14. La via

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La via

14. La via

Dalla Gazzetta letteraria, 12 gennaio 1895, col sottotitolo: Labirinto. – Intermezzo.

Provar per ogni via
come la nostra vita a caso sia.
….

I

Mi trovo qui per caso, di passaggio.
Vi starò quanto men vi potrò stare.

Non che m’annoj, tutt’altro! Anzi il viaggio

m’ha divertito. Ma è pur forza andare.

Dormia, venendo, io dico, e che perciò
che modo per venire e che via tenni

e donde sia venuto ora non so.

Ma poco importa: da una parte venni.

Dove andrò? Non lo so… Ahi, neppur questo!
Ma poco importa: andrò dove che sia.

Quel che piú val è che si faccia presto:

guardarsi attorno, e scegliersi una via.

 

II

Facile a dire, scegliersi una via!
Di vie, ce ne son tante qui. Però

quale sarà la mia?

E come farmi un qualche itinerario,
se finora non so

perché venni, onde venni, dove andrò?
Son cose che si sanno d’ordinario,
quando per un viaggio ci s’avvia.

 

III

Mettiti a camminare,

va’ dove il piè ti porta,

piglia la via piú corta

e piú non dimandare.

Andar dove che sia,

nel dubbio della sorte,

andar verso la morte

per un’ignota via:

ecco il destino. E dunque

fa’ quel che far si deve.

Procura che sia breve.

Tanto, è lo stesso ovunque.

 

IV

Concepito ho il grave dubbio,
ch’ io sia solo a non capire

la mia sorte in mezzo agli uomini…

Certa gente fa stupire!

Non può credersi, guardandola,
che non sia convinta a pieno,

che bisogna restar bestie

per tirare in pace, almeno…

Io mi perdo in vuote indagini
e dimentico la via…

Che la stoffa in me, Dio liberi,

d’un filosofo ci sia?

 

V

Vuoi tu ch’io venga teco ove tu vai?
Triste andar soli, estranei, senza mèta…

Il tempo, innanzi a me, non si concreta

in un desio che i piè mi muova. Andai

finora invan; vuoi tu ch’io venga teco?
vuoi tu ch’io segua un tratto il tuo cammino?

tu l’arbitra sarai del mio destino.

io ti verrò dappresso come un cieco.

Oh amore, oh dolce errore! Al mesto invito,
mi porse ella una man, senza far motto.

Di qua, di là la Bella m’ha condotto.

poi m’ha lasciato, ed io mi son smarrito…

 

VI

Smarrito, smarrito… A guardare
mi sto la gente che viene e che va.

Trascinami l’onda, e a virare

di qua mi passa, perplesso, e di là.

Ma par che ognuno sicuro se’n vada
ad una meta sicura laggiú…

Vi sono forse lí in fondo a la strada?

E ci si va per non sorger mai piú?

 

VII

Ora ho chiesto a piú d’un savio
pe ‘l mio mal qualche consiglio.

M’intronarono di chiacchiere

molti, ed un mi disse: “Figlio,

che ho da dirti? È bene fingerci
qualche cosa innanzi a noi

che ci faccia andar, fantasima

o fantoccio, è uguale! E poi….

poi raggiungerlo. È ne l’ansia
del raggiungere la vita.

Ché il fantoccio cangia immagine

spesso, appena è tra le dita”.

 

VIII

Chi sa, forse per di la’
potrò giungere alla fine;

o di qua, forse… chi sa!

Quanti sassi, quante spine,

quanti fanno al par di me!
Ci arrestiamo a mezza via,

non sappiam bene perché,

nel timore che non sia

la via giusta: e mai cosí
a destin non si perviene,

camminando notte e dí

il perché non si sa bene;

ma è cosí…


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