Cromo: Ah, grazie, amici! Bravi veramente! Non se ne
poteva più!
Doccia: (stonato) Grazie? di che?
Cromo: Come di che? Dei segni che ci avete fatti per
indicarci ch'eravamo giunti finalmente alla mèta.
Cotrone: Ah, ecco, dunque! sono proprio loro!
Battaglia: (indicando Mara) Che coraggio, beata lei, la
signora!
Cromo: Già, su quel parapetto di ponte! Meravigliosa! Con
l'ombrellino!
Diamante: E bellissimi i lampi! Quella fiamma verde sul
tetto!
Quaquèo: Toh, guarda! L'hanno preso per teatro! Noi
facciamo i fantasmi...
Milordino: Ci si son divertiti!
Diamante: I fantasmi! Che fantasmi?
Quaquèo:>Ma sì, le apparizioni, per spaventare la gente e
tenerla lontana!
Cotrone: Zitti là!
A Cromo:
La Compagnia della Contessa? Lo stavo dicendo..
Cromo: Eccoci qua!
Doccia: La Compagnia?
Battaglia: ... gli ultimi resti...
Diamante: Nient'affatto! I capisaldi! Dici, per fortuna, i
capisaldi. E prima di tutti, qua, il signor Conte.
Gli prende una mano, e con l'altra dietro la spalla, come se
fosse un ragazzino.
Fatti avanti, prego!
Cotrone: (porgendogli la mano) Ben arrivato, signor Conte!
Cromo: (declamando) Ma senza più contea ne più contanti!
Diamante: {indignata} Quando la finirete, insomma, di
mancare di rispetto a voi stessi, umiliando...
Il conte: (seccato} Ma no, cara, non m'umiliano...
Cromo: Diciamo pur Conte, ma credi che, al punto in cui
siamo, è bene subito attenuare.
Battaglia: ... e «ultimi resti» io lo dicevo per me...
Cromo: (per metterlo a posto} Tu sei modesto, lo sappiamo.
Battaglia: No, direi svagato piuttosto, per la stanchezza
e la fame.
Cotrone: Ma troverete qua da riposarvi e... si, credo
anche da rifocillarvi un po'...
La sgricia: [pronta, fredda, recisa} Tutto spento in
cucina.
Mara-Mara: Si potrà per questo riaccendere; ma facci
almeno sapere...
Doccia: ... già, chi sono questi signori...
Cotrone: Sì, subito.
Al Conte:
Ma la signora Contessa?
Il conte: È qua, ma anche lei così stanca...
Battaglia: Non si regge più in piedi.
Quaquèo: Quella sul carretto? Contessa?
facendo piattini delle mani e alzando un piede:
Abbiamo capito! Tu ci hai combinato di sorpresa una
rappresentazione!
Cotrone: Ma no, amici miei; ora vi spiego...
Quaquèo: Ma sì; tant'è vero che anche a loro, la nostra, è
parsa rappresentazione!
Cotrone: Perché anche loro
son press a poco della nostra stessa famiglia. Ora sentirai!
Al Conte:
C'è da dare ajuto alla Contessa?
Diamante: Potrebbe fare lo sforzo di salire a piedi da sé!
Il conte: (adirato, reciso, le grida subito in faccia} Ma
no, che non può!
Cromo: II Lumachi sta raccogliendo le forze...
Battaglia: .. .le ultime forze...
Cromo: ...per quest'ultima pettata.
Cotrone: (premuroso) Ma posso dare anch'io una mano...
Il conte:No, ci sono altri due, giù col Lumachi.
Piuttosto vorrei che lei ci dicesse. Qua
si guarda in giro, smarrito
siamo, vedo, in una vallata, alle falde d'una montagna...
Cromo: E dove saranno gli alberghi?
Battaglia: ...e le trattorie?...
Diamante: II teatro dove dobbiamo recitare?
Cotrone: Ecco, se mi lasciate dire, spiego tanto ai miei,
quanto a voi. Siamo tutti in errore, signori miei; ma non ci
dobbiamo confondere per cosi poco.
