121. Il capretto nero – Novella, con audio

Novella dalla Raccolta “Donna Mimma” (1925)¬†

3. Il capretto nero Р1913 

Prima pubblicazione: Corriere della Sera, 31 dicembre 1913, poi in Un cavallo nella luna, Treves, Milano 1918.

Il capretto nero
Frederick Karl Frieseke (1874 – 1839), Donna con capra. Immagine dal Web.

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Leggi e ascolta

             Senza dubbio il signor Charles Trockley ha ragione. Sono anzi disposto ad ammettere che il signor Charles Trockley non può aver torto mai, perché la ragione e lui sono una cosa sola. Ogni mossa, ogni sguardo, ogni parola del signor Charles Trockley sono così rigidi e precisi, così ponderati e sicuri, che chiunque, senz’altro, deve riconoscere che non è possibile che il signor Charles Trockley, in qual si voglia caso, per ogni questione che gli sia posta, o incidente che gli occorra, stia dalla parte del torto.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Io e lui, per portare un esempio, siamo nati lo stesso anno, lo stesso mese e quasi lo stesso giorno; lui, in Inghilterra, io in Sicilia. Oggi, quindici di giugno, egli compie quarantotto anni; quarantotto ne compir√≤ io il giorno ventotto. Bene: quant‚Äôanni avremo, lui il quindici, e io il ventotto di giugno dell‚Äôanno venturo? Il signor Trockley non si perde; non esita un minuto; con sicura fermezza sostiene che il quindici e il ventotto di giugno dell‚Äôanno venturo lui e io avremo un anno di pi√Ļ, vale a dire quarantanove.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†√ą possibile dar torto al signor Charles Trockley?

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Il tempo non passa ugualmente per tutti. Io potrei avere da un sol giorno, da un‚Äôora sola pi√Ļ danno, che non lui da dieci anni passati nella rigorosa disciplina del suo benessere; potrei vivere, per il deplorevole disordine del mio spirito, durante quest‚Äôanno, pi√Ļ d‚Äôuna intera vita. Il mio corpo, pi√Ļ debole e assai meno curato del suo, si √® poi, in questi quarantotto anni, logorato quanto certamente non si logorer√† in settanta quello del signor Trockley. Tanto vero ch‚Äôegli, pur coi capelli tutti bianchi d‚Äôargento, non ha ancora nel volto di gambero cotto la minima ruga, e pu√≤ ancora tirare di scherma ogni mattina con giovanile agilit√†.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Ebbene, che importa? Tutte queste considerazioni, ideali e di fatto, sono per il signor Charles Trockley oziose e lontanissime dalla ragione. La ragione dice al signor Charles Trockley che io e lui, a conti fatti, il quindici e il ventotto di giugno dell‚Äôanno venturo avremo un anno di pi√Ļ, vale a dire quarantanove.

             Premesso questo, udite che cosa è accaduto di recente al signor Charles Trockley e provatevi, se vi riesce, a dargli torto.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Lo scorso aprile, seguendo il solito itinerario tracciato dal Baedeker per un viaggio in Italia, Miss Ethel Holloway, giovanissima e vivacissima figlia di Sir W. H. Holloway, ricchissimo e autorevolissimo Pari d‚ÄôInghilterra, capit√≤ in Sicilia, a Girgenti, per visitarvi i maravigliosi avanzi dell‚Äôantica citt√† dorica. Allettata dall‚Äôincantevole piaggia tutta in quel mese fiorita del bianco fiore dei mandorli al caldo soffio del mare africano, pens√≤ di fermarsi pi√Ļ d‚Äôun giorno nel grande Hotel des Temples che sorge fuori dell‚Äôerta e misera cittaduzza d‚Äôoggi, nell‚Äôaperta campagna, in luogo amenissimo.

