Tematiche Pirandelliane – Indice generale


TEMATICHE PIRANDELLIANE indice generale

Tematiche Pirandelliane - indice

Di seguito l’elenco degli articoli divisi per sezioni. Ogni sezione può essere selezionata dalla barra indice ad inizio pagina

INTORNO PIRANDELLO

Giuseppe Bonghi
Biografia di Luigi Pirandello
Luigi Pirandello, secondo di sei figli, nasce la sera del 28 giugno 1867 ad Agrigento (l’antica colonia greca di Akragas che si chiamerà Girgenti fino al 1927) da Stefano Pirandello e da Caterina Ricci-Gramitto, sposata nel 1863, in una casa colonica non ancora ben rifinita che si trovava nella tenuta paterna denominata “Caos”…..


Pasquale Guaragnella
La storia di Pirandello, poeta saggista e narratore
Si ripropone la storia di Pirandello poeta, saggista e narratore, a partire dal periodo della formazione culturale e degli esordi letterari fino ai mesi che precedono la morte, quando lo scrittore siciliano appare ancora fortemente impegnato nella scrittura delle sue ultime, intensissime, novelle.


Giuseppe Bonghi
Introduzione generale alla poetica di Luigi Pirandello
Al centro, sia della concezione realistico-verista che di quella del Decadentismo, e quindi dell’umorismo pirandelliano, troviamo il fatto, ciò che è accaduto secondo la volontà o indipendentemente dalla volontà dei protagonisti. All’interno del verismo il fatto viene rappresentato come l’accadimento in atto, anello di una catena interminabile di cause-effetti, nella quale ogni fatto è conseguenza di quello precedente e causa di quello seguente…..


Giovanni Fighera
Pirandello. Un genio del novecento
Grande drammaturgo, romanziere, novelliere, l’agrigentino Luigi Pirandello (1867-1936) è uno dei più grandi geni del Novecento, letterato e, al contempo, filosofo. In lui sembrano incarnarsi le parole di Leopardi nello Zibaldone: «Il vero poeta è anche filosofo e il vero filosofo è anche poeta». Non sarà, forse, un caso allora se l’esordio di Pirandello è poetico, anche se poi l’autore trascurerà quella strada per dedicarsi alla prosa e al teatro, in cui emerge la sua più grande vena creativa.


Caterina Villani
Università degli studi di Salerno
Tesi di Laurea
Pirandello: lingua e grammatica nella scuola primaria
In formato PDF


Angela Floriana Di Natale – Università degli studi di Catania
Tesi di Laurea – La visibilità sul web di Luigi Pirandello
In formato PDF
La tesi, fornitaci dalla relatrice stessa, comprende l’intervista da noi rilasciata, inerente la storia di PirandelloWeb.


da Internet Culturale
Luigi Pirandello e le biblioteche
«Mio padre ci racconta d’esser rimasto fra il tavolo e due scaffali di libri che alternativamente gli venivano addosso con tutto il peso dei volumi. Dava una spinta a questo e dietro front per tenere su l’altro di turno per cinque minuti buoni. Una ginnastica da camera da cui non c’era verso di esimersi». (Fausto Pirandello)


Luisella Battaglia
Pirandello e la bioetica
… Pirandello ci invita ad un’etica di prima persona, considerata cioè dal punto di vista del soggetto che è autore e attore della sua vita, anziché dal punto di vista esterno proprio di un osservatore imparziale che è proprio dell’etica della terza persona.

 


Alessandra Agosti
Luigi Pirandello tra l’arte e la vita
Affrontare Luigi Pirandello e la sua “umana avventura” di uomo e di scrittore-drammaturgo significa addentrarsi in una giungla intricata di convinzioni e contraddizioni, principi teorici e loro sovvertimenti, slanci d’amore e sprezzanti egoismi, grandi vette letterarie e umane tristezze.


Giovanni Cavicchioli
Pirandello e la fede: Intervista a Luigi Pirandello, «Termini», 1936.
In una grande intervista del 1936, Pirandello dà conto della propria visione del mondo, giudicando il proprio teatro ed esplicitando la propria fede cristiana. Sipario sul senso religioso. Lo vado a trovare all’albergo. Mattiniero, già vestito, pronto per andare alla prova: mi ha dato un appuntamento che scombussola un po’ le abitudini: sveglia, caffè anticipato, piani serali come per una partenza di buon mattino: «si gira»


Carla De Fusco
La fortuna di Pirandello nella civiltà araba
Dagli anni ’30 agli anni ’50 in Turchia, che vanta un’ampia conoscenza della letteratura europea, sono già edite molte opere di Pirandello: L’imbecille nel ’31, La balia nel ’39, Il turno nel ’45, Sei personaggi nel ’49, Novelle scelte nel ’51. Le opere pirandelliane arrivano ad Istanbul dai canali di traduzione russi, ma soprattutto dai paesi danubiani: Repubblica slovacca, Repubblica ceca, Romania, Ungheria, dove grande spazio ha avuto negli anni ’20 l’opera pirandelliana, mediata a sua volta dalle edizioni in lingua tedesca.


Erminio G. Neglia
Fortuna di Pirandello in Spagna
Come in altri paesi, il teatro di Pirandello non tardò ad imporsi anche in Spagna. Vi entrò trionfalmente attraverso la Catalogna con la messinscena (in catalano) de Il berretto a sonagli, il 27 novembre 1923, al teatro Romea di Barcellona (De Filippo). Il nome di Pirandello divenne subito sinonimo di modernità e avanguardia in tempi in cui il teatro spagnolo restava su basi tradizionalmente realiste. L’opera drammatica del Siciliano aveva quello che distingue i grandi innovatori: l’alone di una personalità inconfondibile.


Stefano Gulizia
Quando Pirandello disse: “Ich bin ein Berliner”
Durante il fascismo e in un periodo di creatività febbrile (aveva completato il manoscritto finale di Uno, nessuno, e centomila, scritto Come tu mi vuoi, e ideato la vasta struttura della sua opera mitologica, I giganti della montagna), Luigi Pirandello ebbe l’occasione di incontrare Sergei Eisenstein durante la prima visita del regista russo a Berlino per la prima del suo film Il vecchio e il nuovo. Era l’agosto del 1929.


