|
Romeo: Ma non c'è Giorgio? Dov'è?
Bice (alzandosi, rigida, pallidissima, convulsa):
Andiamo, Romeo, andiamo!
Romeo: Perché? che cos'è? Son venuto a scusarmi di jeri e
a salutarlo.
Ginevra (seccamente): Non c'è. È andato a
prendere gli ordini di servizio per la partenza, e forse
tarderà.
Bice (a Romeo): Andiamo, andiamo. Lei ci
manda via.
Romeo (a Ginevra, stordito): Tu?
Ginevra: No. Le ho detto che non è giusto - e sono sicura
che tu lo comprenderai
Romeo: - riparlare davanti a lui - ma sì! son venuto, ti
dico, a scusarmi.
Bice (a Romeo, insorgendo con ironico dispetto):
Perché comprendi tu ora -
Romeo (stupito a Bice): - ma Bice, che cos'è?
Bice: Eh già: ho capito!
Ginevra (a Romeo): Io non so che abbia!
Bice (a Romeo): Con lei non sei più pazzo;
solo per me lo fai e non comprendi; e lei non ti dà torto; anzi
dà torto a me e mi manda via!
Ginevra: (a Bice): Ma perché non gli dici
che tu ... ?
Romeo (a Bice, aspramente): Sei venuta a
farle una scena di gelosia?
Ginevra (subito negando, urtata): Ma no!
Che dici di gelosia!
Bice (pronta e fiera): Sì, non lo negare!
Ginevra (fingendo di cader dalle nuvole): Tu,
di gelosia?
Bice: Sì, sì, io t'ho accusata!
Romeo (subito): Sta' zitta, sciocca!
Ginevra: Accusata? Non me ne sono accorta!
Bice: Sì, che te ne sei accorta!
Ginevra: t’avrei cacciata via prima!
Bice: Hai finto sempre di non capire e ti sei
continuamente contraddetta!
Romeo (a Bice): Ti dico di star zitta!
Bice (c.s., a Romeo): Eh già, e tu
vieni ora a scusarti! Ecco qual è l'altro delitto, di
tutt'e due insieme: tu hai tradito il tuo fratello, con lei che
era mia ospite!
A Ginevra:
È il tuo complice! E lui
ne sta impazzendo, e tu neghi,
Ginevra (a Romeo, ridendo male): S'è
contagiata, s'è contagiata della tua pazzia, perché tu hai
accusato lei con Respi.
Bice: Ah lo so, vorreste che fosse vero, per insudiciare
anche me, in qualche modo, della vostra colpa!
Romeo (premendosi le mani agli orecchi come se si
sentisse fracassare la testa): Sciocca, sciocca,
taci, non è colpa! non è colpa! tu non puoi capire!
Bice: Ho capito, invece, benissimo.
Romeo (c.s.,
seguitando): - sei innocente tu! a te non
potrà mai accadere! solo da pazzo t'ho potuto accusare! e lei fa
bene a negare! perché non è stata colpa, no! io non ho tradito!
lei non ha tradito!
Ginevra (a Bice, trionfante): Ecco che te
lo dice lui stesso!
Bice (con esasperazione di rabbia): Ma se
già confessate!
Ginevra (impronta): Chi? io? Io non ho
nulla da confessare!
Romeo (con fermezza): Nulla, è giusto,
nulla che sia da confessare!
Bice: E invece dovrebbe!
Romeo: A chi, sciocca? che cosa? non t'ha fatto orrore
sentirmi confessare quel mio delitto da ragazzo?
Ginevra (sempre più impronta): Comodo, già!
dopo trent'anni, già prescritto.
Romeo (a Bice): La senti? Lei può perfino
pensare ch'io abbia aspettato la prescrizione.
Ginevra: E chi lo sa?
Romeo: Ma sì! Tanto sei sicura!
Ginevra: Il tempo pare calcolato.
Romeo (stupefatto; dopo una brevissima pausa): È
incredibile!
Per questo, vedi, Bice, per questo io posso
sospettare anche di te.
Bice (con sdegno, anzi schifo): Questa è
improntitudine!
Romeo (subito, forte, come chi veda non compreso e
falsato il senso del suo pensiero): No! No!
Ginevra (a Romeo): Non mi lascerai insultare in
casa mia!
Bice (c.s.):
Se osi ancora negare!
Romeo (c.s.): No! Ti ho detto che lei ha tutto il
diritto di negare!
Bice (ironica): Sì, e di lasciarti così
sospettare anche di me! che posso aver commesso anch'io il
suo stesso delitto!
Ginevra (a Romeo): Ma che delitto, falla
tacere!
Bice: Quest'altro, che gli ha fatto rievocare il primo!
Non è così? Vedi che io ho capito?
Romeo: No, Bice, se ti fa capir la gelosia, no! Con la
gelosia, tu non potrai capire!
