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Teatro - 1929

Lazzaro

Introduzione

Atto primo

Atto secondo

Atto terzo

Pirandello - Teatro - Indice

INTRODUZIONE

CRONOLOGIA

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

1892 ●

La morsa

1895 ●●●

La ragione degli altri

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ●

Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●●

Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il giuoco delle parti

1919 ●●●

Come prima, maglio di prima

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1920 ●●●

La signora Morli, uno e due

1921 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Sei personaggi in cerca d'autore

1922 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Enrico IV

1922 ●●●

Vestire gli ignudi

1922 ●

L'imbecille

1923 ●●●

La vita che ti diedi

1923 ●

L'altro figlio

1923 ●  

Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1924 ●●

Ciascuno a suo modo

1925 ●

La giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

L'amica delle mogli

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1928 - Mito ●●●

La nuova colonia

1928 - Mito ●●●●●

Scamandro

1929 - Mito ●●●

Lazzaro

1929 - ●●●

O di uno o di nessuno

1929 ●

Sogno (ma forse no)

1930 ●●●

Questa sera si recita a soggetto

1932 ●●●

Quando si è qualcuno

1932 ●●●

Trovarsi

1932 ●●●

I giganti della montagna

1934 ●●●

Non si sa come

 

 

 

teatro  - 1929 - Lazzaro - Mito in tre atti

personaggi ed introduzione

 

PERSONAGGI

 

Diego Spina

Sara, già sua moglie

Lucio e Lia, suoi figli

Arcadipane, fattore di campagna

Deodata, governante di Lia

Gionni, professore di medicina

Monsignor Lelli

Cico, esattore di Dio

Il Marra, notajo

Due figli naturali di Sara e Arcadipane (non parlano)

Un medico.

Una guardia.

Signori della strada.

Due contadini

 

Tempo presente.

 

 

 

 

Introduzione

 

Lazzaro, fa parte dell' ultima produzione letteraria di Luigi Pirandello che si rifa al mito come ne La nuova colonia e ne I giganti della montagna. La composizione dell'opera risale al 1928 e fu rappresentata in Italia la prima volta a Torino nel dicembre del 1929 con la Compagnia di Marta Abba.

 

Il titolo - riferito chiaramente all'episodio evangelico - esplicita immediatamente il tema religioso del dramma, affrontato con sorpresa, e per la prima volta, dall'ateo Pirandello. Il tutto è però inserito in una vicenda più ampia che già il primo dei "miti" (questo è il secondo) aveva trattato, e cioè il contrasto tra una civiltà della madre, vitalistica, e una civiltà paterna, in questo frangente di tipo trascendentale, religioso-dogmatico.
Diego e Sara, marito e moglie, si separano a seguito di numerose incomprensioni sorte spesso riguardo al trattamento dei due figli, Lucio e Lia.
Lei si rifugia in una casa di campagna, scopre l'amore e inizia una nuova vita, basata su di una morale di tipo, per così dire, naturale. Lui, dogmatico difensore della religione, più che della fede, rimane in città assieme ai figli, di cui diviene l'unico educatore. Lucio e' mandato in seminario, mentre Lia, affidata alla cura delle suore, diviene incapace di camminare.

La trama fin qui espressa è l'antefatto del dramma, dramma che si apre col rifiuto della veste da parte di Lucio che scatena in Diego una violenta reazione in seguito alla quale, accidentalmente, muore.
Riportato miracolosamente in vita dal dottore (di qui il titolo "Lazzaro"), Diego rasenta la pazzia, cercando una nuova base per poter vivere, poichè ormai, per lui, sono crollate tutte le certezze.
 

Sarà Lucio a salvare il padre e a riconciliare la sua intera famiglia, riprendendo la veste e facendo il miracolo di guarire la sorella.

Pirandello stupì la critica, e stupisce anche noi a dire il vero, addentrandosi in un argomento nuovo e tanto delicato come quello religioso, ma ancora una volta il tutto è usato come base per una profonda riflessione sulla vita, sulla realtà e sulla comunicazione.
Assistiamo nel dramma a uno svolgimento che ci porta da una condizione di assoluta immobilità (mancanza completa di comunicazione, di comprensione e, in ultimo, di vita) a una situazione di evoluzione, in cui sono gettati i germi per uno sviluppo positivo.
Già dalle prime battute (dall'entrata in scena di Diego Spina) ci accorgiamo della staticità della situazione. Interessante a questo riguardo l'atteggiamento di Diego nei confronti di un primo miracolo, la resurrezione operata dal dottore della coniglietta bianca di Lia.

