Ma non è una cosa seria – Atto terzo

Premessa
Personaggi, Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo

Ma non è una cosa seria - Atto III
Teatro Brancati di Catania, Ma non è una cosa seria, regia Romano Bernardi, 2017-18

Ma non è una cosa seria
Atto Terzo

        Un’allegra stanza piena d’aria e di sole, nella villetta rustica di Gasparina, dopo circa tre mesi dal secondo atto. Due ampie finestre in fondo aperte, da cui si scorge la campagna. La comune è a destra. A sinistra, un altro uscio. Vi sono appese le tende verdi a frange gialle d’uovo dell’ antica Pensione smessa, ed anche il divano e le poltroncine di là. È una dolce mattinata di giugno.

        Scena prima

        La maestrina Terrasi, il prof. Virgadamo, Rosa.

        Al levarsi della tela la scena è vuota. – Si sentono, dall’interno a destra, le voci di Rosa e della Maestrina e l’ansito affannoso del prof Virgadamo.

        ROSA (dall’interno): Ecco, siamo arrivati.

        MAESTRINA (c.s.y. Piano… È l’ultimo scalino… così…

        ROSA (c.s.y Qua, ora… E si metterà a sedere…

        Entra prima Rosa, sorreggendo per un braccio il professor Virgadamo men­tre la Maestrina lo sorregge per l’altro. Il prof. Virgadamo ha avuto un colpo apoplettico, da cui s’è riavuto a malapena. È del tutto imbecillito e si vede chiaramente che ha i giorni contati.

        MAESTRINA: Piano… piano… Vede che ci siamo?

        ROSA (aiutandolo con la Maestrina a sedere sul divano): Ecco qua… Così… bravo…

        MAESTRINA: È contento ora?

        VIRGADAMO (parlando con la lingua imbrogliata e guardando intorno come un insensato): Scarpa-rotta!

        MAESTRINA: Ah, no, vede? Lei è cattivo! Le ho detto che deve chiamarla Ga­sparina.

        VIRGADAMO: No… Scarpa-rotta! La Pensione!

        MAESTRINA: Dice sempre la Pensione! Non sa levarsela di mente!

        VIRGADAMO: Vogliamo ridere…

        ROSA: E rideremo, rideremo, signor professore! (Alla Maestrina:) Che risate si faceva davvero, tra quei matti, poverino…

        MAESTRINA (guardandosi anche lei attorno con meraviglia): Ma qua ride tutto veramente! Com’è bello!

        ROSA: Ah! Sissignora! È un vero paradiso!

        MAESTRINA: E Gasparina?

        ROSA (facendosi a una delle finestre): Eccola là, guardi: nell’orto, col suo cap­pellaccio di paglia! La chiami!

        MAESTRINA (chiamando dalla finestra) Gasparina! Gasparina!

        VIRGADAMO (tra sé, lasciato lì sul divano): Gasparra… Gasparotta… Scarpa-rotta! (E ride.)

        MAESTRINA (guardando dalla finestra e parlando fuori): Sì, e c’è un’altra vi­sita!

        ROSA: Come corre! Ah! è così contenta!

        MAESTRINA: Pare un’altra! Ringiovanita! Rinata!

        ROSA: Un fiore, le dico!

        MAESTRINA: Sfido! in questa delizia di campagna!

        ROSA: Eccola qua!

        Scena seconda

        Gasparina, Detti.

        Gasparina entra di furia dall’uscio a destra, accaldata, col cappellaccio di paglia in capo, e con tre belle rose e un garofano in mano; è davvero un fiore.

        GASPARINA: La mia cara signorina! (L’abbraccia e la bacia.) Che piacere mi fa! Cara… cara…

        MAESTRINA: Tanto, tanto, anche a me! Si lasci vedere.

        GASPARINA (offrendole le rose): Tenga, prima! Del mio giardino. Poi ne coglie­remo altre. Questo (mostra il garofano) voglio darlo al Professore. (Scorgen­dolo in quello stato:) Oh!

        VIRGàDAMO (sorridendo ebete): Scarpa-rotta!

        MAESTRINA (in tono di rimprovero): Ma no! Come si dice?

        GASPARINA: Gli lasci dire come vuole! Come va, come va, caro professore? Sta meglio ora, è vero?

        VIRGàDAMO: Sì… Ah… Bene! Bene, ora… Vogliamo ridere!

        GASPARINA: Sempre ridere, sì, bravo! Ecco, le voglio mettere questo garofano all’occhiello… (Eseguisce.)

        ROSA: Come a uno sposino!

        VIRGàDAMO (indicando la Maestrina): Eccola, la mia sposina!

        MAESTRINA: Ah, ora sì? Un po’ dice che mi vuole, e un po’ no: che vuole star­sene con quelle due ragazze che vennero alla Pensione, dice. (Piano a Ga­sparina:) Una lingua s’è fatta, se sapesse! Dice certe cose… Dio, Dio… (Ac­cenna di turarsi le orecchie.)

        GASPARINA: Ah sì? Cattivo s’è fatto, dunque? Proprio cattivo?

        VIRGàDAMO: Vogliamo ridere… La Pensione!

        MAESTRINA: Vuole andare ancora alla Pensione! sempre! S’è fissato… Sa da quante settimane mi ripete che vuol vedere Gasparina?

        GASPARINA: Povero professore!

        MAESTRINA: L’ho messo in carrozza, stamattina, per contentarlo, ed eccoci qua. Ma mi lasci godere un po’ di lei! Come s’è fatta bella, Gasparina!