Ginevra (ironica): La gelosia...
Bice (andandole incontro con le pugna strette,
rabbiosamente): Ma confessa!
Romeo (gridando, a Bice): Non può! non
deve!
Bice (a Romeo, quasi piangendo dall'esasperazione):
Ah devo essere io allora a confessare un delitto che non ho
commesso?
Ginevra (in faccia a Bice, gridando): Ma
neanch'io! Se tu vuoi ajutarlo, confessalo tu, che sei sua
moglie!
Bice: Eh già, perché lui da te non può pretenderlo: sei
sua complice! - Anche la derisione?
Romeo: Non complice, Bice! Vittima con me! Finiscila di
sospettare delitti! Non è delitto!
Non sarebbe neanche per te,
se l'avessi commesso! E non è da confessare, è da seppellire: si
seppellisce da sé, come s'è sepolto in me, il primo, per
trent'anni, non per calcolo, proprio da sé, di nascosto dalla
nostra stessa coscienza che non vuole arrossirne, perché non è
cosa che la riguardi, e la coscienza non deve dunque neanche
saperla.
Non dobbiamo saperne più nulla nemmeno noi stessi.
Indicando Ginevra:
Ecco, come lei! - La ragione per cui io sto impazzendo, è vero,
lei dovrebbe saperla -
Ginevra: - io non so nulla -
Romeo (a Bice): - e dice invece che non la
sa! Dovrebbe essere pure in lei questa stessa ragione
d'impazzire -
Ginevra: - ma niente affatto! io non ne ho nessuna! -
Romeo (di nuovo a Bice, indicandola): - la
senti? Non ne ha!
Bice: Ma la so io, ora, Romeo!
Indica Ginevra:
La vedo!
Romeo: No! No, se credi che sia lei! No! È per ciò che è
avvenuto a noi due!
Ginevra: Tu sei pazzo!
Romeo: A me e a lei, sì.
Bice: Lo so!
Romeo: Ma non come tu immagini, no! perciò ti dico che
non puoi capire.
Senza averlo mai pensato prima! senza poterlo
più pensare dopo.
Indica di nuovo Ginevra:
Ecco: così! - Vedi come te ne parlo? Come te lo posso dire?
Ginevra: Ripiglia a delirare.
Romeo: Non ha colpa, lei, Bice, e neanche io. Ma è
appunto per questo.
Fu quella mattina, pochi giorni fa, che tu
andasti dalla villa a Perugia per compere.
Ginevra (gridando): Ma che fu? Non fu
nulla! Tu ricordi; io ho tutto dimenticato, subito!
Per me è
come se tu m'avessi sorpresa un momento con mio marito!
L'imbarazzo d'un attimo e basta!
Romeo (a Bice): Ecco, vedi? Per lei è così.
Ti sei potuta infatti accorgere di nulla, tu, al tuo ritorno?
Dillo! Dillo!
Bice: No, di nulla.
Romeo: E neanche noi, quasi di nulla, come ciechi!
Bice: Andai a Perugia, quella mattina, proprio per
Giorgio, per il suo arrivo già annunziato.
Romeo: Sì, e per questo lei ha ragione!
Sappiamo bene io
e tu l'ansia, l'ardore, con cui lei aspettava l'arrivo imminente
di Giorgio; ne parlavamo tante volte insieme...
Ginevra (scoppiando in una fiera commozione):
E dunque, se lo sapevate, se ne parlavate, perché ora mi
torturate?
Io non ho amato che lui! Io non ho desiderato che
lui! Tutta la mia ansia e l'ardore sono stati per lui!
Io non ti
conosco! Tu non puoi sapere nulla di me!
A Bice:
Sta impazzendo veramente per te, Bice, per te, per te, non
per me!
Bice: Per rimorso?
Romeo: No, che rimorso! Non vuoi proprio intendere
allora? Appunto perché senza rimorso!
Ginevra (a Bice, con altro tono): Ti giuro che io,
quella mattina, accompagnandoti fino al cancello con lui, sotto
quella vampa di sole maledetto, avevo tutto quel mio ardore
soltanto per Giorgio, per Giorgio, tanto da farmi venir meno, io
non so, non m'era mai avvenuta una cosa simile! tutto il sangue
che mi bolliva!
