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Teatro - 1930

Questa sera si recita a soggetto

Introduzione

Appunti di regia - Interventi

Il dramma - Introduzione

Il dramma - Atto primo

Il dramma - Atto secondo

Il dramma - Intermezzo

Il dramma - Atto terzo

Pirandello - Teatro - Indice

INTRODUZIONE

CRONOLOGIA

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

1892 ●

La morsa

1895 ●●●

La ragione degli altri

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ●

Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●●

Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il giuoco delle parti

1919 ●●●

Come prima, maglio di prima

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1920 ●●●

La signora Morli, uno e due

1921 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Sei personaggi in cerca d'autore

1922 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Enrico IV

1922 ●●●

Vestire gli ignudi

1922 ●

L'imbecille

1923 ●●●

La vita che ti diedi

1923 ●

L'altro figlio

1923 ●  

Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1924 ●●

Ciascuno a suo modo

1925 ●

La giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

L'amica delle mogli

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1928 - Mito ●●●

La nuova colonia

1928 - Mito ●●●●●

Scamandro

1929 - Mito ●●●

Lazzaro

1929 - ●●●

O di uno o di nessuno

1929 ●

Sogno (ma forse no)

1930 ●●●

Questa sera si recita a soggetto

1932 ●●●

Quando si è qualcuno

1932 ●●●

Trovarsi

1932 ●●●

I giganti della montagna

1934 ●●●

Non si sa come

 

 

 

teatro  - 1930 - Questa sera si recita a soggetto

Dramma in un'introduzione, tre parti (atti) e cinque intermezzi

introduzione

L’annunzio di questa commedia, cosí nei giornali, come nei manifesti, dov’essere dato, senza il nome dell’autore, così:

TEATRO N. N.

QUESTA SERA SI RECITA

A SOGGETTO

sotto la direzione del

DOTTOR HINKFUSS

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

col concorso del pubblico

che gentilmente si presterà

e delle Signore

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

e dei Signori

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

Dove sono i puntini, i nomi delle Attrici e degli Attori principali. Non è poco: ma basterà così.

 

Scritta nel periodo tra il 1928 ed il 1929, è considerata la terza parte della trilogia che il drammaturgo dedica al teatro nel teatro, preceduta da Sei personaggi in cerca d'autore e Ciascuno a suo modo.

Il nucleo centrale dell'opera è un adattamento della novella Leonora, addio!, scritta da Pirandello nel 1910 e contenuta nella raccolta Novelle per un anno.

La prima rappresentazione assoluta si ebbe a Könisberg il 25 gennaio 1930 nella versione in tedesco tradotta dall'italiano da Harry Kahn col titolo Heute Abend wird aus dem Stegreif gespielt.

La prima rappresentazione in Italia avvenne al Teatro Torino di Torino il 14 aprile del 1930 con una Compagnia appositamente costituita diretta da Guido Salvini.

Questa sera si recita a soggetto, infatti, indaga sull'autoritarismo del regista di teatro, figura allora innovativa nel panorama teatrale, sulla messa in scena, e scruta i rapporti che intercorrono tra lui e gli attori e, conseguentemente, il rapporto degli attori con il pubblico.

 


 

Il dramma, che riprende la novella «Leonora addio!» del 1910 (nella raccolta Il viaggio), fu scritto a Berlino tra la fine del 1928 e il 24 marzo 1929, data posta in calce alla prima edizione italiana, nel voi. XXVII delle Maschere nude. L'edizione italiana era stata preceduta da quella tedesca nella traduzione di Heinrich Kahn e con una dedica al celebre regista Max Reinhardt. La prima rappresentazione avvenne il 29 gennaio 1930 a Kónigsberg, nella Prussia Orientale, con la regia di Hans Karl Múller. Pirandello, presente a una replica in marzo, ne riportò un'impressione favorevole. «Tutto il teatro recita!», scrisse con entusiasmo a Guido Salvini, che avrebbe dovuto mettere in scena la commedia a Torino.

