapporto con Marta Abba. Da quel momento Lietta, disperatamente, cercherà una riconciliazione, una ricucitura col padre che non le concederà il perdono. Come possiamo leggere dalle pagine del diario riportate nel testo:

Papetto mio, tu sei l’unica persona che per qualche anno ha reso quasi felice questa mia vita disgraziata. Ma del mio affetto a te ormai non t’importa e quindi non puoi trovarmi scuse…

Lietta, che aveva cercato un porto sicuro in un matrimonio che la costringe a spostarsi dall’Italia al Cile e poi di nuovo in Italia con ripetute fughe. Una lontananza da casa insopportabile, uno scambio epistolare con il padre che testimonia di un rapporto esclusivo fra i due amplificato nell’assenza, che si esaspera nel cattivo giudizio di Pirandello per il genero.

Anna Maria Sciascia, citando ampiamente non solo il padre Leonardo, ma Gesualdo Bufalino, Maria Luisa Aguirre D’amico, Gaspare Giudici, Andrea Camilleri e altri, non solo allarga la visuale sull’arte di due grandi scrittori siciliani la cui opera è universalmente riconosciuta ma racconta di vite complesse, relazioni potenti, emotività e intellettualismi straripanti, modelli culturali che svelano le logiche di un’epoca. E lo fa “dall’interno”, aggiungendo nuove sfumature per chi voglia indagare su autori, mentalità, costumi, e per chi nella ricostruzione dei panorami del Novecento desidera comporre uno scenario che abbracci il sentire delle donne.

Il dramma di Antonietta, l’inquietudine di Lietta mi hanno portato, per simpatia, a rivedere la mia vita… Antonietta… Non mi è stato difficile comprenderla, come per altro verso non mi è stato difficile capire l’amore incondizionato e totalizzante di Lietta per il padre, il suo disagio… in un perenne nec tecum nec sine te vivere possum.

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