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1934 – Dichiarazione al banchetto per il conferimento del premio Nobel (Con Audio)


⏱ Tempo di lettura: 4 min

Luigi Pirandello durante la cerimonia del Premio Nobel 1934, con documenti e manifesti commemorativi dell’Accademia Svedese.
Immagine ispirata alla dichiarazione pronunciata da Luigi Pirandello al banchetto per il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura nel 1934, occasione in cui lo scrittore espresse con ironia e amarezza la propria concezione dell’arte e della gloria letteraria.
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La dichiarazione pronunciata nel 1934 in occasione del conferimento del Premio Nobel rappresenta uno dei momenti più significativi della riflessione pirandelliana sull’arte e sul senso della creazione artistica, in cui lo scrittore definisce il proprio rapporto con la vita, la forma e la verità.
Più che un discorso celebrativo, il testo si configura come una meditazione essenziale sul destino dell’artista, tra illusione e realtà, in una visione che riassume l’intero percorso poetico di Pirandello.

▶ Indice Saggi e Discorsi

1934 – Dichiarazione al banchetto per il conferimento del Premio Nobel (con Audio)

Stoccolma, 1934

Analisi e interpretazione

In questa dichiarazione Pirandello non si limita a ringraziare per il riconoscimento ricevuto, ma trasforma l’occasione in una riflessione profonda sulla natura dell’arte. Il Premio Nobel diventa il punto di partenza per interrogarsi sul senso stesso della creazione artistica.

L’arte, per Pirandello, non è mai rappresentazione oggettiva della realtà, ma forma viva che nasce dal contrasto tra vita e forma. Questo contrasto è il nucleo della sua poetica e attraversa tutta la sua produzione.

Nel discorso emerge una visione disincantata: la vita sfugge a ogni definizione stabile e l’artista può solo fissarne momenti, trasformandoli in forme che inevitabilmente si irrigidiscono.

Il riconoscimento internazionale non viene esaltato come successo personale, ma interpretato come occasione per ribadire la solitudine dell’artista e la difficoltà del suo compito.

Il testo assume così il valore di una sintesi estrema della poetica pirandelliana, in cui l’arte appare come unica possibilità di dare forma al caos della vita, pur nella consapevolezza della sua insufficienza.

Leggi e ascolta – Voce di Giuseppe Tizza

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    È con immensa soddisfazione che esprimo la mia rispettosa gratitudine alle Vostre Maestà per avere graziosamente onorato questo banchetto con la Loro presenza. Mi sia concesso di aggiungere l’espressione della mia più viva gratitudine per il caloroso benvenuto che mi è stato riservato, e per il ricevimento di questa sera, degno epilogo della solenne cerimonia di oggi, durante la quale ho avuto l’onore incomparabile di ricevere il premio Nobel per la letteratura del 1934 dalle auguste mani di Sua Maestà il Re.

Vorrei anche esprimere il mio profondo rispetto e la mia sincera gratitudine all’Illustre Accademia Reale di Svezia per il suo illuminato giudizio, che corona la mia lunga carriera letteraria.

     Per riuscire nelle mie fatiche letterarie ho dovuto frequentare la scuola della vita. Questa scuola, inutile per certe menti brillanti, è l’unica cosa che può aiutare una mente come la mia: attenta, concentrata, paziente, inizialmente del tutto simile a quella di un bambino. Uno scolaro docile, se non con gli insegnanti, di sicuro con la vita, uno scolaro che non verrebbe mai meno alla sua totale fede e fiducia in ciò che ha imparato. Questa fede nasce dalla semplicità di fondo della mia natura. Sentivo il bisogno di credere all’apparenza della vita senza alcuna riserva o dubbio.

     L’attenzione costante e la sincerità assoluta con cui ho imparato e meditato questa lezione hanno palesato un’umiltà, un amore e un rispetto della vita indispensabili per assorbire delusioni amare, esperienze dolorose, ferite terribili, e tutti gli errori dell’innocenza che donano profondità e valore alle nostre esistenze. Tale educazione della mente, conquistata a caro prezzo, mi ha permesso di crescere e, nel contempo, di rimanere me stesso.

     Evolvendosi, il mio talento più vero mi ha reso del tutto incapace di vivere, come si conviene a un vero artista, capace soltanto di pensieri e di sentimenti: pensieri perché sentivo, e sentimenti perché pensavo. Di fatto, nell’illusione di creare me stesso, ho creato solo quello che sentivo e che riuscivo a credere.

     Provo gratitudine infinita, gioia, orgoglio al pensiero che questa creazione sia stata ritenuta degna del premio prestigioso con il quale mi onorate.

     Mi piacerebbe credere che questo premio sia stato conferito non tanto alla perizia dello scrittore, che è sempre irrilevante, quanto alla sincerità umana del mio lavoro.

 

Luigi Pirandello

Approfondimenti nel sito
Il riconoscimento ufficiale conferito a Pirandello: contesto, motivazioni e significato storico del Premio Nobel.
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