De Lancastre Maria José – Con un sogno nel bagaglio. Un viaggio di Pirandello in Portogallo

Maria José De Lancastre – Con un sogno nel bagaglio. Un viaggio di Pirandello in Portogallo

Biblioteca Pirandelliana

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Con un sogno nel bagaglioMaria José De Lancastre

Con un sogno nel bagaglio.

Un viaggio di Pirandello in Portogallo

Sellerio Editore – 2008 – pp.332
Collana “La nuova diagonale”

Prezzo di copertina. Euro 15,00

Presentazione

dal sito Dell’Editore

Un viaggio di Pirandello in Portogallo nel 1931, in occasione di un bizzarro congresso itinerante nel paese che precipita nella dittatura, con una commedia nella valigia e sullo sfondo l’ombra di Pessoa.

        Con un sogno nel bagaglio è in primo luogo la relazione di un viaggio che Luigi Pirandello fece in Portogallo nel settembre del 1931. L’occasione fu l’invito, in qualità di ospite d’onore, del quinto Congresso della critica drammatica e musicale che un intellettuale portoghese, António Ferro, aveva organizzato a Lisbona con la bizzarra e geniale idea di renderlo «itinerante» in modo da far balzare il suo paese alla ribalta della stampa internazionale. Il libro di Maria José de Lancastre, frutto di lunghe ricerche in archivi pubblici e privati e ricco di documenti inediti, rende conto di un importante e dimenticato avvenimento culturale dove paradossalmente si dibatté di libertà d’opinione e di indipendenza della critica in un paese che stava precipitando nella dittatura. Oltre alle figure dei critici che dettero vita al congresso, fornisce inoltre il ritratto di uno degli intellettuali portoghesi più in vista dell’epoca, António Ferro, scrittore e formidabile organizzatore culturale, che poi sarebbe diventato corifeo della propaganda del regime salazarista. Il libro affronta anche in una prospettiva del tutto inedita la commedia che Pirandello portò nel suo bagaglio: alla luce delle reazioni di una critica portoghese diversamente disponibile alle tematiche pirandelliane perché edotta dalla lezione di Fernando Pessoa, all’epoca sconosciuto in Europa ma già un maestro per l’élite culturale del suo Portogallo, e in questo senso analizza le casuali eppur sorprendenti analogie tematiche che sostanziano Sogno (ma forse no) e O marinheiro pessoano (1915). Quel viaggio di Pirandello, apparentemente occasionale, diventa così occorrenza di rilevante importanza, incontro fra due culture, motivo di un’analisi comparata fra due poetiche e due visioni della vita, geograficamente e linguisticamente lontane ma sostanzialmente, intrinsecamente contigue. Maria José de Lancastre, nata a Lisbona, è professore ordinario di Letteratura portoghese presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Pisa. Si è occupata di letteratura cinquecentesca e ha curato l’edizione critica di un testo drammatico di scuola gilvicentina. In ambito novecentesco si è dedicata soprattutto alle avanguardie storiche (numerosi articoli e volumi su Mário de Sá-Carneiro, Fernando Pessoa e Camilo Pessanha). Di Pessoa ha curato l’edizione italiana del Faust (Einaudi 1989), del Libro dell’Inquietudine(Feltrinelli 1986) e, con Antonio Tabucchi, i due volumi di Una sola moltitudine (Adelphi 1979-83). Di Sá-Carneiro ha curato l’edizione italiana delle poesie (Dispersione, Einaudi 1998) e per questa casa editrice le lettere all’amico Pessoa (Meu amigo de alma, 1984).


Articolo di Paolo Mauri

da la Repubblica del 12 agosto 2006

Luigi Pirandello arrivò a Lisbona alla fine dell’estate del 1931: era l’ospite d’onore del Congresso internazionale dei critici che, dopo Parigi, aveva deciso di tenere i suoi lavori in Portogallo. Fu ricevuto con tutti gli onori e il Portogallo, per lui come per molti dei congressisti, fu una vera scoperta. Era un paese remoto e bellissimo. Nella zona dell’Estoril, dove Pirandello e gli altri alloggiarono, tra ville e alberghi lussuosi, poteva persino sembrare un paese ricco e certo era forte il contrasto, presto notato da alcuni giornalisti, tra gli scintillii del Grand Hotel e il popolino che circolava in Alfama a piedi scalzi con le donne intente a portare pesi sulla testa. Gli italiani non intervennero al Congresso dei critici perché al fascismo non piaceva la libertà della critica e dunque la presenza di Pirandello dovette suonare quasi come una provocazione.

