Tematiche – Narrativa


Corrado Alvaro
Prefazione a “Novelle per un anno”
Che la salute di Pirandello andasse declinando, cominciammo ad accorgercene noi suoi amici quando egli ci lesse, come era consuetudine della sua generazione, una delle ultime sue commedie, Non si sa come. Gli ballava il foglio davanti agli occhi, e la sua direzione di attore esperto non era più quella; ma confusa e senza la virtù che gli conoscevamo.


Alessandro Marini
Questioni di forma in “Novelle per un anno” di L. Pirandello: storia, struttura, modelli
Quando, nel 1922, pensa alla realizzazione di Novelle per un anno, Pirandello ha già alle spalle una consistente produzione nell’ambito del genere, al quale l’autore si era dedicato fin da giovanissimo (la prima prova, Capannetta, risale al 1885, quando Pirandello aveva appena 17 anni). Dal 1894, quando uscì col titolo Amori senza amore la prima raccolta, al 1919, anno di pubblicazione di Berecche e la guerra,vengono dati alle stampe infatti ben 14 volumi di racconti.


Fabio Danelon
Appunti per “Suo marito”
…Non è qui possibile ricostruire la complessità dei moventi che hanno portato alla nascita di un romanzo, che, al di là d’ogni suo intrinseco valore letterario, merita, credo, quanto meno attenzione storica, anche per un’intrigante, seppur accidentale curiosità.  Si tratta, infatti, d’un’opera in cui il futuro terzo premio Nobel italiano per la letteratura prende spunto, per la sua creazione narrativa, da alcuni elementi biografici del futuro secondo premio Nobel italiano per la letteratura – e a tutt’oggi l’unica donna -, Grazia Deledda.


Maria Amici
“Acqua amara”, novella di Luigi Pirandello
La fisicità, la carnalità, patetica, una volta di più viene caricata da Pirandello di tutta l’amarezza innescata dall’esistenza stessa: una maschera tragica incollata all’uomo. Umoristica anzi. Lontana dall’estetismo purulento dannunziano della «carne che domani può essere un pallido sacco d’acqua amara».
I due interlocutori della prima sezione della novella sembrano infatti, nel gioco delle apparenze appunto, ai poli opposti di un’umanità squallida.


La toccatina”: l’afasia del poliglotta in Pirandello
Lo scrittore aveva 39 anni quando pubblicò la novella  e la malattia della moglie l’aveva certamente già costretto a stabilire un contatto diretto e personale con l’ambiente neuro-psichiatrico dell’epoca. Anche in questo caso le sue conoscenze mediche gli permettono di sottolineare la strana  e multiforme natura della realtà. Il tema fondamentale di “La toccatina” , non è infatti la strana forma di perdita del linguaggio, ma piuttosto la capacità dell’uomo di affrontare la vita con tutte le risorse di cui dispone.


Il treno come luogo di conoscenza di sè
I vari personaggi della novellistica pirandelliana, ancora ignari, affollano turbati e confusi i predellini, si accomodano nelle carrozze anguste come le loro anime e iniziano il viaggio verso luoghi fisici ignoti, come la loro interiore dimensione spirituale: “Il treno trascina dietro di sé i vagoni (quelli pieni di velluti della prima classe, e quelli “lerci” della seconda e della terza) e dentro i vagoni trascina i personaggi delle novelle di Pirandello, ciascuno verso il suo destino umano e narrativo”. Come a dire che in questo percorso conoscitivo non esistono differenze sociali, perché l’intero campionario umano è accomunato dal medesimo destino.


Nicola Longo
Roma nelle novelle pirandelliane
Questo saggio appartiene ad un lavoro che è in corso da molti anni e riguarda il rapporto fra la città e la letteratura. Nella mia ipotesi di ricerca l’intento è quello di individuare, entro strutture linguistiche e narrative, il funzionamento, per lo più assai diverso da autore ad autore e da opera ad opera, della descrizione della città, nelle sue materiali componenti urbanistiche. In altre parole lo scopo è quello di comprendere come la medesima realtà urbana appaia diversa a seconda dell’autore e dell’opera entro la quale la si trovi inscritta (“scritta”) perché, nel caso della letteratura, le parole sono pietre ma solo in termini metaforici.