Tu desti a lui, salendo sull'automobile - fammi
dir tutto, ora, Bice, fammi dir tutto! - gli desti un bacio; e
io me lo sentii vivo sulle labbra, come se mi fosse dato; e poco
dopo averti veduta partire, riattraversando il giardino io e
lui, tra lo stridìo di tutte quelle cicale che stordiva e tutti
quei fiori come impazziti nel sole, lui mi disse non so che
cosa, e io nel tentare di rispondergli avvertii che la mia voce
era bassa e che egli per quella mia
voce si rendeva conto del
mio stato -
Romeo: - Sì, sì - ma non io, non io - (toccandosi il petto)
questo come sono ora - io com'ero, un altro, e tu qual eri,
un'altra - non più noi, non più noi nel sole! Un bisogno di
rientrare in villa; la stranezza di non poter più fare a meno di
metterci a sedere accanto, attratti, come forzati -
Ginevra: - le persiane serrate; gli scuri accostati -
Romeo: - fu quella frescura d'ombra immobile -
Ginevra: - sì, l'unica sensazione che potei avere,
rientrando, di cui mi ricordi; ecco, l'ebbe anche lui -
Romeo: - ma per forza, altrimenti non si spiegherebbe più
nulla: non eravamo più due! non eravamo più noi! presi nel sole
e in quel divino accecamento, tutto annullato, senza più
coscienza, chi fosse lei per me, chi fossi io per lei, in quel
vuoto là preparato per attrarci in un attimo -
Ginevra: - senza averci mai pensato, te lo giuro, né io
né lui, mai, mai; così, ciechi, così, Bice, te lo giuro!
È
questa la cosa orribile!
Romeo (allibito ribattendo): No,
l'indegnità nostra, che non ce la fa accettare, non ce la fa
nemmeno comprendere, perché diventa subito orribile nella vita,
il delitto più infame, che la coscienza inorridita respinge.
A
volerci restare, nella vita,
a Bice:
ecco, bisogna fare così, come lei (indica Ginevra)
che non ne sa più nulla, e ha il coraggio di gridarmi in faccia:
Non ti conosco, io non ho amato che lui, non ho desiderato che
lui.
Ginevra (con un grido): Ma è vero! è
vero!
Romeo: È vero, sì, è vero! Non sono stato io! Non ha
desiderato me, né io lei! Io non so nulla di lei: nulla!
Un
gorgo che s'è aperto tra noi all'improvviso, e ci ha afferrati
un attimo e travolti, e subito richiuso, senza lasciar traccia
di sé. La nostra coscienza è tornata subito uguale. Non abbiamo
più potuto pensar nulla, neppure un momento, a ciò che era
accaduto; scappammo uno di qua, uno di là, storditi; appena
soli, questa cosa incomprensibile, incomprensibile: la chiusura,
ferma come una pietra, della nostra coscienza; neppure un'ombra
di rimorso, nulla: finito tutto; sparito; il segreto d'un
attimo, sepolto per sempre: accaduto e svanito, come in un
sogno; appena svegliati, alla vista di noi stessi, non più da
ammettere: l'incredibile, ecco; o se no, uccidersi, ma non era
da ammettere neanche questo, per una cosa a cui veramente,
veramente non potevamo più credere noi stessi, non solo davanti
a te, quando poco dopo ritornasti, ma anche davanti a noi
stessi, l'uno lì di fronte all'altra, che potevamo guardarci in
faccia; parlarci come prima, tal quale.
E anche adesso!
È
questo, questo, non la colpa che nessuno di noi due pensò di
commettere; ma il pensare che questo può accadere: che una donna
onesta, (indicando Ginevra)
come lei è ancora da stimare, Bice, innamorata, innamorata di
suo marito, in un attimo, senza volerlo, nel sole, in questo
rapimento del sole, per un improvviso agguato dei sensi, per la
complicità misteriosa dell'ora, del luogo, preparata
incoscientemente dalla lunga attesa, cada nelle braccia di un
uomo; e un minuto dopo, richiuso il gorgo, sepolto il segreto,
nessun rimorso, nessun turbamento, nessuno sforzo per mentire di
fronte agli altri, di fronte a se stessa.
Aspettai un giorno,
due, tre, non mi sentii neanche io rimuover nulla dentro, né in
tua presenza né in presenza sua; vidi lei, ritornata subito
così, qual era prima, tal quale, con te, con me -
Ginevra: - un solo terrore io ebbi, che ti potessi
smarrire, tradire all'arrivo di Giorgio; ma quando ti vidi
buttargli le braccia al collo per abbracciarlo come un fratello,
mi sentii sollevare tutta, felice, e piansi di gioja come per
una liberazione: era tutto veramente finito!
Romeo (sconvolto al ricordo di quell'abbraccio, non
potendo più resistere): No no! No no!
Ah, io non
posso, io non posso, come te! No no!
Bisogna che trovi, io,
bisogna che trovi la mia condanna! la mia condanna! la mia
condanna!
E se ne va.
Bice (disfatta, quasi implorando, voltandosi verso lui
che se ne va): Ma ci sono anch'io qua! ci sono
anch'io! ne parlate davanti a me! Non sono più niente io?
Ginevra (piano, affettuosa, in tono d'esortazione):
Lascialo andare, Bice! Ha parlato per te! Gli passerà!
Ora
s'è alleggerito. Vedrai che gli passerà. Questa, vedi, questa è
appunto la prova che è per te, Bice, proprio per te!