Si odono a questo punto dall'interno le voci dell'Attor
Giovane, di Sacerdote e di Lumachi che spingono il carretto di
fieno su cui giace la Contessa.
- Su, forza! forza!
- Siamo arrivati!
-
Piano, oh, piano! Non spingete troppo!
Si voltano tutti a guardare. Il carretto appare.
Cromo: Ecco la Contessa!
Il conte: Attenti al cipresso! Attenti al cipresso!
Accorre ad aiutare insieme
con Cotrone.
Lumachi, portato il carretto
sullo spiazzo, abbassa i due puntelli che stanno lungo le
stanghe, per modo che il carretto rimanga ritto su essi e sulle
ruote senza bisogno d'altro sostegno, ed esce dalle stanghe per
levarsi davanti.
Tutti gli altri restano a
guardar costernati la Contessa che giace sul verde di quel fieno
coi capelli sparsi, color di rame caldo, l'abito dimesso e
doloroso, di velo violaceo, scollato, un pò logoro, dalle
maniche ampie e lunghe, che facilmente ritraendosi le lasciano
scoperte le broccia.
Milordino: Oh, Dio, com'è pallida...
Mara-Mara: Pare morta...
Spizzi: Silenzio!
Ne ridono tutti così, la gente istruita che pure lo vede che
piango, e non se ne commuove...
Cotrone: (riscuotendosi dallo stupore) Ah, ma voi state
recitando!
Milordino: Oh bella!
Mara-Mara: Recitano!
Sacerdote> Zitti! Ha attaccato, bisogna secondarla!
Ilse: (seguitando)
...ne prova anzi fastidio, e:
«Stupida! Stupida!»
mi grida in faccia, perché non crede che possa esser vero
che il figlio mio la creatura mia...
Ma voi dovete credere a me;
vi porto le testimonianze;
son tutte povere donne,
povere madri come me,
del mio vicinato, che ci conosciamo tutte e sappiamo
ch'è vero
Agita una mano come per chiamare.
Il conte: (chinandosi su lei, con dolcezza) No, smetti,
cara...
Ilse: (con impazienza, agitando le mani) Le donne... le
donne...
Il conte: Ma le donne, vedi? per ora non ci sono...
Ilse: (come svegliandosi} Non ci sono? Perché? Dove
m'avete portata?
Il conte: Siamo arrivati... Ora c'informeremo...
Milordino: Come recitava bene!
La sgricia: Peccato, mi piaceva tanto...
Doccia: A sentirli ridere così tutti insieme...
Quaquèo: (a Cotrone) Lo vedi se è vero? lo vedi se è vero?
Cotrone: Sicuro ch'è vero! Recitano. Che volete che
facciano? Son teatranti!
Il conte: Per carità, non dica così davanti a mia moglie!
Ilse: (scendendo dal carretto, con qualche filo di fieno
tra i capelli} Perché non dovrebbe dirlo? Lo dica anzi!
Mi fa piacere!
Cotrone: Mi scusi, signora, io non ho inteso offendere...
Ilse: (parlando come in delirio) Teatrante, si, teatrante!
Lui no,
indica il marito
ma io sì, nel sangue, di nascita! - E giù con me, ora, lui-
Il conte: (cercando d'interromperla) Ma no, Dio, che dici?
Ilse: Sì, giù con me, dai suoi palazzi di marmo, nelle
baracche di legno! ma anche in piazza, anche in piazza! Dove
siamo qua? Lumachi, dove sei? Lumachi? provati a sonar la
tromba! Vediamo di fare un po' di gente!
Guardandosi attorno, smarrita nel delirio e piena di orrore.
Oh Dio, ma dove siamo qua? dove siamo?
si ripara sul petto di Spizzi che le si è accostato.
Cotrone: Non temete, Contessa, tra amici!
Cromo: Ha la febbre: delira.
Quaquèo: Ma è una contessa davvero?
Il conte: Contessa: è mia moglie!
Cotrone: Sta' zitto, Quaquèo!
Mara-Mara: Ma se non ci fai sapere...
Doccia: A noi pajono pazzi!
