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La luce che crea illusione. Il lanternino di Mattia Pascal (Tesi)


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La luce che crea illusione, il lanternino di Mattia Pascal

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Di Simone Sudato – In questa tesi l’autore propone una lettura del Fu Mattia Pascal attraverso il simbolismo del lanternino, indagando la crisi dell’identità, il tema della maschera e l’attualità del pensiero pirandelliano tra modernità e condizione contemporanea.

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Simone Sudato

La luce che crea illusione. Il lanternino di Mattia Pascal

Tesi di laurea

Prova finale universitaria
Facoltà: Scienze della Società e della Comunicazione
Corso di Laurea: Lingue e Mercati
Relatore: Prof.ssa Teresa Agovino
Candidato: Simone Sudato (matr. 0122201052)
Anno Accademico: 2024/2025
Sommario
Introduzione
1.1 La prigione della consuetudine
1.2 L’evento scatenante
1.3 La libertà: la nascita di Adriano Meis
2.1 La maschera come necessità sociale
2.2 L’impossibilità di agire
2.3 Il lanternino
3.1 Il sentimento del contrario
3.2 Autobiografia fittizia
3.3 La struttura circolare
Bibliografia

Introduzione

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, pubblicato nel 1904, è uno dei romanzi più significativi del Novecento, per la sua originalità e per la profondità con cui affronta il tema dell’identità e della crisi dell’individuo moderno. Attraverso la vicenda di Mattia Pascal, Pirandello rappresenta il disfacimento delle certezze positiviste, aprendo la strada a una concezione più complessa e problematica dell’esistenza umana. Il protagonista, costretto dalle circostanze a fuggire dalla propria vita e a reinventarsi sotto una nuova identità, diventa il simbolo di una generazione smarrita, incapace di trovare un senso stabile e definitivo nel mondo. La scelta di dedicare questa tesi all’analisi del romanzo nasce dalla volontà di esplorare le molteplici sfaccettature di un racconto che, a distanza di oltre un secolo dalla sua pubblicazione, continua a far riflettere il lettore sulle questioni fondamentali dell’essere, dell’apparire e della libertà.

La storia di Mattia Pascal, uomo che si ritrova a vivere due vite e finisce per non essere più nessuno, offre lo spunto per una riflessione profonda sulla natura dell’identità personale, sulla relatività dei ruoli sociali e sulla maschera come necessità e condanna. Pirandello mette in scena una vera e propria «favola di morte e novella d’amore»[1], in cui il protagonista si muove tra la tragedia e la farsa, tra il desiderio di autenticità e la consapevolezza dell’impossibilità di raggiungerla. Il primo capitolo della tesi si concentra sulla prigione delle consuetudini familiari e sociali, analizzando il contesto storico e culturale in cui nasce il romanzo e la crisi dell’identità che investe il protagonista.

[1]
M. Salvaggio, Nuovi studi Pirandelliani, Cosenza, Pellegrini Editore, 2019, p. 11.

Viene approfondita la figura di Mattia Pascal, il rapporto con la madre e la suocera e infine il ruolo della famiglia come luogo di oppressione e origine della crisi personale. In questa sezione metto in evidenza la capacità di Pirandello di rappresentare con grande finezza psicologica la condizione di disagio e alienazione che caratterizza l’individuo moderno, costretto a vivere secondo regole e convenzioni che non gli appartengono. La famiglia, in particolare, viene rappresentata come il nucleo originario da cui scaturiscono le infinite combinazioni della vita pirandelliana, luogo di conflitto tra tradizione e cambiamento, tra protezione e prigionia. Il giovane Mattia, cresciuto in una campagna ligure lontana dalla civiltà industriale, affronta una serie di eventi che lo porteranno a perdere gli affetti più cari e a maturare la decisione di fuggire dalla propria esistenza, in cerca di una libertà che si rivelerà presto illusoria.

Il secondo capitolo è dedicato alla trasformazione di Mattia in Adriano Meis, alla costruzione della nuova identità e al tema centrale della maschera sociale. La figura di Adriano mostra la duplicità tra essere e apparire, la difficoltà di vivere relazioni autentiche e il senso di estraneità che anima il protagonista. La maschera non è soltanto uno strumento di adattamento alle convenzioni imposte dalla società, ma anche una condizione tragica e ambigua, che separa l’individuo dalla propria verità interiore. Il romanzo mette in scena il conflitto tra la necessità di essere riconosciuti dagli altri e il desiderio di autenticità, mostrando come la costruzione di una nuova identità non possa prescindere dal consenso sociale.