Bice: Perché non sentite rimorso voi due?
Ginevra: Sì, sì, proprio questo! Vide come io accolsi mio
marito; lo vedesti anche tu, con che gioja, perché io amo
Giorgio, l'amo come non si può amare di più; e allora l'abisso
in cui giustamente il nostro segreto è sprofondato per sempre
l'ha attratto e gli ha travolto la ragione, pensando a te,
subito a te; che forse anche tu -
Bice (aprendo le braccia, disperata): - io
ti prego di non parlare di me! -
Ginevra: - ah Bice, non ti sarà mai accaduto, io ti
credo! ma io e lui sappiamo per prova che è possibile, e che
come è stato possibile a noi, può essere a chiunque!
Bice: A me no! a me no!
Ginevra: Ma io non sono da meno di te, Bice, e lui sta
impazzendo!
Perché vuoi negargli di pensare che qualche volta,
ritornando a casa, trovandoti sola con un suo amico -
Bice: - ma che dici! questa è pazzia! Io?
Ginevra: - in un attimo!
Bice (smarrita nello stupore): - e potrebbe
essere un conforto per lui supporre che anch'io ... ?
Ginevra: - no, no, è per spiegarti appunto la sua pazzia!
il bisogno che ha di pensarlo, allo stesso modo che poté
accadere a lui e a me; e che tu possa perciò chiudere in te,
così limpida, senza mentire neanche a te stessa, lo stesso
segreto ch'io chiudo in me e nascondo senza mentire a mio
marito.
Questo pensiero, vedi? appunto questo pensiero gli è
entrato in mente!
Bice (sopraffatta dallo sgomento e cominciando ad
ammetterlo): - ma come è possibile! come è possibile!
Ginevra: - Sì, sì, ha cominciato a rodergli il cervello,
nel vederti aliena, lieta, amorosa con lui, com'io sono con mio
marito; s'è messo a pensare: «Eppure questa donna che ora è così
con suo marito, è stata per un momento tra le mie braccia; e
forse anche mia moglie dunque, per un momento ... ». - Ah,
zitta, Bice! zitta per carità!
S'è sentita di là la voce di Giorgio.
Giorgio (dall'interno): Ginevra! Ginevra!
Ginevra (quasi insieme): Giorgio! Eccomi!
È un'altra: voce, volto, animo: un'altra.
Stupore di Bice,
che, alla subita trasformazione di Ginevra, quasi annichilita,
si convince.
Entra Giorgio.
Giorgio: Ah! sei qua con Bice?
Ginevra (quasi in un ilare vaneggiamento): Sì,
Bice... Bice sa che è l'ultimo giorno perché tu domani
parti...
Bice (si alza, e con voce quasi spenta):
Vado.
Ginevra: No!
Giorgio (simultaneamente): Nient'affatto!
Ginevra (seguitando): - non dicevo per
questo!
Bice: Devo andare, lo sai; ma dovevo anche venire -
Ginevra (pronta): - per salutare Giorgio,
certo!
Giorgio: Ma c'è ancora tempo per salutare! c'è ancora
tutto domani! parto domani sera. - E Romeo?
Bice: Non so... Era qua, poco fa, forse tornerà, dovrà
salutarti anche lui...
Giorgio: Si sarà calmato, spero.
Bice (subito): Sì sì.
Giorgio: Ma chi avrebbe mai potuto immaginare! Sono
ancora tutto sconvolto di ciò che ci ha rivelato jeri.
Bice: Sì sì, s'è calmato. Non ci pensare più.
Giorgio: Vuoi che non ci pensi per non guastarmi
quest'ultimo giorno che passo intero qua con Ginevra?
Passa un braccio attorno al collo di Ginevra.
Si sta così poco insieme.
Ginevra: Ora avrai sbrigato tutto, spero!
Giorgio: Sì, tutto; e starò con te, non mi moverò
più di casa fino a domani sera. Sei contenta?
A Bice:
Con questa benedetta vita di marinaj... E con lei poi che, come
vedi...
Ginevra (interrompendolo): Basta,
Giorgio...
Giorgio: Sì, basta, basta. C'è questo almeno nella
vita, e guaj se non ci fosse! che ci fa dimenticare di tutto.
E
vedrai anche tu, Bice, vedrai che dimenticherai tutto anche tu,
quello che ora stai soffrendo, appena questo turbamento, che non
può essere che momentaneo, di Romeo, passerà.
Io non so come gli
è potuto venire in mente di rievocare -
Bice (troncando): Lasciami andare, Giorgio.
Sì, spero anch'io che gli passerà. Ti lascio con Ginevra.
Ginevra: Ma no, cara!
Bice: Ti sono grata di ciò che m'hai detto. Ho compreso
tutto.
Basta vederti così con Giorgio, e mi è ora tutto così
chiaro.
Giorgio: Che cosa?