Il conte: (a Cotrone) Siamo stati indirizzati a voi...
Cotrone: Si, signor Conte, la prego di scusarli: mi sono
dimenticato di prevenirli; e quella parola l'ho usata per loro;
ma io so bene che...
Spizzi: (appena ventenne, pallido, con occhi spiranti,
capelli biondi, forse un tempo ossigenati, ora scoloriti, bocca
a bocciuolo di rosa ma un pò offesa dal naso alquanto
ingombrante che le pende sopra; compassionevolmente elegante nel
suo sbiadito costume sportivo; calzoni a mezza gamba e
calzettoni di lana)
interrompendo:
Lei non sa nulla, non può saper nulla dell'eroico martirio di
questa donna!
Ilse: (risentita e irruenta, staccandoglisi dal petto)
Ti proibisco di parlarne, Spizzi!
poi tutta vibrante di sdegno, investendo Cromo
Se non fossi nata attrice, capisci? Il mio schifo è questo, che
dobbiate esser voi, proprio voi i primi a crederlo e a farlo
credere agli altri... «Vuoi una buona scrittura? - Vénditi!»,
«Abiti, gioje? - Vénditi!» Anche per una sudicia lode in un
giornale!
Cromo: (stordito) Ma che dici? Perché ti rivolgi a me?
Ilse: Perché tu l'hai detto!
Cromo: Io, l'ho detto? quando? Che ho detto?
Il conte: (supplichevole alla moglie) Non avvilirti a
parlar di queste cose - tu! - è orribile!
Ilse: No, caro; è bene anzi parlarne, ora che siamo alla
fine! Quando ci si riduce cosi, larve di quello che fummo...
A Cotrone, un momento, poi anche a tutti gli altri
Sa, si dorme tutti insieme... nelle stalle...
Il conte: Non è vero...
Ilse: Come non è vero? jeri...
Il conte: Ma non era una stalla, cara; hai dormito su una
panca di stazione ferroviaria.
Cromo: Sala d'aspetto di terza classe.
Ilse:(a Cotrone, seguitando) Stirandosi, nel voltarsi
sull'altro fianco, parole scappano... si sparla...
A Cromo
Forse perché al bujo non si vede, credi che non si debba nemmeno
sentire? Io t'ho sentito!
Cromo: Che hai sentito?
Ilse: Una cosa che, là immersa tra quelle... non so se
erano ragnatele...
Il conte: Ma no. Ilse, dove mai?
Ilse: ... e allora lembi di tenebra che, nella febbre, mi
sbattevano fredde in faccia... si, si... col respiro...
A Cromo
Appena t'udii... - ihihìh, ihihìh, - ne risi cosi, ma n'ebbi
subito un brivido e serrai i denti; mi strinsi tutta in me per
non mettermi a guaire come una cagna bastonata...
Di scatto, a Cromo di nuovo
Non sentisti nemmeno questo riso?
Cromo: Io no...
Ilse: Si, che lo sentisti; ti parve d'un altro, al bujo;
non credesti che potessi essere io; d'un altro che
consentisse...
Cromo: Io non ricordo nulla!
Ilse: Io ricordo tutto!
Spizzi: Ma che disse infine?
Ilse: Che per non patire quest'eroico martirio, come tu
dici, e non farlo patire anche a voi tutti - oh quanto sarebbe
stato meglio - disse...
Cromo: {comprendendo alla fine e insorgendo) Ah! già! Ho
capito! ma questo l'abbiamo detto tutti, non io solo; e chi non
l'ha detto, l'ha pensato; scommetto, lui stesso!
indica il Conte.
Il conte: Io? Che cosa?
Ilse: ... che io, caro
gli prende il capo fra le mani
- qua, su questa nobile fronte -
si volge a Cromo
«alla spiccia», eh? dicesti proprio cosi.
Cromo:... alla spiccia, alla spiccia, si, e non saremmo
ora cosi tutti alla fame!
Ilse: ... avrei dovuto piantarti due magnifiche corna...
sta per allungare su la sua fronte il gesto di due corna,
ma è presa da un impeto incontenibile di sdegno e di schifo.
