Gli ultimi barlumi del crepuscolo si spengono e la luce
s'attenua sulla scena. Ora comincia gradatamente l'alba lunare.
Cotrone aspetta che tutti gli altri siano entrati nella villa:
poi, dopo un breve silenzio, riattaccando con un tono più
pacato:
COTRONE Per la Contessa c'è ancora intatta la camera
degli antichi signori della villa: l'unica che abbia ancora la
chiave, e l'ho io.
ILSE (ancora seduta, resta in silenzio, assorta; poi, con
voce quasi lontana)
Cinque gatti per una gatta:
cinque, pronti, tutt'attorno,
che si struggono agguattati
di vederla cosi spasimare;
ma appena uno si muove,
tutti gli altri gli saltano addosso,
s'azzuffano, si graffiano, si mordono,
scappano, si rincorrono...
COTRONE (piano al Conte) Si ripassa la parte?
IL CONTE (piano a Cotrone) No, non è la sua.
Poi, attaccando, con altra voce, dispettosa
«Già... già... già...»
ILSE
E sono allora le gatte
che fanno sul capo dei bambini di questi scherzi? Guardate!
Guardate!
IL CONTE «Che debbo guardare?»
ILSE Qua, questo codino di capelli accatricciati.
E subito, con altra voce, quella d'una madre che ripari la
testa d'un bambino, premendosela sul seno:
No, figlio mio d'oro!
e quindi, ripigliando con la voce di prima
lo vedete?
guai se il pettine lo tocca;
o la forbice l0 taglia;
il bambino ne morrebbe...
COTRONE La Contessa ha una voce che incanta... Io credo
che, se volesse entrare un po' nella villa, si sentirebbe subito
riconfortata.
IL CONTE Su, Ilse, su, cara, ti riposerai almeno un poco.
COTRONE Manca forse il necessario, ma di tutto il
superfluo abbiamo una tale abbondanza... Stiano a vedere. Anche
di fuori. Il muro di questa facciata. Basta ch'io dia un
grido...
Si pone le mani attorno alla bocca e grida
Olà!
Subito al grido la facciata della villa s'illumina d'una
fantastica luce d'aurora
E i muri mandano luce!
ILSE {incantata, come una bambina) Oh bello!
IL CONTE Come ha fatto?
COTRONE Mi chiamano il mago Cotrone. Vivo modestamente di
questi incantesimi. Li creo. E ora, stiano a vedere.
Si rimette le mani attorno alla bocca e grida:
Nero!
Si rifà il tenue barlume lunare di prima, spenta la luce
della facciata.
Questo nero la notte pare lo faccia per le lucciole, che volando
- non s'indovina dove - ora qua ora là vi aprono un momento quel
loro languido sprazzo verde. Ebbene, guardino: ...là... là...
là...
Appena dice e indica col dito in tré punti diversi, dove
indica, s'aprono per un momento, fin laggiù infondo alle falde
della montagna, tré apparizioni verdi, come di larve
evanescenti.
ILSE Oh, Dio, com'è?
IL CONTE Che sono?
COTRONE Lucciole! Le mie. Di mago. Siamo qua come agli
orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si
distaccano; entra l'invisibile: vaporano i fantasmi. E cosa
naturale. Avviene, ciò che di solito nel sogno. Io lo faccio
avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la
preghiera, l'amore... tutto l'infinito ch'è negli uomini, lei lo
troverà dentro e intorno a questa villa.
La Sgricia, a questo punto, si ripresenta irritata sulla soglia.
LA SGRICIA Cotrone, vedrai che l'Angelo Centuno non vorrà
più venire a visitarci, tè ne avverto!
COTRONE Ma sì, che verrà, Sgrida, non temere!
Avvicinati...
LA SGRICIA (avvicinandosi) Coi discorsi che sento fare di
là da tutti quei diavoli!
COTRONE E tu non sai che non bisogna aver paura delle
parole?