        GASPARINA: Ma no, via, che dice! (Fa per togliersi il cappello.)

        MAESTRINA: No, se lo lasci! Le sta un amore!

        GASPARINA: Mi fa arrossire… Sto tutto il giorno nell’orto… con la mia zap­petta…

        ROSA: Se la vedesse zappare!

        GASPARINA: Zappo, sarchio, poto! Mi son comprato un manualetto del perfetto orticultore! Ci ho poi il giardinetto da coltivare… E non faccio più cucina sa! Affatto, affatto: non voglio più saperne! Io e Rosa mangiamo come due contadinotte!

        MAESTRINA: Ah, dev’essere una gioja! La salute! Lei è proprio un’altra! ringio­vanita! (Si sente ronfare il professor Virgàdamo.)

        ROSA: Uh! S’è addormentato…

        MAESTRINA: Dorme sempre così… Lo trovarono per terra che rantolava chi sa da quante ore! Pareva dovesse restare impedito di mezzo lato. Invece, a poco a poco s’è riavuto… ma così…

        GASPARINA: Fortuna che non capisce più nulla…

        MAESTRINA: No, sa! Ha certi momenti… Io vado a trovarlo appena posso. Una volta m’afferrò per un braccio. Aveva tanta paura negli occhi… ah, che occhi! atroci! pieni di lagrime!… Perché non lo lasciassi, mi promise che m’avrebbe sposata, capisce? Ma vorrebbe altro poi… Mi fa certi discorsi, le dico! Lei mi scuserà, Gasparina: sono venuta a turbarla… Ma l’ho fatto proprio per conten­tarlo!

        GASPARINA: E dice questo a me, lei, signorina?

        MAESTRINA: Oh, lo so che lei è tanto buona e che ha tanto sofferto! Ma ora qua…

        GASPARINA: Che! che! Non creda! – E poi… (Resta sospesa. Pausa. Sospira.) Non ci durerò ancor molto io qua, signorina.

        MAESTRINA: Come! No? Perché?

        GASPARINA: Ma per tante ragioni, signorina… E si deciderà oggi appunto.

        MAESTRINA: Ah sì? Perché lui s’è già pentito?

        GASPARINA: Ora? Da un pezzo! Ora anzi s’è quietato. Doveva venire, per fi­nirla – non ora – circa tre mesi fa! Fece tante pazzie!

        MAESTRINA: L’ho saputo! Col fratello della sua ex-fidanzata…

        GASPARINA: Appunto! E andai io, allora, a dirgli che, se voleva, io ero pronta a scioglierlo da ogni impegno. Mi promise che sarebbe venuto. Ma poi pensò quella signorina a fargli svaporar le furie. Non venne più…

        MAESTRINA (con pudica esitazione): E… non è mai venuto qua?

        GASPARINA: Mai.

        MAESTRINA (c.s.): Ma… ma dunque?

        GASPARINA: Che cosa?

        MAESTRINA: Lei…

        GASPARINA (ride un pezzo, poi): Ma no… che crede? Ah, lei forse credeva…? No. E non lo sa perché l’ha fatto? – Ora che s’è quietato, vorrebbe seguitare come prima. Ma non voglio più io, adesso!

        MAESTRINA: Ah, se è così, fa benissimo!

        GASPARINA: No, non lo faccio mica per me, creda! Così come sto, io sto bene… Cioè, starei come meglio non si potrebbe; ma se mi lasciassero veramente tranquilla! Non è così, invece, perché… – perché è stata proprio una pazzia; e i pazzi, signorina mia, non possono né star tranquilli loro, né lasciar tranquilli gli altri. Io lo sapevo. Ma quando la sorte è contraria, e non c’è altra speranza di bene, bisogna pure profittare della pazzia altrui per avere almeno un mo­mento di requie, come questo che io ho avuto qua; pur senza farmi nessuna illusione, glie]’assicuro. Ora vedo che…

        ROSA (che durante questo discorso, se n’è stata a guardare dalla finestra, esclama): Eccolo qua!

        GASPARINA (con un soprassalto, arrossendo): Lui?

        ROSA (indifferente, guardando fuori): Sissignora, il signor Barranco…

        GASPARINA (smorendo): Ah! Mi dici lui!

        MAESTRINA (che l’ha osservata): Eh, Gasparina…

        GASPARINA: No… per carità, che pensa? E che deve venire, per incontrarsi ap­punto col signor Barranco. Si decide oggi, le dico! E gli ho scritto io stessa di venire, sa! per finirla – appunto per finirla…

        Scena terza

        Detti, il signor Barranco.

        BARRANCO (dietro l’uscio a destra): Permesso?

        GASPARINA: Avanti, avanti, signor Barranco!

        Il signor Barranco entra aggrondato.

        MAESTRINA: Buon giorno, signor Barranco!

        BARRANCO: Riverisco. (A Gasparina, fosco:) No-non è venuto?

        GASPARINA: Ancora no. Ma vede? C’è anche il professor Virgadamo…

        BARRANCO (contrariato, voltandosi verso il divano): Ah…

        ROSA (alla Maestrina): Lo svegliamo? Forse avrà piacere.

        BARRANCO (subito con comica premura che tradisce l’irritazione): No… lo…lo lascino dormire…

        MAESTRINA: Avrebbe certo piacere. Ma molto di più per il signor Speranza.

        BARRANCO: Se… se… verrà. Sta a vedere. (A Gasparina:) Ma… i… insomma, lei gli ha scritto, sì o no?

