Guglielminetti Marziano – Pirandello

Pirandellos story

Una monografia a tutto tondo, sull’opera e sulla vita dello scrittore siciliano, riletto alla luce delle acquisizioni critiche più recenti, ma anche con numerosi nuovi spunti interpretativi. Questo il senso del lavoro di Marziano Guglielminetti, docente di Letteratura italiana all’Università di Torino e uno dei nostri massimi italianisti, nel suo libro su Pirandello.

Marziano Guglielminetti
Pirandello

Salerno Editrice – Collana Sestante – 2006 – pp. 416
Prezzo di copertina Euro 21,00

Pirandello una monografia

Quarta di copertina

Autore inquietante e problematico di perenne attualità, Luigi Pirandello (Agrigento 1867 – Roma 1936) affrontò l’inafferrabilità e incertezza della realtà quotidiana attraverso temi, personaggi e ambienti dei più svariati con una carica innovativa senza precedenti, riscuotendo successo e popolarità soprattutto grazie al pubblico comune, lontano dalle discussioni critiche dei contemporanei.
Marziano Guglielminetti, maestro degli studi italianistici contemporanei, abbandonando concezioni critiche ormai desuete (marxiste, storico-sociologiche, psicoanalitiche, ecc.) indaga nella vita e nell’opera di Pirandello, narratore, umorista e drammaturgo, avvalendosi dei documenti epistolari e diaristici resi noti negli ultimi anni, ma anche, e soprattutto, delle parole e vicende dei suoi personaggi. Dai romanzi più noti, come Il fu Mattia Pascal o Uno nessuno centomila, ai suoi capolavori del teatro (i «grotteschi», nonché Sei personaggi in cerca d’autoreI Giganti della montagna, ecc.) senza dimenticare i racconti delle Novelle per un anno (divise in veristiche, umoristiche e “surreali”), ogni opera trova ampia trattazione, “scandagliata” nel suo intreccio, nelle riflessioni in essa contenute, nella tipologia dei suoi protagonisti, nonché nelle scelte linguistiche ed espressive che mai si rivelano superficiali o casuali, secondo una letterarietà volutamente “disattenta” alla forma estetica in favore di soluzioni di tipo espressionistico.
Ne emerge un ritratto esauriente e brillante, in cui il percorso artistico e umano dello scrittore è osservato attraverso la lente di una produzione letteraria che rivela una creatività e una libertà sempre feconde, nei riguardi della cultura fascista dominante, nei confronti della psicanalisi e di ogni facile filosofia dell’esistenza.

Marziano Guglielminetti
(Torino, 1937 – 2006)

Ha insegnato letteratura italiana nella facoltà di Lettere dell’università di Torino dal 1971 alla morte, dando vita a una scuola molto valida e attiva. Nella sua lunga attività di critico ha mostrato ampiezza di interessi, duttilità di metodo e capacità di sperimentare maniere diverse di interpretazione. All’inizio accolse molte sollecitazioni dello strutturalismo (Struttura e sintassi del romanzo italiano del primo Novecento, 1964 e 1986), ma poi utilizzò sopra tutto metodi storicistici di vario impianto per compiere indagini su quasi tutta letteratura italiana. La sua produzione è stata molto ampia e varia. Devono essere ricordati almeno i volumi C. Rebora (1961), Tecnica e invenzione nell’opera di G. B. Marino (1964), Petrarca fra Abelardo ed Eloisa e altri saggi di letteratura italiana (1969), la contestazione del reale (1974), Sbarbaro poeta ed altri liguri (1983), la cornice e il furto. Studi sulla novella del Cinquecento (1984), la «scuola dell’ironia». Gozzano e i viciniori (1986), Gertrude, Tristano e altri malnati. Studi sulla letteratura romantica (1988), Sulla novella italiana (1990), Manierismo e Barocco (1990), A chiarezza di me. D’Annunzio e la scrittura dell’io (1993), Dalla parte dell’io, saggi sull’autobiografia, il diario, le lettere e le interviste nella letteratura del Novecento (2001).

Ha curato numerose edizioni, fra cui quelle delle lettere di Marino (1966), delle opere di Battista Guarini (1971), dei Novellieri del Cinquecento (1962), della Gerusalemme liberata (1979, 1994) e del teatro (1983) di Torquato Tasso. Particolare interesse portò alla letteratura di viaggio e all’autobiografia, stimolando anche edizioni e studi altrui. Ricordo per la prima Viaggiatori del Seicento (1967) e l’edizione del libro piccolo di meraviglie di Jacopo  da Sanseverino (1985); per la seconda Memoria e scrittura. l’autobiografia da Dante a Cellini (1977). Socio dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia dell’Arcadia, dirigeva il  Centro  di  Studi  di  Letteratura Italiana in Piemonte “Guido Gozzano e Cesare Pavese” dell’Università di Torino.

Recensione al libro
di Roberto Carnero

da stpauls.it

Una monografia a tutto tondo, sull’opera e sulla vita dello scrittore siciliano, riletto alla luce delle acquisizioni critiche più recenti, ma anche con numerosi nuovi spunti interpretativi. Questo il senso del lavoro di Marziano Guglielminetti, docente di Letteratura italiana all’Università di Torino e uno dei nostri massimi italianisti, nel suo libro su Pirandello.

Il volume tocca tutta l’opera di Pirandello, anche le sue cose minime, e intreccia la narrativa e il teatro (e in parte anche il cinema). L’autore mostra infatti come questi due generi in Pirandello non possano essere separati o letti a compartimenti stagni. I testi su cui l’analisi insiste maggiormente sono quelli più noti: Il fu Mattia Pascal, i Sei personaggi in cerca d’autore, l’Enrico IV, I giganti della montagna... Ma Guglielminetti dedica anche una particolare attenzione alla ricca produzione novellistica di Pirandello, offrendo al lettore informazioni di sicuro interesse. Pirandello viene poi svincolato dai modelli italiani, anche da Verga, che pure aveva agito sulla sua formazione in maniera non episodica, per evidenziarne tutta la statura europea. In tal senso Dostoevskij viene identificato come l’autore meno lontano, per la comunanza ai due scrittori dei temi della disperazione, dei contrasti e dei dissidi interiori dei personaggi.

Non manca qualche punta polemica, per esempio nei confronti della critica marxista e di quella psicanalitica. Quanto al primo filone di studi, Guglielminetti contesta l’idea di uno scrittore borghese, traditore della classe operaia e contadina, sottolineando invece la sua simpatia e vicinanza verso quanti soffrono perché incompresi, malati, emarginati. Quanto all’approccio psicanalitico, viene rifiutata l’immagine dello scrittore incestuoso, basata su una lettura a senso unico di alcuni testi, come i Sei personaggi in cerca d’autore, e sulla sua esperienza familiare complessa e problematica.

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