Presentandola:
Ecco quella che prega per tutti noi. La Sgricia dell'Angelo
Centuno. E venuta a vivere qua con noi, dacché la Chiesa non
volle ammettere il miracolo che le fece l'Angelo che si chiama
Centuno.
ILSE Centuno? .
COTRONE Sì, perché ha in custodia cento anime del
Purgatorio e lui le guida ogni notte a sante imprese.
ILSE Ah sì? E che miracolo?
COTRONE (alla Sgricia) Su, Sgricia, narralo, narralo alla
signora Contessa!
LA SGRICIA (accigliata} Tu non vorrai crederlo.
ILSE Sì, sì, che lo crederò.
COTRONE Nessuna può esser più disposta a crederlo della
Contessa. Fu in una gita che le toccò fare a un paese vicino,
dove abitava una sua sorella...
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A questo punto come se si formasse in alto nell'aria una Voce
- insulsa, d'eco, ma chiara - dirà:
VOCE Paese di mala fama, come ce n'è ancora purtroppo in
quest'isola selvaggia.
La Contessa e il Conte, stupiti, non sanno dove guardare.
COTRONE {subito, per tranquillarli) Niente, sono voci.
Non si spaventino! Ora spiegherò...
VOCE (dal cipresso) S'ammazza un uomo come una mosca.
LA CONTESSA (atterrita) Oh Dio! Chi parla?
IL CONTE Da dove vengono queste voci?
COTRONE Non si turbi! Non si turbi, Contessa! Si formano
nell'aria. Spiegherò.
LA SGRICIA Sono gli assassinati! Udite? Udite?
Cotrone di nascosto, sorridendo, fa cenno di no con la mano alla
Contessa, come per dire alle spalle della Sgricia: «Non ci
creda, si fa per lei'.». Ma la Sgricia se n 'accorge, e s'adira:
Come no? Sì. Il bambino!
COTRONE {premuroso, facendo la parte) II bambino, già, il
bambino...
E subito a Ilse:
Si racconta d'un carrettiere, Contessa, che, dopo aver fatto
montare sul carretto un ragazzino incontrato di notte per lo
stradone, da queste parti, sentendogli sonare in tasca due o tré
soldini, lo uccise nel sonno, per comprarsi il tabacco appena
arrivato al paese; buttò il cadaverino dietro la siepe, e arri,
a passo, cantando, seguitò ad andare sotto le stelle del cielo -
LA SGRICIA (terribile) - sotto gli occhi di Dio che lo
guardavano! E tanto lo guardarono, che sapete che fece
l'assassino? arrivato all'alba, invece di recarsi dal padrone,
si fermò al posto di guardia, e con quei soldi del bambino nella
mano insanguinata si denunziò da sé, come se un altro parlasse
per bocca sua. Vedete che può Dio?
COTRONE Con questa fede, lei non ebbe paura d'avviarsi di
notte...
LA SGRICIA Ma che di notte! Non mi dovevo avviar di
notte, mi dovevo avviare all'alba. Fu il mio vicino, a cui avevo
chiesto in prestito l'asinella.
COTRONE L'aveva chiesta in moglie, quel contadino.
LA SGRICIA Questo non c'entra! Col pensiero d'approntarmi
l'asinella per l'alba, a mezzo della notte si svegliò: c'era
chiaro di luna; gli parve l'alba. M'accorsi subito, guardando il
cielo, che quella non era luce di giorno, ma la luna. Vecchia,
mi feci il segno della croce; montai, e via. Ma quando fui sullo
stradone... di notte... tra le campagne... le ombre paurose...
in quel silenzio che spegneva nella polvere perfino il rumore
degli zoccoli dell'asinella... e quella luna... e la via lunga e
bianca... mi tirai sugli occhi la mantellina, e così riparata,
fosse la debolezza o la lentezza del cammino, o che o come,
fatto si è che mi trovai a un certo punto, come svegliandomi,
tra due lunghe file di soldati...
COTRONE (come a conciliar l'attenzione, ora che viene il
punto del miracolo) Ecco, ecco...