Ah!
E subito, interrompendo il laido gesto, lo cangia in un
sonoro manrovescio sulla guancia di Cromo; vacilla, cade a terra
in una violenta convulsione di riso e pianto insieme. Cromo si
ripara, stordito, la guancia offesa.
Tutti, sorpresi da quell'atto improvviso, si danno a parlare
simultaneamente, gli uni commentando, gli altri accorrendo a
soccorrere. Quattro gruppi: nel primo, in soccorso della
Contessa, il Conte, Diamante e Cotrone; nel secondo, Quaquèo,
Doccia, Mara-Mara e Milordino; nel terzo, Sacerdote, Lumachi, il
Battaglia e la Sgricia;
nel quarto, Spizzi e Cromo. Contemporaneamente i quattro
gruppi consumeranno le quattro battute assegnate a ciascuno.
Il conte: Oh, Dio, impazzisce! Ilse, Ilse, per carità! Non
è possibile seguitare così!
Diamante: Calmati, calmati, Use! Fallo almeno per pietà di
tuo marito!
Cotrone: Contessa... Contessa... Su, portiamola di là,
sarà meglio...
Ilse: No, lasciatemi! lasciatemi! Voglio che intendano
tutti!
Quaquèo: Che straccio di spettacolo! E poi dice di no!
Doccia: È brava, oh! va per le spicce!
Mara-Mara: Gliel'ha appioppato a quel Dio!
Milordino: Ma di dove sono scappati?
Battaglia: Scava e scava, ci facciamo la fossa...
Lumachi: Pare impossibile che si debba cosi smaniare per
nulla!
Sacerdote> E pure vero che l'abbiamo detto tutti!
La sgricia: (segnandosi) Mi par d'essere in mezzo ai
turchi!
Spizzi: (a Cromo venendogli a petto} Vigliacco! Hai potuto
osare...
Cromo: {spingendolo indietro) Levati tu! È tempo di
finirla!
Spizzi: «Alla spiccia!» per salvar la baracca... Tu
avresti venduto tua moglie!
Cromo: Che baracca, imbecille! lo dicevo per quello che
s'uccise...
La contessa: (sciogliendosi da coloro che vorrebbero
trattenerla e venendo avanti) L'avete detto tutti?
Spizzi: Ma no! Non è vero!
Diamante: Io non ho detto nulla.
Battaglia: E io nemmeno.
Ilse: (al marito) E vero che l'hai pensato anche tu?
Il conte: Ma no. Ilse! Tu farnetichi! Davanti a gente che
non si conosce...
Cotrone: Ah, se è per questo, signor Conte...
Ilse: Appunto, appunto per questo! Arrivati così...
Cotrone: Non si dia pensiero di noi, siamo gente in
vacanza noi, e a cuore aperto, signora Contessa.
Ilse: Contessa? Sono attrice - e ho dovuto ricordarlo a
lui
indica Cromo
come un titolo d'onore - a lui ch'è attore, come gli altri.
Cromo: E non me ne vanto, no! e non hai da vantartene
neanche tu, davanti a me, sai? perché l'attore, io, l'ho fatto
sempre, e onoratamente, e t'ho seguita fin
qua; mentre tu ricordati che attrice, a un certo punto, non
volesti più essere!
Il conte: Non è vero! Fui io a forzarla a ritirarsi dalle
scene.
Cromo: E facesti benone, caro! Cosi avessi durato - tu
Conte, e io miserabile - non ti darei ora del tu!
alla Contessa
Avevi sposato un conte -
agli altri come tra parentesi
era ricco! -
di nuovo alla Contessa
non eri più un'attrice, da serbarti onesta, come orgogliosamente
avevi saputo serbarti (lo so, l'ho inteso che hai voluto dir
questo).
Ilse: Questo, si, questo!
Cromo: Ma hai voluto troppo vantartene, cara, della tua
onestà! Eri ormai contessa, santo Dio! E da contessa, le corna,
avresti potuto fargliele! Le contesse sono più generose: le
fanno. Quel disgraziato non si sarebbe ucciso, e tu stessa, e
lui poveretto, e noi tutti quanti non ci troveremmo ora così!