Gisella Padovani
I temi della maternità, della guerra, della morte in alcuni testi narrativi e teatrali di Luigi Pirandello
A prescindere dalle suggestioni che Pirandello può aver tratto dal dibattito teorico sulla civiltà matriarcale, la tendenza a imprimere una forte connotazione simbolica alla figura materna e ad accentuarne le valenze archetipiche rappresenta nell’ambito della produzione letteraria isolana una costante, un Grund Thema che affonda le sue radici in credenze religiose ataviche e nel patrimonio etnico, folclorico, mitologico, oltre che nelle stesse strutture psicologiche, del popolo siciliano.


Sergio Raffaelli
I tecnicismi cinematografici nella prosa letteraria di Pirandello
…    Pubblicando nel 1915 Si gira… Pirandello diventò il maggiore tra i pionieri della narrativa ispirata dal cinema (ma non il capofila, nemmeno in Italia: infatti fu preceduto nel 1907 dal mediocre Gualtiero Fabbri con Al Cinematografo, e nel 1910 dal modesto Jarro, cioè Giulio Piccini, con Le novelle del Cinematografo ,e inaugurò con stupefacente precocità la valorizzazione letteraria del proprio vocabolario cinematografico, restando in questo campo, per lo meno in Italia, il maestro insuperato lungo tutto il XX secolo.


Giancarlo Mazzacurati
Il doppio mondo di Serafino Gubbio
Si gira… primo titolo e prima redazione del romanzo pirandelliano Quaderni di Serafino Gubbio operatore, appare come un romanzo di metamorfosi, anzi di metabolizzazioni, prodotte da un enorme apparato digerente (il mercato) che si ciba di una realtà naturale (le passioni, gli istinti, i sentimenti, la coscienza, la memoria, i valori) e la trasforma in merce attraverso le «macchine voraci», simbolo dell’era industriale.


Marcella Strazzuso
La macchina e la maschera: gli inganni della modernità nei “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
Proporre la lettura dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore in un contesto didattico ritengo sia una bella scommessa per chi fa il lavoro dell’insegnante. Il romanzo è in genere poco frequentato nelle scuole e pochissimo antologizzato; a torto, in quanto in esso Pirandello organizza una compiuta riflessione sulla modernità. I Quaderni non sono solo un conte philosophiquesul cinema, ma attorno all’immagine di questa invenzione si condensano i miti e gli inganni di un’intera epoca storica.


Angela Diana Di Francesca
L’ “ibrido gioco” – La violenza dell’immagine nei “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
I Quaderni di Serafino Gubbio operatore è un romanzo a molte facce, da riscoprire con inquietudine e stupore nella società odierna, società dell’immagine non solo nel senso che privilegia l’immagine per raccontare e per esprimersi, ma nel senso che sull’immagine si struttura – e l’immagine è ora non più quella del cinema ma quella della televisione e dei video-; società che appartiene all’immagine, dove la realtà è ciò che si rappresenta e/o esiste in quanto è possibile rappresentarla.


Roberto Bernardini
L’assenza della parola nei “Quaderni di Serafino Gubbio Operatore”
Pirandello non condivide la mitologia tecnologica dei suoi contemporanei: un segnale del suo pensiero ci viene proprio in apertura di romanzo, dalle considerazioni d’esordio di Serafino:
“Mi domando se veramente tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita, che di giorno in giorno sempre più si complica e si accelera, non abbia ridotto l’umanità in tale stato di follia, che presto proromperà frenetica a corrompere e a distruggere tutto.”


Tesi – Jana Bartošová
Uomo-macchina nel romanzo di Luigi Pirandello “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
Con la presente tesi si vogliono studiare l’ideologia, i temi principali, i tratti caratteristici e in specie la personalità del protagonista nel romanzo di Luigi Pirandello Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Quaderni di Serafino Gubbio operatore è il romanzo con il quale Pirandello vuole misurarsi con la nuova età del progresso tecnico. Lo scrittore denuncia apertamente il pericolo che comportano le innovazioni tecnologiche. Nell’età delle esaltazioni futuriste, Pirandello non esita a pubblicare un romanzo polemico e critico contro la nuova società.