Donatella Orecchia
Silvio d’Amico e Luigi Pirandello: frammenti di un incontro (1918-1936)
Luigi Pirandello nasce a Girgenti nel 1867; Silvio d’Amico a Roma nel 1887. Della stessa generazione di Benedetto Croce, di Gabriele D’Annunzio, di Svevo e De Roberto; un po’ più vecchio di Martoglio e di Butti, coetaneo di Irma Grammatica e con qualche anno in più rispetto a Ruggero Ruggeri e Angelo Musco, Pirandello appartiene a quella generazione che, nata negli anni sessanta dell’Ottocento, non aveva conosciuto le battaglie, le conquiste e le speranze risorgimentali: “erano nati che già l’Italia era fatta, ed erano ragazzi quando le prime ventate scapigliate e poi di Positivismo e Realismo erano arrivate da noi […].


Mario Minarda
Pirandello operatore multiculturale
Deve essere rimasta impressa nella storia della critica letteraria italiana e internazionale la metafora del «grosso artigiano» attraverso la quale Giovanni Macchia descriveva il modus operandi di uno scrittore come Luigi Pirandello. In quell’immagine viene riflessa la base polimorfica rubricata dai sapienti filtri retorici disseminati nelle sue pagine: citazionismi, riscritture accorgimenti linguistici, numerosi sostrati e reminescenze letterarie (dal mondo classico di Aristofane ed Euripide fino a Cervantes, solo per citare alcuni) che aggiungono sempre più interessanti canali interpretativi, come quello offerto dagli studi culturali e di genere.


Franca Angelini
Parricidi: Debenedetti legge Pirandello
Strani i giochi di prospettive e di trompe-l’oeil che la storia della letteratura provoca nella memoria: Debenedetti, nostro contemporaneo a pieno titolo, è un quasi-contemporaneo di Pirandello, che pensiamo invece come un classico del primo Novecento.


Gigi Livio
“Fiamma del diavolo che non consuma”. Marta Abba attrice “frigida”
…l’arte di Marta Abba, nonostante abbia scelto per incarnarsi una creatura dorata e armoniosa e vivida, soffre di un male diabolico, che a guarirlo non so che ci vorrebbe. Salvo alcuni casi felici, le serate trionfali, in cui l’oro fulvo dei suoi capelli e la ricchezza costretta di tutta la persona divampano nel parossismo oppure si placano e si stemperano in una specie diestasi, la sua recitazione ha le qualità del vetro: trasparenze gelide.


Michael Rossner
Nietzsche e Pirandello: Paralleli e differenze
Se si cercano dei punti comuni, si potrebbe cominciare da fattori esterni: ambedue dovevano guadagnarsi il pane come professori d’università (di filologia): ambedue si autodefiniscono come nature ibride tra filosofia e letteratura. Ma questi paralleli sono soltanto superficiali: le rispettive forme d’espressione della comune inquietudine intellettuale sono profondamente differenti.


Luigi Lunari
Come leggere Pirandello (anche senza capirlo)
Riflessioni sull’opera del drammaturgo ma da un’angolatura inusuale, giusto per non ripetersi…
Saltando dunque tutto quello che si può leggere nei libri (ma ancora una volta avvertendo che la letteratura critica su Pirandello è molto più criptica, oscura e complicata che non le opere di Pirandello stesso) ecco una riflessione un po’ più inedita sul “come leggere Pirandello“.


Antonio Alessio
Pirandello pittore e critico d’arte
(con una lettera inedita di Pirandello al figlio Fausto)
Per chi ha familiarità con l’opera drammaturgica del Pirandello potrà non poco sorprendere il soggetto dei suoi quadri. Nulla di torturato, di drammatico, di grottesco, di espressionistico. I temi e le formule a cui la fama di Pirandello è comunemente (e sbrigativamente) limitata non sono minimamente riscontrabili nelle opere pittoriche. Tranne qualche rara eccezione, come in un piccolo autoritratto giovanile diabolico o nel ritratto alla moglie già alle prese col suo male, nulla nei quadri che possa indicare anche lontanamente il futuro drammaturgo


TEMATICHE PIRANDELLIANE

VITA

Giovanni Macchia
Pirandello a sessant’anni dalla morte
Pirandello morì in un anno particolarmente carico di storici eventi. Egli aveva parlato più di una volta del «piacere della storia». «Nulla di più riposante della storia, signori» aveva esclamato un suo personaggio. «Tutto nella vita si cangia continuamente sotto gli occhi. Nulla v’è di certo.


Salvatore Lo Leggio
“Un uomo solo”. Profilo di Pirandello
Campagna d’olivi saraceni, sotto l’ardente azzurro del cielo, affacciata sul mare africano. Così, nelle parole di Pirandello, l’immagine della contrada del Caos, dove lo scrittore nacque. In quell’estate del 1867, in Sicilia c’era il colera. In meno d’un anno morirono cinquantatremila persone. Chi poteva fuggiva, in continente e all’estero. La famiglia Pirandello abitava a Girgenti (oggi Agrigento) e si trasferì nella casetta del Caos, che la madre di Luigi, Caterina, aveva portato in dote al matrimonio. Il padre, Stefano, gestore di zolfare, era sempre in giro per l’isola per il suo lavoro e restò contagiato.


Nino Borsellino
Pirandello a Berlino: Un esilio volontario
La Germania fu per Pirandello una terra d’esilio, di un esilio ovviamente volontario e comunque dettato da circostanze e opportunità personali che però, riferite a una biografia epocale qual è quella del più grande scrittore italiano del Novecento, suggeriscono considerazioni che trascendono i dati esclusivamente privati, si intrecciano insomma con la storia culturale, e non solo, del secolo appena passato.


