Abba Marta – Caro maestro….

Marta Abba – Caro maestro….

Biblioteca Pirandelliana

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Marta Abba - Caro maestro....Marta Abba

Caro maestro….

Lettere a Luigi Pirandello (1926-1936)

a cura di Pietro Frassica

Mursia Editore – 1994
Collana Primapersona – pp. 408
prezzo di copertina Euro 18,90

Questa raccolta copre un periodo che va dal 1926 al 1936. E’ a partire dal settembre del 1929 che inizia veramente la corrispondenza, mentre l’attrice sta allestendo una propria Compagnia che la terrà impegnata fino al giugno 1930; l’ultima lettera di Marta è invece del 1 dicembre 1936, nove giorni prima che Pirandello morisse.

Scritte negli intervalli in cui erano separati dai casi della vita e dagli impegni reciproci, le lettere offrono un tracciato preciso del loro rapporto, ovviamente come lo intese e lo visse l’attrice. Le lettere di lei a lui si mantengono sul piano colloquiale, diversamente il Maestro scriveva della sua impossibile passione amorosa, con toni drammatici, intrecciando i temi privati a quelli della vita del teatro.


Recensione di Antonio Alessio

McMaster University, Hamilton, Ontario

da Rivista di Studi Italiani, Anno XIII , n° 1, Giugno 1995

La natura dei rapporti tra Pirandello e la sua musa ispiratrice, Marta Abba, è stata finora, come si sa, tra le più discusse e chiacchierate nel mondo della critica pirandelliana. Solo l’auspicata pubblicazione dell’epistolario pirandelliano poteva definitivamente chiarirla, per cui le lettere di Marta Abba a Pirandello, in questa edizione attentamente curata da Pietro Frassica, sembrano risolvere il mistero.

        Se un definitivo giudizio su questi rapporti potrebbe venire emesso con la pubblicazione delle lettere di Pirandello alla sua attrice, si può asserire con una certa sicurezza come i sentimenti di Marta Abba nei confronti di Pirandello siano stati alquanto diversi da quelli del suo Maestro. Il Frassica, che ha avuto modo di vedere anche molte delle lettere di Pirandello, può giustamente parlare di

una sorta di salto funzionale fra i due epistolari, non dato dalla scontata differenza di qualità letteraria, ma proprio dalla presenza di due ‘diversi’ discorsi, l’uno appassionato e ‘inutile,’ l’altro piano e tutto informativo, perfettamente sordo ai disperati appelli, impliciti ο espliciti, del pur venerato interlocutore. 

Ciò sembra trasparire chiaramente dalle lettere della Abba.

        Un amore, allora, a direzione unica, ché le incalzanti, tormentate richieste da parte di Pirandello di riscontri, notizie incontrano spesso freddezza e talvolta irritazione da parte della Abba. L’appassionato, struggente bisogno di contatti umani con le persone care e stimate che era dell’epistolario giovanile ai genitori, alle sorelle, ai fratelli, nei rapporti con la Abba acquisisce una dimensione nuova, prende la forma di un romanzo d’amore, anche se “un rapporto reale” era sentito impossibile. Di questo, probabilmente, era cosciente la Abba. Se questo fosse il caso si spiegherebbe quel ritratto distaccato, talvolta insensibile che emerge di lei. Predomina però il sospetto che l’amicizia e il legame con Pirandello vengano nello stesso tempo dalla Abba utilizzati ai fini della sua carriera d’attrice e al successo della sua compagnia. Quando chiede notizie del suo “Maestro” non potrebbe farlo con maggior brevità. Lo scopo è essenzialmente quello di sfogarsi per le difficoltà dei contratti con gli attori ο gli impresari, ο degli scarsi incassi, ο di parlare delle commedie presentate, di lodi alla “grande attrice,” di progetti per il futuro, dei suoi viaggi, dei ricevimenti calorosi ricevuti, di invidie, gelosie. Non esita di chiedere a Pirandello di darsi da fare per raccomandare la sorella Cele, attrice anche lei, presso le compagnie, di scrivere a questo ο a quello per avere i necessari appoggi ο chiedere i suoi “consigli preziosi” ο addirittura di scrivere lettere che poi lei avrebbe firmato. Se non manca di celebrare le opere del suo Maestro che l’hanno resa celebre non esita neppure, quando necessario, a dirgli senza mezzi termini di cambiare rotta:

Spazi, Maestro, spazi, largo, largo, non vorrei che Lei girasse troppo a lungo in giro a quel perno di vita e di morte, la vita che non deve consistere, perché se no diventa morte […]. No, Maestro, vorrei che Lei spaziasse di più nella poesia, nell’amore, e anche per me trovasse qualche cosa per l’anno venturo di diverso.

