Tematiche – Teatro


Antonio Gramsci
Critiche Teatrali, Il teatro di Pirandello
da Antonio Gramsci – Quaderni dal carcere – Letteratura e vita nazionale, Editori Riuniti, Roma 1971.
Antonio Gramsci fu critico teatrale dell’Avanti! da Torino per quattro anni, dal 1916 al 1920. Ripubblichiamo qui di seguito tutte le sue recensioni teatrali delle pièce di Pirandello, sicuramente un po’ invecchiate, ma splendidi esempi di giornalismo e di scintillante prosa italiana. (da “Quaderni dal Carcere”)


Adriano Tilgher
Il Teatro di Luigi Pirandello
Che cosa, secondo Pirandello. distingue l’uomo dagli altri esseri della natura? Questo, e questo soltanto: che l’uomo vive e si sente vivere, gli altri esseri della natura, invece, vivono soltanto, vivono puramente e semplicemente. L’albero, ad esempio, vive tutto profondato nel suo senso vitale; la sua esistenza fa tutt’uno col lento ed oscuro succedersi in esso delle affezioni vitali; il sole la luna il vento la terra sono intorno ad esso, ma esso nulla ne vede, nulla ne sa: li avverte, sì, ma solo in quanto si traducono in stati del suo essere, dai quali non si distingue.


Franco Sepe
Luigi Pirandello: dalla maschera denudata al mito
Il mito, ovvero la sua elevazione rituale sotto forma di iniziazione ai misteri, è risaputo, è alle origini dell’evento teatrale. E l’evento teatrale delle origini è la tragedia, che nasce dal ditirambo, cioè dall’inno originariamente intonato al nume cui è devoluto l’atto rituale – come, ad esempio, nelle piccole e grandi dionisiache. Il ditirambo, dapprima libero poi fissato in versi, riunisce in coro attorno all’ara su cui si compie il sacrificio coloro che vi si votano esprimendosi con il canto.


Paolo Diodato
Randone, Eduardo, Stoppa: Tre messeinscena de Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello
Il Berretto a sonagli si configura come un’importante laboratorio linguistico e scenico. Le sue stesse varianti testimoniano una serie di operazioni che Pirandello svolse a più riprese avendo come obiettivo una resa sulla scena di maggior sintesi ed efficacia. Ne è prova l’alleggerimento della struttura linguistica del testo ancora troppo letterario e l’attenzione che mostra verso gli aspetti più concreti del fare teatro come i costumi, la scenografia e lo stile recitativo.


Giorgio Strehler
Appunti di regia per “I giganti della Montagna”
Edizioni 1947 – 1966 – 1994
A noi capire che nella sgangherata carretta che trasporta Ilse morta, nel viaggio lento dei Comici, in questo corteo funebre per la Poesia uccisa, lungo la platea viaggia sì tutta la nostra storia di teatranti in pena, con tutti i nostri errori, con le nostre frenesie, ma viaggia forse, anche tutta la miseria di questo nostro povero mondo alla deriva.


Andrea Camilleri
Biografia del figlio cambiato: Il Padre nei Sei personaggi e il padre di Pirandello
Certo, su quest’opera che rappresenta “la quintessenza del dramma moderno” (Szondi), è quasi ridicolo spendere qui parole. Ci limitiamo a dire che forse essa segna la ricomposizione di quel gigantesco puzzle che è stato l’intreccio tra la vita di Pirandello e la sua opera di scrittore in un continuo va e vieni dalla realtà alla sua trasfigurazione.


Tesina
Pirandello e il surrealismo: “I giganti della montagna”
Ne “I Giganti della montagna”, la coerenza “ideologica” dell’arte pirandelliana subisce un notevole sdoppiamento: accanto all’individualità destinata a sparire per la brutalità e la violenza di forze cieche, appaiono come protagonisti, entità collettive, personaggi corali ai quali spetta “l’ultima parola”, mentre si dissolve totalmente, come già precedentemente affermato, il rapporto contrastante, dialettico, drammatico fra arte e vita, realtà e sogno, rapporto che nelle opere precedenti aveva generato spesso una convulsione, una tale drammaticità da far porre a volte l’opera pirandelliana in un’atmosfera che non era quella in cui respirava il più autentico Pirandello.


Sicilia Teatro
Questa sera si recita a soggetto
Appunti da una regia di Giuseppe Patroni Griffi. Uno sputo in faccia ai miei postumi estimatori di Andrea Bisicchia. Il nome e il nume: Alla ricerca della scrittura seconda di Umberto Artioli. Apologia del regista di Silvio D’Amico. Il personaggio sequestrato di Giovanni Macchia. Le prime messinscene – di Alessandro Tinterri


 

Pia Schwarz Lausten
Le finzioni di Enrico IV. Un’analisi del dramma di Luigi Pirandello
Credo che il senso dell’opera si debba trovare a livello astratto e metateatrale (come hanno già suggerito R. Alongé e R. Luperini.) Perciò sarà anche importante analizzare la funzione della follia del protagonista. Spesso è stato messo in rilievo il lato tragico della sua follia e del suo vivere nella maschera eterna.

 


Pirandello e Artaud. Una nota
Nel n° 24 de La Criée, del maggio 1923, esce la recensione di Antonin Artaud ai Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. La commedia era andata in scena il 10 aprile alla Comédie des Champs-Elysées, con la regia di Georges Pitoeff, che vi aveva anche interpretato il ruolo del Padre. La Figlia era stata Ludmilla Pitoeff e la Madre Marie Kalff (cfr. O. C. II, ed. 1961, pp. 180-82). È la prima recensione importante di Artaud, ed è anche la sua prima impressione di teatro.


Paolo Quazzolo
Rappresentazioni pirandelliane a Trieste – Un caso di “pirandellismo”: «O di uno o di nessuno»
O di uno o di nessuno non è stato uno dei testi fra i più fortunati della produzione pirandelliana.
Certamente ve ne sono stati altri anche meno fortunati ma, statistiche alla mano, l’edizione proposta dal Teatro Stabile La Contrada di Trieste è, dal 1929 a oggi, appena l’undicesima edizione scenica di O di uno o di nessuno realizzata in Italia. Se si pensa, tanto per fare un paragone abbastanza lampante, che i Sei personaggi in cerca d’autore dal 1921 – anno del debutto – a oggi sono stati messi in scena da compagnie professionali più di cento volte (vale a dire più di una volta l’anno), il paragone è chiaro.


Arnaldo Bruni
Modelli e interferenze nell‘esordio di Pirandello drammaturgo: «La morsa»
Pare opportuno insistere nell’indagine sul debutto teatrale di Pirandello, concentrandosi ancora una volta sulla dimensione ridotta dell’ atto unico. La proposta intende privilegiare una circostanza obiettiva che favorisce la possibilità di riconoscere entro l’arco di una misura breve i meccanismi del congegno compositivo nel trapasso di codice.


Angela Diana Di Francesca
Il “Berretto a sonagli”: Beatrice e il “POTERE” Femminile
Vediamo a confronto due generazioni di donne: da una parte la vecchia serva Fana e la signora Assunta; dall’altra Beatrice e Nina. In mezzo a loro, l’anomalo personaggio della Saracena, che collega, ordina, intreccia e trama; una sorta di “virago” ma con una sua precisa impostazione filosofica: non volendo essere oppressa ha imparato ad opprimere. Come i buffoni e i pazzi  ha conquistato autorità proprio avendo in sprezzo la dignità e il decoro; e come i buffoni sono accolti con benevolenza  dai re, così lei, considerata una donnaccia, è ricevuta in un salotto perbene.


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