«L’innesto» – Sinossi dell’Opera di Luigi Pirandello

Di Paolo Alberti

La commedia «L’Innesto» fu scritta tra l’ottobre e il dicembre del 1917 ma dovette attendere per la prima rappresentazione, a Milano, il 29 gennaio 1919. Le difficoltà per capocomici e attori di affrontare il linguaggio del “nuovo teatro” si era già manifestata e dibattuta con Martoglio e Musco per La Birritta, con Praga per Se non così; questa commedia era stata pensata per Virgilio Talli e per Maria Melato e con lo stesso Talli v’era già stata discussione a proposito di Così è (se vi pare).

da Liber Liber

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l innesto. sinossi
Maria Melato

Chi avesse interesse a conoscere in dettaglio l’intera vicenda relativa alla rappresentazione di questa commedia può leggere quello che ne dice Sabatino Lopez, riferendosi ai carteggi ma anche alla sua personale memoria, rievocata con precisione e delicatezza, in Dal carteggio di Virgilio Talli raccolto da Egisto Roggero (Milano, 1931).

Pirandello, che era solito perorare la causa di suoi amici forse con vigore ancor più deciso che non per se stesso, accomuna l’opportunità di rappresentare L’Innesto con il sostegno all’opera di Rosso di San Secondo Marionette, che passione! che definisce “squisita opera di eccezionale interesse”. Nel dicembre del 1917, appena ultimata la stesura della commedia, Pirandello la invia a Talli e il 14 dicembre in una lettera allo stesso afferma che la commedia è “scritta appositamente per Maria Melato e a lei dedicata”; parlando dell’opera la definisce “audacissima, d’impetuosa passione, nella quale la materialità brutale d’un fatto è riscattata sublimamente e vinta da un ardente spirito d’amore”. Talli, rispondendo, afferma che leggerà L’Innesto e avverte che deve tener conto del momento politico – si era all’immediato indomani della disfatta di Caporetto – e che la commedia di San Secondo avrebbe ottenuto presso il pubblico esito molto diverso da quello che si attende l’autore. In una successiva lettera, dopo aver letto L’innesto, Talli afferma:

“Alla ribalta le sue commedie risultano quali non paiono alla prima lettura. E per capirle bisogna recitarle. Secondo me L’Innesto è meno ricco di doti adatte alla signora Melato di quanto lei può aver pensato. I tre atti mi paiono precipitosi e brutali.”

In sintesi si capisce che Talli trova in questo lavoro di Pirandello non di suo gradimento l’argomento, non sufficiente la forma e in più non adatto alla Melato. Il confronto fra autore e capocomico prosegue anche più aspro (Talli garbatamente accenna al fatto che la vicenda “di guerra” e di “brutalità” che è alla base di L’Innesto è già lo sfondo di L’Invasore di Annie Vivanti, alla quale commedia e alla sua autrice riserva per altro parole tutt’altro che lusinghiere; Pirandello risponde “Io credo […] che Lei […] si trovi in un grave stato di depressione psichica che le annebbia un poco quella bella e chiara intelligenza […]”; ma tra ostacoli di vario tipo non solo derivanti dalla non convergenza di vedute tra i due ma anche da vicende d’altro genere (la querelle esplosa nel 1918 sulla diminuzione dei diritti d’autore alla quale Pirandello partecipò con vigore, la fine della guerra con il difficile ritorno del primogenito Stefano dai campi di prigionia) la commedia andò finalmente in scena il 29 gennaio 1919 ai Filodrammatici di Milano. Come Talli aveva previsto sia il contenuto che la forma non furono facilmente assimilati e accettati dal pubblico. La contestazione fu ancora più marcata a Torino e sfociò in gazzarra a Roma. I critici, pur deplorando le intemperanze del pubblico, tendono in maggioranza a sottolineare la “scabrosità” dell’argomento.

La protagonista Laura è vittima di violenza da parte di uno sconosciuto. La reazione del marito Giorgio appare abnorme (Talli parla di “odiose smanie gelose”) e pare che l’oltraggio lo abbia subito lui. Tuttavia avviene alla fine del primo atto l’abbraccio pacificatore. La violenza subita conduce a una gravidanza. L’innesto per attecchire ha necessità che la pianta sia “in succhio”, così apprende Laura da un colloquio con un vecchio giardiniere; l’immagine la colpisce e la vuole trasferire sul suo corpo brutalizzato: la gravidanza ha potuto verificarsi perché il suo corpo è “in amore” e questo amore non può essere che per Giorgio. Lo vuole quindi convincere ad accettare la cosa mentre lui spinge per l’aborto. Idea che fa inorridire Laura. Talli definisce “troppo consueto” il sentimento materno che conduce al lieto fine.

Il testo della commedia così come fu recitata nel 1919 si trova in «Rivista di Milano» n. 10 del 20 febbraio 1919. Questo e-book riproduce la prima edizione in volume che è del 1921 edita dai fratelli Treves, IV volume della raccolta Maschere nude. Rispetto alla prima edizione in rivista e alle rappresentazioni teatrali del 1919 siamo di fronte a una non trascurabile revisione con l’introduzione di una nuova e fondamentale scena alla fine del secondo atto. Trascurabili invece le revisioni dell’edizione Bemporad del 1925 che si limita a correggere alcune costruzioni di forma palesemente influenzate da dialetto meridionale.

Dopo l’insuccesso di Talli nessuna compagnia osò rappresentare L’Innesto fino al 1927 quando Pirandello stesso decise di allestire la commedia con i propri attori e con Marta Abba protagonista ottenendo reazioni più pacate ma simili nella sostanza a quelle di otto anni prima. Più nulla per cinquant’anni fino alla riproposizione a Milano nel 1978 per opera di Fabio Battistini e a quella della Cooperativa Plautina a Roma nel 1981. I tempi cambiati consentirono finalmente alla critica di valutare il testo con occhio meno prevenuto ma l’interesse degli operatori del teatro non è andato comunque oltre. Nel 2015 però Michele Placido si è liberamente ispirato al testo di Pirandello per il suo film La scelta dove Laura e Giorgio sono interpretati da Raoul Bova e Ambra Angolini.

Paolo Alberti

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