Tematiche – Vita


Giovanni Macchia
Pirandello a sessant’anni dalla morte
Pirandello morì in un anno particolarmente carico di storici eventi. Egli aveva parlato più di una volta del «piacere della storia». «Nulla di più riposante della storia, signori» aveva esclamato un suo personaggio. «Tutto nella vita si cangia continuamente sotto gli occhi. Nulla v’è di certo.


Salvatore Lo Leggio
“Un uomo solo”. Profilo di Pirandello
Campagna d’olivi saraceni, sotto l’ardente azzurro del cielo, affacciata sul mare africano. Così, nelle parole di Pirandello, l’immagine della contrada del Caos, dove lo scrittore nacque. In quell’estate del 1867, in Sicilia c’era il colera. In meno d’un anno morirono cinquantatremila persone. Chi poteva fuggiva, in continente e all’estero. La famiglia Pirandello abitava a Girgenti (oggi Agrigento) e si trasferì nella casetta del Caos, che la madre di Luigi, Caterina, aveva portato in dote al matrimonio. Il padre, Stefano, gestore di zolfare, era sempre in giro per l’isola per il suo lavoro e restò contagiato.


thumb_pirandello_berlinoNino Borsellino
Pirandello a Berlino: Un esilio volontario
La Germania fu per Pirandello una terra d’esilio, di un esilio ovviamente volontario e comunque dettato da circostanze e opportunità personali che però, riferite a una biografia epocale qual è quella del più grande scrittore italiano del Novecento, suggeriscono considerazioni che trascendono i dati esclusivamente privati, si intrecciano insomma con la storia culturale, e non solo, del secolo appena passato.


Silvio Montiferrari
Pirandello e il Piemonte
In questa sede ci proponiamo di allargare l’orizzonte per conoscere il contesto culturale piemontese del periodo “coazzese” di Pirandello, ovvero l’ambiente con il quale venne in contatto in quegli anni tra Ottocento e Novecento, all’inizio potremmo dire della sua carriera di scrittore, ed in prospettiva il rapporto che continuò ad avere col mondo culturale torinese nel corso della sua attività letteraria e teatrale, fino al Premio Nobel (1934) e alla sua morte (1936).


Onofrio Pirrotta
La pirandelliana storia delle ceneri di Pirandello
Quando il 10 dicembre del 1936 morì, i figli trovarono mezzo foglietto di carta spiegazzato in cui Luigi Pirandello aveva scritto: I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. II. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso…..


Lucienne Kroha
Il “desiderio” di Mattia Pascal ovvero «Liolà: Pirandello maschilista?»
Mi sembrerebbe eccessivo proporre un’analisi in cui Pirandello appare femminista – non credo certo che potesse essere realmente a favore di ciò che le femministe del suo tempo rivendicavano. Penso invece che considerasse la società in cui viveva retta sulla negazione e la paura della donna: da ciò la sua oggettivazione e strumentalizzazione. Bisogna tener presente che Pirandello costruisce la psicologia dei suoi personaggi in termini sociali, generalizzabili a tutta una cultura e/o a tutta una generazione.


Fausta Samaritani
Luigi Pirandello, una vita da autore
Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Con queste parole Luigi Pirandello racconta la sua venuta al mondo, il 28 giugno 1867. La casa natale, presso Girgenti, oggi Agrigento, si chiama Caos. Io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà (da Frammento d’autobiografia).


Luciano Lucignani
Sei donne in cerca di Pirandello
Come nella migliore tradizione psicoanalitica, la prima è la madre, Caterina. Bambino fragile e insicuro, Luigi Pirandello le fu sempre molto affezionato. Un muro, che in seguito divenne insormontabile, lo divideva invece dal padre, Stefano. Forse, grazie anche a un oscuro episodio di cui, quattordicenne, fu testimone. Lui stesso lo raccontò in seguito (gran parte dell’opera di Pirandello è, direttamente o no, autobiografica) nella novella «Ritorno».


Daniela Leuzzi
Eduardo e Pirandello
L’incontro tra Pirandello e Eduardo avviene nel 1933 al “Sannazzaro” di Napoli. L’amicizia fra i due dura tre anni durante i quali la “Compagnia del Teatro umoristico” rappresenta Liolà e Il berretto a sonagli in versione napoletana. Eduardo indaga i sentimenti, aspira alla comprensione umana, alla solidarietà distrutta dai tempi, Pirandello ricerca invece fratture e contraddizioni , discrasie non ricomposte.


Pietro Milone
Padri e figli. La vita ardente di Luigi e Stefano Pirandello
Nell’agosto del 1924, la rivista «Comoedia» pubblicava La casa a due piani, una commedia di Stefano Landi. Nella pagina che la introduceva campeggiava la foto dell’autore – un giovane bruno, le labbra sottili leggermente contratte sul mento sfuggente, l’espressione assorta, concentrata in uno sguardo intenso – contornata da una sua breve presentazione, non firmata, che immediatamente sollevava il velo dello pseudonimo e ne forniva le generalità: «nato in Roma il 14 giugno 1895 da Luigi e Antonietta Pirandello».


thumb_madrePierfranco Bruni
La madre e l’ombra nel Pirandello oltre le nude maschere
Il tempo della mancanza è il tempo dell’assenza. Il tempo del vuoto diventa il tempo della differenza tra la presenza e l’incapacità di afferrare il senso delle cose. Tutto ciò che un giorno è stato si trasforma in una ferita che si esprime con un viaggio nella malinconia. La malinconia è l’estremo senso del silenzio. Non usa parola altisonanti. Se serve piuttosto dello sguardo, del volto, delle mani nei movimenti e dei gesti. La mancanza e l’assenza sono ferite dell’anima, ma restano tagli incisi nel profondo degli occhi che fissa l’esterno e custodisce il profondo. Si diventa maschere nude. La perdita della madre è un nascondimento della realtà che non è più tale ma trasgredisce a vuoto.


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