Silvio Montiferrari
Pirandello e il Piemonte
In questa sede ci proponiamo di allargare l’orizzonte per conoscere il contesto culturale piemontese del periodo “coazzese” di Pirandello, ovvero l’ambiente con il quale venne in contatto in quegli anni tra Ottocento e Novecento, all’inizio potremmo dire della sua carriera di scrittore, ed in prospettiva il rapporto che continuò ad avere col mondo culturale torinese nel corso della sua attività letteraria e teatrale, fino al Premio Nobel (1934) e alla sua morte (1936).


Onofrio Pirrotta
La pirandelliana storia delle ceneri di Pirandello
Quando il 10 dicembre del 1936 morì, i figli trovarono mezzo foglietto di carta spiegazzato in cui Luigi Pirandello aveva scritto: I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. II. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso…..


Lucienne Kroha
Il “desiderio” di Mattia Pascal ovvero «Liolà: Pirandello maschilista?»
Mi sembrerebbe eccessivo proporre un’analisi in cui Pirandello appare femminista – non credo certo che potesse essere realmente a favore di ciò che le femministe del suo tempo rivendicavano. Penso invece che considerasse la società in cui viveva retta sulla negazione e la paura della donna: da ciò la sua oggettivazione e strumentalizzazione. Bisogna tener presente che Pirandello costruisce la psicologia dei suoi personaggi in termini sociali, generalizzabili a tutta una cultura e/o a tutta una generazione.


Fausta Samaritani
Luigi Pirandello, una vita da autore
Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Con queste parole Luigi Pirandello racconta la sua venuta al mondo, il 28 giugno 1867. La casa natale, presso Girgenti, oggi Agrigento, si chiama Caos. Io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà (da Frammento d’autobiografia).


Luciano Lucignani
Sei donne in cerca di Pirandello
Come nella migliore tradizione psicoanalitica, la prima è la madre, Caterina. Bambino fragile e insicuro, Luigi Pirandello le fu sempre molto affezionato. Un muro, che in seguito divenne insormontabile, lo divideva invece dal padre, Stefano. Forse, grazie anche a un oscuro episodio di cui, quattordicenne, fu testimone. Lui stesso lo raccontò in seguito (gran parte dell’opera di Pirandello è, direttamente o no, autobiografica) nella novella «Ritorno».


Daniela Leuzzi
Eduardo e Pirandello
L’incontro tra Pirandello e Eduardo avviene nel 1933 al “Sannazzaro” di Napoli. L’amicizia fra i due dura tre anni durante i quali la “Compagnia del Teatro umoristico” rappresenta Liolà e Il berretto a sonagli in versione napoletana. Eduardo indaga i sentimenti, aspira alla comprensione umana, alla solidarietà distrutta dai tempi, Pirandello ricerca invece fratture e contraddizioni , discrasie non ricomposte.


Pietro Milone
Padri e figli. La vita ardente di Luigi e Stefano Pirandello
Nell’agosto del 1924, la rivista «Comoedia» pubblicava La casa a due piani, una commedia di Stefano Landi. Nella pagina che la introduceva campeggiava la foto dell’autore – un giovane bruno, le labbra sottili leggermente contratte sul mento sfuggente, l’espressione assorta, concentrata in uno sguardo intenso – contornata da una sua breve presentazione, non firmata, che immediatamente sollevava il velo dello pseudonimo e ne forniva le generalità: «nato in Roma il 14 giugno 1895 da Luigi e Antonietta Pirandello».


Pierfranco Bruni
La madre e l’ombra nel Pirandello oltre le nude maschere
Il tempo della mancanza è il tempo dell’assenza. Il tempo del vuoto diventa il tempo della differenza tra la presenza e l’incapacità di afferrare il senso delle cose. Tutto ciò che un giorno è stato si trasforma in una ferita che si esprime con un viaggio nella malinconia. La malinconia è l’estremo senso del silenzio. Non usa parola altisonanti. Se serve piuttosto dello sguardo, del volto, delle mani nei movimenti e dei gesti. La mancanza e l’assenza sono ferite dell’anima, ma restano tagli incisi nel profondo degli occhi che fissa l’esterno e custodisce il profondo. Si diventa maschere nude. La perdita della madre è un nascondimento della realtà che non è più tale ma trasgredisce a vuoto.


TEMATICHE PIRANDELLIANE

STILE

Leonardo Sciascia
Pirandello e il Pirandellismo
con lettere inedite di Pirandello a Tilgher
Per circa un quarto di secolo, Pirandello sfuggì dunque alla comprensione della critica. Nel dopoguerra, ecco la scoperta: frenetica entusiastica appassionata. Senza il teatro, forse il nostro scrittore non avrebbe registrato punte così alte e così agitate di successo: ma forse oggi saremmo in grado di scoprirlo veramente, di serenamente rivalutarlo.


Simona Micali
Pirandello e il mito come archetipo
1. Il fu Mattia Pascal: l’eroe e l’eclisse del sacro nella modernità;
2. Portare a termine il mito;
3. Il Pirandello «Vate» degli anni Venti;
4. La mitopoiesi secondo Piradello;
5. Su un’intervista poco conosciuta e sul rapporto Pirandello-Nietzsche.


Arcangelo Leone de Castris
La rivoluzione di Pirandello, da “Storia di Pirandello” – 1975
La «fortuna» di Pirandello, quale che sia l’angolazione critica dalla quale ci si disponga ad analizzarla, rivela oggettivamente un suo connotato fondamentale e costante, rintracciabile sin dal momento della polemica crociana come ancora evidente oggi, nelle terroristiche reazioni antipirandelliane dei più conservatori e anacronistici (anche se talora mascherati da progressisti) tra i letterati italiani.


Ulrich Schulz-Buschhaus
«L’umorismo» – l’anti-retorica e l’anti-sintesi di un secondo realismo
Invece di irrazionalismo o anti-razionalismo preferirei dunque parlare, nel caso pirandelliano, di un razionalismo eterodosso, cioè di un razionalismo dialettico fino all’eresia. Quel particolare razionalismo si manifesta più che altrove nel famoso saggio o, più precisamente, trattato sull’Umorismo. Come si sa, questo trattato presenta – per così dire – diverse facce a seconda degli scopi che si propone.