Infine, analizzo il simbolismo del lanternino, introdotto attraverso la filosofia di Anselmo Paleari, che offre una chiave di lettura originale della condizione umana: la luce che ciascuno porta dentro di sé rappresenta la coscienza individuale, capace di illuminare solo una piccola parte della realtà, lasciando il resto nell’ombra dell’ignoto. Il terzo capitolo, si concentra sul sentimento del contrario e sull’umorismo pirandelliano come chiave interpretativa del romanzo. Pirandello distingue tra il comico e l’umoristico, attribuendo a quest’ultimo la capacità di svelare le illusioni che reggono le convenzioni sociali e la costruzione della personalità. Nel romanzo, il sentimento del contrario si manifesta attraverso la riflessione che accompagna l’emozione, trasformando il riso in pietà e offrendo una prospettiva critica sulla realtà.

La struttura circolare della narrazione, il valore di autobiografia fittizia e il ruolo degli oggetti simbolici come lo specchio e l’acquasantiera vengono analizzati per mostrare come la vicenda di Mattia Pascal sia un percorso di introspezione e di continua ridefinizione del sé. La scrittura in prima persona, infatti, diventa il luogo in cui il protagonista può confrontarsi con le proprie ombre, accettando la condizione di identità sospesa e rinunciando alla ricerca di una realizzazione definitiva.

Uno degli aspetti più innovativi del romanzo è la sua capacità di anticipare temi che diventeranno centrali nella letteratura e nella filosofia del Novecento. La crisi dell’io, il relativismo, la maschera sociale, la difficoltà di vivere relazioni autentiche sono questioni che attraversano tutta la produzione pirandelliana e che trovano in Il fu Mattia Pascal una delle espressioni più compiute. Pirandello riesce a mettere in discussione le certezze dell’individuo moderno, mostrando come la vita sia una recita senza fondamento, una farsa trascendentale in cui l’uomo è condannato a oscillare tra parere ed essere. La crisi non è solo individuale, ma universale: la dissoluzione dell’identità personale si accompagna alla perdita di senso della vita sociale, fino a trasformare il protagonista in un’ombra senza nome.

La riflessione sull’identità e sulla maschera si configura come straordinariamente attuale nell’era digitale, in cui la costruzione del sé si articola attraverso inedite modalità di rappresentazione e processi di alienazione. L’individuo contemporaneo, analogamente a Mattia Pascal, persegue l’autenticità, ma tale aspirazione non può prescindere dal riconoscimento sociale, oggi inevitabilmente mediato dalle tecnologie digitali. In questo contesto emergono nuove forme di mascheramento: profili virtuali, filtri, narrazioni identitarie, vere e proprie officine di costruzione del sé, orientate a ottenere consenso e approvazione, ma destinate a dissolversi nella fluidità dell’esperienza digitale.

Pirandello, con la sua analisi lucida e profonda, offre al lettore strumenti critici per comprendere la complessità della condizione umana, invitando a guardare oltre le apparenze e a interrogarsi sul senso della propria esistenza. La tesi vuole offrire una lettura originale e approfondita del romanzo, mettendo in luce la modernità del messaggio pirandelliano e la sua capacità di parlare all’uomo di oggi.

Attraverso l’analisi dei nuclei tematici e simbolici, il confronto con la critica e con le principali interpretazioni filosofiche e letterarie, il lavoro intende mostrare come il romanzo sia ancora oggi un testo attuale, capace di interrogare il lettore sulle questioni fondamentali dell’identità, della libertà e della maschera. L’obiettivo è evidenziare l’eccezionale ricchezza e complessità dell’opera e mostrare come la storia individuale del protagonista costituisca il punto di partenza per una riflessione universale sulla condizione umana. Un invito a confrontarsi con le proprie illusioni, a riconoscere la fragilità dell’identità e ad accettare la tragicità della libertà. La tesi intende accompagnare il lettore in questo viaggio di scoperta e di introspezione, offrendo strumenti critici per comprendere la complessità della condizione umana e la modernità del messaggio pirandelliano.

Approfondimenti nel sito
Il testo integrale del romanzo di Luigi Pirandello, suddiviso in capitoli e corredato da audio letture.
Il capitolo del romanzo nel quale Anselmo Paleari espone ad Adriano Meis la celebre teoria della «lanterninosofia».
Dante Della Terza analizza il rapporto tra lanterninosofia, coscienza individuale e illusione nella costruzione del romanzo.
Marziano Guglielminetti esamina la struttura narrativa, l’umorismo e la crisi dell’identità nel romanzo pirandelliano.

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