Il vecchio Dio – Audiolibro

Il vecchio Dio audiolibro
Wilhelm Runze (1887 – 1972), Two old men in conversation on the bench in garden

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 26 maggio 1901, poi in Quand’ero matto, Streglio, Torino 1902

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             Smilzo, un po’ curvo, con un abitino di tela che gli sventolava addosso, l’ombrello aperto sulla spalla e il vecchio panama in mano, il signor Aurelio s’avviava ogni giorno per la sua speciosa villeggiatura.

             Un posto aveva scoperto, un posto che non sarebbe venuto in mente a nessuno; e se ne beava tra sé e sé, quando ci pensava, stropicciandosi le manine nervose.

             Chi sui monti, chi in riva al mare, chi in campagna: lui, nelle chiese di Roma. Perché no? Non ci si sta forse freschi più che in un bosco? E in santa pace, anche. Nei boschi, gli alberi; qui, le colonne delle navate; lì, all’ombra delle frondi; qui, all’ombra del Signore.

             – Eh, come si fa? Ci vuol pazienza.

             Aveva anche lui, un tempo, una bella campagna sotto Perugia, ricca di cipressetti densi, e lunghesso il canale quell’eleganza di gracili salci violetti e tanto dolce azzurro d’ombra che dilaga; la magnifica villa, con dentro una preziosa raccolta d’oggetti d’arte; ah, quella poi! invidiato decoro di casa Vetti! Gli restavano le chiese, ora, per villeggiare.

             – Eh, come si fa? Ci vuol pazienza.

             Da parecchi anni a Roma, non gli era ancora riuscito di visitarne tutte le chiese più famose. L’avrebbe fatto quest’anno per villeggiatura.

             Speranze, illusioni, ricchezza e tant’altre belle cose aveva perduto il signor Aurelio lungo il cammino della vita: gli era solo rimasta la fede in Dio ch’era, tra il bujo angoscioso della rovinata esistenza, come un lanternino: un lanternino ch’egli, andando così curvo, riparava alla meglio, con trepida cura, dal gelido soffio degli ultimi disinganni. Errava come sperduto in mezzo al rimescolio della vita, e nessuno più si curava di lui.

             «Non importa: Dio mi vede!» si esortava in cuor suo.

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