Bice.- Niente. La ragione, Giorgio, la ragione perché lui
- sì - può sospettare di me.
Giorgio: Non capisco. Non sei stata sempre così amorosa
tu con lui?
Bice: Sì, ma mi sono comportata male con Respi,
sai?
Forse perché non gli davo importanza, mi sono... sì, mi
sono compiaciuta della sua corte...
Giorgio: Oh va' là, per ridere!
Bice: Ti dico che io non ne ho riso. No no. O ne ho riso
male, quasi sentendomene offendere.
Era per me, non so, un
tenero calore che credevo di poter chiamare ancora amicizia, pur
sapendo che non era; e forse mi son fidata troppo di Romeo, del
suo riderne; perché non credetti di doverlo tenere come un
segreto per me sola.
Giorgio: Ma non gli può durare un simile sospetto: è
ridicolo! Tanto più che sei stata franca con lui: gliel'hai
detto!
Bice: Forse non dovevo dirglielo. Mentre io, proprio in
quei giorni, patii l'aggressione di Respi, Romeo fu testimonio
dell'ansia, dell'ardore con cui Ginevra aspettò tutto il tempo
il tuo arrivo -
Ginevra (guardandola ferma negli occhi): -
ne fosti testimonia anche tu -
Bice: - sì, cara, chi lo può negare? ti vedo bene
come sei con lui! Mi sento come annichilita.
Giorgio: Oh poi!
Bice: Ma sì, Giorgio. Non dovevo dirgliene nulla. Sono
stata una sciocca.
Dovevo mettere a posto Respi, come ho fatto.
Ma dare a lui, anzi, l'impressione -
Giorgio: - di che cosa?
Bice: - è, pare, l'unico modo d'ajutarlo, Giorgio; che si
possano commettere delitti senza volerlo -
Giorgio (strabiliato): - che tu con Respi
... ? oh dico, non vorrai impazzire anche tu?
Bice: - no, lui solo, per ora, ne sta impazzendo...
Ginevra (tornando a guardarla ferma negli occhi):
Non sono cose che si possano fare di proposito, Bice,
volendolo!
Allora sì diventano veramente delitti.
Bice: Sì, sì, hai ragione, l'impossibile,
l'incomprensibile, l'inconfessabile: ci vuol questo per lui, per
ajutarlo, la cosa più inverosimile, che so! che io e tu, Giorgio
-
Ginevra: - ecco, proprio questo, per esempio -
Giorgio (stordito): - ma che dite?
Bice (eccitata, estrosa, per istintivo bisogno di
vendetta): - presi in un gorgo di follia, Giorgio, in
un attimo d'assoluto accecamento: questo! questo! come lui poté
uccidere quel ragazzo! ha bisogno di questo lui!
Ma sarebbe
anche più inverosimile con Respi! Non dovevo, non dovevo
riderne! Ma lasciarglielo sospettare.
Lo sospetta ancora, per
fortuna! Io sono una sciocca a mostrarmene afflitta, ad averne
paura.
Se voglio ajutarlo, devo lasciargli credere -
Giorgio: - che cosa? l'assurdo? che io con te ... ? -
Bice: - l'assurdo, sì, l'assurdo, Giorgio! che questa
cosa impossibile sia potuta avvenirmi, senza ch'io sappia come,
tanto da non sentime alcun rimorso -
Ginevra (c.s.): - questo sopra tutto! -
Giorgio (a Ginevra, trasecolato): - ma sei
stata tu a suggerirle una simile enormità
Bice (subito c.s.): - no! no! l'ho capita
io ora, in un lampo!
L'hai sentito anche tu, com'egli ora vede:
che le cose più impossibili, più impensate, accadono, e non se
ne sa nulla, i veri delitti, chiusi, sepolti dentro; la fronte è
dura; non ci si legge.
Io non devo abbassare più il capo davanti
a lui come una colpevole. Non è colpa, se non s'è voluto.
È
quello che lui sostiene. L'incoscienza. Se lui ha ucciso, non è
vero, Ginevra?
A Giorgio:
E non hai inteso anche tu, che non me ne farebbe una colpa?
Come
potrebbe, con un'esperienza come la sua? Sì, sì, bisogna,
bisogna che io l'ajuti così!
Giorgio: Ma come, mentendo?
Bice: Mentendo, se a me per disgrazia non è accaduto mai
nulla!
Giorgio (severo e minaccioso): Se tu tenti
di fare una cosa simile, io te l'impedirò!
Ginevra (istintivamente): No! tu...
Giorgio: Io! io!
Bice: Tu non devi immischiarti.
Giorgio: E invece m'immischierò; gli dirò tutto; che vuoi
mentire per ajutarlo, dandogli a credere una cosa non vera!
Bice (dopo una pausa, fredda, ambigua, voltando il
capo a guardarlo): Che ne sai tu?