La locandina che annuncia lo spettacolo tace il nome dell'autore, ma intenzionalmente avverte che si svolgerà «sotto la direzione del dottor Hinkfuss con il concorso del pubblico che gentilmente si presterà». Il sipario non è ancora alzato che in sala «giungono voci confuse e concitate, come di proteste di attori e di riprensioni da parte di qualcuno che voglia imporsi». Alcuni spettatori perplessi e indispettiti si chiedono cosa stia succedendo. Arriva dal fondo della sala il dottor Hinkfuss, «un omarino alto poco più di un braccio, in frak, con un rotoletto di carta sotto il braccio». Hinkfuss sale sul palcoscenico e promette al pubblico, che spesso lo interrompe, una recita a soggetto sulla base di una «novelletta» di Pirandello sottoposta da lui a un trattamento scenico di cui si assume la piena responsabilità. «L'azione», dice, «si svolge in una città dell'interno della Sicilia, dove le passioni son forti e covano cupe e poi divampano violente: tra tutte ferocissima, la gelosia. La novella rappresenta appunto uno di questi casi di gelosia, e della più tremenda, perché irrimediabile: quella del passato. E avviene proprio in una famiglia da cui avrebbe dovuto stare più che mai lontana la famiglia La Croce. È composta dal padre Signor Palmiro, ingegnere minerario: Sampognetta come lo chiamano tutti perché, distratto, fischia sempre; dalla madre, Signora Ignazia, oriunda di Napoli, intesa in paese La Generala; e da quattro belle figliole, pienotte e sentimentali, vivaci e appassionate: Mommina, Totina, Dorina, Nenè». Il Direttore passa alla presentazione dei personaggi. Il vecchio Attore Brillante nella parte del Signor Palmiro; l'Attrice Caratterista in quella della Signora Ignazia; la Prima Attrice, Mommina; tre giovani attrici, le sorelle Totina, Dorina e Nenè; il Primo Attore, Rico Verri, giovane ufficiale di aviazione, frequentatore della famiglia La Croce, insieme con altri giovani ufficiali che corteggiano le ragazze. Gli attori presentati con il loro vero nome protestano perché, già investiti nelle rispettive parti, si sentono così deconcentrati, ma il Direttore giustifica al pubblico quelle proteste come parte dello spettacolo.

 

Lo spettacolo inizia finalmente con una nota di colore locale siciliano, una processione religiosa che muove dal fondo della sala, diretta sul palcoscenico verso il portale di una chiesa che si scorge da un lato. Di fronte alla chiesa figura un Cabaret, il cui interno viene mostrato attraverso un muro bianco reso trasparente con adeguati effetti di luce. Nel Cabaret si suona il jazz; fra gli avventori c'è il Signor Palmiro, che, fatto oggetto di scherno dagli altri clienti, viene difeso da una pallida chanteuse in nero. Sulla strada sopraggiungono la signora Ignazia e le figlie accompagnate dai giovani ufficiali diretti al teatro d'opera. Intanto, per ordine del dottor Hinkfuss, il muro bianco ritorna opaco per fare da schermo alla proiezione cinematografica del finale del primo atto di un melodramma verdiano, mentre in un palco, lasciato vuoto nella sala, entrano «la signora Ignazia con le quattro figliuole, Rico Verri e gli altri giovani ufficiali», fra le proteste del pubblico, disturbato dalla loro entrata rumorosa. Finita la proiezione, l'inesauribile Hinkfuss invita parte del pubblico a passare nel ridotto, dove in un «intermezzo» si potranno incontrare mescolati agli spettatori, i personaggi usciti dal palco, che continuano a dare scandalo con il loro comportamento, trasgressivo dei rigidi costumi provinciali. A quelli che saranno rimasti in sala offrirà invece, con una «rappresentazione simultanea» a quella del ridotto, uno spettacolo inconsueto. Infatti, sul palcoscenico il Direttore, fautore delle nuove risorse della scenotecnica e dell'illuminotecnica teatrale, ha fatto allestire per gratuita bizzarria una bella scena notturna che rappresenta un campo d'aviazione, «messo con mirabile effetto in prospettiva».