LA SGRICIA (seguitando) Andavano ai due fianchi dello
stradone quei soldati, e in testa, davanti a me, nel mezzo su un
cavallo bianco maestoso, il Capitano.
Mi sentii tutta riconfortare a quella vista e ringraziai Dio che
proprio in quella notte del mio viaggio avesse disposto che quei
soldati dovessero recarsi anche loro alla Favara. Ma perché cosi
in silenzio? Giovanotti di vent'anni... una vecchia in mezzo a
loro su quell'asinella... non ne ridevano; non si sen- tivano
nemmeno camminare; non sollevavano neppure un po' di polvere...
Perché? Com'era? Lo seppi, quando fu l'alba, in vista del paese.
Il Capitano si fermò sul gran cavallo bianco; aspettò ch'io con
la mia asinella lo raggiungessi. «Sgricia, sono l'Angelo Centuno»
mi disse «e queste che t'hanno scortata fin qua sono le anime
del Purgatorio. Appena arrivata, mettiti, in regola con Dio, che
prima di mezzogiorno tu morrai.» E scomparve con la santa
scorta.
COTRONE (subito) Ma ora viene il meglio! Quando la
sorella la vide arrivare, bianca, stralunata...
LA SGRICIA «Che hai?» mi gridò. E io: «Chiamami un
confessore.»
«Ti senti male?»
«Prima di mezzogiorno, morirò.»Apre le braccia
...E difatti...
Si china a guardar negli occhi la Contessa e le domanda:
Tu forse ti credi ancora viva?
Le fa con l'indice un segno di no davanti alla faccia.
VOCE {da dietro al cipresso) Non stare a crederlo!
La vecchietta con un sorriso d'approvazione fa un segno alla
Contessa che significa: «Senti che tè lo dice?»; e così
sorridente e soddisfatta rientra nella villa.
ILSE (si volge prima verso il cipresso, poi guarda
Cotrone) Si crede morta?
COTRONE In un altro mondo. Contessa, con tutti noi...
ILSE (turbatissima) Che mondo? E queste voci?
COTRONE Le accolga! Non cerchi di spiegarsele! Potrei...
IL CONTE Ma sono combinate?
COTRONE (al Conte) Se la ajutano a entrare in un'altra
verità, lontana dalla sua, pur così labile e mutevole..
alla Contessa:
rimanga, rimanga così lontana e si provi un po' a guardare come
questa vecchietta che ha veduto l'Angelo. Non bisogna più
ragionare. Qua si vive di questo. Privi di tutto, ma con tutto
il tempo per noi: ricchezza indecifrabile, ebullizione di
chimere. Le cose che ci stanno attorno parlano e hanno senso
soltanto nell'arbitrario in cui per disperazione ci viene di
cangiarle. Disperazione a modo nostro, badiamo! Siamo piuttosto
placidi e pigri; seduti, concepiamo enormità, come potrei dire?
mitologiche; naturalissime, dato il genere della nostra
esistenza. Non si può campare di niente; e allora è una continua
sborniatura celeste. Respiriamo aria favolosa. Gli angeli
possono come niente calare in mezzo a noi; e tutte le cose che
ci nascono dentro sono per noi stessi uno stupore. Udiamo voci,
risa; vediamo sorgere incanti figurati da ogni gomito d'ombra,
creati dai colori che ci restano scomposti negli occhi
abbacinati dal troppo sole della nostra isola. Sordità d'ombra
non possiamo soffrirne. Le figure non sono inventate da noi;
sono un desiderio dei nostri stessi occhi.
Sta in ascolto.
Ecco. La sento venire.
Grida
Maddalena!
Poi indicando
Là sul ponte.
Appare sul ponte Maria Maddalena, illuminata di rosso da una
lampadina che tiene in mano. E giovine, fulva di capelli, di
carne dorata. Veste di rosso, alla paesana: e appare come una
fiamma.
ILSE Oh Dio, chi è?