Cristian Muscelli
Tempo, delirio e coscienza in Uno, nessuno e centomila: Note sulla libertà impossibile dei personaggi pirandelliani
Nell’opera pirandelliana si può osservare una riflessione continua e specifica sulla libertà individuale, un filo rosso che si dipana progressivamente e che conduce alla particolarissima conclusione di Uno, nessuno e centomila. Quest’indagine sulla libertà, un’indagine fondamentalmente psicologica, si risolve con la demolizione della gabbia dell’uomo stesso, con la distruzione di ogni sua fissa e positiva identità, attraverso una specifica operazione descritta puntualmente nel romanzo del 1925: la decostruzione della temporalità della coscienza e la perdita volontaria della memoria.


Ombretta Frau
Un caso di cleptomania letteraria. I vecchi e i giovani tra fonti e plagio
Ora, per me, non commette plagio chi, appropriandosi un’invenzione altrui, con la propria fantasia la ricrei e riesca a darle miglior forma e maggior vita. L’Ariosto, per esempio, non commise plagi, prendendo a piene mani la materia pel suo poema dalla letteratura cavalleresca francese e dalla italiana; commise però un plagio quando rifece malamente in un’ottava del Canto VI il famoso paragone della terzina dantesca: Come d’un tizzo verde che arso sia.
(Luigi Pirandello)


Vittorio Spinazzola
Il sovversivismo dei Vecchi e i giovani
L’opera piú vasta e complessa di Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani, presenta al lettore una doppia conclusione, su linee combinate ma profondamente dissimili. Siamo ad Agrigento, nel 1894. Le vicende private dei molti personaggi che si affollano nel romanzo sono giunte a scioglimento; a determinarne l’esito è stato un fatto pubblico, l’insurrezione promossa dai Fasci dei lavoratori siciliani e repressa nel sangue dalle truppe governative.


Tesi – Martina Poláková
La tecnica narrativa sullo sfondo della categoria dello spazio: I Vecchi e i giovani di Pirandello letti a ridosso de I Promessi Sposi di Manzoni
Rendendoci conto dell’importanza e dell’indispensabilità delle fonti soprannominate per la nascita de I Vecchi e i Giovani, abbiamo deciso di connettere il tema di questa tesi a una di esse. L’accorgimento di intrascurabili e frequenti richiami de I Promessi Sposi presenti nel romanzo storico di Pirandello ha stimolato il nostro interesse fino a portarci alla formulazione definitiva del tema.


Gaetano Trombatore
Pirandello e i fasci siciliani. Saggio su “I vecchi e i giovani”.
Contro decenni di avvilimento e di malgoverno delle idealità risorgimentali, i fasci siciliani sono per il Pirandello l’atto di accusa più grave e più formidabile, perchè nato dalla stessa inconsapevole e fatale necessità delle cose. Giunge così al suo ultimo sfacelo la bancarotta del patriottismo della quale ci sono nel romanzo due simbolici testimoni e martiri, due personaggi a cui lo scrittore ha affidato per così dire la custodia del fuoco sacro, e che perciò, per non esporlo ai veleni della corruzione, vivono, l’uno in una solitudine cupa e rinunciataria che ha del fanatismo, l’altro come protetto da una ignara verginale semplicità di spirito, che confina con la demenza. L’uno e l’altro muoiono vittime della loro strenua fedeltà, e si spegne con loro l’ultima fiammella del patriottismo risorgimentale.


Claudia Corfiati
‘La morta e la viva’: notula pirandelliana
La morta e la viva di Pirandello, novella giudicata insieme agli altri esperimenti di grottesco, come una delle tante «burle, beffe, trovate bizzarre, invenzioni paradossali» dell’ingegnoso autore, ha goduto di scarsissima fortuna presso la critica. Nino Mo, uomo di mare, anzi «padron Nino Mo» (è giusto ricordare la sua affinità onomastica con il più celebre padron ‘Ntoni del Verga) si ritrova all’improvviso nella condizione di bigamo, dopo il ritorno della prima sua sposa, scomparsa da tre anni e creduta morta.


