Articolo – Aveva ragione Pirandello

Per costruire un’altra Italia, è dispensabile la sapienza del discernimento, la pazienza dell’attesa, la dolcezza che non recrimina, il controllo della ragione, il tutto alla luce della fede

da Zenit.org

«Civile, esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele».

Luigi Pirandello nasceva 148 anni fa ad Agrigento. Ma le parole messe in bocca al protagonista d’uno dei suoi drammi, il Paolino di “L’uomo, la bestia e la virtù”, sembrano scritte ieri e diventano fotografia attuale e drammatica d’una società che stenta a tenere stretto tra le dita il filo del rigore etico e morale, o di qualcosa che almeno gli assomigli. Un’amarezza che lo stesso scrittore siciliano, del resto, ebbe a sperimentare sulla sua pelle: egli era un uomo dell’Ottocento, il secolo degli ideali. Ai suoi occhi, la causa del Risorgimento era finita affogata nel mefitico mare della corruzione in cui l’Italia, da poco unificata, era naufragata. Fu lo scandalo della Banca Romana, esploso nel 1892, ad ispirargli versi di aspra denuncia, che lo qualificarono in ambito letterario e ne posero in evidenza l’impegno civile e politico. «Diluviava il fango; e pareva che tutte le cloache della città si fossero scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma dovesse affogare in quella torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzavano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia? Era la bancarotta del patriottismo, perdio!», scriveva, dando sfogo ai suoi incubi di idealista tradito nelle aspettative che la rivoluzione del 1860 gli aveva inculcato. Ed è difficile dire se egli sia stato un precursore dei tempi oppure se il Belpaese abbia sempre sofferto endemicamente di mali quali l’ipocrisia, la corruzione, il trasformismo.

Come dimostrano proprio le opere del Nostro, di certo, c’é che pure di fronte ad ogni marcio non dobbiamo mai alzare bandiera bianca, specialmente noi cristiani. Per vincere la bufera della vita spesso bisogna subire umiliazioni, tollerare dure prove, lavorare con tenacia attorno a piccole cose. Questo non dà medaglie, né elogi e neppure consolazioni. Eppure è solo così che si riesce a superare ostacoli a prima vista invalicabili. Ed è qui che emerge la vera moralità, anzi il più generoso e impegnativo compito: quello della costanza e della fedeltà. Un genitore che con tenacia adempie alla propria vocazione nelle piccole e umili incombenze, un cristiano coerente con la propria fede, all’occasione pagandone il prezzo, e chiunque si consacra alla missione scelta senza suonare la tromba davanti a sé, testimoniano la grandezza della loro anima e incarnano ciò che è indispensabile: un eroismo quotidiano ed oscuro, fatto di piccole cose, specialmente in questo mondo dove impera ciò che fa notizia, a detrimento dei tanti che, col loro silenzioso ed esemplare sacrificio, aiutano a costruire una società più giusta ed umana.

In tutto è indispensabile la sapienza del discernimento, la pazienza dell’attesa, la dolcezza che non recrimina, il controllo della ragione. Mancando tutto questo e senza la luce della fede non si è nulla, non si costruisce un’altra Italia. Perché, per dirla sempre con Pirandello, «quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore, allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido».


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