COTRONE La «Dama rossa». Non tema! Di carne e d'ossa,
Contessa. Vieni, vieni. Maddalena.
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E mentre Maria Maddalena s'appressa, aggiunge:
Una povera scema, che sente ma non parla; è sola, senza più
nessuno, e vaga per le campagne; gli uomini se la prendono, e
ignora fino all'ultimo ciò che pur ante volte le è avvenuto;
lascia sull'erba le sue creature. Eccola qua. Ha sempre cosi,
sulle labbra e negli occhi il sorriso del piacere che si prende
e che da. Viene quasi ogni notte a trovare rifugio da noi, nella
villa. Va', va', Maddalena.
Maria Maddalena, sempre col suo sorriso, dolce sulle labbra
ma quasi velato di pena negli occhi, china più volte il capo, ed
entra nella villa.
ILSE E questa villa di chi è?
COTRONE Nostra e di nessuno. Degli Spiriti.
IL CONTE Come, degli Spiriti?
COTRONE Sì. La villa ha fama d'essere abitata dagli
Spiriti. E fu perciò abbandonata dagli antichi padroni, che per
terrore scapparono anche dall'isola, ora è gran tempo.
ILSE Voi non credete agli Spiriti...
COTRONE Come no? Li creiamo!
ILSE Ah, li create...
COTRONE Perdoni, Contessa, non m'aspettavo da lei che mi
dovesse dire così. Non è possibile che non ci creda anche lei,
come noi. Voi attori date corpo ai fantasmi perché vivano - e
vivono! Noi facciamo al contrario: dei nostri corpi, fantasmi: e
li facciamo ugualmente vivere. I fantasmi... non c'è mica
bisogno d'andarli a cercare lontano: basta farli uscire da noi
stessi. Lei si disse larva di quella che fu?
ILSE Eh, più di così...
COTRONE Ecco. Quella che fu. Basta farla uscir fuori.
Crede che non le viva ancora dentro? Non vive forse il fantasma
del giovine che s'uccise per lei? Lei lo ha in sé.
ILSE In me...
COTRONE E io potrei farglielo apparire. Guardi, è là
dentro
Indica la villa.
ILSE (alzandosi, con raccapriccio) No!
COTRONE Eccolo!
Appare sulla soglia della villa Spizzi che s'è camuffato da
giovane poeta, a somiglianzà di quello che s'uccise per la
Contessa, servendosi del vestiario trovato nello strambo
guardaroba della villa per le apparizioni: sulle spalle un
mantello nero, di quelli che un tempo si portavano sul frak;
attorno al collo una sciarpa bianca, di seta; in capo, il gibus.
Tiene nascosta nelle mani che reggono da dentro con elegante
rigonfio i due lembi del mantello, una lanterna elettrica che
gl'illumina il volto da sotto in su, spettralmente. La Contessa,
appena lo vede, da un grido e si rovescia sulla panca,
nascondendo la faccia.
SPIZZI (accorrendo a lei} Ma no. Ilse. Dio mio... Ho
voluto fare uno scherzo...
IL CONTE Ah, tu! Spizzi! È Spizzi, Ilse…
COTRONE Uscito da sé, per farsi vedere come un fantasma
IL CONTE (adirato) Ma che dice lei ancora?
COTRONE La verità!
SPIZZI Io ho scherzato!
COTRONE E io ho sempre inventate le verità, caro signore!
e alla gente è parso sempre che dicessi bugie. Non si da mai il
caso di dirla, la verità, come quando la s'inventa. Ecco la
prova!
Indica Spizzi
Scherzato? Lei ha obbedito! Le maschere non si scelgono a caso.
Ed ecco altre prove... altre prove...
Rientrano in scena dalla porta della villa camuffati e
ciascuno variamente illuminato dalla propria lanterna colorata
nascosta in mano, Diamante, il Battaglia, il Lumachi e Cromo,
secondo la presentazione che ne farà Cotrone. Tutti gli altri li
seguiranno.
