Classifica delle novelle più lette

Novelle per un anno, introduzione

Classifica delle novelle più lette

            Nel 1922, quando uscì Scialle nero, come primo di quelli che dovevano essere, nelle intenzioni, i ventiquattro volumi di Novelle per un anno, Pirandello volle farlo precedere da un’«Avvertenza», che ritenne tanto importante da ripubblicarla nei successivi dodici volumi, fino alla raccolta Candelora del 1928.

            Lo spirito unitario, che doveva aver presieduto alla programmazione della silloge, vi risulta espresso esplicitamente dall’autore, che addirittura afferma: «Avrei desiderato che tutt’intera la raccolta fosse contenuta in un volume solo». Fu, invece, costretto, per esigenze editoriali, ad accettarne la suddivisione in ventiquattro libri, ciascuno dei quali avrebbe dovuto contenere quindici novelle. Potè pubblicarne soltanto quattordici, il quindicesimo è uscito postumo.

            A quei quindici volumi s’è poi aggiunta, come sedicesimo, l’Appendice; essa comprende le novelle non incluse dall’autore nei primi quattordici volumi, né inserite dai curatori, subito dopo la sua morte, nella raccolta Una giornata, oltre alle novelle ritrovate da Manlio Lo Vecchio Musti nella ricerca effetuata per incarico della Mondadori sui periodici ai quali Pirandello collaborava abitualmente. In complesso l’Appendice (edizione «I Meridiani») è composta di ventisei novelle. E poiché la raccolta II vecchio Dio ne contiene dodici invece che quindici, e la raccolta Berecche e la guerra soltanto otto, l’intero corpo delle Novelle per un anno raggiunge il numero di duecentoquarantuno racconti, che è comunque un traguardo da primato nel quadro della novellistica italiana.

            C’è da chiedersi come mai Pirandello abbia concepito e incominciato a realizzare nel 1922 un così vasto disegno (prevedeva per lo meno trecentosessanta racconti) proprio mentre la sua attività teatrale era tanto intensa: dal 1922 al 1928 corre, tra l’altro, il periodo delle rielaborazioni dei suoi drammi. Già la sua esigenza di proporre in maniera unitaria il teatro lo aveva indotto nel 1918 a mettere insieme undici commedie in un’unica raccolta dal titolo Maschere nude. Anche per la silloge dei racconti non si trattava soltanto di raccogliere novelle già pubblicate. L’autore precisa nell’«Avvertenza»: «Ogni volume ne conterrà non poche nuove, e di quelle già edite alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là, e tutte insomma rielaborate con lunga e amorosa cura».

            Era dunque un programma molto impegnativo e anche un atto di fede nella narrativa e nelle proprie capacità inventive per raggiungere il traguardo fissato, mentre era incalzato dal successo delle sue commedie in Italia e all’estero.

            Forse la ragione di tanta cura e di tanto amore per le sue novelle è che in esse, riunite «in un sol corpo», vede riflessa finalmente «intera», come in tanti specchi, la sua visione del mondo. Lo dice, nel periodo finale dell’«Avvertenza»: nell’atto di scusarsi con i lettori, l’autore esprime la speranza che «vorranno usargli venia, se dalla concezione ch’egli ebbe del mondo e della vita troppa amarezza e scarsa gioja avranno e vedranno in questi tanti piccoli specchi che la riflettono tutta».

            Ma non si può fare a meno di pensare anche ad un’altra ragione che lo teneva legato alle sue novelle: in esse poteva esprimere direttamente pensieri e sentimenti, dare rapida e compiuta misura alle sue invenzioni e alle sue intuizioni, senza la temuta mediazione di attori e registi che potevano travisarli. Era questo per luì un vero problema.

Se vuoi contribuire, invia il tuo materiale, specificando se e come vuoi essere citato a
pirandelloweb.com@gmail.com

ShakespeareItalia