1934 – La favola del figlio cambiato – Favola in tre atti in cinque quadri

FONTE  Novella «Il figlio cambiato» (1902)
STESURA estate 1930 – estate 1932
PRIMA RAPPRESENTAZIONE 24 marzo 1934 – Roma, Teatro Reale dell’Opera, musica di Gian Francesco Malipiero, interpreti Florica Cristoforeanu e Alessio De Paolis, direttore d’orchestra Gino Marinuzzi. Prima rappresentazione solo testo (senza musica): 27 giugno 1949 a Bari al Teatro Piccinni «Piccolo Teatro della città di Bari».

Premessa
Personaggi, Quadro Primo
Quadro Secondo
Quadro Terzo
Quadro Quarto
Quadro Quinto

Musica di Gian Francesco Malipiero

La favola del figlio cambiato
Valentina Fortunato, La favola del figlio cambiato, 1956

Approfondimenti nel sito:
Sezione Novelle – Il figlio cambiato
Link esterni
guide.supereva.it – Trama
rudoni.ch – Gian Francesco Malipiero – Favoleggiando con Luigi Pirandello

Premessa

        La favola, tre atti in cinque quadri per la musica di Gian Francesco Malipiero, fu rappresentata in prima assoluta a Braunschweig nel gennaio del ’34; la prima rappresentazione italiana avvenne nel marzo del ’34 al Teatro Reale dell’Opera di Roma.

        Pirandello, quasi alla fine della vita e della sua produzione, torna alle popolari credenze della sua Sicilia, già presenti nella novella omonima, Il figlio cambiato (1902); le guarda con benevolenza, scorgendone al di là delle grossolane superstizioni, le radici di profonda umanità.

        Le Donne, streghe dell’aria, che vanno in giro di notte a sostituire bambini belli e sani con altri deformi e malaticci, hanno attuato questo scambio maligno ai danni di una madre. Il suo paffuto e roseo figlioletto è stato trafugato e, al suo posto, la madre ha trovato un bambino misero e malato. La fattucchiera paesana, Vanna Scoma, alla quale la madre si rivolge, le dà un consiglio pieno di grande saggezza. Il figlio trafugato, che è stato portato alla corte di un re, potrà star bene solo se la madre alleverà con affetto e cure l’altro bimbo.

        Il vero figlio, però, nonostante gli onori, è infelice e, per riacquistare la salute, ritorna nel paese dove si trova la madre; improvvisamente la sua malinconia si scioglie e il figlio si sente felice: «Dico che mi godo/ questo tepore che dà/ un’ebbrezza, un’ebbrezza/ che ne vorrei morire. / Questo veramente si chiama/ sentirsi felice». Il figlio, alla fine, rinunciando a tutti gli onori, decide di rimanere presso la madre ritrovata.

        È ancora una volta il motivo della maternità, alla quale Pirandello conferisce un valore sacrale, ad animare questa Favola, che è inserita nei Giganti della montagna come unica pièce che la compagnia di attori guidati da Ilse vuole recitare.

1934 – La favola del figlio cambiato – Favola in tre atti in cinque quadri
Premessa
Personaggi, Quadro Primo
Quadro Secondo
Quadro Terzo
Quadro Quarto
Quadro Quinto

Elenco delle opere in versione integrale

Introduzione al Teatro di Luigi Pirandello

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