        GASPARINA: Gli ho scritto, sì! Mi ha risposto che sarebbe venuto per le undici.

        BARRANCO (traendo dal taschino un vecchio cipollone): Do-dovrebbe già esser qui.

        MAESTRINA: Mi dispiace d’esser capitata proprio in questo momento…

        GASPARINA: Ma no, che dice? Sono così lieta di vederla…

        MAESTRINA: Ce n’andiamo subito.

        BARRANCO: No-non sarebbe male, creda, perché…

        GASPARINA: Ma no, signor Barranco, che dice?!

        MAESTRINA: Zitta, Gasparina! Io capisco benissimo, che qua ora noi siamo di troppo.

        GASPARINA: Ma no… creda. Perché, dopo tutto, si tratta –

        BARRANCO (dandole sulla voce, concitato): – d’una cosa mo-molto seria, si tratta! E-e lei lo sa! (Rivolgendosi alla Maestrina e accennando a Gaspa­rina:) Molto seria per lei; pe-per me; per tutti! Mi son lasciato sopraffare una volta! Ora basta! De-deve finire!

        GASPARINA (seccata della sfuriata): Eh, sì! È meglio, è meglio che in un modo o nell’altro, veramente, questa storia finisca, signor Barranco!

        BARRANCO (alla Maestrina): Signorina, guardi: io avevo e ho le-le più serie intenzioni.

        MAESTRINA: Lei? Su Gasparina?

        BARRANCO: Sissignora!

        MAESTRINA: Ah sì! Oh guarda! Ma come, scusi? Se Gasparina è già sposata…

        BARRANCO: Spo-sposata lei me-me la chiama? Così si sposa? Per uno scherzo indegno, sacrilego? Nossignora! Ga-Gasparina non è sposata!

        MAESTRINA: Eh! Come no? Non sarà sposata per come intende lei; ma davanti alla legge è sposata. E io per me non vedo proprio che cosa ci sia più da fare, ormai.

        BARRANCO: Lo-lo so io, che c’è da fare! Lei vedrà!

        GASPARINA: Parleremo appunto di questo, come verrà il signor Speranza.

        BARRANCO: Me-me l’ha strappata sotto gli occhi, in un momento… Detto fatto!

        GASPARINA: Se lei, scusi, non se ne fosse scappato allora così subito…

        BARRANCO: I-indignato! Indignato!

        GASPARINA: Eh, lo so; su tutte le furie! Lo invitai a tornare: non volle saperne!

        BARRANCO: Mi-mi potevo immaginare che su-sul serio si dovesse arrivare a commettere questo sacrilegio?

        MAESTRINA: Ah, questo è vero. Neanche io, dico la verità, ci volli credere fino all’ultimo! Ma santo Dio, prima! Se lei, signor Barranco, mi scusi, aveva co­deste serie intenzioni, come mai non pensò a tempo a prevenirne Gasparina, in tanti mesi che stava alla Pensione?

        BARRANCO: Non vede? So-sono ancora a lutto, io! (Mostra l’abito nero, scotendolo, funebre e convulso:) Vedovo! Da un anno! (Pausa.) E sono sciagure, sa? Qua-quando non si è più giovani, da lasciarsi presto riprendere da-dalla vita con facilità; e-e non si è ancora tanto vecchi da poter fare a meno d’-u-una compagna! (Pausa.) E… è duro, co-coi capelli bianchi… (Pausa.) Il pu­dore dell’età… (Pausa.) Il ritegno di-di chi è abituato alla sa-santità della casa… de-dell’amore… (Si commuove, si porta agli occhi un fazzoletto listato di nero.)

        VIRGADAMO (che s’è svegliato, a questo punto intercala dal fondo, inattesa­mente, nella pausa, con voce grossa): Vogliamo ridere!

        ROSA (voltandosi di scatto): Ah! s’è svegliato!

        GASPARINA (c.s.): Bravo professore! Vede, signor Barranco? Il professore dice che è meglio ridere!

        BARRANCO (asciugandosi gli occhi): Sì, bel quadro per me! Se domani anch’io dovessi restar così… vecchio… solo…

        MAESTRINA: Ma lei poteva almeno – non vorrei immischiarmi…, – se non pro­prio prevenire, fare… fare intendere in qualche modo a Gasparina…

        GASPARINA: Mai, capisce! Né mai io avrei pensato che il signor Barranco…

        BARRANCO: Ma io…

        GASPARINA (subito): Sì, mi diede tanto ajuto, in tante occasioni…

        BARRANCO: Io ancora ma-maturavo… Non è una cosa da nulla, signorina, una cosa da-da pigliare a gabbo, un matrimonio! Studiavo la-la ragazza…

        GASPARINA: Ma via! Non dica così! Fa ridere, per me…

        BARRANCO: E-e che cosa è lei? Sissignori! Ragazza! E io la-la studiavo… La vedevo modesta, accorta…

        MAESTRINA (abbracciando Gasparina): Sì! Sì! E così buona davvero!

        BARRANCO: E-e quel miserabile, me-me l’ha levata, per ridere! Né-né lui né io!

        MAESTRINA: Ecco: questo dico: non capisco che cosa ci sia più da fare, ora!

        BARRANCO: C’è! c’è da fare! C’è da fare! Lasci fare a me! No, non è lecito of­fendere così una sa-santa istituzione, lasciando la-la moglie…

        MAESTRINA: Ah! Se lei viene a richiamarlo al suo obbligo di marito, sta bene: questo è un altro conto…

        ROSA (dalla finestra, tutta contenta): Ecco il signor Speranza! Eccolo qua! Viene! Viene!

