web analytics

L’esclusa – Parte seconda, Capitolo 7


⏱ Tempo di lettura: 13 min

Gregorio Alvignani tiene una conferenza a Palermo e cerca Marta tra il pubblico nel capitolo 7 della Parte seconda de L’esclusa
Elaborazione grafica di PirandelloWeb dal settimo capitolo della Parte seconda de L’esclusa: Gregorio Alvignani parla davanti al pubblico dell’Università di Palermo e cerca invano Marta tra gli spettatori. Il successo della conferenza perde per lui significato proprio perché la donna non è presente.
📱 Segui PirandelloWeb su WhatsApp
Ricevi i nuovi articoli del sito. Nessuna chat di gruppo, nessuna pubblicità.
👉 Segui il canale

Stanco della vita politica e della solitudine romana, Gregorio Alvignani cerca a Palermo un periodo di riposo. Il desiderio di rivedere Marta, però, occupa presto ogni suo pensiero e lo spinge a organizzare con cura un possibile incontro.

Parte II – Capitolo 6
Parte II – Capitolo 8

▶ I romanzi di Luigi Pirandello

Capitolo 7 – Riassunto e analisi

Riassunto

La lettera inviata da Gregorio Alvignani a Marta nasce da sentimenti soltanto in parte sinceri. A Roma, il deputato è stremato dal lavoro, dalle ambizioni politiche, dalle lotte parlamentari e dalla mancanza di riposo.

Una mattina, osservandosi allo specchio, nota il pallore, le rughe, i capelli diradati e i segni di una precoce decadenza. Seduto davanti agli incartamenti, si scopre incapace di riprendere il lavoro e comprende di aver bisogno di una lunga pausa.

Anche la politica gli procura disgusto. Le polemiche sleali tra maggioranza e opposizione, gli attacchi dei giornali e la chiusura imminente della Camera lo convincono ad allontanarsi temporaneamente da Roma.

Alvignani riconosce inoltre la propria solitudine. Ha raggiunto rapidamente il successo parlamentare, conquistando notorietà e amicizie influenti, ma nessuno ha condiviso intimamente le sue vittorie o lo ha consolato nelle delusioni.

Durante il viaggio verso Palermo, il sole, il verde delle campagne e l’aria che entra dal finestrino gli restituiscono un’improvvisa sensazione di libertà. Il richiamo «Vivere! vivere!» nasce prima come esortazione rivolta a se stesso e soltanto dopo viene indirizzato a Marta.

Giunto in città, prende in affitto una palazzina fuori Porta Nuova, in via Cuba. La casa è appartata, circondata da una corte con colombi e dotata di un terrazzo affacciato sulle montagne e sulla campagna.

Alvignani considera quella dimora il rifugio ideale per recuperare le forze. Ogni mattina, scendendo verso il centro lungo Corso Calatafimi, passa davanti al Collegio Nuovo e pensa che Marta si trovi dentro quell’edificio.

Più volte immagina di entrare e farsi annunciare, ma rinuncia perché non vuole sorprenderla né compromettere la propria posizione. Vorrebbe prima osservarla senza essere visto e preparare attentamente il momento dell’incontro.

La possibilità arriva quando viene invitato a tenere una conferenza nell’aula magna dell’Università. Accetta e sceglie come argomento il rapporto tra arte e coscienza moderna, servendosi degli appunti di un proprio studio filosofico.

Alvignani invita Marta alla conferenza, immaginando di averla davanti mentre parla e di mostrarsi a lei nel pieno del successo. Il discorso ottiene infatti un trionfo, ma Marta non compare tra il pubblico.

Nella sala gremita, Gregorio cerca inutilmente il volto della donna. Scorge soltanto la direttrice del Collegio e, deluso dall’assenza di Marta, quasi dimentica di rispondere agli applausi che lo accolgono.

Analisi

Il capitolo modifica la prospettiva narrativa e presenta dall’interno Gregorio Alvignani. L’uomo che nelle lettere di Marta appariva come un possibile liberatore viene mostrato nella sua ambizione, nella vanità e nelle contraddizioni personali.

La sincerità della lettera è immediatamente ridimensionata. Alvignani desidera davvero tornare alla vita, ma il suo appello a Marta nasce soprattutto dalla propria crisi fisica e morale. Prima di pensare a lei, pensa a salvare se stesso.

Lo specchio assume una funzione rivelatrice. Come Marta nei capitoli precedenti, anche Gregorio si osserva e scopre un’immagine diversa da quella che aveva costruito di sé: non più il giovane politico invincibile, ma un uomo stanco e già avviato verso il declino.