L'azione riprende nel salotto della famiglia La Croce. La signora Ignazia è in preda a un feroce mal di denti, circondata dalle figlie e dagli ufficiali, meno Rico Verri che è corso a una farmacia notturna in cerca di un calmante. Contro il mal di denti la signora Ignazia, dopo aver recitato senza beneficio l'Ave Maria, per lenire il dolore chiede ai giovani di cantare con forza il coro del Trovatore. Rico Verri, al suo rientro, ritenendo che gli altri lo hanno voluto allontanare per far baldoria, affronta con violenza i commilitoni e fa una scenata di gelosia a Mommina di cui è innamorato. Entra in scena il signor Palmiro ubriaco, «con un viso da morto, le mani insanguinate sul ventre ferito di coltello», per un alterco al Cabaret, ma, nella confusione generale nessuno mostra di accorgersi di lui. Sentendosi «smontato» nella parte, se ne lamenta con il Direttore: «devo venire a morir sulla scena, che non è facile per un attore brillante; nessuno mi fa entrare; trovo qua lo scompiglio; gli attori smontati; mancato l'effetto che mi ripromettevo di cavar fuori con la mia entrata». Il dottor Hinkfuss gli chiede di ripeterla, ma ormai l'effetto è perduto e l'attore, per cui «l'entrata era tutto» affinché «la Morte ubriaca,» entrasse in lui, non riuscendo a morire credibilmente sulla scena, può solo raccontare la sua fine.
Davanti agli spettatori Hinkfuss si attribuisce il vanto della trovata della morte del signor Palmiro, mancante nella novella, per dare un seguito forte alla vicenda. Infatti è dopo la morte del padre, con la famiglia in miseria, che Mommina si decide a sposare Rico Verri, un mostro di gelosia, che la porta nella sua città d'origine sulla costa siciliana, dove la segrega in casa con le due bambine che intanto sono nate. Mentre il Direttore spiega tutto questo al pubblico, gli attori sono in subbuglio. Non vogliono più recitare per le continue intromissioni del Capocomico; chiedono che vengano loro assegnate le parti scritte da interpretare o dal momento che non ci sono siano lasciati liberi di recitare a soggetto. Hinkfuss viene così cacciato in malo modo dai suoi attori. La scena riprende. La Prima Attrice che deve ora impersonare Mommina, invecchiata e devastata nel corpo dopo le infelicissime nozze con Rico Verri, viene truccata con amorevole cura dalle attrici che interpretano la madre e le sorelle. Il trucco diviene la «vestizione» per la graduale immedesimazione nel personaggio. Legati dallo stesso martirio, Mommina e Rico Verri si affrontano nel loro carcere domestico, fra tre pareti velate dal buio. Verri è sempre «fosco», per l'inesausto rovello della gelosia; Mommina è sulle difese, per il penoso tormento delle parole del marito che indagano pensieri e ricordi in un delirante rimprovero del passato. Oltre la parete, dal buio, interloquiscono la madre e le sorelle contro le accuse lanciate alla loro condotta da Rico Verri. Dal sopraffarsi dei personaggi si apprende che, ridotte alla fame dopo la morte del padre, Totina è diventata cantante d'opera, Dorina è divenuta sempre più spudorata e Nenè fa la cocotte. Riprende il tormentoso dialogo fra Rico Verri e Mommina. In un raptus il marito, furibondo, afferra la moglie con una mano alla nuca «e la bacia, e la morde, e sghignazza, e le strappa i capelli, come impazzito accorrono, con le camicine lunghe da notte le due bambine spaventate, e s'aggrappano alla madre, mentre Verri fugge».
Mommina abbraccia le figlie piangendo la loro sorte, e intanto s'avvicinano alla parete «venendo fuori dal bujo, la madre e le sorelle sfarzosamente parate». Dicono di trovarsi in città, perché Totina dovrà cantare nel teatro locale la parte di Leonora nel Trovatore. In una piena di ricordi, Mommina, ricostruisce «davanti alle due bambine sbalordite» la vicenda dell'opera verdiana e canta, con commozione e affanno crescenti, le arie più celebri, «finché il cuore mancandole, non la farà cader di schianto, morta». Poiché la Prima Attrice che interpreta la parte di Mommina non si rialza, gli altri attori che avevano proseguito la scena, le si fanno attorno allarmati; dalla sala invece «sopravvien entusiasta correndo per il corridojo, il dotto Hinkfuss che è rimasto a governar di nascosto tutti gli effetti di luce». Finalmente la Prima Attrice si riprende e gli attori, dichiarando di essere destinati a «recitare parti scritte, imparate a memoria», dicono di non voler rischiare recitando a soggetto che, in un'incontrollata; immedesimazione nel personaggio, uno di lori «ci lasci la pelle» e, tra le imbarazzate protesa del capocomico, reclamano il ripristino del ruolo dell'autore. Ma il dottor Hinkfuss con ostinazione conclude: «No, l'autore no! Le parti scritte, sì, se mai, perché riabbiano vita da noi, per un momento, e... - rivolto al pubblico - senza più le impertinenze di questa sera, che il pubblico ci vorrà perdonare».