Assunta De Crescenzo
«Come nembi sopra una rovina»: Pirandello e la coscienza critica della modernità.
La percezione di un disagio, che è prima di tutto culturale e diviene poi anche esistenziale, la consapevolezza di una condizione di precarietà, di smarrimento, di perdita degli equilibri raggiunti e consolidati, pervadono numerosi scritti di Luigi Pirandello, e in particolare uno dei primi tra quelli saggistici, Arte e coscienza d’oggi, emblematico per acutezza d’analisi e forza icastica delle immagini. «Lo spirito moderno», vi si legge, «è profondamente malato, e invoca Dio come un moribondo pentito.


Enrico Cerasi
“Se non c’è l’autore”: Pirandello e il sacro
Nella sua opera maggiore: Il sacro. L’irrazionale nell’idea del divino e il suo rapporto col razionale, edita per la prima volta nel 1917, Rudolf Otto prende seriamente le distanze dalla religione nei limiti della sola ragione kantiana e poi liberale, riscoprendo i caratteri originari dell’esperienza generalmente umana del sacro periodo della formazione culturale e degli esordi letterari fino ai mesi che precedono la morte, quando lo scrittore siciliano appare ancora fortemente impegnato nella scrittura delle sue ultime, intensissime, novelle.


Dora Marchese
Paesaggi della modernità. Spazio urbano e spazio esistenziale nella novellistica pirandelliana
Elemento costante e rilevante della narrazione, i paesaggi pirandelliani, rompendo con i modelli tradizionali, non hanno funzione decorativa, né sono semplice cornice; scaturiscono perlopiù dall’osservazione diretta dei luoghi in cui lo scrittore visse ed operò, luoghi permeati della sua personale visione poetica e filosofica.


Paolo Spinicci
La teoria dell’umorismo in Luigi Pirandello
Al nome di Pirandello si lega innanzitutto un’ampia produzione letteraria che abbraccia opere di teatro, racconti e romanzi, e che fa del suo autore una delle figure più significative del panorama della letteratura europea del Novecento.
Tuttavia, accanto al Pirandello letterato, vi è anche un Pirandello saggista che approfondisce con gli strumenti della critica e della riflessione filosofica alcuni temi della sua opera letteraria.


Arcangelo Leone de Castris
Dalla narrativa al teatro: la nascita del personaggio
da “Storia di Pirandello” – 1975
Dimensione scenica e tendenza dialogica nelle novelle. – Il mito del personaggio senza autore.
La narrativa come antefatto e preistoria del personaggio. – Conferme antintellettualistiche nei saggi sul teatro. – La poetica di Si gira: compassione e oggettività drammatica.


 Angelo Petrella
Pirandello e la logica della tradizione
…Pirandello compirà grandi sforzi per liberarsi dalle prescrizioni veriste, superandole dal suo interno.
In tutta la sua prima produzione romanzesca si avverte infatti un’insofferenza sempre crescente nei confronti del determinismo.


Giovanni Fighera
Pirandello contro il pirandellismo
…Pirandello compirà grandi sforzi per liberarsi dalle prescrizioni veriste, superandole dal suo interno.
In tutta la sua prima produzione romanzesca si avverte infatti un’insofferenza sempre crescente nei confronti del determinismo.


Alfonso Malinconico
Pirandello e il diritto
….In Pirandello però il diritto si dispiega con una diversa e più marcata utilità funzionale, come motore che avvia e condiziona tutta l’ideazione, dallo schema generale al particolare degli intrecci e dei personaggi, con i risvolti di invenzione, di finzione, di simulazione, di inverosimiglianza, di eticità e, del suo contrario, di dialettica; come ammasso incandescente, cioè, che dall’interno incrementa il valore di quello che ormai nessuno ci impedisce di chiamare specifico poetico valorizzando la materia, che è forma, nei vari aspetti di sostanza umana, fantastica, ironica e soprattutto di cultura, nelle più diverse gamme …..


Ilaria Paluzzi
Personaggi minori nell’opera di Luigi Pirandello: Quei perfetti sconosciuti.
Nella novella Il dovere del medico Pirandello annota la capacità dell’avvocato Camillo Cimetta di «abbattere i confini formalistici del tristo ambiente giudiziario» perché vi spiri un’aura di vita. Quell’ambiente nel quale i suoi colleghi si presentano «armati di cavilli, abbottati di procedura»…..


Raffaella Di Maria
La caccia di Domiziano: Pirandello tra antico e moderno
La poligrafica opera pirandelliana si presenta inizialmente alla letteratura attraverso la poesia che, seppur considerata da quasi tutta la critica semplice esercizio di stile di un giovane scrittore, può essere considerata, almeno a livello tematico, uno spartito da cui ‘prende vita’ tutta la produzione successiva e ben più nota del grande autore agrigentino.


Michelangelo Fino
Fughe parallele: Pirandello legge Rosso di San Secondo
La critica ha ampiamente riconosciuto il forte legame che, in ambito teatrale, unisce Pirandello e Rosso di San Secondo, autore, quest’ultimo, notoriamente apprezzato dallo scrittore agrigentino. Probabilmente parlare di debito pirandelliano nei confronti di alcune pièces del Rosso sarebbe inopportuno, ma è indubbio che opere come Marionette, che passione! abbiano inciso non poco sulla grande stagione teatrale di Pirandello


Luigi Sedita
Pirandello e l’antinomia del nome
Non sappiamo se Pirandello si servisse di guide telefoniche italiane,nel primo Novecento forse inesistenti, ma certamente annotava i nomi di persone incontrate nei viaggi. Lo testimonia il cosiddetto Taccuino di Coazze, in cui, durante una vacanza in Valsusa nel 1901, aveva appuntato sei nomi piemontesi e nel 1903 durante un soggiorno a Montepulciano, impegnato in una commissione d’esame, aveva preso nota di altri cinque nomi locali.