Ilse: (che si tien ritta, rigida, quasi indurita, in un
convulso che le parte dalle viscere, sussultando, si rimette a
ridere, com'ha detto d'averne già riso) Ihihih, ihihìh, ihihih...
Leva le mani e coi due indici tesi allunga sulla fronte due
sperticate corna, dicendo convulsa, con voce cruda:
Quelle delle farfalle si chiamano antenne...
Il conte: {con contenuto sdegno, facendosi incontro a
Cromo} Vattene! vattene! Tu non puoi più rimanere con noi!
Cromo: Vado? e dove vuoi che vada ora? Con che mi paghi?
Ilse:{subito al marito) Già, con che lo paghi? Lo senti?
Poi, rivolgendosi a Cotrone:
E tutto qui, signore: che non si riesce a far più la paga.
Spizzi: Ah, no! Ilse! Tu non puoi dire questo di noi!
Ilse: Io lo dico per lui! Che c'entri tu?
Cromo: Non è vero! Non puoi dirlo nemmeno per me! La paga?
Me ne sarei già andato da un pezzo, come gli altri. Sono ancora
qua, perché t'apprezzo. Parlo per la rabbia che mi fai, così
ancora...
Ilse: [con un grido disperato} Ma che vuoi che faccia più?
Cromo: Ah, ora lo so! Io dico prima! Prima che quello
s'uccidesse e diventasse per tè e per tutti noi il cancro che ci
ha mangiati fino all'osso. Guardateci:
cani spelati, affamati, randagi, cacciati da tutti a pedate... e
lei là, con quella testa levata e le ali cadute, come un
uccellino appeso, di quelli che si vendono a mazzo, legati per i
fori del becco...
Quaquèo:>Ma chi s'uccise?
La domanda cade nella commozione che le parole di Cromo hanno
suscitato nei suoi compagni. Nessuno risponde.
La sgricia:
Uno di loro?
Ilse:{scorgendola, con un subitaneo moto di simpatia) No,
cara nonnina! Nessuno di loro. Uno ch'era di più, tra la gente.
Un poeta.
Cotrone: Ah, no, signora: un poeta no, mi perdoni!
Spizzi: La Contessa parla di chi scrisse «La Favola del
figlio cambiato» che noi andiamo recitando da due anni.
Cotrone: Appunto, ho indovinato...
Spizzi:E osa dire che non era un poeta?
Cotrone: Se era; non si sarà ucciso per questo!
Cromo: S'è ucciso perché amava lei!
Indica la Contessa
Cotrone: Ah, ecco - e perché la signora - suppongo -
fedele al marito, non volle rispondere all'amore di lui. La
poesia non c'entra! Chi è poeta fa poesie: non s'uccide.
Ilse: (accennando a Cromo) Dice che avrei dovuto
rispondere all'amore di lui, non ha inteso? Ormai contessa!
Quasi che l'abilità mi dovesse venir dal titolo...
Il conte: .. .e non dal cuore !
Cromo: Ma sta' zitto tu! Se l'amava anche lei!
Ilse: Io?
Cromo: SI, sì tu! anche tu! e questo agli occhi miei ti fa
più merito! Altrimenti, non mi spiegherei più nulla. E lui
indica il Conte
ora sconta il tuo sacrificio di non esserti arresa! Tant'è vero
che non si deve andar mai contro a ciò che il cuore comanda!
Il conte: La vuoi insomma finire di mettere in piazza?
Cromo: Giacché se ne parla... Non ho cominciato io.
Il conte: Hai cominciato tu!
Quaquèo: Tant'è vero, scusa, che ti sei preso uno
schiaffo!
Quest'ultima uscita di Quaquèo fa ridere.
Ilse: Bravo, caro, uno schiaffo...
s'accosta a Cromo e gli carezza la guancia
che ora si cancella così... Il nemico non sei tu, anche se mi
metti in piazza.
Cromo: Ma io no!
Ilse: Sì, e m'accoltelli, davanti alla gente che sta a
guardarci.
Cromo: T'accoltello? Io?