La politica ha dato ad Alvignani prestigio, ma non relazioni autentiche. Il successo pubblico contrasta con la solitudine privata e mostra l’insufficienza della carriera come fondamento dell’identità.

Il viaggio verso Palermo produce in lui una rinascita quasi fisica. Il paesaggio, il movimento del treno e l’aria aperta liberano temporaneamente il corpo dalla pressione del lavoro e fanno apparire possibile una vita meno artificiosa.

La casa di via Cuba rappresenta il desiderio di sottrarsi agli sguardi e agli obblighi sociali. La corte appartata, i colombi e il terrazzo aperto sui monti compongono un ambiente opposto agli uffici, alle aule parlamentari e ai salotti romani.

Anche in questo rifugio, tuttavia, Alvignani non riesce a liberarsi completamente dalla propria parte. Ha bisogno di agire, progettare e controllare gli eventi; perciò trasforma il desiderio di rivedere Marta in una strategia attentamente calcolata.

Il suo interesse per Marta resta ambiguo. La curiosità, l’attrazione e il bisogno di un legame sincero si mescolano alla vanità di verificare quale impressione possa ancora produrre su di lei.

La conferenza diventa infatti una scena preparata per Marta. Alvignani non desidera soltanto incontrarla: vuole che lei lo contempli tra gli applausi, confermando attraverso il proprio sguardo il valore e l’importanza che egli attribuisce a se stesso.

Il tema scelto, dedicato all’arte e alla coscienza contemporanea, rivela inoltre la tendenza di Gregorio a trasformare l’esperienza personale in costruzione intellettuale. Anche il desiderio viene organizzato attraverso idee, schemi e discorsi.

L’assenza di Marta spezza il piano. Il grande successo pubblico perde improvvisamente valore perché manca l’unica spettatrice per la quale, in quel momento, Alvignani aveva realmente preparato la propria esibizione.

Il capitolo si chiude così con un rovesciamento significativo: Gregorio domina l’aula e conquista il pubblico, ma non riesce a ottenere la presenza di Marta. La donna esclusa diventa, senza saperlo, colei che può privare di significato il trionfo dell’uomo potente.

Leggi e ascolta – Voce di Edoardo Camponeschi

▶ Audiolettura completa de L’esclusa

VII.

La lettera di Gregorio Alvignani era, come ogni altra manifestazione de’ suoi sentimenti, sincera in parte.

Veramente a Roma aveva sentito ciò che nella lettera chiamava «la voce sincera della nostra natura…».

Il troppo lavoro sedentario, l’attività mentale incessante, la persistenza prolungata, ininterrotta di sforzi a cui era costretto non solo per sostenere quella vita signorile ch’era abituato a condurre, ma anche per nutrire, giustificare e imporre altrui la pronta sua ambizione ai poteri politici; non compensati dal sonno necessario, dai necessarii riposi intermittenti, lo avevano alla fine stremato, gli avevano cagionato un gran perturbamento nervoso.

E una mattina, davanti allo specchio, gli era avvenuto di notare il pallore del volto quasi disfatto, le rughe alla coda degli occhi, la piega triste delle labbra, i capelli di molto diradati, e se n’era rammaricato profondamente. Entrato poi nello studio e sedutosi davanti alla scrivania tutt’ingombra di pesanti incartamenti disposti con ordine, non aveva saputo metter mano al proseguimento d’alcun lavoro cominciato. Gli s’era imposta così, d’un tratto, la coscienza della propria incapacità d’agire, e aveva pensato che un lungo riposo gli era addirittura indispensabile.

In quei giorni, per giunta, era disgustato della guerra bassa e sleale che alcuni suoi colleghi movevano trivialmente, sia nell’aula del Parlamento, sia nei giornali, al Ministero, di cui anch’egli era oppositore. L’aggressione di quei pochi in mala fede minacciava di coinvolgere tutta l’opposizione nel disgusto, nella nausea della pubblica opinione. Aveva preveduto che la Camera si sarebbe chiusa tra breve con la proroga della sessione parlamentare. E difatti la chiusura era avvenuta pochi giorni dopo.

Divisò allora d’allontanarsi da Roma per ricostituire col riposo le forze e prepararsi così alla prossima lotta. Parlò anche lo specchio ai penosi sentimenti che lo agitavano. Era già su l’altro declivio della vita: s’era messo a discendere: temeva di precipitare; sentiva il bisogno d’aggrapparsi a qualche cosa.