Roberto Deidier
La certezza del nome. Note sul Fu Mattia Pascal
Non è affatto inusuale, specie nell’arco della modernità, che la scrittura romanzesca, laddove si presenti in atteggiamenti più o meno speculativi e lasci agire il pensiero piuttosto che la storia, sia introdotta da una tipologia paratestuale decisamente anfibia, quale è la premessa d’autore. Essa risulta anfibia poiché stabilisce con il testo che va a introdurre un legame ben più complesso di quello di una semplice «soglia», divenendo consustanziale all’impianto stesso del romanzo; pertanto non si presenta come una mera appendice scritta a posteriori, quindi collocata ad apertura di libro. Ciò è ancor più vero se questo elemento si contiene nella numerazione dei capitoli, piuttosto che esserne estraniato, come accade nel caso di quello straordinario coacervo, o romanzo-zibaldone, che risponde al Fu Mattia Pascal.


Tesina
Pirandello tra vita e forma: Il fu Mattia Pascal
Al tempo in cui uscì il racconto, le reazioni negative non mancarono: critici abituati al metodo della narrativa ottocentesca non esitarono a giudicare assurde le innovazioni di Pirandello. Il fatto che Mattia fugge e, per l’errata identificazione del cadavere, si fa credere morto, è una delle principali accuse per l’inverosimiglianza del romanzo pirandelliano. Per questo quando Pirandello trova più tardi nella cronaca un fatto simile, aggiunge alla ristampa del ’21 un appendice al romanzo intitolata avvertenze sugli scrupoli della fantasia, per sostenere la plausibilità delle vicende raccontate.


Giovanni Fighera
Rileggiamo Il fu Mattia Pascal
In maniera espressionistica e paradigmatica Mattia Pascal rappresenta la condizione esistenziale tragicomica ovvero umoristica di ogni uomo .Nel 1908 Pirandello dedicherà il saggio L’umorismo proprio alla buona anima di Mattia Pascal. La condizione umana, a detta dello scrittore, è sempre fuori chiave, come se l’uomo non fosse mai al suo posto e, impaurito dalla paura del vuoto e della vertigine conseguente, ricercasse una forma, lui che è sempre privo di forma.


Samanta Gamboni
Lo spiritismo ne “Il fu Mattia Pascal” in particolare e nelle opere di Pirandello in generale
La crisi delle grandi ideologie, e quali lo stesso cristianesimo e l’utopia marxista, fa rivolgere spesso verso la sfera del magico, gli interrogativi dell’umanità per avere una risposta ai problemi e ritrovare quelle certezze che innalzano il senso dell’esistenza.


Dante Della Terza
Gli espedienti della “lanterninosofia”. Come opera l’illusione nella trama de Il fu Mattia Pascal di Pirandello
La parola «illusione» ricorre ventidue volte nelle pagine de Il fu Mattia Pascal, ma esiste uno jato tra il suo primo riscontro nella fase iniziale del romanzo, all’interno della Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa e la sua seconda emergenza allusiva in forma aggettivale nell’ottavo capitolo intitolato Adriano Meis.
Nel capitolo seguente, il tredicesimo, Anselmo rende edotto il suo ospite convalescente, al buio per quaranta giorni, di una sua concezione «filosofica» della vita che egli con audace neologismo chiamerà «lanterninosofia».


Tommaso Marciano
La crisi del poeta-vate in Pirandello
Con l’avvento del Decadentismo entra in crisi la figura tradizionale di poeta-vate, cioè dell’intellettuale che, in quanto depositario di una superiore verità, assume nei confronti del pubblico il ruolo dell’educatore e del formatore di coscienze. Questo atteggiamento ideologico condiziona naturalmente anche la forma, che deve adeguarsi al livello retorico dell’esortazione e della persuasione.


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