Da Album Pirandello.
«Questa notte, uscito dal teatro Manzoni, mi sono accorto che avevo lasciato a casa la chiave della porta. E mi son detto: ben sta! aspetterò per la via che faccia giorno. Così spesse volte un verme, il quale abbia tutti i comodi e una tana per giunta, della quale, bene inteso, paga lire trenta ogni mese per fitto, è costretto per avventura a filosofare peripateticamente sotto il raggio della luna.»

Il viaggio continua
(Da Roma in viaggio verso Bonn)
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Voce di Consuelo Lopez
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Approda in casa dello zio Rocco Ricci-Gramitto, fratello della madre, in via del Corso 456. Si trasferirà poi in una pensioncina ,a due passi da lì, in via delle Colonnette. Si iscrive al secondo anno della facoltà di lettere, alla Sapienza.
Roma conquista il giovane Luigi: «Là io conto di fermare la mia stanza per sempre». L’incanto che la città esercita su di lui traspare in una lettera a Lina che, sposata all’ingegnere Calogero De Castro vive, in quegli anni, in Sardegna:
«Questa notte, uscito dal teatro Manzoni, mi sono accorto che avevo lasciato a casa la chiave della porta. E mi son detto: ben sta! aspetterò per la via che faccia giorno. Così spesse volte un verme, il quale abbia tutti i comodi e una tana per giunta, della quale, bene inteso, paga lire trenta ogni mese per fitto, è costretto per avventura a filosofare peripateticamente sotto il raggio della luna. E mi son recato giù giù fino all’Anfiteatro Flavio, detto volgarmente il Colosseo, penetrai per gli ampi intercolonnii, nel vastissimo circo, alzai gli occhi, li volsi intorno, e stupefatto ammirai. Nell’inconscio sgomento, che il profondo silenzio della notte imprime, sotto il freddo candor lunare, quella maestosa rovina a chi guarda più che un’ opera umana pare monstruoso capriccio della Natura. [ … ]
«Salii al Campidoglio, ed ammirai il deretano del cavallo di Marco Aurelio e: te beato, gridai, che l’hai di bronzo antico, di bronzo antico che si scopre in oro …. ».
E alla madre scrive: «Vivo contento in Roma; la città mi piace moltissimo e non saprei più dipartirmene».
Invece Luigi è costretto a dipartirsene «perché – sono parole sue – ebbi un contrasto con l’ insegnante di lingua e letteratura latina, il professore Occioni, mentre mi aveva preso a ben volere il professore Monaci, docente di filologia romanza. Costui, che aveva compreso il mio carattere tenace per quanto possa parer bizzarro, mi consigliò di terminare l’università in Germania e troncare cosìogni spiacevole occasione di urto con il detto professore, che era anche preside della facoltà di lettere. Mi decisi pertanto di recarmi nella dotta Germania e scelsi la Università di Bonn». Dall’autunno 1889 alla primavera del 1891 sarà a Bonn.
Ma quali furono i suoi contatti con il mondo letterario romano in quel suo primo soggiorno?
Dalle lettere, dalle fotografie Luigi pare intento a godere della sua vita di studente: gli scherzi, i travestimenti con gli amici, le passeggiate solitarie e sì, anche qui a Roma, il teatro. L’amore per il teatro sembrerebbe un amore appassionato: «Oh il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene». Così scrive ai suoi cari.
L’estate prima di partire per Bonn, mentre è a Girgenti, mantiene la promessa fatta al suo amato maestro Ernesto Monaci, di andare a vedere se la biblioteca Lucchesi-Palli custodisca antichi manoscritti. Da Palermo, prima di imbarcarsi per il continente, scrive al Monaci una lunga lettera con i risultati delle sue indagini, rese difficilissime dallo stato di totale abbandono in cui la trova (la biblioteca Lucchesi-Palli gli servirà poi da modello per la biblioteca descritta ne Il fu Mattia Pascal) :
«Non saprei adeguatamente manifestarLe la strana e dolorosa impressione ricevuta al primo entrare in quella sede, cui non dirò mai dello studio e del raccoglimento, e bisogna ch’Ella lavori un po’ di immaginazione.
«Vidi nella penombra fresca che teneva l’ampio stanzone rettangolare, presso un tavolo polveroso, cinque preti della vicina Cattedrale e tre carabinieri dell’attigua caserma, in maniche di camicia, tutti intenti a divorare una insalata di cocomeri e pomidori. Restai ammirato. I commensali stupiti levarono gli occhi dal piatto e me li confissero addosso. Evidentemente io ero per loro una bestia rara e insieme molesta. Mi appressai rispettosamente (perché no?) e domandai del bibliotecario. “Sono io”, mi rispose uno degli otto, con voce afflitta dal boccone non bene inghiottito. “Io vengo a chiederle il permesso di vedere se in questa … non dissi taverna ma biblioteca, sono dei manoscritti … “. “Là giù, là giù, in quello scaffale in fondo”, m’interruppe la stessa voce impolpata d’un nuovo boccone – e gli otto bibliotecari si rimisero a mangiare-».
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Saggio biografico e commento alle immagini di Maria Luisa Aguirre D’Amico. Ricerca iconografica di Maria Luisa Aguirre D’Amico, Eileen Romano e Virginia Semproni. Introduzione di Vincenzo Consolo.
Maria Luisa Aguirre D’amico, nipote di Pirandello, ha steso il saggio biografico-critico che accompagna le immagini fotografiche, in gran parte inedite. La vita del drammaturgo è raccontata come in un romanzo gremito di notizie di prima mano.
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