Nella breve carriera parlamentare era stato molto fortunato. S’era messo subito in vista; aveva suscitato invidie e simpatie, destato serie speranze; s’era guadagnate preziose amicizie. Ottenuta così, troppo agevolmente, la vittoria, le immancabili amarezze della politica, molte disillusioni lo avevano afflitto tanto più in quanto che nessuno intorno a lui aveva intimamente gioito dei suoi trionfi, come nessuno adesso lo confortava delle amarezze. Era solo.

Fatti in fretta i preparativi della partenza, appena in viaggio, aveva provato un subitaneo sollievo quasi insperato, come se le nebbie gli si fossero a un tratto diradate attorno. Ecco il sole! ecco il verde nuovo delle campagne! E il treno volava. Bevendo a larghi sorsi l’aria mossa, sibilante, dal finestrino della vettura, aveva già gridato a se stesso, prima che a Marta: «Vivere! vivere!». E l’esaltazione era cresciuta durante tutto il viaggio. Gli era parso di vedere il mondo, la vita, quasi sotto un aspetto nuovo: senza nesso, sotto il sole, nella beatitudine immensa, azzurra e verde del cielo, del mare, della campagna.

Trovò, pochi giorni dopo l’arrivo a Palermo, la casa che in quel momento gli conveniva meglio, in una via deserta, fuori Porta Nuova: in via Cuba, lontana dal centro della città, quasi in campagna.

Era una palazzina d’un sol piano, di signorile aspetto, con un balcone in mezzo e due finestre per ciascun lato.

– Un paradiso! Non ci si può morire… – gli disse il portinaio nell’aprire il portoncino sotto il balcone.

Appena attraversato l’androne, Gregorio Alvignani, nel porre il piede sul primo dei tre scalini d’invito che mettevano in una specie di corte, larga, ammattonata, cinta di muri e scoperta, sussultò improvvisamente a una strepitosa volata di colombi, che andarono ad allinearsi in capo ai due muri di cinta, grugando.

– Quanti colombi!

– Sissignore. Sono del padrone del casino. L’ho in custodia io… Se vossignoria non li vuole, si portano via.

– No, per me, lasciateli; non mi disturbano.

– Come vuole. Vengo io a dar loro da mangiare, due volte al giorno, e a far pulizia.

E il vecchio portinaio li chiamò con un suo verso particolare e col frullo delle dita. Prima uno, poi due insieme, poi tre, poi tutti quanti scesero nella corte al noto richiamo, tubando, allungando il collo, scotendo le testine per guardare di traverso.

A sinistra, accostata al muro, esteriormente sorgeva la scala in due brevi branche molto agevoli. Questa scala a collo, in quella corte, con quei colombi, dava all’abitazione un’aria villereccia molto modesta e allegra.

– Non c’è soggezione di sorta. Vossignoria può guardare tutt’in giro. Nessun occhio ci vede qua dentro: solo Dio e le creature dell’aria, – spiegò il vecchio portinajo.

Salirono a visitare la casa internamente. Erano otto stanze ammobiliate con una certa pretensione d’eleganza. L’Alvignani ne rimase contento.

– Il signorino ha famiglia?

– No, solo.

– Ah, bene. E allora, se volesse cambiato questo letto a due, con uno piccolo… I padroni abitano qui a due passi, sul Corso Calatafimi. Se volesse mangiare in casa, fanno anche pensione. Potrà avere insomma ciò che vorrà.

– Sì, sì, c’intenderemo… – disse l’Alvignani.

– Aspetti: il terrazzo! Deve vederlo: una delizia. Le montagne, signorino mio, si possono toccare così, con le mani.

Ah sì, sì: quello era il rifugio che ci voleva per lui: lì, al cospetto dei monti, alla vista della campagna.

Due giorni dopo vi prese alloggio.

– Qua mi riposerò.

Scendendo ogni mattina in città per il Corso Calatafimi, passava davanti al Collegio Nuovo; guardava il portone, le finestre del vasto edificio; pensava che Marta era là, e si prometteva che l’avrebbe riveduta, non foss’altro, per curiosità. Ma bisognava trovar l’occasione. Pensava: «Potrei entrare, anche adesso; farmi annunziare, vederla e parlarle. No. Così all’improvviso, no. Sarà meglio prevenirla. Ella non sa neppure ch’io sia qui, tanto vicino a lei. Chi sa come la ritroverò? Forse non sarà più come prima…».

Passava oltre, lieto d’avere ancora un buon tratto di via deserta davanti a sé, prima d’entrare in città, dove avrebbe senza dubbio incontrato tanti seccatori.