Dopo il successo di Kónigsberg, Questa sera si recita a soggetto venne riproposto in Germania il 31 maggio 1930 a Berlino, al Lessing Theater, con la regia di Gustav Hartung, ma ebbe un esito disastroso. In Italia il dramma era stato presentato a Torino il 14 aprile da Guido Salvini, regista e scenografo dello spettacolo con Renzo Ricci nel ruolo di Hinkfuss. Nel 1972 Luigi Squarzina ne curò un allestimento con la Compagnia del Teatro Stabile di Genova. In occasione di questa ripresa, Alessandro d'Amico scrisse: «La verità è che Pirandello in questo dramma che chiude idealmente la sua trilogia del teatro nel teatro parte dalla polemica in atto tra il regista e gli attori, ma per trascenderla, non per risolverla in favore di uno dei contendenti. La novità è altrove. È in ciò che Pirandello non aveva potuto affidare a nessun saggio e che solo sul palcoscenico sarebbe riuscito a mostrare: il momento in cui l'attore diventa lui personaggio (non, si badi, entra nel personaggio)».

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Tra il 1913 e il 1917 Pirandello cominciò a scrivere per il teatro commedie in dialetto siciliano e il capolavoro di quel primo periodo è Liolà, che fu interpretato dall'attore siciliano Angelo Musco. Le prime opere passarono quasi inosservate, ma quando Pirandello cominciò a trattare casi eccentrici della vita, i critici non poterono più ignorarlo e parlarono negativamente di lui. Pirandello allora abbandonò il dialetto per la lingua italiana e il suo teatro acquistò carattere nazionale e poi anche europeo. La fama di Pirandello drammaturgo si affermò tra il 1920 e il 1930 e in quel periodo le sue opere vennero rappresentate nei principali teatri italiani, europei e in America.
Questa sera si recita a soggetto, scritto da Pirandello nel 1930, fa parte, con Sei personaggi in cerca d'autore e Ciascuno a suo modo, della trilogia del "teatro nel teatro", che rivoluzionò il modo tradizionale di recitare introducendo nuove tecniche, non limitando più l'azione degli attori al solo palcoscenico ma facendoli recitare in platea, nei palchi, nel ridotto e coinvolgendo anche il pubblico. In Questa sera si recita a soggetto viene rappresentato il conflitto tra gli attori, immedesimatisi nei personaggi, e il loro capocomico, pronto a rivoluzionare una novella per adattarla al suo modo di fare teatro. Una compagnia di attori, diretta dal capocomico Hinkfuss, deve rappresentare una novella dello stesso Pirandello che il capocomico ha reinterpretato trasformandola in un suo lavoro. Gli attori devono recitare a soggetto (cioè non imparando a memoria il copione fornito dal capocomico, ma creando loro le battute) ma quando non sono d'accordo, per protestare contro questo metodo, sbagliano volutamente e inventano scene non suggerite dal capocomico. Ciò non compromette per nulla il dramma che ottiene successo. L'opera rappresentata è imperniata sul dramma della gelosia, è ambientata in un paesino della Sicilia ed è tratta dalla novella "Leonora, addio". Protagonisti sono: l'ingegnere minerario Palmiro La Croce soprannominato "Sampognetta", la moglie