        BARRANCO (raccogliendosi comicamente, come per mettersi in guardia): Ah, ecco…

        MAESTRINA: Noi allora ce ne andiamo! Via, via, subito! (Accorrendo al profes­sor Virgadamo:) Ajutami un po’, Rosa…

        GASPARINA: No. Ecco, l’ajuto io, signorina…

        VIRGADAMO: La Pensione! Vogliamo ridere!

        Scena quarta

        Detti, Memmo Speranza.

        MEMMO (entrando lieto e disinvolto, dall’uscio a destra): Eccomi qua! (No­tando in fondo il gruppo di Gasparina, della Maestrina e di Rosa, che sten­tano a sollevare dal divano il professor Virgadamo:) Oh, guarda! C’è anche il professore?

        VIRGADAMO (che è stato sollevato, sorretto dalla Maestrina e da Gasparina): Vogliamo ridere!

        MEMMO: Fino all’ultimo, sì, caro professore! Ridere! – Ma come? Se ne vanno?

        MAESTRINA: Sì, signor Speranza…

        MEMMO: Ma no, cara maestrina! Come! Proprio ora che vengo io? (Notando Gasparina, che ha cercato di voltargli le spalle per nascondere il turba­mento:) Uh! Ma tu… Ohe! Lasciati vedere! Ma guarda questa qui come s’è fatta! Perbacco! E com’è?

        GASPARINA: Per carità, signor Speranza… Il professore qua non si regge in piedi…

        MEMMO: Rimettetelo a sedere! Non hai sentito che vuol ridere? Qua c’è il si­gnor Barranco: – lo faremo ridere a crepapelle, questo caro professore!

        BARRANCO: Ora vedrà lei, co-come lo farà ridere il signor Barranco!

        MEMMO: Eh! Son venuto qua per questo! si figuri! (Alla Maestrina:) A sedere! A sedere! (Costringe le donne a rimettere sul divano il Professore.)

        MAESTRINA: S’era già alzato, Dio mio, signor Speranza! – C’è poi giù la car­rozza che aspetta…

        MEMMO: E lei la lasci aspettare! Via, un momentino! – Vieni qua, Gasparina…

        GASPARINA: Mi lasci stare, no…

        MEMMO: Come no? (La prende.) Qua…

        GASPARINA (cercando di svincolarsi, turbata): Mi lasci… mi lasci…

        MEMMO: Ma nient’affatto! (Alla Maestrina:) Lei lo sa, signorina, che questa è mia moglie? E dunque… Scusi… Permette?… (Fa per baciare Gasparina.)

        GASPARINA (riluttante, riparandosi la faccia, mentre egli le tiene le mani affer­rate): No… no, ma via! dice sul serio, signor Speranza?

        MEMMO (senza lasciarla): Come no? (La bacia sulla guancia.)

        VIRGADAMO (ridendo): Eh! eh! Viva gli sposi!

        MEMMO: Viva gli sposi, sì! E viva anche il professor Virgadamo! (Facendosi avanti al signor Barranco:) Lo sa anche lei, è vero signor Barranco, che que­sta è mia moglie?

        BARRANCO (tutto arruffato, rabbioso, fremente): No-nossignore! Io non lo so!

        MEMMO: Ah, non lo sa? Le pare che non sia mia moglie?

        BARRANCO: Nossignore! Non è sua moglie! Pe-per niente affatto!

        MEMMO: E che è, sua? Gasparina! Ohe, dico… sarei forse un marito ingannato?

        BARRANCO (con un gesto di vivacissimo sdegno): Ma-ma che marito! Caro si­gnore, guardi, qui no-non è più tempo di-di ridere!

        MEMMO: Oh! oh! Ma guardi, signorina: è proprio arrabbiato! (Al signor Barranco:) Mi dice con qual diritto, scusi?

        BARRANCO: Col diritto della pe-persona seria!

        MEMMO (con serietà grottesca): Ma no, via, per carità! Non lo creda, non lo creda neanche per un minuto! Si persuada, caro signor Barranco, che lei, forse senza farlo apposta, è un benemerito!

        BARRANCO: Benemerito? Che vuol dire?

        MEMMO: Ma sì: buffo, via! C’è tanto bisogno di ridere; e lei –

        BARRANCO: – io? io la faccio ridere? – La-la risposta gliela darò, a-appena qua si-si potrà parlare!

        MAESTRINA: Sì, ecco, signor Barranco, subito: ce n’andiamo, ce n’andiamo via subito. (A Memmo Speranza:) È inutile che lei ci trattenga.

        MEMMO: Ma che è, lui, il padrone di casa?

        MAESTRINA: No. Già dovevamo andarcene. Se loro debbono parlare…

        MEMMO: Ma io non ho nessuna difficoltà a parlare anche davanti a loro.

        MAESTRINA (solleva di nuovo il Professore con l’ajuto di Gasparina).

        BARRANCO: Lei! Non io! E se-se io non parlo, sarà peggio pe-per lei!

        MEMMO: Ma insomma, che cos’è? Sa che lei comincia a seccarmi?

        BARRANCO: E-e lei è da un pezzo che già mi ha seccato!

        MAESTRINA: Via, via… Discorrano in pace, per il meglio di tutti. E lei metta senno, signor Speranza!

        VIRGADAMO (in piedi, ansimando, con voce grossa): No! Niente! Niente senno! Mai, senno!