Era profondamente persuaso del proprio valore, della sua importanza; ma intanto, per ora, l’aria di spigliatezza un po’ petulante a cui s’abbandonava lontano da Roma e dagli affari, modificava a gli occhi altrui piacevolmente quanto d’assoluto era in quella persuasione.

Non aveva ancora ben definito come avrebbe occupato il tempo del suo soggiorno a Palermo. In ozio, no: ozio e noja erano per lui sinonimi. E l’ozio inoltre gli sarebbe riuscito molto pericoloso. Già, da quand’era arrivato, non aveva che un solo pensiero, o (come diceva) una sola curiosità: rivedere Marta.

«Comprerò qualche libro nuovo di letteratura. Leggerò. Continuerò poi, se me ne verrà voglia, i miei appunti su l’Etica relativa. Basta, vedrò.»

Non voleva fermarsi a lungo sopra alcun pensiero. Il suo spirito sonnecchiava nel benessere e si ristorava.

«Non si vuol morire; sfido! Anche quando il cervello è annebbiato di pensieri, il corpo trova tanta ragione di godere: nella mitezza della stagione; in un bel bagno, d’estate; accanto a un buon foco, d’inverno; dormendo, desinando, passeggiando. Gode, e non ce lo dice. Quando parliamo noi? quando riflettiamo? Solamente quando vi siamo costretti da cause avverse; mentre poi in quelle che ci dànno diletto il nostro spirito riposa e tace. Pare così che il mondo sia soltanto pieno di mali. Un’ora breve di dolore c’impressiona lungamente; un giorno sereno passa e non lascia traccia…»

Questa riflessione gli parve giustissima e originale, e sorrise di compiacimento a se stesso. Ma come trovare l’occasione, il mezzo di rivedere Marta? Per quanto cercasse di distrarsi, ritornava col pensiero sempre lì; e sempre si ritrovava intento a escogitare il modo d’ottenere quell’incontro, senza compromissione né per sé né per lei.

Usciva di casa. E camminando, pensava: «Se potessi vederla almeno per istrada, prima, senza farmi scorgere. Ma, e se poi s’accorge di me? Dal primo incontro dipenderà tutto…».

Tutto – che cosa? Gregorio Alvignani rifuggiva dal pensarlo.

«Dal primo incontro dipenderà tutto…»

L’occasione a un tratto gli s’offerse, e gli parve molto propizia. Fu invitato a tenere una conferenza sopra un soggetto di sua scelta nell’aula magna dell’Università. Quantunque non avesse con sé che pochi libri e si trovasse affatto impreparato, pure accettò, dopo essersi lasciato molto pregare. Un largo, eloquente esame della coscienza moderna lo aveva sempre tentato: aveva con sé gli appunti per uno studio iniziato e interrotto su le Trasformazioni future dell’idea morale: se ne sarebbe giovato. Dall’esame della coscienza intendeva passare all’esame delle varie manifestazioni della vita, e principalmente di quella artistica. – Arte e coscienza d’oggi – ecco il titolo della conferenza.

«Le scriverò. La inviterò ad assistere alla conferenza. Così la vedrò, l’avrò davanti a me, parlando.»

Era sicuro del buon successo che non gli era mai mancato, e lo solleticava molto il pensiero che Marta lo avrebbe riveduto lì, tra gli applausi d’un numeroso uditorio.

Tracciò lo schema della conferenza, lo meditò punto per punto, poiché avrebbe parlato e non letto; e quand’ebbe chiara la linea e intero il concetto, soddisfatto di sé, scrisse a Marta la lettera d’invito.

Il trionfo oratorio rispose quel giorno alla conferenza, come e forse più che l’Alvignani stesso non si fosse aspettato; ma non rispose Marta. Egli la cercò con gli occhi nell’ampia sala zeppa di gente; scorse la Direttrice del Collegio, sola: Marta non era venuta. E, come se non avesse inteso, dimenticò di rispondere a gli applausi con cui l’immenso uditorio lo accolse su l’entrare.

Parte II – Capitolo 6
Parte II – Capitolo 8

▶ I romanzi di Luigi Pirandello

Segui PirandelloWeb su Facebook
Partecipa al Gruppo Facebook di PirandelloWeb
Commenta gli articoli, confrontati con altri lettori e scopri curiosità, approfondimenti e discussioni dedicate a Luigi Pirandello e alla sua opera.

Se vuoi contribuire, invia il tuo materiale, specificando se e come vuoi essere citato a
[email protected]

Scopri anche ShakespeareItalia

Argomenti correlati:@L'esclusa