             Da ventidue anni il signor Charles Trockley è vice-console d’Inghilterra a Girgenti, e da ventidue anni, ogni giorno, sul tramonto, si reca a piedi, col suo passo elastico e misurato, dalla città alta sul colle alle rovine dei Tempii akragantini, aerei e maestosi su l’aspro ciglione che arresta il declivio della collina accanto, la collina akrea, su cui sorse un tempo, fastosa di marmi, l’antica città da Pindaro esaltata come bellissima tra le città mortali.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Dicevano gli antichi che gli Akragantini mangiavano ogni giorno come se dovessero morire il giorno dopo, e costruivano le loro case come se non dovessero morir mai. Poco ora mangiano, perch√© grande √® la miseria nella citt√† e nelle campagne, e delle case della citt√† antica, dopo tante guerre e sette incendii e altrettanti saccheggi, non resta pi√Ļ traccia. Sorge al posto di esse un bosco di mandorli e d‚Äôolivi saraceni, detto perci√≤ il Bosco della Civita. E i chiomati olivi cinerulei s‚Äôavanzano in teoria fin sotto alle colonne dei Tempii maestosi e par che preghino pace per quei clivi abbandonati. Sotto il ciglione scorre, quando pu√≤, il fiume Akragas che Pindaro glorific√≤ come ricco di greggi. Qualche greggiola di capre, attraversa tuttavia il letto sassoso del fiume: s‚Äôinerpica sul ciglione roccioso e viene a stendersi e a rugumare il magro pascolo all‚Äôombra solenne dell‚Äôantico tempio della Concordia, integro ancora. Il caprajo, bestiale e sonnolento come un arabo, si sdraja anche lui sui gradini del pronao dirupati e trae qualche suono lamentoso dal suo zufolo di canna.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Al signor Charles Trockley questa intrusione delle capre nel tempio √® sembrata sempre un¬íorribile profanazione; e innumerevoli volte ne ha fatto formale denunzia ai custodi dei monumenti, senza ottener mai altra risposta che un sorriso di filosofica indulgenza e un‚Äôalzata di spalle. Con veri fremiti d‚Äôindignazione il signor Charles Trockley di questi sorrisi e di queste alzate di spalle s‚Äô√® lagnato con me che qualche volta lo accompagno in quella sua quotidiana passeggiata. Avviene spesso che, o nel tempio della Concordia, o in quello pi√Ļ su di Hera Lacinia, o nell‚Äôaltro detto volgarmente dei Giganti, il signor Trockley s‚Äôimbatta in comitive di suoi compatriotti, venute a visitare le rovine. E a tutti egli fa notare, con quell‚Äôindignazione che il tempo e l‚Äôabitudine non hanno ancora per nulla placato o affievolito, la profanazione di quelle capre sdrajate e rugumanti all‚Äôombra delle colonne. Ma non tutti gl‚Äôinglesi visitatori, per dir la verit√†, condividono l‚Äôindignazione del signor Trockley. A molti anzi sembra non privo d‚Äôuna certa poesia il riposo di quelle capre nei Tempii, rimasti come sono ormai solitari in mezzo al grande e smemorato abbandono della campagna. Pi√Ļ d‚Äôuno, con molto scandalo del signor Trockley, di quella vista si mostra anzi lietissimo e ammirato.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Pi√Ļ di tutti lieta e ammirata se ne mostr√≤, lo scorso aprile, la giovanissima e vivacissima Miss Ethel Holloway. Anzi, mentre l‚Äôindignato vice-console stava a darle alcune preziose notizie archeologiche, di cui n√© il Baedeker n√© altra guida hanno ancor fatto tesoro, Miss Ethel Holloway commise l‚Äôindelicatezza di voltargli le spalle improvvisamente per correr dietro a un grazioso capretto nero, nato da pochi giorni, che tra le capre sdrajate springava qua e l√† come se per aria attorno gli danzassero tanti moscerini di luce, e poi di quei suoi salti arditi e scomposti pareva restasse lui stesso sbigottito, che ancora ogni lieve rumore, ogni alito d‚Äôaria, ogni piccola ombra, nello spettacolo per lui tuttora incerto della vita, lo facevano rabbrividire e fremer tutto di timidit√†.

             Quel giorno, io ero col signor Trockley, e se molto mi compiacqui della gioja di quella piccola Miss, così di subito innamorata del capretto nero, da volerlo a ogni costo comperare; molto anche mi dolsi di quanto toccò a soffrire al povero signor Charles Trockley.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď ¬†¬† Comperare il capretto?

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď ¬†¬† S√¨, s√¨! comperare subito! subito!

             E fremeva tutta anche lei, la piccola Miss, come quella cara bestiolina nera; forse non supponendo neppur lontanamente che non avrebbe potuto fare un dispetto maggiore al signor Trockley, che quelle bestie odia da tanto tempo ferocemente.

             Invano il signor Trockley si provò a sconsigliarla, a farle considerare tutti gl’impicci che le sarebbero venuti da quella compera: dovette cedere alla fine e, per rispetto al padre di lei, accostarsi al selvaggio caprajo per trattar l’acquisto del capretto nero.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Miss Ethel Holloway, sborsato il denaro della compera, disse al signor Trockley che avrebbe affidato il suo capretto al direttore dell‚ÄôHotel des Temples, e che poi, appena ritornata a Londra, avrebbe telegrafato perch√© la cara bestiolina, pagate tutte le spese, le fosse al pi√Ļ presto recapitata; e se ne torn√≤ in carrozza all‚Äôalbergo, col capretto belante e guizzante tra le braccia.