TEMATICHE PIRANDELLIANE

TEATRO

Antonio Gramsci
Critiche Teatrali, Il teatro di Pirandello
da Antonio Gramsci – Quaderni dal carcere – Letteratura e vita nazionale, Editori Riuniti, Roma 1971.
Antonio Gramsci fu critico teatrale dell’Avanti! da Torino per quattro anni, dal 1916 al 1920. Ripubblichiamo qui di seguito tutte le sue recensioni teatrali delle pièce di Pirandello, sicuramente un po’ invecchiate, ma splendidi esempi di giornalismo e di scintillante prosa italiana. (da “Quaderni dal Carcere”)


Adriano Tilgher
Il Teatro di Luigi Pirandello
Che cosa, secondo Pirandello. distingue l’uomo dagli altri esseri della natura? Questo, e questo soltanto: che l’uomo vive e si sente vivere, gli altri esseri della natura, invece, vivono soltanto, vivono puramente e semplicemente. L’albero, ad esempio, vive tutto profondato nel suo senso vitale; la sua esistenza fa tutt’uno col lento ed oscuro succedersi in esso delle affezioni vitali; il sole la luna il vento la terra sono intorno ad esso, ma esso nulla ne vede, nulla ne sa: li avverte, sì, ma solo in quanto si traducono in stati del suo essere, dai quali non si distingue.


Franco Sepe
Luigi Pirandello: dalla maschera denudata al mito
Il mito, ovvero la sua elevazione rituale sotto forma di iniziazione ai misteri, è risaputo, è alle origini dell’evento teatrale. E l’evento teatrale delle origini è la tragedia, che nasce dal ditirambo, cioè dall’inno originariamente intonato al nume cui è devoluto l’atto rituale – come, ad esempio, nelle piccole e grandi dionisiache. Il ditirambo, dapprima libero poi fissato in versi, riunisce in coro attorno all’ara su cui si compie il sacrificio coloro che vi si votano esprimendosi con il canto.


Paolo Diodato
Randone, Eduardo, Stoppa: Tre messeinscena de Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello
Il Berretto a sonagli si configura come un’importante laboratorio linguistico e scenico. Le sue stesse varianti testimoniano una serie di operazioni che Pirandello svolse a più riprese avendo come obiettivo una resa sulla scena di maggior sintesi ed efficacia. Ne è prova l’alleggerimento della struttura linguistica del testo ancora troppo letterario e l’attenzione che mostra verso gli aspetti più concreti del fare teatro come i costumi, la scenografia e lo stile recitativo.


Giorgio Strehler
Appunti di regia per “I giganti della Montagna”
Edizioni 1947 – 1966 – 1994
A noi capire che nella sgangherata carretta che trasporta Ilse morta, nel viaggio lento dei Comici, in questo corteo funebre per la Poesia uccisa, lungo la platea viaggia sì tutta la nostra storia di teatranti in pena, con tutti i nostri errori, con le nostre frenesie, ma viaggia forse, anche tutta la miseria di questo nostro povero mondo alla deriva.


Andrea Camilleri
Biografia del figlio cambiato: Il Padre nei Sei personaggi e il padre di Pirandello
Certo, su quest’opera che rappresenta “la quintessenza del dramma moderno” (Szondi), è quasi ridicolo spendere qui parole. Ci limitiamo a dire che forse essa segna la ricomposizione di quel gigantesco puzzle che è stato l’intreccio tra la vita di Pirandello e la sua opera di scrittore in un continuo va e vieni dalla realtà alla sua trasfigurazione.


Tesina
Pirandello e il surrealismo: “I giganti della montagna”
Ne “I Giganti della montagna”, la coerenza “ideologica” dell’arte pirandelliana subisce un notevole sdoppiamento: accanto all’individualità destinata a sparire per la brutalità e la violenza di forze cieche, appaiono come protagonisti, entità collettive, personaggi corali ai quali spetta “l’ultima parola”, mentre si dissolve totalmente, come già precedentemente affermato, il rapporto contrastante, dialettico, drammatico fra arte e vita, realtà e sogno, rapporto che nelle opere precedenti aveva generato spesso una convulsione, una tale drammaticità da far porre a volte l’opera pirandelliana in un’atmosfera che non era quella in cui respirava il più autentico Pirandello.


Sicilia Teatro
Questa sera si recita a soggetto
Appunti da una regia di Giuseppe Patroni Griffi. Uno sputo in faccia ai miei postumi estimatori di Andrea Bisicchia. Il nome e il nume: Alla ricerca della scrittura seconda di Umberto Artioli. Apologia del regista di Silvio D’Amico. Il personaggio sequestrato di Giovanni Macchia. Le prime messinscene – di Alessandro Tinterri


Pia Schwarz Lausten
Le finzioni di Enrico IV. Un’analisi del dramma di Luigi Pirandello
Credo che il senso dell’opera si debba trovare a livello astratto e metateatrale (come hanno già suggerito R. Alongé e R. Luperini.) Perciò sarà anche importante analizzare la funzione della follia del protagonista. Spesso è stato messo in rilievo il lato tragico della sua follia e del suo vivere nella maschera eterna.


Pirandello e Artaud. Una nota
Nel n° 24 de La Criée, del maggio 1923, esce la recensione di Antonin Artaud ai Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. La commedia era andata in scena il 10 aprile alla Comédie des Champs-Elysées, con la regia di Georges Pitoeff, che vi aveva anche interpretato il ruolo del Padre. La Figlia era stata Ludmilla Pitoeff e la Madre Marie Kalff (cfr. O. C. II, ed. 1961, pp. 180-82). È la prima recensione importante di Artaud, ed è anche la sua prima impressione di teatro.