Ilse: Eh, mi pare...
Volgendosi a Cotrone:
Ma è naturale... quando ci si scende in piazza...
al Conte:
Tu, poverino, vorresti serbare ancora la tua dignità..
Stai tranquillo, che finirà, sento che siamo alla fine...
Il conte: Ma no. Ilse! Basterebbe che ora tu ti riposassi
un poco...
Ilse: Che vuoi più nascondere? E dove? L'anima, se non hai
peccato, la puoi mostrare, come una bambina nuda o tutta
stracciata. Anche il sonno dagli occhi mi sento stracciato...
si guarda attorno, guarda infondo.
Qua è la campagna. Dio mio... e la sera... e questi che ci
stanno davanti...
al marito
L'amavo, hai inteso? e l'ho fatto morire. Questo, ormai, caro,
d'un morto che non ha avuto nulla da me, si può dire.
Si fa avanti a Cotrone.
Signore, mi par quasi un sogno, o un'altra vita, dopo la
morte... Questo mare che abbiamo traversato... Mi chiamavo
allora Ilse Paulsen...
Cotrone: Lo so, Contessa...
Ilse: Avevo lasciato un buon ricordo di me sulle scene...
Il conte: [guardando male Cromo} Puro!
Cromo: (scattando) Ma chi ha mai detto di no! Fu sempre
un'esaltata! Prima che lui la sposasse, si voleva far monaca, si
figuri!
Spizzi: Ah, lo sai dire? E pretendi che, diventata
contessa...
Cromo: Ma ho spiegato bene perché l'ho detto!
Ilse: Era per me un debito sacro!
Di nuovo a Cotrone:
Un giovane, suo amico,
indica il marito
poeta, venne a leggermi un giorno un'opera che stava scrivendo -
per me, - disse - ma senza più speranza, perché io non ero ormai
più attrice. L'opera mi parve così bella che (si volge verso
Cromo)
sì, me n'esaltai subito. (Di nuovo a Cotrone:)
Ma compresi bene (una donna fa presto ad accorgersi di queste
cose; voglio dire quando s'è fatto un pensiero su lei): voleva
col fascino dell'opera riattrarmi alla mia vita di prima; ma non
per l'opera; per sé, per avermi sua... Sentii che se l'avessi
disilluso subito, non avrebbe più portato il suo lavoro a fine.
E per la bellezza di quell'opera, non solo non lo disillusi, ma
alimentai fino all'ultimo la sua illusione. Quando l'opera fu
compiuta, mi ritrassi - ma già tutta in fiamme - da quel fuoco.
Se mi son ridotta così, come fate a non comprenderlo? Ha ragione
lui:
(indica Cromo)
non dovevo più liberarmene. La vita negata a lui, ho dovuto
darla alla sua opera. E lui stesso lo comprese
(indica il marito)
e consentì che ritornassi a recitare per adempiere a questo
debito sacro. Per quest'opera sola!
Cromo: Consacrazione e martirio! Perché lui
indica il Conte
non n'è stato mai geloso, neanche dopo.
Il conte: Non ne avevo motivo!
Cromo: Ma non senti che per lei non è morto? Vuole che
viva! E lì, lacera come una mendica, ne sta morendo lei, sta
facendo morire noi tutti, perché lui - eh, lui - viva ancora!
Diamante: N'è geloso lui, invece!
Cromo: Brava, sì, l'hai indovinato!
Diamante: Ma se ne siete tutti innamorati!
Cromo: No, è dispetto e compassione!
Ilse:{contemporaneamente a Spizzi} Vorrebbe avvilirmi e
mi esalta di più!
Spizzi: E il gusto di fare il cattivo, senza nemmeno
esserlo!
Battaglia: (contemporaneamente anche lui) Terremoto
dell'anima... Mi sento tutto dislogato...
Lumachi: (c.s. mettendosi a broccia conserte} Io domando
se questa è una situazione possibile!
Ilse: (a Cromo) Certo che ne sto morendo! L'ho accettato,
come un'eredità! Benché debba dire che non mi parve in principio
che dovesse darmi a soffrire con la sua opera tutto questo
dolore, che aveva in sé, e che v'ho trovato...