             Vidi, incontro al sole che tramontava fra un mirabile frastaglio di nuvole fantastiche, tutte accese sul mare che ne splendeva sotto come uno smisurato specchio d’oro, vidi nella carrozza nera quella bionda giovinetta gracile e fervida allontanarsi infusa nel nembo di luce sfolgorante; e quasi mi parve un sogno. Poi compresi che, avendo potuto, pur tanto lontana dalla sua patria, dagli aspetti e dagli affetti consueti della sua vita, concepir subito un desiderio così vivo, un così vivo affetto per un piccolo capretto nero, ella non doveva avere neppure un briciolo di quella solida ragione, che con tanta gravità governa gli atti, i pensieri, i passi e le parole del signor Charles Trockley.

             E che cosa aveva allora al posto della ragione la piccola Miss Ethel Holloway?

             Nient’altro che la stupidaggine, sostiene il signor Charles Trockley con un furore a stento contenuto, che quasi quasi fa pena, in un uomo come lui, sempre così compassato.

             La ragione del furore è nei fatti che son seguiti alla compera di quel capretto nero.

             Miss Ethel Holloway partì il giorno dopo da Girgenti. Dalla Sicilia doveva passare in Grecia, dalla Grecia, in Egitto; dall’Egitto nelle Indie.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†√ą miracolo che, arrivata sana e salva a Londra su la fine di novembre, dopo circa otto mesi e dopo tante avventure che certamente le saranno occorse in un cos√¨ lungo viaggio, si sia ancora ricordata del capretto nero comperato un giorno lontano tra le rovine dei Tempii akragantini in Sicilia.

             Appena arrivata, secondo il convenuto, scrisse per riaverlo al signor Charles Trockley.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†L‚ÄôHotel des Temples si chiude ogni anno alla met√† di giugno per riaprirsi ai primi di novembre. Il direttore, a cui Miss Ethel Holloway aveva affidato il capretto, alla met√† di giugno, partendo, lo aveva a sua volta affidato al custode dell‚Äôalbergo, ma senz‚Äôalcuna raccomandazione, mostrandosi anzi seccato pi√Ļ d‚Äôun po‚Äô del fastidio che gli aveva dato e seguitava a dargli quella bestiola. Il custode aspett√≤ di giorno in giorno che il viceconsole signor Trockley, per come il direttore gli aveva detto, venisse a prendersi il capretto per spedirlo in Inghilterra, poi, non vedendo comparir nessuno, pens√≤ bene, per liberarsene, di darlo in consegna a quello stesso caprajo che lo aveva venduto alla Miss, promettendoglielo in dono se questa, come pareva, non si fosse pi√Ļ curata di riaverlo, o un compenso per la custodia e la pastura, nel caso che il vice-console fosse venuto a chiederlo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†Quando, dopo circa otto mesi, arriv√≤ da Londra la lettera di Miss Ethel Holloway, tanto il direttore dell‚ÄôHotel des Temples, quanto il custode, quanto il caprajo si trovarono in un mare di confusione; il primo per aver affidato il capretto al custode; il custode per averlo affidato al caprajo, e questi per averlo a sua volta dato in consegna a un altro caprajo con le stesse promesse fatte a lui dal custode. Di questo secondo caprajo non s‚Äôavevano pi√Ļ notizie. Le ricerche durarono pi√Ļ d‚Äôun mese. Alla fine, un bel giorno, il signor Charles Trockley si vide presentare nella sede del vice-consolato in Girgenti un orribile bestione cornuto, fetido, dal vello stinto rossigno strappato e tutto incrostato di sterco e di mota, il quale, con rochi, profondi e tremuli belati, a testa bassa, minacciosamente, pareva domandasse che cosa si volesse da lui, ridotto per necessit√† di cose in quello stato, in un luogo cos√¨ strano dalle sue consuetudini.

             Ebbene, il signor Charles Trockley, secondo il solito suo, non si sgomentò minimamente a una tale apparizione; non tentennò un momento: fece il conto del tempo trascorso, dai primi d’aprile agli ultimi di dicembre, e concluse che, ragionevolmente, il grazioso capretto nero d’allora poteva esser benissimo quest’immondo bestione d’adesso. E senza neppure un’ombra d’esitazione rispose alla Miss, che subito gliel’avrebbe mandato da Porto Empedocle col primo vapore mercantile inglese di ritorno in Inghilterra. Appese al collo di quell’orribile bestia un cartellino con l’indirizzo di Miss Ethel Holloway e ordinò che fosse trasportata alla marina. Qui, lui stesso, mettendo a grave repentaglio la sua dignità, si tirò dietro con una fune la bestia restia per la banchina del molo, seguito da una frotta di monellacci; la imbarcò sul vapore in partenza, e se ne ritornò a Girgenti, sicurissimo d’aver adempiuto scrupolosamente all’impegno che s’era assunto, non tanto per la deplorevole leggerezza di Miss Ethel Holloway, quanto per il rispetto dovuto al padre di lei.