signora Ignazia, oriunda di Napoli, soprannominata la "Generala" e le quattro belle figlie: Mommina, Dorina, Totina, Nenè. La famiglia, non siciliana, vive in un arretrato paese della Sicilia e non gode le simpatie dei paesani che criticano il comportamento della madre e delle figlie, considerato da loro poco serio e prendono in giro il marito, ritenuto troppo ingenuo e permissivo nei confronti delle figlie. Le ragazze sono corteggiate da quattro giovani ufficiali che frequentano, con grande scandalo della gente del luogo, la loro casa. Una sera "Sampognetta", mentre si trova al cabaret, dove i maldicenti dicono che egli va perché innamorato della cantante, subisce uno scherzo pesante da parte di uno degli avventori proprio mentre passano di là la moglie e le figlie con i relativi corteggiatori che, per difenderlo, litigano con tutti; la moglie ordina al marito di tornare a casa e loro proseguono per il teatro perché sono appassionate di opera lirica. Quando tornano a casa, esortate dalla madre, le ragazze si mettono a cantare e a recitare ma, quando arriva, Verri fa una scena di gelosia e la signora lo mette alla porta, allora si accorgono che il marito non c'è; frattanto Sampognetta, gravemente ferito, viene portato a casa dalla contante e da un avventore del cabaret e muore. In seguito alla sua morte la famiglia cade in miseria. Rico Verri sposa Mommina anche se, da siciliano, è terribilmente geloso del passato della ragazza, che ritiene poco seria come le sorelle; queste, invece, con la madre si allontanano dal paese. Riescono però a fare fortuna perché Totina diventa cantante lirica e raggiungono così una certa agiatezza. Mommina invece vive segregata in casa con le due bambine per la folle gelosia del marito che le rende la vita impossibile. Un giorno rivede le sorelle e la madre che sono tornate in paese perché Totina deve cantare al teatro interpretando la parte di Leonora nel "Trovatore". Mommina, apprendendo che la sorella è diventata cantante, decide di cantare a sua volta per le figlie, che non sono mai andate a teatro né mai potranno, il "Trovatore" che anche lei cantava prima di sposarsi. Prima descrive minuziosamente com'è il teatro e poi comincia a cantare ma, per l'emozione, muore. Durante la recita l'opera è ripetutamente interrotta da battibecchi tra gli attori e il capocomico che verrà addirittura cacciato via. Ma, alla fine, il dottor Hinkfuss torna in palcoscenico complimentandosi con gli attori che, anche in sua assenza, hanno saputo recitare a soggetto secondo le istruzioni che egli aveva impartito.
L'originalità dell'opera consiste nella capacità degli attori di interpretare due ruoli: quello di attori e quello dei personaggi interpretati dagli stessi; lo stesso Pirandello mette in evidenza questa distinzione precisando graficamente se a pronunciare la battuta deve essere l'attore o il personaggio. Questa sera si recita a soggetto è un lavoro teatrale quindi non vi è voce narrante o punto di vista perché l'autore fa parlare direttamente i personaggi e dà le istruzioni sul modo in cui devono recitare attraverso le didascalie.