        MEMMO: Ecco! Bravo! Viva il professor Virgadamo! Non è pedagogico, è vero, professore?

        VIRGADAMO (avviandosi tra le due donne che lo sorreggono): Ridere! ridere!

        MAESTRINA (volgendo il capo a salutare): A rivederla, signor Barranco!

        BARRANCO: Riverisco!

        MAESTRINA: Ma no, lei stia, Gasparina…

        GASPARINA: No, l’accompagno fino alla carrozza.

        MAESTRINA: C’è Rosa, guardi… Lei stia qua. A rivederla.

        MEMMO (scostando Gasparina dal braccio del Professore e prendendo a sor­reggerlo lui): Lascia, lascia… Non è mica facile giù per la scala… Lo sorreg­gerò io, questo caro, caro professore… che deve rimettersi presto… Escono piano piano per l’uscio a destra, Memmo, il Professore, la Maestrina e Rosa.

        Scena quinta

        Gasparina, il signor Barranco.

        GASPARINA (subito, accostandosi al signor Barranco, e parlandogli piano): Non faccia così, in nome di Dio! Se fa così, creda, lei non ottiene nulla!

        BARRANCO: O-ora vedrà, se-se non ottengo nulla!

        GASPARINA: Non lo conosce! Se lo piglia così di fronte, è finita! Con calma… con calma…

        BARRANCO: Le-lei pensi a tenersi forte! E poi lasci fare a me.

        GASPARINA: Ah, per me non dubiti!

        BARRANCO: E-è in una botte di ferro! Si tenga forte, e-e basterà così.

        GASPARINA (che s’è fatta alla finestra, parlando fuori): Sì, signorina, grazie! E si faccia rivedere presto… Come dice?… Sì, sì… speriamo… A rivederla! a ri­vederla! (Resta un po’ a guardare; poi, ritraendosi dalla finestra:) Eccolo che risale!

        BARRANCO: Fo-forte, sa!

        Scena sesta

        Detti, Memmo Speranza.

        MEMMO (rientrando): Oh, dunque… eccoci tutti e tre! Vediamo un po’… Scusi, signor Barranco, mi conceda prima che io osservi un po’ meglio il prodigio di questa mia mogliettina…

        GASPARINA: Non ricominci, via, signor Speranza!

        MEMMO: Ma sai che mi sembra? Mi sembra che tu quasi mi sia nata tutt’a un tratto qua! Davvero! Come se questa villetta t’abbia scovata all’improvviso! Voglio ammirarti tutta!

        GASPARINA: Basta, via, la prego!

        MEMMO (accennando al signor Barranco): Perché lui forse si secca?

        BARRANCO (che s’è tenuto a stento, prorompendo): Sissignore! Mi-mi secco!

        MEMMO (con comico sbalordimento per la padronanza assoluta del signor

        Barranco, contemplandolo): Ah!

        BARRANCO: Ed è meglio che-che lei si segga, e che cominciamo a parlare!

        MEMMO (c.s.): Eccomi qua. (Siede.) Come lei comanda… Sono proprio cu­rioso… (S’interrompe.) Gasparina, scusi, può sedere? Col suo permesso…

        GASPARINA: Eccomi, eccomi, sì… io seggo qua… (Siede, lasciando in mezzo il signor Barranco. )

        MEMMO: Ah, bene… Accanto a lui! Dunque, dicevo, sono proprio curioso di sapere ciò che lei ha da dirmi; il mistero che ha da svelarmi!

        BARRANCO: Ecco, sì… ecco…

        MEMMO: Ma debbo premettere, abbia pazienza, che sono venuto unicamente per fare una cosa grata a lei; (indica Gasparina) altrimenti non sarei venuto! Perché per me, adesso, caro signor Barranco, le cose, così come stanno, stanno benone!

        BARRANCO: Pe-per lei! Lo credo bene che pe-per lei stanno benone!

        MEMMO: E per te forse no, Gasparotta? Mi pare che io, scusa, stia perfetta­mente ai patti!

        GASPARINA (esitante): Sì… certo.

        MEMMO: Non sto ai patti?

        GASPARINA: Sì, sì… memmo: E dunque?

        GASPARINA: Ma il signor Barranco…

        MEMMO (come risovvenendosi): Ah! già! c’è il signor Barranco… (Rivolgendosi a lui, con altro tono:) Ma che vuole lei qua, scusi, si può sapere? Chi è lei? Che cosa rappresenta? Viene qua ad insidiarmi perfidamente la sposa? Mi pare che si dovrebbe vergognare, scusi, alla sua età!

        BARRANCO: Io? Io, vergognare? Lei dice a me, che mi dovrei vergognare? Io vengo qua, caro signore, co-coi più onesti pro-propositi! Lo sappia!

        MEMMO: Ma non sembra, scusi! Questa è una donna maritata!

        BARRANCO (fa segno di no col dito).

        MEMMO: Lei è padronissimo di dire di no! Io le dico di sì! – Oh bella! – Ma del resto, lei può venire con tutti i propositi che vuole; a patto però che non me la metta su, – ecco!

        GASPARINA: Ah, no, permette, signor Speranza? Ora parlo io. Questo non deve dirlo. Glielo dico proprio così… vede? ridendo… Lei può credere di me tutto quello che vuole. Per me – per me stessa – io so poi che lei non ha buttato il suo nome (dico il suo nome, badi! e niente altro!), non l’ha buttato nel fango, come lei forse s’immagina.