             Jeri, il signor Charles Trockley è venuto a trovarmi in casa in tali condizioni d’animo e di corpo, che subito, costernatissimo, io mi son lanciato a sorreggerlo, a farlo sedere, a fargli recare un bicchier d’acqua.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď Per amor di Dio, signor Trockley, che vi √® accaduto?

             Non potendo ancora parlare, il signor Trockley ha tratto di tasca una lettera e me l’ha porta.

             Era di Sir H. W. Holloway, Pari d’Inghilterra, e conteneva una filza di gagliarde insolenze al signor Trockley per l’affronto che questi aveva osato fare alla figliuola Miss Ethel, mandandole quella bestia immonda e spaventosa.

             Questo, in ringraziamento di tutti i disturbi, che il povero signor Trockley s’è presi.

             Ma che si aspettava dunque quella stupidissima Miss Ethel Holloway? Si aspettava che, a circa undici mesi dalla compera, le arrivasse a Londra quello stesso capretto nero che springava piccolo e lucido, tutto fremente di timidezza tra le colonne dell’antico Tempio greco in Sicilia? Possibile? Il signor Charles Trockley non se ne può dar pace.

             Nel vedermelo davanti in quello stato, io ho preso a confortarlo del mio meglio, riconoscendo con lui che veramente quella Miss Ethel Holloway dev’essere una creatura, non solo capricciosissima, ma oltre ogni dire irragionevole.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď ¬†¬† Stupida! stupida! stupida!

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď ¬†¬† Diciamo meglio irragionevole, caro signor Trockley, amico mio. Ma vedete, ‚Äď (mi son permesso d‚Äôaggiungere timidamente) ‚Äď ella, andata via lo scorso aprile con negli occhi e nell‚Äôanima l‚Äôimmagine graziosa di quel capretto nero, non poteva, siamo giusti, far buon viso (cos√¨ irragionevole com‚Äô√® evidentemente) alla ragione che voi, signor Trockley, le avete posta davanti all‚Äôimprovviso con quel caprone mostruoso che le avete mandato.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď ¬†¬† Ma dunque? ‚Äď mi ha domandato, rizzandosi e guardandomi con occhio nemico, il signor Trockley. ‚Äď Che avrei dovuto fare, dunque, secondo voi?

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†‚Äď ¬†¬† Non vorrei, signor Trockley, ‚Äď mi sono affrettato a rispondergli imbarazzato, ‚Äď non vorrei sembrarvi anch‚Äôio irragionevole come la piccola Miss del vostro paese lontano, ma al posto vostro, signor Trockley, sapete che avrei fatto io? O avrei risposto a Miss Ethel Holloway che il grazioso capretto nero era morto per il desiderio de‚Äô suoi baci e delle sue carezze; o avrei comperato un altro capretto nero, piccolo piccolo e lucido, simile in tutto a quello da lei comperato lo scorso aprile e gliePavrei mandato, sicurissimo che Miss Ethel Holloway non avrebbe affatto pensato che il suo capretto non poteva per undici mesi essersi conservato cos√¨ tal quale. Seguito con ci√≤, come vedete, a riconoscere che Miss Ethel Holloway √® la creatura pi√Ļ irragionevole di questo mondo e che la ragione sta intera e tutta dalla parte vostra, come sempre, caro signor Trockley, amico mio.

Indice della Raccolta Donna Mimma
01 – Donna Mimma – 1917
02 – L’abito nuovo – 1913
03 – Il capretto nero – 1913
04 – Sedile sotto un vecchio cipresso – 1924
05 – Il gatto, un cardellino e le stelle – 1917
06 – La vendetta del cane – 1913
07 – Rondone e Rondinella – 1913
08 – Quando si comprende – 1918
09 – Un cavallo nella luna – 1907
10 – Resti mortali – 1924
11 – Paura d’esser felice – 1911
12 – Visitare gl’infermi – 1896
13 – I pensionati della memoria – 1913
¬Ľ¬Ľ Elenchi di tutte le novelle
¬Ľ¬Ľ¬†Elenco delle raccolte

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