Martinelli Luciana – Lo specchio magico

Lo specchio magico

Il libro analizza la frattura tra maschile e femminile nei personaggi pirandelliani. Attraverso una lettura profonda di situazioni e di comportamenti, l’autrice pone in evidenza non solo le difficoltà che questa scissione provoca nel rapporto intersoggettivo tra uomo e donna, quanto piuttosto la resistenza dell’uomo ad accettare e sviluppare il proprio femminile interno.

Luciana Martinelli

Lo specchio magico.
Immagini del femminile di Luigi Pirandello

Edizioni Dedalo – 1992 – pp. 184
Prezzo di copertina, Euro 14,50

Lo specchio magicoIl libro analizza la frattura tra maschile e femminile nei personaggi pirandelliani. Attraverso una lettura profonda di situazioni e di comportamenti, l’autrice pone in evidenza non solo le difficoltà che questa scissione provoca nel rapporto intersoggettivo tra uomo e donna, quanto piuttosto la resistenza dell’uomo ad accettare e sviluppare il proprio femminile interno. Il discorso letterario si arricchisce di escursioni nei territori dell’inconscio e del simbolico, impliciti nell’opera di Pirandello, moltiplicandone lo spessore.

È una rivisitazione della tematica pirandelliana attraverso i drammi interiori di personaggi delle novelle, dei drammi, dei romanzi (in particolare “Suo marito” e “I quaderni di Serafino Gubbio operatore”), i quali divengono modelli emblematici della separazione nevrotica tra le valenze emotive, affettive, istintive – che sono le valenze femminili dell’attività psichica – e quelle razionali e formali della coscienza maschile. Lo “specchio” diviene l’occhio metaforico del femminile, nel quale l’uomo, guardandosi, coglie la scissione di sé, vede emergere altre sue immagini e scopre la propria ombra.

Luigi Pirandello, secondo di sei figli, nasce la sera del 28 giugno 1867 ad Agrigento (l’antica colonia greca di Akragas che si chiamerà Girgenti fino al 1927) da Stefano Pirandello e da Caterina Ricci-Gramitto, sposata nel 1863, in una casa colonica non ancora ben rifinita che si trovava nella tenuta paterna denominata “Caos”, qualche chilometro fuori dalla città, sulla strada che conduce verso Porto Empedocle, in una contrada suggestiva che dall’alto di un costone da un lato guarda verso il mare e dall’altro è delimitata da una ripido e piccolo valloncello che  porta direttamente alla spiaggia.

… Io dunque son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco, denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti. Colà la mia famiglia si era rifugiata dal terribile colera del 1867, che infierì fortemente nella Sicilia. Quella campagna, però, porta scritto l’appellativo di Lina, messo da mio padre in ricordo della prima figlia appena nata e che è maggiore di me di un anno; ma nessuno si è adattato al nuovo nome, e quella campagna continua, per i piú, a chiamarsi Càvusu, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Xàos.

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