Giorgio (Stupito): Come, che ne so io? Stai
finendo di dirlo tu stessa!
Bice: Ma perché proprio a te non posso confessarla,
Giorgio!
Giorgio: Proprio a me? che significa?
Bice: Ginevra lo sa. E sono sicura che non lo confiderà
mai a nessuno.
Tu puoi stare tranquillo, Giorgio, partirtene
tranquillo.
Dirò io tutto a lui, tutto quello che debbo dirgli
per mettergli l'animo in pace. Lasciami fare.
Ginevra m'ha ajutata a comprendere tante cose.
Giorgio (risentito, sentendosi escluso):
Ah, se sei venuta a dirle cose che io non debbo sapere!
e s'avvia per rientrare in casa.
Ginevra (per trattenerlo): Ma abbiamo
finito!
Bice: Io vado!
Giorgio: Non voglio saper nulla! Non voglio sapere più
nulla!
Giorgio, via.
Bice (dopo una pausa, lentamente): È
da sbalordire, come tu puoi essere così, davanti a lui; io
non potrei, non potrei...
Ginevra (affettuosa, commossa, riconoscente):
Ma sì, anche tu, Bice, anche tu!
Siamo donne, noi, e
difendiamo a qualunque costo la vita.
Loro sono uomini, e si
fanno di tutto un caso di coscienza per travagliarsene lo
spirito.
Se lasciassero in pace la vita, sanarsi da sé, dove ci
ha ferito; risolvere da sé, anche le cose orribili che ci può
dare!
Pensa quante, e noi le sopportiamo! Loro non potrebbero.
Ne impazzisce lui! Io amo Giorgio, Bice!
Lo vedi? lo vedi come
l'amo? Sii misericordiosa! Comprendi!
Comprendi, anche se lui,
facendo così, tormentandoti, dimostra di non amarti!
Non lo fa
certo per me! Mi rovina! Mi uccide!
Bice: Lui ha coscienza.
Ginevra: Rovina tutti! Uccide tutti! Pensa se Giorgio,
per questa sua pazzia, venisse a scoprire!
Sei venuta a
scoprirlo tu, e Dio sa come t'ha ferito, ma vedi? tu che sei
donna, tu sopporti e vuoi salvare, tu che lo ami, la sua e la
tua stessa vita! Io quella di Giorgio e la mia, sì, anche la
mia! - Oh Dio! chi è? Respi?
Bice: Viene a proposito!
Si sono udite dall'interno, infatti, parole concitate,
confuse, di Respi e di Giorgio. Entrano Respi e Giorgio.
Respi: No, no, meglio se è qui, meglio se è qui!
Bice: Sì, meglio, Respi, che vi trovi qui.
Giorgio (seguitando nella sua azione di volerlo mandar
via): Ma nient'affatto! Tu devi andare!
Respi (eccitatissimo, esasperato): No! A
una spiegazione, chiara, esplicita definitiva - bisogna pur
venire!
Ginevra: Ma non qua, non ora, Respi! Risparmiatelo! Egli
domani parte!
Giorgio: Ma no, non è per questo! È perché io non posso
permettere -
Bice (interrompendolo): Tu non c'entri,
Giorgio!
Giorgio: No, no, in casa mia, sotto i miei occhi no!
A Respi:
E io ti prego d'andartene e di lasciare in pace in casa mia
Bice!
A Bice:
E se tu poi -
Ginevra (a Bice, simultaneamente): - sì,
sì, per carità, Bice! Comprenderai che alla sua presenza -
Giorgio: - vuoi che assista a una simile pazzia? e che la
permetta? No!
Respi: Ma è necessario!
Bice (arrendendosi): Sì, Giorgio, vado,
vado.
Giorgio (voltandosi aspro a Respi): Che è
necessario? che tu rovini ... ?
Respi: No! Anzi, al contrario! Spiegare
Giorgio (interrompendolo): Lo spiegherai a
lui!
Respi: A lui non è possibile. Aggredisce, mi provoca in
tutti i modi -
Giorgio (sorpreso e costernato): t’ha
provocato?
Respi: Sì, ora, al Circolo, e sono venuto qua da te
apposta! perché gli faccia intendere, come puoi tu solo -
Giorgio (alzando le braccia, spazientito): - io!
io! io!
Ginevra: - è sul punto di partire!
Respi: Ma io non posso, perdio! lasciarmi ancora
provocare così, davanti a tutti, con la derisione! Rompergli in
faccia?
Se egli non si cura più del rispetto in cui dev'esser
tenuta una donna...
Bisogna che ti metta di mezzo tu, Vanzi,
credi, è necessario. Io vi ho detto jeri qua tutto.
Ma vedete
che è proprio per me?
Bice: No, no, non è per voi, Respi!
Respi: M'ha aggredito! come non è per me?
Bice: Ma la colpa è mia. Non dovevo dir nulla. Riconosco
il mio torto.