Cotrone: E quest'opera - in mezzo alla gente - perché d'un
poeta - è stata la vostra rovina? Ah come lo comprendo bene!
come lo comprendo bene!
Battaglia: Fin dalla prima rappresentazione...
Cotrone: Nessuno volle saperne?
Sacerdote> Tutti contrarii
Cromo: Fischi che ne tremarono i muri!
Cotrone: Si, eh? Si, eh?
Ilse: Lei ne gode?
Cotrone: No, Contessa, è perché lo comprendo bene! L'opera
d'un poeta...
Diamante: Non valse nulla! Nemmeno lo stupore di scenarii
mai visti! Cani!
Battaglia: (con la sua solita aria sospirosa) E le luci!
Che luci!
Cromo: Tutti i prodigi d'una messinscena spettacolosa!
Eravamo quarantadue, tra attori e comparse...
Cotrone: E vi siete ridotti in cosi pochi?
Cromo: (mostrando l'abito) ...e così...! L'opera d'un
poeta...
Il conte: (con amaro sdegno) Anche tu!
Cromo: (mostrando il Conte) E tutto un patrimonio
consumato!
Il conte: Non me ne pento! L'ho voluto!
Ilse: Quest'è bello! Degno di tè!
Il conte: Ma no, io non sono un esaltato; io ho creduto
veramente nell'opera...
Cotrone: Ah ma sa, io ho detto «l'opera d'un poeta» non
per sdegnarla, signora; al contrario! per sdegnare la gente che
le s'è voltata contro!
Il conte: Avvilire l'opera è per me avvilire lei
(indica la moglie)
avvilire il prezzo che ha per me quanto lei ha fatto! L'ho
pagato con tutto il mio patrimonio, e non me ne importa, non me
ne pento! Purché lei stia in alto però, e questa condizione in
cui mi sono ridotto sia nobilitata almeno dalla bellezza e dalla
grandezza dell'opera; se no... se no, tutto il disprezzo della
gente... lei lo capisce... e le risa... (resta come affogato
dalla commozione)
Cotrone: Ma io l'ho in odio, questa gente, signor Conte!
Vivo qua per questo. E in prova, vedono?
mostra il fez che dall'arrivo degli ospiti tiene in mano e se
lo caccia in testa
ero cristiano, mi son fatto turco!
La sgricia: Non tocchiamo, o oh! non tocchiamo la
religione!
Cotrone: Ma no, cara, niente da veder con Maometto! Turco,
per il fallimento della poesia della cristianità. Ma è stata
dunque tanta, Dio mio, l'inimicizia?
Il conte: No, non è vero, abbiamo anche trovato amici qua
e là...
Spizzi: ...pieni di fervore...
Diamante: {cupa) ...ma pochi!
Cromo: ...e le imprese ci han disdetto i contratti e
negato i teatri nelle grandi città con la scusa della compagnia
cosi ridotta, senza più attrezzi ne costumi.
Il conte: Non è vero! Abbiamo ancora con noi tutto
quant'occorre per la rappresentazione!
Battaglia: I costumi sono là nei sacchi.
Lumachi: ...sotto il fieno...
Spizzi: ...e del resto, non sono necessari!
Cromo: E le scene?
Il conte: S'è sempre rimediato finora!
Battaglia: Le parti si ripiegano; io faccio da uomo e da
donna...
Cromo: Questo anche fuori della parte!
Battaglia: (con un gesto donnesco della mano) Maligno!
Sacerdote> Insomma, facciamo di tutto!
Diamante: E non se ne lascia fuori nulla! Quello che non
si può più rappresentare, lo si legge.
Spizzi: E la bellezza del lavoro è tanta, che nessuno bada
agli attori e agli accessori che mancano!
Il conte: {a Cotrone) Ma non manca nulla, non stia a
credere, non manca nulla! È sempre il gusto maledetto di
buttarci a terra da noi stessi!