Il Portogallo era sull’orlo della dittatura e, per paradosso, a organizzare il congresso fu un personaggio che l’anno successivo Salazar avrebbe gratificato con una carica inventata apposta per lui: il critico e letterato Antonio Ferro. Era indubbiamente un bravo organizzatore e un bravo giornalista, un cosmopolita attento alle novità culturali. Realizzò una serie di interviste-scoop con personaggi di grande rilievo: da Miguel de Unamuno a Ortega y Gasset, da Mussolini a Hitler. Da giovane aveva raccontato sui giornali l’impresa dannunziana di Fiume, si era cimentato nel romanzo e nel dramma, si era appassionato a Pirandello. Vicino a Pessoa (che un po’ lo sfotteva e lo adoperava) si era ritrovato, ancora minorenne, a dirigere una rivista, Orpheu. La libertà della critica era per lui evidentemente un argomento accademico: sarebbe stato, per così dire, fedele alle dittature e a Salazar in primo luogo di cui fu un lieto agiografo.

La storia del Congresso dei critici e la storia di Pirandello in Portogallo, in quel remoto inizio degli anni Trenta, è stata minuziosamente ricostruita da Maria José de Lancastre nel suo recente Con un sogno nel bagaglioUn viaggio di Pirandello in Portogallo (Sellerio, pagg. 195, euro 15.00). L’autrice ha avuto a disposizioni dagli eredi le carte di Antonio Ferro (che morì nel 1956) e cercando in biblioteche ed emeroteche non ha trascurato nessun tassello per ricostruire e illuminare quei giorni. Giorni che videro i convegnisti impegnati a discutere tra di loro, ma anche a far turismo e a partecipare a feste appositamente organizzate. Pirandello portava in dono un atto unico, il celebre Sogno, ma forse no, che appunto a Lisbona, rapidamente tradotto in portoghese, andò in scena per la prima volta. È, come si sa, una pièce curiosa, il tentativo di portare sul palcoscenico un sogno e di lasciare che questo poi invada la vita vera con quel tanto di ambiguo e di irrisolto che è la cifra del teatro pirandelliano.

Il pubblico portoghese, sostiene de Lancastre, era particolarmente adatto a partecipare a quella problematica: all’incirca quindici anni prima Pessoa (è forse inutile ricordare che l’autrice divide con il marito Antonio Tabucchi una lunga militanza pessoiana) aveva pubblicato O Marinheiro. Un dramma in cui tre donne raccontano un passato che forse non hanno mai avuto essendo esse stesse (si scoprirà alla fine) frutto di un sogno. Sembra già Borges. Comunque Pessoa, che in Europa e nel mondo verrà scoperto molto tardi, era già notissimo in Portogallo e anche se l’asse Pessoa-Pirandello è immaginaria, come ha raccontato Tabucchi tanti anni fa, è, come si vede in questo caso, perfettamente plausibile. Non è forse la letteratura il territorio principe delle cose che non avvengono ma è come se fossero avvenute?

Pirandello aveva già conosciuto Antonio Ferro a Parigi: se ora lo assecondava venendo in Portogallo e con una novità assoluta da rappresentare, era anche perché contava su Ferro per far avere alla prediletta Marta Abba scritture per la Spagna e per il Portogallo stesso. Ferro, come si è detto, era molto ben introdotto. Scrivendo alla Abba Pirandello era esplicito: «Marta mia, qua il Ferro pensa seriamente alla Tua tournée tanto in Ispagna, quanto in Portogallo. Mi diceva ieri ch’essa si farà senza il minimo dubbio. Ci si metterà a tutt’uomo appena liberato da questi opprimenti lavori del Congresso». Il Congresso era dunque un cavallo di Troia per molti: per Ferro che pensava alla carriera, per Pirandello che pensava alla Abba e per i congressisti che viaggiavano e si divertivano. Un po’ come sul Titanic prima dell’iceberg: anche la vecchia Europa correva verso la catastrofe.

Nel giorno dell’apertura del Congresso, sabato 19 settembre 1931, Pirandello fu invitato a una rassegna cinematografica portoghese. Proiettarono un drammone sentimentale, A Severa, la storia di una cantante di fado di fine Ottocento, ma prima passò sullo schermo il documentario di un giovane regista, una sorta di inchiesta sulla faticosa giornata degli operai di Oporto intitolata Douro faina fluvial. A Pirandello piacque molto, ma in sala ci fu disapprovazione: mostrava un Portogallo troppo povero, non in linea con certa propaganda patriottica. Il regista era un giovane di Oporto di famiglia ricca: si era finanziato da sé. Il suo nome? Manoel de Oliveira.

Paolo Mauri

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