Respi: Io non sapevo di trovarvi qua, Bice!
Ma è bene che
ora diciate tutto anche voi, e che sia finita. Oaltrimenti io
non rispondo più di me!
Entra di furia Romeo Daddi.
Romeo (diretto a Respi): Ah sei qua?
Giorgio (cercando subito di trattenerlo):
Romeo!
Ginevra (quasi tra sé): Oh Dio mio!
Bice: Per carità, Romeo!
Romeo (svincolandosi dai tre che lo attorniano):
Lasciatemi!
Respi (facendosi avanti): Bada che la mia
sopportazione
Romeo: E avanti, paladino...
Giorgio (facendosi subito in mezzo):
Finitela, insomma, in casa mia!
A Romeo:
Non sarai venuto qua ad aggredirlo!
Romeo: E no! Se viene a farsi riparo delle donne!
Respi: Quello che tu fai è indegno!
Romeo: Ah si? Quello che faccio io? Perché tu le difendi
le donne?
Respi (a Giorgio): Ah senti! faccio quello
che ogni uomo d'onore -
Romeo (interrompendolo, con un ghigno): Ma
sì, d'onore!
A Bice:
Ti difende, lui! Ti va difendendo da per tutto!
Respi: E non dovrei farlo?
Ginevra (piano, esasperata, a Respi): Ma
non lo cimentate!
Romeo (seguitando, a Respi): Eh altro! È il
tuo dovere d'uomo d'onore!
A Bice:
Che non gli hai concesso nulla tu, nemmeno un bacio, è vero?
Con furba domanda repentina:
Forse un bacio si?
Bice (supplice): Ma Romeo!
Giorgio: È veramente incredibile!
Romeo (rispondendo all'esclamazione di Giorgio come
per tranquillarlo): No, no, nemmeno un bacio! È la
verità!
Alludendo a Respi:
E la fa sapere a tutti, lui; e questo non gli pare indegno!
Respi: Se tu sospetti e l'accusi innocente!
Romeo: Io, già! Mentre tu l'insidii, l'assedii, vieni a
insidiarla, a sorprenderla in casa mia, sotto il mio stesso
tetto; questo è d'uomo d'onore?
Respi: Ma lei m'ha respinto!
Romeo: Affar suo! Lascia star lei! Io dico tu, tu non
puoi negare d'averla insidiata! È vero questo, sì o no?
E poi,
che io la sospetti, ti pare indegno?
Giorgio: No, è indegno che tu non la creda!
Romeo: Io la credo! Dico lui, lui, che agisce da
mascalzone!
Respi (non potendone più): Oh, infine, sono
pronto a rispondertene!
Romeo (prendendolo per il petto): Come me
ne rispondi? Non hai agito da mascalzone?
Giorgio (separandoli): Ma via! Basta! Che
volete fare?
Respi (esasperato, additando Romeo, a Giorgio):
Ma lo vedi? lo vedi?
Ginevra (a Bice): Bisogna finirla!
Portatelo via!
Bice (subito, a Romeo, forte): Io vado, io
vado, Romeo!
Romeo (staccandosi, con un maligno riso, indicando
Respi): Mi sfida! Si mette a mia disposizione!
Io ho
tutto il diritto di darti del mascalzone, perché tu hai voluto,
voluto, con ostinazione, con persecuzione insidiarmi la moglie,
indurmi per conseguenza al sospetto, no? a pensare che - non
ora, non ora in villa, perché lo so, lei t'ha respinto - ma
prima, prima - dura da un anno la tua corte - in un momento
d'assenza, d'incoscienza, che so! lei abbia potuto - no, no! non
è stato! va bene! - ma è pur possibile, oh Dio, lo sappiamo
tutti! è pur possibile! - e che un simile pensiero mi sia
entrato in mente, non è colpa tua? -
D'un tratto smarrito, interrompendo l'invettiva,
ricredendosi, impensatamente, con stupore di tutti:
Ma no! no! non è vero! scusami! non è vero! non è colpa tua. -
Voltandosi a Ginevra:
Vedi che non posso tenere la maschera, Ginevra?
A Respi:
Colpa tua è soltanto d'averlo voluto! Il sospetto non mi viene
da te e nemmeno da lei.
Indica Bice.
Io anzi t'invidio, t'invidio, Respi, non ti lodo, ma t'invidio!
Non t'è mai avvenuto nulla che tu non volessi!
Tu vuoi! Tu sai!
Sei così sicuro di te! Anche quando sei
solo, non è vero? quando non ti vedi, sempre sicuro di quello
che fai!
Le sai tutte, beato te, le tue mascalzonate! Non
t’offendere! non t’offendere! Quest'è umano, quest'è umano!
Ne
hai coscienza! È tutto il resto che non si spiega!