Lei
prendendo per mano Diamante
si intende, parata da Contessa...
al Conte
Copriva lei forse, signor Conte, qualche carica a corte?
IL CONTE (stonato) Io no, perché?
COTRONE (indicando l'abito di Diamante} Perché è
propriamente un abito di Dama di Corte...
volgendosi a Battaglia
E lei, come una tartaruga nella scaglia, s'è trovato a casa in
quest'abito di vecchia bacchettona.
Indicando ora il Lumachì che s'è messa addosso una pelle
d'asino con la testa di cartone
E lei ha pensato all'asino che le manca...
Poi, andando a stringere la mano a Cromo
E lei s'è camuffato da Pascià, mi congratulo: si vede che ha
buon cuore...
IL CONTE Ma ch'è questa carnevalata?
CROMO C'è là dentro (indica la villa) tutto un
arsenale per le apparizioni!
LUMACHÌ Bisogna vedere che costumi! Non ne ha di più un
vestiarista!
COTRONE E ciascuno è andato a prendersi la maschera che
più gli s'addiceva!
SPIZZI Ma no, io l'ho fatto...
IL CONTE (irritato} Per uno scherzo? (Indicando
l'abito che ha indossato)
Ti pare il modo di scherzare travestito così?
ILSE Ha obbedito...
IL CONTE A chi?
ILSE {indicando Cotrone} A lui che fa il mago, non hai
inteso?
COTRONE No, Contessa...
ILSE Stia zitto, lo so! - Lei, inventa la verità?
COTRONE Non ho mai fatto altro in vita mia! Senza
volerlo, Contessa. Tutte quelle verità che la coscienza rifiuta.
Le faccio venir fuori dal segreto dei sensi, o a seconda, le più
spaventose, dalle caverne dell'istinto. Ne inventai tante al
paese, che me ne dovetti scappare, perseguitato dagli scandali.
Mi provo ora qua a dissolverle in fantasmi, in evanescenze.
Ombre che passano. Con questi miei amici m'ingegno di sfumare
sotto diffusi chiarori anche la realtà di fuori, versando, come
in fiocchi di nubi colorate, l'anima, dentro la notte che sogna.
CROMO Come un fuoco d'artifizio?
COTRONE Ma senza spari. Incanti silenziosi. La gente
sciocca n'ha paura e si tiene lontana; e così noi restiamo qua
padroni. Padroni di niente e di tutto.
CROMO E di che vivete?
COTRONE Così. Di niente e di tutto.
DOCCIA Non si può aver tutto, se non quando non si ha più
niente.
CROMO(al Conte)Ah, senti? Quest'è proprio il caso nostro!
Dunque noi abbiamo tutto?
COTRONE Eh, no, perché vorreste avere ancora qualche
cosa. Quando davvero non vorrete più niente, allora si.
MARA-MARA Senza letto si può dormire...
CROMO ...male...
MARA-MARA ...ma si dorme!
DOCCIA Chi ti può impedire il sonno, quando Dio che ti
vuoi sano tè lo manda, come una grazia, con la stanchezza?
Allora dormi, anche senza letto!
COTRONE E ci vuoi la fame, eh Quaquèo? perché un tozzo di
pane ti dia la gioia del mangiare, come non tè la potranno mai
dare, sazio o disappetente, tutti i cibi più prelibati.
Quaquèo sorridendo e assentendo col capo, fa con la mano sul
petto il gesto dei bambini quando vogliono mostrare che gustano
qualcosa.
DOCCIA E solo quando non hai più casa, tutto il mondo
diventa tuo. Vai e vai, poi t'abbandoni tra l'erba al silenzio
dei cieli; e sei tutto e sei niente... e sei niente e sei tutto.
COTRONE Ecco come parlano i mendicanti, gente sopraffina,
Contessa, e di gusti rari, che han potuto ridursi alla
condizione di squisito privilegio, che è la mendicità. Non c'è
mendicanti mediocri. I mediocri son tutti sennati e
risparmiatori. Doccia è il nostro banchiere. Accumulò per
trent'anni quel soldo di più con cui gli uomini importunati si
pagano il lusso della carità, ed è venuto qua ad offrirlo alla
libertà dei sogni. Paga tutto lui.