Cotrone: Io ammiro il suo animo, signor Conte; ma creda
che con me non ha bisogno di far valere la bellezza dell'opera e
la bontà dello spettacolo. Loro sono stati indirizzati a me da
un mio lontano amico, che probabilmente non ha fatto a tempo, o
non ha trovato il modo, di comunicare a loro il consiglio
ch'io gli davo di impedire che s'avventurassero fin qua.
Il conte: Ah si? Perché?
Spizzi: Nulla da fare qua?
Cromo: Ve lo dicevo io?
Lumachi: Eh, mi pareva assai! Sulle montagne!
Cotrone: Abbiano pazienza; non si perdano d'animo;
combineremo qualcosa!
Diamante: Ma dove, scusi? Se qua non c'è niente!
Cotrone: In paese, no, di certo; e se vi avete lasciato la
roba, sarà meglio ritirarla.
Il conte: Ma non c'è un teatro nel paese?
Cotrone: C'è, sì, ma per i topi, signor Conte, è sempre
chiuso. Anche se fosse aperto non ci andrebbe nessuno.
Quaquèo: ...pensano d'abbatterlo...
Cotrone: ...Si, per farci un piccolo stadio...
Quaquèo: ...Per le corse e le lotte...
Mara-Mara: No, no, ho sentito che ci vogliono fare il
cinematografo!
Cotrone: Non ci pensi neppure!
Il conte: E allora dove? Qua non c'è abitato...
Diamante: Dove siamo venuti a sbattere?
Spizzi: Ci hanno raccomandato a lei...
Cotrone: ...e io sono qua, tutto per loro, con questi miei
amici. Non si confondano: vedremo, studieremo; troveremo.
Intanto, se vogliono entrare nella villa... Saranno stanchi.
Provvederemo ad alloggiarli alla meglio per questa sera. La
villa è capace.
Battaglia: ...e per un boccone di cena...
Cotrone: Ma sarà bene che prendano un po' regola da noi.
Battaglia: sarebbe a dire?
Doccia: Fare a meno di tutto e non aver bisogno di nulla.
Quaquèo: Ma non li spaventare!
Battaglia: E quando si ha bisogno di tutto?
Cotrone: Entrino! Entrino!
Battaglia: ...come si fa senza nulla?
Cotrone: Signora Contessa...
Ile, abbandonata sulla panchina, fa cenno di no col capo
...lei no?
Quaquèo: (a Doccia) Hai visto? Non vuole più entrare.
Il conte: Sì, più tardi. (A Cotrone:)
Ora attenda agli altri, se crede.
Diamante: Ma sei di parere che si debba accettare?
Cromo: Eh, almeno riparati! Che vorresti restare qua
all'umido della notte?
Battaglia: E bisognerà pur mangiare qualche cosa!
Cotrone:Ma sì, ma sì! Si troverà. Pensaci tu, Mara-Mara.
Mara-Mara: Sì, sì, venite, venite!
Lumachi: Certo rifare tutta la strada per ritornare al
paese non si potrà. Ho il carretto, ma grazie, lo tiro!
Sacerdote> (a Battaglia, avviandosi per entrare nella
villa} Se mangi poco, dormi meglio.
Battaglia: In principio, sì! ma poi ti comincia lo
struggimento, caro mio, che ti rompe il sonno e lo stomaco!
Cotrone: {a Lumachi) II carretto può restare qua fuori.
(A Doccia:)
Tu Duccio, pensa ad assegnare i posti.
Spizzi: Per la Contessa!
Cromo: Ma ce ne sarà per tutti, si spera!
Milordino: Per tutti, per tutti! Camere ce n'è d'avanzo.
La sgricia: (a Cotrone} Oh, ma la mia no, la mia, bada,
non la cedo a nessuno!
Cotrone: Ma sì, la tua, si sa, sta' tranquilla! C'è
l'organo: è la chiesa.
Quaquèo: {spingendoli, divertito) Andiamo, su! Andiamo! Ci
divertiremo! Io faccio il ragazzino! Ballo come un gatto sulla
tastiera dell'organo!
Entrano tutti nella villa, tranne Ilse, il Conte e Cotrone.
Pausa momentanea