Videoteca – Le due vite di Mattia Pascal – 1985

1985 – Antenne 2
Marcello Mastroianni: Mattia Pascal – Adriano Meis
Senta Berger: Clara
Flavio Bucci: Terenzio Papiano
Laura Morante: Adriana Paleari
Laura del Sol: Romilda Pescatore
Alessandro Haber: Mino Pomino
Sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, Ennio De Concini, Mario Monicelli, Amanzio Todini
Regia di Mario Monicelli

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CRITICA  AL FILM
“Risulta una sorta di ibrido, un Pirandello filtrato dalla commedia italiana, ma senza l’ironia di quello, né la pungente satira di questa. Mattia Pascal, pure interpretato con onestà da Mastroianni, appare un dimesso avventuriero dalla doppia vita, mai veramente ‘fu’, mai preso da dubbi di identità, ma cialtrone come ce n’è tanti nelle nostre cronache rosa e finanziarie, in fuga tra figli illegittimi e dissesti economici, fallito più nella sua immagine sociale che nella sua dimensione esistenziale, latitante per vocazione e condannato all’azzardo. Uno che tenta il colpo, insomma navigatore a vista circondato da pari, ma sempre pronto a scaricare sugli altri il prezzo delle sue sconfitte, vero ‘everyman’ della provincia piccolo-borghese e modesto campione della falsa imprenditoria truffaldina; non finisce in galera per convenzione narrativa, e soprattutto per la suprema indifferenza che occorre a chi non è mai veramente esistito, inconsapevole di sé forse persino nel danno procurato agli altri, fluttuazione statistica al pari di un numero estratto alla roulette. Niente di metafisico, insomma; ma un quadretto italiano purtroppo assai realistico e attuale. In questo, forse, va rintracciata la ragione della storia che Monicelli ci racconta. Che non è, val la pena ripeterlo, assimilabile tematicamente al romanzo pirandelliano, ma che nel conservarne l’involucro ne sconta forse la letterarietà d’origine. La letterarietà come un laccio spesso soffocante, allentato solo talvolta da qualche guizzo di vivacità, come in certe caratterizzazioni del personaggio di Adriana (Laura Morante), e non a caso nell’arbitraria estensione della cocotte del casino. Alla fine però, pur intuendone le strade, non riesce a convincere della conquistata autonomia espressiva, quale il mezzo, e il tema, avrebbero richiesto.” (Gianfranco Damiano, ‘Attualità Cinematografiche’)

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