Oppure “Lei si lamenta che le sue commedie non sono rappresentate, ma è sempre stato così, sono difficili […]. Ne scriva delle nuove […] e vedranno se il pubblico non ne vuol più sapere.” Del suo Maestro chiede poco, il minimo necessario. Sbrigativamente accenna di aver visto pubblicata una novella. “Ho letto la Sua novella sul ‘Corriere’ oggi, molto molto spiritosa e piena di tocchi stupendi.” Quando Pirandello le accenna di qualche malanno lei vi presta solo la indispensabile attenzione, subito presa com’è da ben altri interessi, “Ieri sera fui felice di sentire la sua cara voce. È un semplice raffreddore Maestro ο qualcosa di più? Dio non voglia! Dunque, caro Maestro, come Le ho detto per telefono io a Roma attendo che quella gente si faccia viva.”

        Pirandello scrive ο telegrafa quasi ogni giorno e non sempre Marta Abba sembra avere il tempo di rispondere: “Per ora non si agiti e cerchi di rimettersi. E non si stanchi troppo scrivendomi.” Oppure: “caro Maestro non si scomodi a farmi dei telegrammi perché le mie notizie le arriveranno sempre, non così frequenti per il da fare di questi giorni […].” Ancora: “Stia a letto un po’, si riposi, non faccia smanie, e si faccia servire su in camera. Ho sentito parlare della ‘prima’ e dire tanto bene. Su i cuori! Auguri e tante cose care.”

        Non mancano nemmeno le minacce: “Ho ricevuto stamattina il suo ultimo espresso, e caro Maestro, proprio non capisco questi continui rimproveri che io assolutamente non posso accettare […] le rammento ancora una volta a chi scrive. Mi costringerebbe a non risponderle più.” Due giorni dopo assume il ruolo di vittima e donna incompresa: “Caro Maestro, le scrivo dal letto. È già da tempo che non mi sento bene in salute […]. Ecco perché soltanto ora prendo la penna in mano per scrivere e rispondere finalmente al mio Maestro […].” Conoscendo i di lui sentimenti nei suoi confronti si compiace talvolta di giocarvi maliziosamente sopra. “Perché Maestro si stanca così tanto? È un fenomeno di stanchezza cerebrale che ha avuto, e non deve abusare così tanto della sua bella forza. E di notte chi ha con sé […]?”

        Se non mancano qua e là espressioni di affetto, stima, ammirazione (“Non dia a loro il suo cuore. Lo tenga per chi lo ama, per chi lo vuole ancora per tanti anni, perché lei dica la parola sempre più bella, sempre più alta. E c’è tanto bisogno nel mondo di uno spirito come il suo […]”), al centro dell’attenzione sembra esserci sempre e solo Marta Abba, preoccupata dei suoi successi artistici e della sua fama. Il rapporto rimane sempre su livelli puramente familiari. Lo confermano poi chiaramente i saluti di congedo: “Tante care cose […]. Salve! […] Saluti cari […]. Tante cose affettuose dalla sua Marta […]. Arrivederci, caro Maestro, stia di buon umore che il mondo è nostro […]. Abbracci, auguri.” Di tanto in tanto ci scappa un “pensi a me che le voglio bene. Sua aff. Marta […]. L’abbraccio Maestro con tanta tanta tenerezza e con gli auguri del mio cuore fervido […]. La abbraccio con fervidi auguri, anche mamma […],” persino un solitario “bacio affettuoso.”

        Se da un lato è possibile che Marta Abba abbia vissuto un “rapporto giocato nelle forme ambigue dell’affetto filial-paterno,” dall’altro è certo che tale rapporto “non bastava a ripagare le angosce di un uomo non più giovane che proiettava sulla ‘sua’ attrice tutto il peso dei desideri profondi.”

Antonio Alessio –  McMaster University, Hamilton, Ontario – 1995

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