Paolo Quazzolo
Rappresentazioni pirandelliane a Trieste – Un caso di “pirandellismo”: «O di uno o di nessuno»
O di uno o di nessuno non è stato uno dei testi fra i più fortunati della produzione pirandelliana.
Certamente ve ne sono stati altri anche meno fortunati ma, statistiche alla mano, l’edizione proposta dal Teatro Stabile La Contrada di Trieste è, dal 1929 a oggi, appena l’undicesima edizione scenica di O di uno o di nessuno realizzata in Italia. Se si pensa, tanto per fare un paragone abbastanza lampante, che i Sei personaggi in cerca d’autore dal 1921 – anno del debutto – a oggi sono stati messi in scena da compagnie professionali più di cento volte (vale a dire più di una volta l’anno), il paragone è chiaro.


Arnaldo Bruni
Modelli e interferenze nell‘esordio di Pirandello drammaturgo: «La morsa»
Pare opportuno insistere nell’indagine sul debutto teatrale di Pirandello, concentrandosi ancora una volta sulla dimensione ridotta dell’ atto unico. La proposta intende privilegiare una circostanza obiettiva che favorisce la possibilità di riconoscere entro l’arco di una misura breve i meccanismi del congegno compositivo nel trapasso di codice.


Angela Diana Di Francesca
Il “Berretto a sonagli”: Beatrice e il “POTERE” Femminile
Vediamo a confronto due generazioni di donne: da una parte la vecchia serva Fana e la signora Assunta; dall’altra Beatrice e Nina. In mezzo a loro, l’anomalo personaggio della Saracena, che collega, ordina, intreccia e trama; una sorta di “virago” ma con una sua precisa impostazione filosofica: non volendo essere oppressa ha imparato ad opprimere. Come i buffoni e i pazzi  ha conquistato autorità proprio avendo in sprezzo la dignità e il decoro; e come i buffoni sono accolti con benevolenza  dai re, così lei, considerata una donnaccia, è ricevuta in un salotto perbene.


TEMATICHE PIRANDELLIANE

NARRATIVA

Corrado Alvaro
Prefazione a “Novelle per un anno”
Che la salute di Pirandello andasse declinando, cominciammo ad accorgercene noi suoi amici quando egli ci lesse, come era consuetudine della sua generazione, una delle ultime sue commedie, Non si sa come. Gli ballava il foglio davanti agli occhi, e la sua direzione di attore esperto non era più quella; ma confusa e senza la virtù che gli conoscevamo.


Alessandro Marini
Questioni di forma in “Novelle per un anno” di L. Pirandello: storia, struttura, modelli
Quando, nel 1922, pensa alla realizzazione di Novelle per un anno, Pirandello ha già alle spalle una consistente produzione nell’ambito del genere, al quale l’autore si era dedicato fin da giovanissimo (la prima prova, Capannetta, risale al 1885, quando Pirandello aveva appena 17 anni). Dal 1894, quando uscì col titolo Amori senza amore la prima raccolta, al 1919, anno di pubblicazione di Berecche e la guerra,vengono dati alle stampe infatti ben 14 volumi di racconti.


Fabio Danelon
Appunti per “Suo marito”
…Non è qui possibile ricostruire la complessità dei moventi che hanno portato alla nascita di un romanzo, che, al di là d’ogni suo intrinseco valore letterario, merita, credo, quanto meno attenzione storica, anche per un’intrigante, seppur accidentale curiosità.  Si tratta, infatti, d’un’opera in cui il futuro terzo premio Nobel italiano per la letteratura prende spunto, per la sua creazione narrativa, da alcuni elementi biografici del futuro secondo premio Nobel italiano per la letteratura – e a tutt’oggi l’unica donna -, Grazia Deledda.


Maria Amici
“Acqua amara”, novella di Luigi Pirandello
La fisicità, la carnalità, patetica, una volta di più viene caricata da Pirandello di tutta l’amarezza innescata dall’esistenza stessa: una maschera tragica incollata all’uomo. Umoristica anzi. Lontana dall’estetismo purulento dannunziano della «carne che domani può essere un pallido sacco d’acqua amara».
I due interlocutori della prima sezione della novella sembrano infatti, nel gioco delle apparenze appunto, ai poli opposti di un’umanità squallida.


La toccatina”: l’afasia del poliglotta in Pirandello
Lo scrittore aveva 39 anni quando pubblicò la novella  e la malattia della moglie l’aveva certamente già costretto a stabilire un contatto diretto e personale con l’ambiente neuro-psichiatrico dell’epoca. Anche in questo caso le sue conoscenze mediche gli permettono di sottolineare la strana  e multiforme natura della realtà. Il tema fondamentale di “La toccatina” , non è infatti la strana forma di perdita del linguaggio, ma piuttosto la capacità dell’uomo di affrontare la vita con tutte le risorse di cui dispone.


Il treno come luogo di conoscenza di sè
I vari personaggi della novellistica pirandelliana, ancora ignari, affollano turbati e confusi i predellini, si accomodano nelle carrozze anguste come le loro anime e iniziano il viaggio verso luoghi fisici ignoti, come la loro interiore dimensione spirituale: “Il treno trascina dietro di sé i vagoni (quelli pieni di velluti della prima classe, e quelli “lerci” della seconda e della terza) e dentro i vagoni trascina i personaggi delle novelle di Pirandello, ciascuno verso il suo destino umano e narrativo”. Come a dire che in questo percorso conoscitivo non esistono differenze sociali, perché l’intero campionario umano è accomunato dal medesimo destino.


Nicola Longo
Roma nelle novelle pirandelliane
Questo saggio appartiene ad un lavoro che è in corso da molti anni e riguarda il rapporto fra la città e la letteratura. Nella mia ipotesi di ricerca l’intento è quello di individuare, entro strutture linguistiche e narrative, il funzionamento, per lo più assai diverso da autore ad autore e da opera ad opera, della descrizione della città, nelle sue materiali componenti urbanistiche. In altre parole lo scopo è quello di comprendere come la medesima realtà urbana appaia diversa a seconda dell’autore e dell’opera entro la quale la si trovi inscritta (“scritta”) perché, nel caso della letteratura, le parole sono pietre ma solo in termini metaforici.