        MEMMO: Ma che discorsi mi fai!

        GASPARINA: Mi lasci dire, la prego. Parlo con la massima calma… Sicché, ora, o lei addiviene alla proposta che le farà il signor Barranco…

        MEMMO: Ma sentiamola, santo Dio, questa proposta!

        GASPARINA: Ecco, mi lasci finire. Lei già la sa…

        MEMMO: La proposta che sei venuta a farmi a casa, circa tre mesi fa, di libe­rarmi di te?

        GASPARINA: Sissignore. Questa.

        MEMMO: Oh, e allora basta! Finiamola, perché io non voglio affatto saperne.

        BARRANCO: Non vuol saperne?

        MEMMO: Nossignore!

        GASPARINA: E allora, quando è così, il signor Barranco, davanti a lei, deve promettere e giurare di non farsi vedere più qua in questa villa.

        BARRANCO (saltando dallo stupore): Come! Che-che dice?

        GASPARINA: Sì, signor Barranco. Dico proprio così: che non deve farsi vedere più qua, perché mi secca – per me, badi, non per il signor Speranza, a cui so che non importa niente – mi secca che la gente, vedendola venire qua, sup­ponga chi sa che cosa!

        BARRANCO (c.s.y. Ma – ma come! Così lei si-si tiene forte?

        MEMMO: Mi pare che meglio di così…

        GASPARINA (subito): Ah no, signor Speranza: aspetti. (Spiccatamente:) Io poi non intendo più, affatto, di restare qua così neanche per lei!

        BARRANCO (rinfrancandosi, soddisfatto): Ah, be-benissimo!

        MEMMO: Ora viene la mia volta?

        GASPARINA: Sì, perché guardi: ora a lei fa comodo così. Ma a me no, signor Speranza; perché io non posso e non voglio più vedermi qua in casa sua a rappresentare una parte che mi diventa amara, insopportabile, appena so che lei, domani, com’è certo, ritornerà da capo a maledire l’ora e il momento che l’ha fatto!

        MEMMO: Ma io non ho detto nulla, mi pare! E stai pur sicura che non dirò mai nulla a te!

        GASPARINA: Lo so! lo so!

        MEMMO:E dunque?

        GASPARINA: Ma ora dico per me, signor Speranza: che non voglio io!

        MEMMO: Perché questa è casa mia? Non è vero niente, prima di tutto! Questa è casa tua, perché te n’ho fatta donazione legale!

        GASPARINA (alzandosi): Ebbene, e io ci rinunzio, signor Speranza! – Ci rinun­zio. – Basta! – Basta! Bisogna decidere!

        MEMMO: E che vuoi decidere? (Volgendosi a Barranco:) Ah, me ne scordavo! Qua c’è lei col suo famoso rimedio!

        BARRANCO: Sissignore!

        MEMMO: Fuori, fuori dunque, una buona volta, questo gran segreto! (Guarda l’uno e l’altra che si guardano a loro volta, impacciati.) Chi me lo dice?… Gasparina, tu?… Lei?… Insomma, chi?

        GASPARINA (ancora in piedi, con gli occhi bassi, in preda a un vivissimo imba­razzo di vergogna): Ecco… io no… (Indica il signor Barranco:) Lui… Sarà meglio che glielo dica lui… Io, anzi… sì, ecco… me ne vado, me ne vado di là… (Se ne scappa per l’uscio a sinistra e lo richiude.)

        MEMMO (restando stordito): Ma che cos’è? Che c’è?

        BARRANCO (forte): Che c’è? Ah, le-lei vuol sapere che c’è? La-la legge c’è! La legge! La legge!

        MEMMO: La legge? Che legge?

        BARRANCO: La legge sa-sacrosanta, caro signore, che no-non ammette che un matrimonio si faccia pe-per ischerzo! Ecco che legge!

        MEMMO: Ma appunto perché c’è questa legge, scusi…

        BARRANCO: Le-lei vorrebbe valersene? – Nossignore! – Le-lei non può valer­sene. Eccola là, (indica l’uscio per cui è uscita Gasparina:) chi-chi può va­lersene!

        MEMMO: Ed è andata a chiudersi là dentro per questo?

        BARRANCO: Sissignore, per questo!

        MEMMO: Perché c’è la legge?

        BARRANCO: Sissignore. E-e perché se ne varrà!

        MEMMO: Sta bene! Se ne varrà. Ma se ora lei mi dice come!

        BARRANCO: Come? Ma dimostrando appunto, co-co-me può dimostrare, che lei l’ha sposata per ischerzo!

        MEMMO: Benissimo! Ma d’accordo con lei!

        BARRANCO: No, non dico questo! Dico in sé che-che può dimostrarlo in sé Lei finge di non capire!

        MEMMO: Io non capisco davvero!

        BARRANCO: Si sforzi, si-si sforzi di capire… non ci vuol mica molto! Se qua lei no-non è mai venuto, mi-mi pare facile immaginare quale possa essere la-la dimostrazione…

        MEMMO (resta un momento stordito a guardare il signor Barranco; poi com­prendendo ciò che egli vuol dire, che Gasparotta cioè ha saputo, pur fra tutte le insidie della miseria, serbarsi intatta, si scuote a scatti e balbetta): Ma che!… Possibile!… lei… Gasparotta? Possibile? Ma via!… Dice davvero?… Uh!… (Corre all’uscio, lo spinge, chiama:) Gasparotta, Gasparotta!… Apri! Apri!