Riassunto
A teatro vedevo la scena quasi di fronte, tuttavia dal quarto piano di balconcini, pertanto gli attori recitavano lontano da dove io mi trovavo. Appena si apre il sipario si rimane un attimo sconcertati dato che pendono dal soffitto della scena varie file di sedie. Anche il resto del palcoscenico è occupato da sedie e panchine. La scena è occupata inizialmente da un pubblico che deve assistere ad una rappresentazione di un'opera di Pirandello. Questo è reso ancor più palese dalla presenza per pochi istanti di una scritta luminosa col nome di Pirandello in scena. Si sentono vari rumori, litigi,e finalmente qualche attore si presenta in scena insieme al direttore di scena che vuole presentare gli attori prima di iniziare la rappresentazione. Gli attori, contrari si ribellano, tuttavia dopo una serie di spiegazioni il direttore raggiunge il suo scopo ed inizia a spiegare che gli attori non debbono avere un copione ma devono recitare a "soggetto", cioè in modo spontaneo, secondo l'ispirazione di ogni attore. La rappresentazione può ora avere inizio ma il direttore di scena ogni poche battute interviene e spezza l'atmosfera che si era creata, pertanto dopo un po' gli attori decidono di cacciare il direttore di scena e di continuare da soli la rappresentazione. Intanto il tema preso a soggetto si sviluppa e viene presentata la famiglia protagonista, composta da una madre e quattro figlie molto libertine, ed un padre quasi totalmente assente, dedito a lavorare e a trascorrere la giornata al bar. Qui si innamora della cantante ed è per questo deriso dagli altri clienti del bar. La famiglia trascorre le intere giornate con un gruppo di ufficiali della finanza; dopo una sera passata a teatro e durante una notte ancor più libertina delle altre, il padre di famiglia si presenta a casa morente. La rappresentazione si conclude con una delle figlie che sposatasi, è vittima dell'ingiustificata gelosia del marito, e muore rievocando un episodio teatrale della sua giovinezza. Alla fine riappare il direttore di scena che rivela di non essere mai andato via veramente ma di esser rimasto dietro le quinte. Egli afferma che gli attori avevano fatto come volevano, ma in realtà non avevano fatto alcunché di diverso da ciò che voleva lui. Il problema posto da questa rappresentazione è la recitazione a soggetto o secondo un testo ben preciso: Pirandello dà una sua soluzione che è esplicitata dalle parole finali del direttore di scena, ognuno a teatro o nella vita recita una propria parte e farà sempre ciò che la sua parte gli richiede di fare o di essere, indipendentemente dal fatto che la persona se ne renda conto. Il direttore di scena afferma anche che l'opera quando deve essere rappresentata e viene affidata ad un direttore di scena non appartiene più al suo autore. Infatti a teatro ciò che si giudica non è mai l'opera dello scrittore, che è da considerarsi unica, ma la creazione scenica, che risulta diversa da una rappresentazione all'altra. La fine della rappresentazione caratterizzata dalla morte ingiusta, e non preavvertita in alcun modo, della donna, fa nascere nella spettatore un filo di commozione e di dispiacere nel vedere infranta la vita di una donna molto umana, che abbandona due figlie al loro destino nella vita senza una madre che possa aiutarle e consigliarle. La rappresentazione è divisa in tre atti e fu messa in scena la prima volta nel 1930; quest'opera fa parte di un gruppo di commedie chiamate "Del teatro nel teatro", dove appaiono i conflitti che si creano durante la messa in scena di uno spettacolo. Qui appare come gli attori non vogliano essere considerati semplici marionette ma rivendichino una parte importante anzi essenziale nella messa in scena della rappresentazione.

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