Gisella Padovani
I temi della maternità, della guerra, della morte in alcuni testi narrativi e teatrali di Luigi Pirandello
A prescindere dalle suggestioni che Pirandello può aver tratto dal dibattito teorico sulla civiltà matriarcale, la tendenza a imprimere una forte connotazione simbolica alla figura materna e ad accentuarne le valenze archetipiche rappresenta nell’ambito della produzione letteraria isolana una costante, un Grund Thema che affonda le sue radici in credenze religiose ataviche e nel patrimonio etnico, folclorico, mitologico, oltre che nelle stesse strutture psicologiche, del popolo siciliano.


Sergio Raffaelli
I tecnicismi cinematografici nella prosa letteraria di Pirandello
…    Pubblicando nel 1915 Si gira… Pirandello diventò il maggiore tra i pionieri della narrativa ispirata dal cinema (ma non il capofila, nemmeno in Italia: infatti fu preceduto nel 1907 dal mediocre Gualtiero Fabbri con Al Cinematografo, e nel 1910 dal modesto Jarro, cioè Giulio Piccini, con Le novelle del Cinematografo ,e inaugurò con stupefacente precocità la valorizzazione letteraria del proprio vocabolario cinematografico, restando in questo campo, per lo meno in Italia, il maestro insuperato lungo tutto il XX secolo.


Giancarlo Mazzacurati
Il doppio mondo di Serafino Gubbio
Si gira… primo titolo e prima redazione del romanzo pirandelliano Quaderni di Serafino Gubbio operatore, appare come un romanzo di metamorfosi, anzi di metabolizzazioni, prodotte da un enorme apparato digerente (il mercato) che si ciba di una realtà naturale (le passioni, gli istinti, i sentimenti, la coscienza, la memoria, i valori) e la trasforma in merce attraverso le «macchine voraci», simbolo dell’era industriale.


Marcella Strazzuso
La macchina e la maschera: gli inganni della modernità nei “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
Proporre la lettura dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore in un contesto didattico ritengo sia una bella scommessa per chi fa il lavoro dell’insegnante. Il romanzo è in genere poco frequentato nelle scuole e pochissimo antologizzato; a torto, in quanto in esso Pirandello organizza una compiuta riflessione sulla modernità. I Quaderni non sono solo un conte philosophiquesul cinema, ma attorno all’immagine di questa invenzione si condensano i miti e gli inganni di un’intera epoca storica.


Angela Diana Di Francesca
L’ “ibrido gioco” – La violenza dell’immagine nei “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
I Quaderni di Serafino Gubbio operatore è un romanzo a molte facce, da riscoprire con inquietudine e stupore nella società odierna, società dell’immagine non solo nel senso che privilegia l’immagine per raccontare e per esprimersi, ma nel senso che sull’immagine si struttura – e l’immagine è ora non più quella del cinema ma quella della televisione e dei video-; società che appartiene all’immagine, dove la realtà è ciò che si rappresenta e/o esiste in quanto è possibile rappresentarla.


Roberto Bernardini
L’assenza della parola nei “Quaderni di Serafino Gubbio Operatore”
Pirandello non condivide la mitologia tecnologica dei suoi contemporanei: un segnale del suo pensiero ci viene proprio in apertura di romanzo, dalle considerazioni d’esordio di Serafino:
“Mi domando se veramente tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita, che di giorno in giorno sempre più si complica e si accelera, non abbia ridotto l’umanità in tale stato di follia, che presto proromperà frenetica a corrompere e a distruggere tutto.”


Tesi – Jana Bartošová
Uomo-macchina nel romanzo di Luigi Pirandello “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
Con la presente tesi si vogliono studiare l’ideologia, i temi principali, i tratti caratteristici e in specie la personalità del protagonista nel romanzo di Luigi Pirandello Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Quaderni di Serafino Gubbio operatore è il romanzo con il quale Pirandello vuole misurarsi con la nuova età del progresso tecnico. Lo scrittore denuncia apertamente il pericolo che comportano le innovazioni tecnologiche. Nell’età delle esaltazioni futuriste, Pirandello non esita a pubblicare un romanzo polemico e critico contro la nuova società.


Cristian Muscelli
Tempo, delirio e coscienza in Uno, nessuno e centomila: Note sulla libertà impossibile dei personaggi pirandelliani
Nell’opera pirandelliana si può osservare una riflessione continua e specifica sulla libertà individuale, un filo rosso che si dipana progressivamente e che conduce alla particolarissima conclusione di Uno, nessuno e centomila. Quest’indagine sulla libertà, un’indagine fondamentalmente psicologica, si risolve con la demolizione della gabbia dell’uomo stesso, con la distruzione di ogni sua fissa e positiva identità, attraverso una specifica operazione descritta puntualmente nel romanzo del 1925: la decostruzione della temporalità della coscienza e la perdita volontaria della memoria.


Ombretta Frau
Un caso di cleptomania letteraria. I vecchi e i giovani tra fonti e plagio
Ora, per me, non commette plagio chi, appropriandosi un’invenzione altrui, con la propria fantasia la ricrei e riesca a darle miglior forma e maggior vita. L’Ariosto, per esempio, non commise plagi, prendendo a piene mani la materia pel suo poema dalla letteratura cavalleresca francese e dalla italiana; commise però un plagio quando rifece malamente in un’ottava del Canto VI il famoso paragone della terzina dantesca: Come d’un tizzo verde che arso sia.
(Luigi Pirandello)


Vittorio Spinazzola
Il sovversivismo dei Vecchi e i giovani
L’opera piú vasta e complessa di Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani, presenta al lettore una doppia conclusione, su linee combinate ma profondamente dissimili. Siamo ad Agrigento, nel 1894. Le vicende private dei molti personaggi che si affollano nel romanzo sono giunte a scioglimento; a determinarne l’esito è stato un fatto pubblico, l’insurrezione promossa dai Fasci dei lavoratori siciliani e repressa nel sangue dalle truppe governative.