        BARRANCO (accorrendo per trattenerlo): Che-che vuol fare adesso?

        MEMMO (con violenza): Ma si levi! Gasparotta! Apri! Senti…

        GASPARINA (da dentro): Non apro! no!

        MEMMO: Butto la porta a terra, se non apri! Qua c’è il signor Barranco! Che paura hai?

        GASPARINA (sporgendo il capo dall’uscio): Ecco, apro… ma per carità, signor Speranza…

        MEMMO: Vieni fuori! (L’afferra per un braccio.) Guardami… guardami… È vero…? Ma come?… Tu?… E allora!… Oh Dio! Ma è vero?

        GASPARINA: Mi fa morire di vergogna… mi lasci… mi lasci…

        MEMMO: Ti lascio? Fossi matto! Ora che so questo? (L’abbraccia e se la tiene stretta.) Caro signor Barranco, lei se ne può andar via.

        GASPARINA (cercando di svincolarsi): No! no!

        MEMMO: Come no?

        GASPARINA (c.s.): Non se ne vada, signor Barranco!

        BARRANCO: No-non me ne vado, stia tranquilla!

        MEMMO: Lei se ne va, perché glielo ordino io, a casa mia!

        BARRANCO: Nossignore! Questa no-non è casa sua, l’haT’ha detto lei stesso!

        MEMMO: Ma questa è mia moglie! Ed io ho tutto il diritto…

        GASPARINA: No! No! Non mi lasci, signor Barranco! Stia qua!

        MEMMO: Ah, dunque siete d’accordo? Benissimo! Ecco qua. (La lascia.) Ma rimane ben fermo e stabilito questo: che io son venuto e che tu mi mandi via; che io ora ti voglio e che tu mi respingi. Non manca dunque per me, ma per te; e il signor Barranco qui è testimonio! Fate ora valer la legge, se vi riesce! – Vi saluto! (Fa per uscire.)

        BARRANCO (resta come intronato alla trovata imprevista di Memmo, che gli fa mancare tutto a un tratto il terreno sotto i piedi): Uh, già… (E rimane a grat­tarsi la fronte.)

        GASPARINA (sbalestrata anche lei, rivolgendosi al signor Barranco): E allora? Non si può far più nulla?

        MEMMO (voltandosi e ridendo): Vedete come siete sciocchi tutti e due? Potrei farla valere io, ora, la legge; ma me ne guardo bene, con una mogliettina come questa, che non è possibile che non mi voglia, è vero? Via, via, si metta il cuore in pace, signor Barranco, e se ne vada!

        GASPARINA: No, senta signor Speranza: mi dia ascolto un momentino… un momentino solo, che voglio parlarle seriamente…

        MEMMO: Ma non capisci che con codeste mossettine con cui ora mi vieni in­nanzi, tu mi fai innamorare di più?

        GASPARINA: Voglio parlarle seriamente, le dico!

        MEMMO: Ma sì, ma sì, ma sì… parlami come vuoi! (La osserva, torna a sorri­dere, fa per riabbracciarla.) Oh guarda! E chi avrebbe potuto mai supporlo?

        GASPARINA: Così non è possibile, scusi!

        MEMMO: Ma se ti dico che sono innamorato!

        GASPARINA: Oh Dio, non mi vuole lasciar dire?

        MEMMO: Sì! Ma ascolta, prima! Appena t’ho vista, sai? Io non t’avevo vista prima! Quando venisti a casa mia… Gli occhi, sì… avevo visto che ti ridevano gli occhi… Ma ora sei tutta un riso! E lo sai tu sola, di’, è vero? tu sola, come sei…

        GASPARINA: Ma questa è pazzia!

        MEMMO: Chiamala come vuoi! – Io ora ti voglio! Sei mia moglie, e ti voglio! (Voltandosi di scatto verso il signor Barranco, che freme tutto, sospeso, smarrito, e s’accosta come in atto di parare e d’impedire:) Scusi sa, signor Barranco: visto che lei non se ne vuole andare…

        GASPARINA: No, stia, abbia pazienza, signor Barranco! (A Memmo:) E lei mi dia ascolto, per carità!… Voglio ammettere tutto! Che lei ora per un punti­glio…

        MEMMO: No, ti dico! Mi sono innamorato!

        GASPARINA (forte, per vincere e nascondere la commozione e l’agitazione): La smetta! Scusi… M’indispettisce! Mi… mi… fa stizzire… Sti… stizzire! (È quasi per piangere. )

        MEMMO: Ma perché? Non senti che ti dico sul serio?

        GASPARINA: Nossignore! Non si dicono così, sul serio, certe cose! Mi scusi…

        MEMMO: Perché tu ne soffri? Hai ragione! Vuol dire che m’insegnerai tu, allora, come te lo debbo dire…

        GASPARINA: Lei non me lo deve dire più in nessun modo, perché non è vero. Prima di tutto, guardi: voglio ammettere che lei ora abbia un capriccio…

        MEMMO: Ma se sono tuo marito!

        GASPARINA: Nossignore: lei per ora non è niente!

        BARRANCO: Nien-nientissimo!

        MEMMO (a Gasparina): Senti, se non lo fai andar via, fallo almeno tacere! Al­trimenti…

        GASPARINA: Taccia per carità, signor Barranco! Vede che sto penando tanto a persuaderlo…

        MEMMO: E non mi persuadi!

        GASPARINA: Lei si persuaderà. Perché lei è buono, e perché io voglio restare una donnetta saggia! Guardi: consideri bene; per ora, così come stanno le cose…

        MEMMO (subito, impronto): Non possono restare!