Tu puoi
compiacertene o fartene rimorso, beato te! sei da invidiare per
questo! dopo aver tentato di tradirmi, fare un duello con me e
infilzarmi o cacciarmi una palla in fronte o in petto, e farti
questo gran rimorso!
Gli prende la testa e lo bacia in fronte.
Toh! bravo! Fai il male, sapendo di farlo, tu! Io no, io no!
E
Bice è come te - lei nel bene, e tu nel male! Sei un solido,
magnifico mascalzone, come lei una dolce, purissima colomba! E
anche tu, Giorgio, un brav'uomo che sa, sa tutto quello che fa,
anche le piccole marachelle, che non son colpe, durante le
lunghe assenze -
Giorgio (ridendo):
Oh, io non le ho mai nascoste a mia moglie; la dovrei stimar
stupida altrimenti, da non supporre che stando così a lungo
lontano... Si farebbe un cattivo concetto di me!
Romeo: Mentre una
donna, eh? deve sapere aspettare! ed è una colpa gravissima, se
non sa aspettare!
Giorgio (turbandosi
d'un tratto): Che c'entra adesso ... ?
Romeo (subito): No, no! Dico quello ch'è
stabilito che non si discute nemmeno!
Giorgio: Tu seguiti a parlare a vanvera, è vero?
Romeo: Ma sì, da pazzo!
Giorgio: Perché altrimenti non comprenderei come ti possa
venire in mente di parlar di Ginevra, adesso.
Romeo: Ma no, che dici! io, di Ginevra? io parlo delle
cose che si sanno, come si sono stabilite, che le donne, in
generale
Giorgio (interrompendo, reciso): La donna è
un'altra cosa!
Romeo: Ma sì, non si discute!
Giorgio: Pareva che tu lo volessi discutere!
Romeo: Ma no!
D'accordo! Io volevo appunto affermare questa bellezza di
solidità - là - delle cose stabilite, che tutti sanno e, anche
se non sanno, accettano - là - perché si sono stabilite.
Un
cieco, non vede la luna, ma sa che c'è. Tutti sanno che in cielo
c'è la luna; e che sulla terra ci sono i boschi.
Crediamo,
almeno, di saperlo! Ma poi tutt'a un tratto ci accorgiamo di non
averlo mai saputo veramente, quando ne abbiamo un sentimento
vero, così raro, che ce ne crea d'improvviso, misteriosamente,
la realtà; e la scopriamo allora, la luna, il bosco, la luna che
è «quella», ora sì, «la luna» (indica la luna che è sorta)
«il bosco», quello! che non han più nulla da vedere con
la luna e col bosco degli altri, come comunemente si sa che ci
sono, l'una in cielo e l'altro in questa o in quella parte della
terra. Ah, eccola, è questa la Luna!
Se ne ha una volta sola il
sentimento vero! E tanti non lo hanno mai, e vivono delle cose
che si sanno, senza nessuna vera realtà per loro. E tanti che lo
hanno avuto una volta, cercano di riaverlo, e non lo trovano
più.
È questa - questa dei sentimenti veri - misteriosi - la
vera vita - che non si sa come si crei in un attimo, e ti
rapisca, e ti può anche far commettere delitti che tu non sai,
terribili, e non se ne sa più nulla, passato quell'attimo,
estinto il mistero. Le cose che si sanno non significano allora
più nulla.
S'è fatta sera, una chiara sera dilagata d'un misterioso azzurro
lunare; si sono accesi i fanali sulla balaustrata, con lampade
anch'esse d'una tinta azzurra; e per l'aria e il tono con cui
Romeo Daddi ha parlato, tutti son rimasti come presi in un
incanto angoscioso.
Lunga pausa.
Tutt'a un tratto Giorgio, come
se in quell'incanto si fosse maturato il sospetto, si alza e
dice a Romeo:
Giorgio: Tu, Romeo, domani mi dirai.
Tutti restano, voltandosi a guardarlo stupiti. Un'altra
pausa.
Romeo (incerto): Io?
Ginevra (incerta): Che cosa?
Bice: No, che vuoi che ti dica, Giorgio?
Ginevra: Romeo può parlarti ora stesso.
Giorgio (pronto, cupo, fermo, rude): Tu, zitta!
Devo prima parlare con te.
Bice (risoluta, non meno ferma): Ginevra non ti
può dir nulla.
Giorgio: Vedremo!
Bice (a Ginevra come se tra loro ci fosse un'intesa):
Io son sicura di te, Ginevra! Bada che tu m'hai giurato!
Giorgio (severo): Io non ti credo, Bice! Non lo
crede neanche lui, tuo marito. Crede a Respi.
Noi ne parleremo
domani, Romeo.
Romeo (lentamente, come dopo una profonda trafittura):
Io non potrei che dirti, Giorgio, la mia vergogna.
Giorgio: Mi dirai domani. O forse non ci sarà più bisogno
che tu mi dica. Vi prego tutti d'andare.
TELA |