Tesi – Martina Poláková
La tecnica narrativa sullo sfondo della categoria dello spazio: I Vecchi e i giovani di Pirandello letti a ridosso de I Promessi Sposi di Manzoni
Rendendoci conto dell’importanza e dell’indispensabilità delle fonti soprannominate per la nascita de I Vecchi e i Giovani, abbiamo deciso di connettere il tema di questa tesi a una di esse. L’accorgimento di intrascurabili e frequenti richiami de I Promessi Sposi presenti nel romanzo storico di Pirandello ha stimolato il nostro interesse fino a portarci alla formulazione definitiva del tema.


Gaetano Trombatore
Pirandello e i fasci siciliani. Saggio su “I vecchi e i giovani”.
Contro decenni di avvilimento e di malgoverno delle idealità risorgimentali, i fasci siciliani sono per il Pirandello l’atto di accusa più grave e più formidabile, perchè nato dalla stessa inconsapevole e fatale necessità delle cose. Giunge così al suo ultimo sfacelo la bancarotta del patriottismo della quale ci sono nel romanzo due simbolici testimoni e martiri, due personaggi a cui lo scrittore ha affidato per così dire la custodia del fuoco sacro, e che perciò, per non esporlo ai veleni della corruzione, vivono, l’uno in una solitudine cupa e rinunciataria che ha del fanatismo, l’altro come protetto da una ignara verginale semplicità di spirito, che confina con la demenza. L’uno e l’altro muoiono vittime della loro strenua fedeltà, e si spegne con loro l’ultima fiammella del patriottismo risorgimentale.


Claudia Corfiati
‘La morta e la viva’: notula pirandelliana
La morta e la viva di Pirandello, novella giudicata insieme agli altri esperimenti di grottesco, come una delle tante «burle, beffe, trovate bizzarre, invenzioni paradossali» dell’ingegnoso autore, ha goduto di scarsissima fortuna presso la critica. Nino Mo, uomo di mare, anzi «padron Nino Mo» (è giusto ricordare la sua affinità onomastica con il più celebre padron ‘Ntoni del Verga) si ritrova all’improvviso nella condizione di bigamo, dopo il ritorno della prima sua sposa, scomparsa da tre anni e creduta morta.


Roberto Deidier
La certezza del nome. Note sul Fu Mattia Pascal
Non è affatto inusuale, specie nell’arco della modernità, che la scrittura romanzesca, laddove si presenti in atteggiamenti più o meno speculativi e lasci agire il pensiero piuttosto che la storia, sia introdotta da una tipologia paratestuale decisamente anfibia, quale è la premessa d’autore. Essa risulta anfibia poiché stabilisce con il testo che va a introdurre un legame ben più complesso di quello di una semplice «soglia», divenendo consustanziale all’impianto stesso del romanzo; pertanto non si presenta come una mera appendice scritta a posteriori, quindi collocata ad apertura di libro. Ciò è ancor più vero se questo elemento si contiene nella numerazione dei capitoli, piuttosto che esserne estraniato, come accade nel caso di quello straordinario coacervo, o romanzo-zibaldone, che risponde al Fu Mattia Pascal.


Tesina
Pirandello tra vita e forma: Il fu Mattia Pascal
Al tempo in cui uscì il racconto, le reazioni negative non mancarono: critici abituati al metodo della narrativa ottocentesca non esitarono a giudicare assurde le innovazioni di Pirandello. Il fatto che Mattia fugge e, per l’errata identificazione del cadavere, si fa credere morto, è una delle principali accuse per l’inverosimiglianza del romanzo pirandelliano. Per questo quando Pirandello trova più tardi nella cronaca un fatto simile, aggiunge alla ristampa del ’21 un appendice al romanzo intitolata avvertenze sugli scrupoli della fantasia, per sostenere la plausibilità delle vicende raccontate.


Giovanni Fighera
Rileggiamo Il fu Mattia Pascal
In maniera espressionistica e paradigmatica Mattia Pascal rappresenta la condizione esistenziale tragicomica ovvero umoristica di ogni uomo .Nel 1908 Pirandello dedicherà il saggio L’umorismo proprio alla buona anima di Mattia Pascal. La condizione umana, a detta dello scrittore, è sempre fuori chiave, come se l’uomo non fosse mai al suo posto e, impaurito dalla paura del vuoto e della vertigine conseguente, ricercasse una forma, lui che è sempre privo di forma.


Samanta Gamboni
Lo spiritismo ne “Il fu Mattia Pascal” in particolare e nelle opere di Pirandello in generale
La crisi delle grandi ideologie, e quali lo stesso cristianesimo e l’utopia marxista, fa rivolgere spesso verso la sfera del magico, gli interrogativi dell’umanità per avere una risposta ai problemi e ritrovare quelle certezze che innalzano il senso dell’esistenza.


Dante Della Terza
Gli espedienti della “lanterninosofia”. Come opera l’illusione nella trama de Il fu Mattia Pascal di Pirandello
La parola «illusione» ricorre ventidue volte nelle pagine de Il fu Mattia Pascal, ma esiste uno jato tra il suo primo riscontro nella fase iniziale del romanzo, all’interno della Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa e la sua seconda emergenza allusiva in forma aggettivale nell’ottavo capitolo intitolato Adriano Meis.
Nel capitolo seguente, il tredicesimo, Anselmo rende edotto il suo ospite convalescente, al buio per quaranta giorni, di una sua concezione «filosofica» della vita che egli con audace neologismo chiamerà «lanterninosofia».


Tommaso Marciano
La crisi del poeta-vate in Pirandello
Con l’avvento del Decadentismo entra in crisi la figura tradizionale di poeta-vate, cioè dell’intellettuale che, in quanto depositario di una superiore verità, assume nei confronti del pubblico il ruolo dell’educatore e del formatore di coscienze. Questo atteggiamento ideologico condiziona naturalmente anche la forma, che deve adeguarsi al livello retorico dell’esortazione e della persuasione.


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