Diego nega anche davanti a ciò che giace sotto i suoi occhi, per non contraddire ciò su cui si è basata la sua vita: se la coniglietta è viva, allora vuol dire che non era morta. ("Non è possibile ... Non può essere vero ... E' segno che non doveva esser morta ... Io so che solo Dio può , per un miracolo, richiamare da morte a vita ... se la riporti nel suo laboratorio! ... )
Assistiamo quindi a un dogmatismo religioso che agisce come museruola della comunicazione, assolutamente chiuso alla comprensione e al dialogo.
Diego, avendo scelto la via della religione e avendo fondato sui dogmi di essa la propria vita, non può accettare che questa sia messa in discussione: sarebbe come rinnegare la propria intera esistenza, il senso stesso della propria vita.
Ma proprio questo elimina, o contribuisce a eliminare, buona parte della possibilità di comunicare. Il suo fanatismo religioso lo isola, poichè Diego non capisce gli altri, come gli altri d'altro canto non capiscono Diego.
Egli si pone come su di un alto piedistallo, distaccato da tutto e da tutti.
Inoltre questa visione trascendentale, spinta all'eccesso e assolutamente chiusa in sè , toglie importanza alla vita stessa, poichè tutto è incentrato sul dopo, non sull'adesso, e la vita deve quasi portare alla sofferenza e alla catarsi dell'anima necessaria ad "acquisire" la vita dopo la morte.
(LUCIO ... per non finire noi, annulliamo in nome di Dio la vita ... tu avevi chiuso gli occhi alla vita, credendo di dover vedere l'altra di là ... )
Tutta questa statica chiusura alla vita pero' viene incrinata da due eventi che, sebbene negativi, agiscono positivamente: Lucio rinuncia alla veste, Diego muore e poi risuscita. Questi avvenimenti demoliscono le certezze dogmatiche su cui si era fondata la vita di Diego Spina: Diego non ricorda alcunchè della propria morte.
Nella e oltre la quale quindi non c'è nulla. Si cancella quella visione soprannaturale che lo ha sempre guidato, e la stessa interiorità dell'uomo si svuota.
E' questo vuoto, che deve essere riempito, che spinge Diego alla ricerca di nuove sicurezze e quindi alla comunicazione, al rapporto produttivo con gli altri.
Lucio è la sintesi tra il mondo della madre e il mondo del padre: ha infatti vissuto secondo gli insegnamenti paterni, ma con una visione critica che l'ha portato a cogliere di quel mondo solo gli elementi positivi, a cui ha aggiunto l'amore per la vita presente nella concezione materna.
E Lucio si fa tramite della comunicazione, da un lato ridando al padre una base su cui fondare la propria rinascita (riprendendo la veste), dall'altro spingendo la madre al rapporto col mondo esterno, che era stato rifiutato con la chiusura in una realtà caratterizzata da una morale "naturale", cioe' della terra (faticare, soffrire e gioire della terra).
(SARA ... la vita, la vera vita che ha qui, fuori dalla città maledetta, la terra; questa vita che ora sento, perchè le mie mani l'aiutano a crescere, a fiorire, a fruttare ...)
Lucio, alienandosi e sacrificandosi, grazie a un vero sentimento religioso di natura panteistica (probabilmente la religione a cui Pirandello maggiormente inclinava), fornisce al padre, riprendendo la strada che da lui gli era stata indicata, la convinzione di non avere sbagliato la sua intera vita.
E riunisce in un unicum tutti i frammenti in cui si erano disgregate le certezze del padre.

 

 

Trama

Per la prima ed ultima volta Pirandello affronta l'argomento religioso esplicitamente e lo fa in un mito, inserito in un tema più ampio, che si ritrova in tanti drammi precedenti: lo scontro di due culture, una materna, istintiva e vitalistica e l'altra paterna che in questo dramma assume il significato di trascendenza, di religione dogmatica e autoritaria.
I contrasti tra Diego e Sara, marito e moglie, soprattutto per quanto riguarda l'educazione dei figli Lucio e Lia, portano inevitabilmente alla loro separazione.
Sara se va in una casa di campagna dove si innamora del fattore Arcadipane e inizia con lui una vita tutta spontanea e naturale senza remore sociali o religiose. Diego, portatore di una fede negativa, dogmatica e severa s'incarica della educazione dei figli mandando Lucio in seminario e Lia ad un convento di suore dove si ammala perdendo l'uso di una gamba.
Il dramma si origina nel momento in cui Lucio si rifiuta di diventare prete, opponendosi al padre che per la violenta reazione che segue alla decisione del figlio, accidentalmente muore.
Una miracolosa iniezione del dottore Gionni però lo riporta in vita.
Novello Lazzaro, Diego ha scoperto che nell'al di là c'è il nulla: tutte le rinunce che egli ha fatto per conquistarsi il Paradiso non servono a niente: nell'altro mondo non ci sarà compenso né punizione.
Se prima del suo ritorno in vita aveva dunque sopportato il tradimento della moglie, ora potrà finalmente sfogare la sua rabbia e vendicarsi ferendo Arcadipane.
Sarà Lucio a fare da tramite tra la fede persa del padre e la vita tutta naturale della madre.
Il Dio immanente di Pirandello, che eternamente vive nell' «eterno presente della vita» farà in modo che Lucio si dedichi alla vita religiosa, salvando il padre e guarendo miracolosamente la sorella.

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