DOCCIA Eh, ma se non ci andate piano...
COTRONE Fa l'avaro, perché duri di più.
GLI ALTRI SCALOGNATI (ridendo) È vero! È vero!
COTRONE Potevo essere anch'io, forse, un grand'uomo,
Contessa. Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore,
dignità, virtù, cose tutte che le bestie, per grazia di Dio,
ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi
impacci, ecco che l'anima ci resta grande come l'aria, piena di
sole o di nuvole, aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i
venti, superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva
e disperde in favolose lontananze. Guardiamo alla terra, che
tristezza! C'è forse qualcuno laggiù che s'illude di star
vivendo la nostra vita; ma non è vero. Nessuno di noi è nel
corpo che l'altro ci vede; ma nell'anima che parla chi sa da
dove; nessuno può saperlo: apparenza tra apparenza, con questo
buffo nome di Cotrone... e lui, di Doccia... e lui, di Quaquèo...
Un corpo è la morte: tenebra e pietra. Guai a chi si vede nel
suo corpo e nel suo nome. Facciamo i fantasmi. Tutti quelli che
ci passano per la mente. Alcuni sono obbligati. Ecco, per
esempio quello della Scozzese con l'ombrellino (indica
Mara-Mara)
O quello del Nano con la cappa turchina
Quaquèo fà cenno che è suo attributo particolare.
Specialità della villa. Gli altri son tutti di nostra fantasia.
Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i
loro giucchi, la maraviglia ch'è in noi la rovesciamo sulle cose
con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non è più un
gioco, ma una realtà maravigliosa in cui viviamo, alienati da
tutto, fino agli eccessi della demenza. Ebbene, signori, vi dico
come si diceva un tempo ai pellegrini: sciogliete i calzari e
deponete il bordone. Siete arrivati alla vostra mèta. Da anni
aspettavo qua gente come voi per far vivere altri fantasmi che
ho in mente. Ma rappresenteremo anche la vostra «Favola del
figlio cambiato», come un prodigio che s'appaghi di sé, senza
più chiedere niente a nessuno.
ILSE Qua?
COTRONE Solo per noi.
CROMO C'invita a restare qua per sempre, non senti?
COTRONE Ma si! Che andate più cercando in mezzo agli
uomini? Non vedete che n'avete avuto?
QUAQUÈO e MILORDINO Restate, si! Qua con noi! Qua con
noi!
DOCCIA Oh! Son otto!
LUMACHI Io per me ci sto!
BATTAGLIA II posto è bello...
ILSE Vuoi dire che andrò io sola, a leggere, se non più a
rappresentare la Favola.
SPIZZI Ma no, Ilse - resti chi vuole - io ti seguirò
sempre!
DIAMANTE Anch'io! (al Conte) Puoi sempre contare su me!
COTRONE Comprendo che la Contessa non può rinunziare alla
sua missione.
ILSE Fino all'ultimo.
COTRONE Non vuole neanche lei che l'opera viva per se
stessa - come potrebbe soltanto qua.
ILSE Vive in me; ma non basta! Deve vivere in mezzo agli
uomini!
COTRONE Povera opera! Come il poeta non ebbe da lei
l'amore, così l'opera non avrà dagli uomini la gloria. Ma basta.
Ora è tardi e sarà bene andare a riposare. Poiché la Contessa
rifiuta, ho un'idea; ve la proporrò domani all'alba.
IL CONTE Che idea?
COTRONE Domani all'alba, signor Conte. Il giorno è
abbagliato; la notte è dei sogni e solo i crepuscoli sono
chiaroveggenti per gli uomini. L'alba, per l'avvenire; il
tramonto, per il passato.
Alza un braccio per indicare l'entrata della villa.
A domani!
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