        GASPARINA (pestando un piede con finta stizza): Mi lasci dire! Fino al punto in cui siamo, per lei è una fortuna ancora, perché può ancora liberarsi, e lasciare che me ne valga io, della legge…

        MEMMO: Ah sì? Bella! E che figura ci farei io?

        GASPARINA: Nessuna figura, scusi, perché tutti sanno che m’ha sposata per burla, che non è stata per lei una cosa seria… M’ha buttata qua… io mi sono stancata… mi sono ribellata… il matrimonio si annulla e lei ritorna libero… Pensi! Le sembrerà certo una fortuna, domani!

        MEMMO: E me lo dici tu?

        GASPARINA: Glielo dico io!

        MEMMO: Brava! E perché me lo dici? Perché vuol dire che credi che sarà anche una fortuna per te?

        GASPARINA: Sissignore!

        MEMMO: Ah! Preferisci, dunque, davvero, sposare questo vecchio bacucco qua?

        BARRANCO: I-io sono un galantuomo; e lei fa bene, tra lei e me, ad affidarsi a me.

        GASPARINA: Scusi, signor Barranco, lei non si può offendere, se dico che non ho da preferire nessuno, io; non ho da fare nessuna scelta, io, perché lei (si rivolge ora al signor Speranza) lei vuol seguitare a scherzare…

        MEMMO: E se ti dicessi sul serio che non scherzo più?

        GASPARINA: Non ci crederei.

        MEMMO: Se ti dicessi sul serio che mi sono seccato, stancato, nauseato della mia pazza vita di scapestrato, degli amici stupidi e delle donnette più stupide, e delle signorine più stupide ancora? Proprio stancato, sai? Proprio nauseato! Anche perché gli anni miei – capisci? – non comportano più la dissipazione a cui mi sono abbandonato finora. Se ti dicessi che questo lo sento ora; lo sto sentendo ora, qua, con una sincerità che mi fa quasi paura, perché è una sor­presa anche per me stesso; qua, ora, davanti a una cara donnina che s’è fatta bella, non so come! per qual prodigio d’amore! Ma certo in premio d’essersi miracolosamente serbata pura così, in mezzo a tutte le miserie e le contrarietà della vita… Ebbene, se ti dicessi questo? – Guardami negli occhi! Ti dico la verità! Guardami! Guardami! Voglio che mi guardi!

        GASPARINA: Ecco… La guardo…

        MEMMO: E hai il coraggio di ripetermi che non mi credi? Rispondi…

        GASPARINA: Che vuole che le risponda?

        MEMMO: No! No! Devi rispondermi!

        GASPARINA: Le dico, allora…

        MEMMO: Che?

        GASPARINA (smarrita, convulsa, quasi per piangere): Mi lasci… via, mi lasci…

        MEMMO: T’ho detto che non ti lascio più! Sei mia! (L’afferra, la scrolla, in un impeto di desiderio.) Oh! Sei mia! Sei mia!

        GASPARINA: Badi, signor Speranza, che diventa allora una cosa seria!

        MEMMO: Ma è, è, è una cosa seria! (Di nuovo voltandosi verso il signor Bar-ranco:) Via, signor Barranco: mi dispiace tanto, ma ormai qua lei è proprio di troppo, e torno a pregarla di andarsene!

        GASPARINA: No, no, aspetti, guardi: non se ne deve andare il signor Barranco. Abbia pazienza: facciamo per ora così: se ne vada via lei, piuttosto. Lei, lei…

        MEMMO: Ma che lei Prima di tutto, io, ora, sono tu non lei

        GASPARINA: Sarà tu, sì, ma quando ci avrà ripensato ben bene, e non per un giorno solo, ma per più e più giorni di fila: un mese, due mesi, tre mesi… – Perché, lo capisce, signor Speranza, sarebbe una cosa crudele veramente e non soltanto per me…

        BARRANCO (subito, tremante; con un barlume d’improvvisa speranza): Per me, anche! Per me! Per me! Per me!

        MEMMO: Eh, via! Che mi si mette anche a piangere, lei, adesso? Io non ho più niente da ripensare, scusate! (A Gasparina:) Che vuoi che ripensi, se mi trovo già ad esser marito da un pezzo, senza aver più il fastidio di dover prendere moglie? Questa è la maggiore delle fortune! (Al signor Barranco.) Via, via, signor Barranco! Non facciamo più scherzi! (Fa per spingerlo fuori. )

        BARRANCO (rivoltandosi, furioso): Aspetti! Me-me lo deve dir lei! (Accenna a Gasparina. Pausa.) Me-me lo dice anche lei, Gasparina?

        GASPARINA (esitante, quasi dolente, pietosa e pur felice; con gli occhi bassi): Eh… poiché ora, signor Barranco, ha sentito? dice che diventa una cosa seria…

        BARRANCO (dopo un lungo silenzio, funebre): Sta-sta bene… È giovane anche lei. (Pausa.) Basta. Le-le auguro che-che non abbia a pentirsene. E-e la saluto. (Si avvia grave, fosco, profondamente commosso.)

        GASPARINA (a Memmo che vuol subito abbracciarla alle spalle del vecchio, piano, ridente, vergognosa, più col gesto delle mani che con la voce, allu­dendo al vecchio che se ne va): Aspetta… aspetta…

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1918 – Ma non è una cosa seria – Commedia in tre atti
Premessa
Personaggi, Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo

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