
Commedia in tre atti - 1932
Introduzione e trama
da Wikipedia
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PERSONAGGI
Donata Genzi,
attrice
Elj Nielsen
Il conte Gianfranco
Mola Elisa Arcuri
Carlo Giviero,
La marchesa Boveno
Nina, sua nipote
Salò
Volpes
Un dottore
Enrico,
cameriere di Elisa
Una cameriera
Un’altra cameriera
d’albergo
Tempo presente. Il primo e il secondo atto, in
Riviera; il terzo nella camera d’un ricco albergo in una
grande città.
A Marta Abba |
Commedia in tre atti, composta nel luglio-agosto del 1932.
Dedicata a Marta Abba che ne sarà interprete principale il 4
novembre 1932 al Teatro dei Fiorentini di Napoli. L'opera fu
pubblicata nel 1932 dall'editore Mondadori nella raccolta
Maschere nude.
Trama
Il problema di ciò che ciascuno di noi veramente sia,
prescindendo da come gli altri lo vedano, e da come, in un certo
senso, lo facciano essere, è questione difficile da risolversi;
ma tanto più complessa per chi, come la Donata Genzi della
commedia, per la sua professione di attrice, deve assumere, di
volta in volta, l'identità dei vari personaggi rappresentati sul
palcoscenico.
Si sa, del resto, che tanto più sarà bravo l'interprete quanto
più capace di fare sua la stessa personalità del personaggio
rappresentato, dimenticando la propria.
La giovane Nina quindi contesta all'amica attrice di vivere
nella falsità di una finzione perché Donata interpreta con tutta
se stessa, anche personaggi dalle caratteristiche opposte.
Risponde Donata che non si tratta di finta falsità ma che invece
quella :«É tutta vita in noi. Vita che si rivela a noi stessi.
Vita che ha trovato la sua espressione. Non si finge più, quando
ci siamo appropriati questa espressione fino a farla diventare
febbre dei nostri polsi...lagrime dei nostri occhi, o riso della
nostra bocca...»
Ma quando la commedia finisce e cala il sipario, l'attrice di
fronte allo specchio del suo camerino «non si trova più»; finita
la vita del personaggio rappresentato non sa più chi essa sia.
Nella vita quotidiana essa si sente persa, non sa come deve
viverla.
È questo senso di vuoto che spinge Donata a cercare la morte
convincendo il giovane Elj Nielsen ad avventurarsi nel mare in
tempesta. La barca dove si trovano i due fa naufragio ma il
coraggioso svedese riesce a salvare Donata e se stesso.
L'attrice si dona al giovane uomo con lo stesso slancio dei suoi
personaggi ed Elj, dal carattere avventuroso e anticonformista,
risponde appassionatamente alla profferta di Donata.
Il rapporto tra i due però s'incrina, perché Donata non riesce a
rinunciare alla sua intensa vita teatrale: essa ha bisogno di
completare la sua vita reale con quella, altrettanto reale per
lei, del teatro.
Ma accade che sul palcoscenico Donata non riesca ad esprimere
più la stessa bravura, perché ormai ha una vita propria e
recitando si rende conto che è a quella che sta pensando, di
riproporre cioé nel suo rapporto amoroso con Elj, la stessa
scena che si svolge sul palcoscenico.
Elj, che per la prima volta assiste a una recita di Donata,
capovolge invece la situazione: crede che Donata approfitti dei
loro sentimenti vissuti realmente per riproporli sulla scena,
per usarli nella sua recitazione: è come se li mettesse in
piazza agli occhi degli spettatori.
Elj esce disgustato dal teatro ed ora Donata, separata dalla
vita reale, può condurre a termine la commedia con grande
bravura svolgendo sulla scena una finzione dell'amore, una
finzione più reale della realtà.
Donata rinuncia alla propria vita per vivere quella più reale
dei suoi personaggi: la vita per l'arte è una vita esclusiva non
consente altre forme di esistenza, esige una dedizione completa
che avvolge l'artista nella sua superiore, disperata solitudine.
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