d’Amico Luigi Filippo – L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino

d’Amico Luigi Filippo – L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino

Biblioteca Pirandelliana

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L'uomo delle contraddizioniLuigi Filippo d’Amico

L’uomo delle contraddizioni.

Pirandello visto da vicino

Sellerio Editore – 2007 – pp. 175
Prezzo di copertina. Euro 10,00

Fa meraviglia – osserva l’autore – che Pirandello non conoscesse Freud. La sua stessa esistenza fu determinata da quel tema del doppio che costituisce il centro della sua poetica. Da un lato, per la prima volta, scopriamo un “sentimento del pudore” dominante che segna di vibrante disperazione sia l’inesausta passione senza amore per la moglie preda di turbe psichiche inguaribili, sia l’amore senza speranza per la giovane Marta Abba, sua creatura artistica e donna restia a ogni rapporto sentimentale. Dall’altro l’instancabile confessarsi nelle opere: “credo che nessuno scrittore più di Pirandello abbia rivelato se stesso e la propria vita nelle novelle, nei romanzi e nei drammi; a volte con veli esilissimi a volte direttamente”. Questa doppia chiave, il pudore e il disvelarsi, offre a d’Amico – che, sposo della nipote del grande drammaturgo, poté vedere le vicende del nonno molto da vicino – la traccia per seguire Pirandello in una biografia intellettuale e sentimentale parallela, con episodi e valutazioni critiche del tutto nuovi. In una circolazione continua della vita nelle opere e delle opere nella vita, il racconto biografico si accosta al pulsare doloroso del “grande e infelice artista”, ma offre anche un modello originale di far critica viva.


Recensione di Alessandra Rota

da la Repubblica del 08/03/2007

Il cuore di Pirandello

Marta Abba sulla spiaggia di Castiglioncello indossava uno scandaloso due pezzi, addirittura leopardato, mentre tutta l’intellighenzia che allora popolava i bagni si interrogava sulla natura del rapporto tra lei, assai giovane, e il sessantenne Luigi Pirandello dal grande cappello bianco. Non è certo un libro di gossip quello che Luigi Filippo d’Amico ha pubblicato per Sellerio (L’uomo delle contraddizioni, Pirandello visto da vicino, pagg. 175, euro 10). Con grande delicatezza lo sceneggiatore, pittore, regista (Bravissimo, San Pasquale Baylonne, L’arbitro, Amore e ginnastica, l’episodio di Gugliemo il dentone nei Complessi…) racconta tante piccole storie private del drammaturgo siciliano, legate indissolubilmente ai suoi capolavori.

D’Amico è stato un osservatore privilegiato: fin da bambino la sua famiglia tramite gli zii Alberto Cecchi, Antonio Baldini, Silvio d’Amico era legata ai Pirandello e lui stesso ha sposato una delle due figlie di Lietta.
La suocera era una miniera di particolari, un archivio della memoria importante quanto la passione (e la conoscenza) che Luigi Filippo d’Amico ha per l’opera del nonno di sua moglie. Ed è proprio la passione, il suo pulsare quasi sempre doloroso, che lega gli episodi, spesso inediti, riportati da Luigi Filippo d’Amico e che si ritrova in tutti i romanzi, i drammi, le novelle.

Sentimenti forti, carnali, “repressi” da una rigida cortina di pudore che hanno avuto il loro unico sfogo nelle creature inventate. E d’Amico, attraversando la parabola letteraria e personale del premio Nobel – i suoi continui disagi economici, il difficile rapporto con la politica, con il cinema, con i capocomici, i soggiorni all’estero, gli insuccessi prima e poi la gloria internazionale – ripropone tante figure femminili vere o di “carta” che hanno segnato la vita di Pirandello a cominciare dalla consorte, Antonietta, malata di mente che comprometterà per sempre il suo rapporto con le donne (“Una volta accompagnai mia moglie a visitare la nonna ricoverata in casa di salute.

Indossava un vestito nero, accurato, con merlettini bianchi alle maniche e un cappello… Pronta – dicevano la monache – ogni giorno nell’attesa che Luigi venisse a riprenderla. In terra, infatti, vidi una valigia”).
Ecco le allieve del Magistero dove Pirandello insegnava: «tra le scolare, faceva strage… Ci voleva tutto il riserbo, la serietà dell’uomo, il suo senso di responsabilità, perché quella lezione non si trasformasse in una corte d’amore».

Ecco Marta Abba: «Nell’estate del’32 non avevo ancora otto anni e mi innamorai di lei» scrive d’Amico «Fui sedotto da un odore – così diverso da quello di mia madre e delle mie sorelle – che gli olii solari non annullavano del tutto (è l’odore, pensai, delle vere donne)». Quando la conobbe il Maestro aveva già chiuso da anni i suoi rapporti con l’altro sesso; ne fu travolto ma «quasi fosse un padre, in un testamento olografo istituisce la Abba erede per un sesto, oltre ai diritti delle opere scritte da lei».

In Diana e la Tuda Pirandello – sottolinea d’Amico – inserisce uno scoperto richiamo, anche se probabilmente solo vagheggiato, ai suoi rapporti con la Abba e «in una lettera del 1926 indirizzata alla diva, allude ad una “atroce notte” a lei ben nota (erano a Como per una recita); ancora una volta aveva pensato al suicidio, ma: la coscienza dettava l’ordine imperioso di scrivere». Chissà se il drammaturgo aveva considerato “atroce” l’offrirsi di una giovane donna a un vecchio o, al contrario, quell’atroce poteva riferirsi a lui che aveva insidiato Marta. L’attrice comunque sposò nel 1938 un milionario di Cleveland, chiedendo, e ottenendo, poco dopo un redditizio divorzio.

Alessandra Rota


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