Di Roberto Gigliucci.
Una minuscola ma intrigante noterella sulla Deledda riguarda una possibile, sottile vendetta nel romanzo “Annalena Bilsini” (1927), in cui sembra difficile non cogliere, in uno stralcio, un’allusione piuttosto acida alla dolorosa vicenda della moglie di Pirandello e alla sua paranoia, che la porterà a essere internata in una casa di cura.

Deledda vendicativa
Per gentile concessione dell’Autore
Non è mia intenzione riprendere l’analisi dell’affaire di Suo marito, e dello spunto pirandelliano derivante dalla vita di coppia Grazia Deledda – Palmiro Madesani, dopo i dotti saggi di Gianfranco Bogliari [1] e Fabio Danelon, [2] leggibili su questa stessa piattaforma Pirandelloweb, e l’ottimo lavoro di Pietro Milone e di altri. [3]
[1] Scintille tra Nobel: Luigi Pirandello e lo strano caso del marito di Grazia Deledda (Luigi Pirandello e Grazia Deledda. Scintille tra Nobel – PirandelloWeb)..
[2] Appunti per “Suo marito” di Luigi Pirandello, in Gli scrittori d’Italia. Il patrimonio e la memoria della tradizione letteraria come risorsa primaria, Atti dell’XI Congresso dell’ADI, Napoli, 26-29 settembre 2007, Grottammare, Graduus, 2008 (https://www.pirandelloweb.com/appunti-per-suo-marito-di-luigi-pirandello).
[3] Il milieu romano di «Suo marito», in Suo marito la maschera di un’autobiografia e altro, Atti del 56° Convegno di studi pirandelliani, a cura di Stefano Milioto, Caltanissetta Lussografica, 2019, pp. 63-88.
La curiosità che volevo evidenziare riguarda una possibile piccola vendetta da parte della Deledda, nel romanzo Annalena Bilsini del 1927. Un passo dell’opera va estrapolato per intero:
Con voce insolitamente bassa e cavernosa egli riprese: «Mia moglie, che ha qualche anno più di me, tu del resto lo saprai, è pazza. Lo è stata sempre, ma finché era giovane le sue passavano per stravaganze. Adesso, con l’andare del tempo, le cose si sono aggravate. Le è venuta la mania dell’avarizia, peggio che alla vecchia Mantovani; nasconde i denari sotto i mattoni, nei buchi, nei campi, poi dimentica dove li ha messi e piange perché dice che io glieli ho rubati. Ha pure la mania di persecuzione: la notte non dorme mai: ha paura dei ladri, si alza, gira di continuo, di qua, di là, vaneggiando, presa da terrori senza fondamento. Ma tutto questo sarebbe niente, senza la sua fissazione di aver cento malanni fisici, e di essere odiata da me e dalla figlia nostra. Povera Lia! Invano essa abbraccia piangendo la mamma e cerca di calmarla: viene respinta con cattive parole. “Va da tuo padre, va, va: solo fra voi due vi volete bene, mentre di me non aspettate che la morte!” dice, e si strappa i capelli, si graffia il petto, si morde le mani. La bambina si consuma di dolore; tanto che ho deciso di mandarla fuori di casa». Annalena non trovava parole per confortarlo: ed egli riprese, battendosi i pugni sulle ginocchia: «Ben ti sta, Urbano Giannini, ben ti sta! Tu hai sposato una donna che non amavi, ma che aveva quattrini. E con quel seme maledetto hai seminato e raccolto quattrini ed angustie. E adesso crepa». [4]
[4] Grazia Deledda, Annalena Bilsini in Ead., Romanzi e novelle, vol. I, Milano, Mondadori, 1954, pp. 1049 sg.
Ora sembra difficile non cogliere in questo stralcio un’allusione piuttosto acida alla vicenda dolorosa della moglie di Pirandello e alla di lei paranoia, che la porterà ad essere internata in una casa di cura. Clamoroso sembra poi il dato onomastico della figlia Lia, pensando alla Lietta di Pirandello e alle accuse deliranti della Portulano, rivolte a marito e figlia, di intendersi anche oltre il lecito, cosa che porterà Lietta al tentato suicidio. Anche il matrimonio combinato (che poi comunque si trasformò in amore vero) sembra alludere all’unione Luigi-Antonietta.
Tutto qui. Una minuscola vendetta molti anni dopo? Vi lascio libertà di pensarla come volete.
Roberto Gigliucci
Full professor in Modern Literature
Sapienza Univ. of Rome
Ricevuto via mail l’8 luglio 2025
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