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teatro
- 1929 - Lazzaro -
Mito in tre atti
personaggi ed introduzione |
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PERSONAGGI
Diego
Spina
Sara,
già sua moglie
Lucio e
Lia, suoi figli
Arcadipane,
fattore di campagna
Deodata,
governante di Lia
Gionni,
professore di medicina
Monsignor Lelli
Cico, esattore di Dio
Il
Marra, notajo
Due
figli naturali di Sara e Arcadipane
(non parlano)
Un
medico.
Una
guardia.
Signori
della strada.
Due
contadini
Tempo presente.
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Introduzione
Lazzaro, fa parte dell' ultima produzione letteraria di Luigi
Pirandello che si rifa al mito come ne La nuova colonia e ne I
giganti della montagna. La composizione dell'opera risale al
1928 e fu rappresentata in Italia la prima volta a Torino nel
dicembre del 1929 con la Compagnia di Marta Abba.
Il titolo - riferito chiaramente all'episodio
evangelico - esplicita immediatamente il tema religioso del
dramma, affrontato con sorpresa, e per la prima volta, dall'ateo
Pirandello. Il tutto è però inserito in una vicenda più ampia
che già il primo dei "miti" (questo è il secondo) aveva
trattato, e cioè il contrasto tra una civiltà della madre,
vitalistica, e una civiltà paterna, in questo frangente di tipo
trascendentale, religioso-dogmatico.
Diego e Sara, marito e moglie, si separano a seguito di numerose
incomprensioni sorte spesso riguardo al trattamento dei due
figli, Lucio e Lia.
Lei si rifugia in una casa di campagna, scopre l'amore e inizia
una nuova vita, basata su di una morale di tipo, per così dire,
naturale. Lui, dogmatico difensore della religione, più che
della fede, rimane in città assieme ai figli, di cui diviene
l'unico educatore. Lucio e' mandato in seminario, mentre Lia,
affidata alla cura delle suore, diviene incapace di camminare.
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La trama fin qui espressa è l'antefatto del dramma, dramma che
si apre col rifiuto della veste da parte di Lucio che scatena in
Diego una violenta reazione in seguito alla quale,
accidentalmente, muore.
Riportato miracolosamente in vita dal dottore (di qui il titolo
"Lazzaro"), Diego rasenta la pazzia, cercando una nuova base per
poter vivere, poichè ormai, per lui, sono crollate tutte le
certezze.
Sarà Lucio a salvare il padre e a riconciliare la sua intera
famiglia, riprendendo la veste e facendo il miracolo di guarire
la sorella.
Pirandello stupì la critica, e stupisce anche noi
a dire il vero, addentrandosi in un argomento nuovo e tanto
delicato come quello religioso, ma ancora una volta il tutto è
usato come base per una profonda riflessione sulla vita, sulla
realtà e sulla comunicazione.
Assistiamo nel dramma a uno svolgimento che ci porta da una
condizione di assoluta immobilità (mancanza completa di
comunicazione, di comprensione e, in ultimo, di vita) a una
situazione di evoluzione, in cui sono gettati i germi per uno
sviluppo positivo.
Già dalle prime battute (dall'entrata in scena di Diego Spina)
ci accorgiamo della staticità della situazione. Interessante a
questo riguardo l'atteggiamento di Diego nei confronti di un
primo miracolo, la resurrezione operata dal dottore della
coniglietta bianca di Lia.
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Diego nega anche davanti a ciò che giace sotto i suoi occhi, per
non contraddire ciò su cui si è basata la sua vita: se la
coniglietta è viva, allora vuol dire che non era morta. ("Non
è possibile ... Non può essere vero ... E' segno che non doveva
esser morta ... Io so che solo Dio può , per un miracolo,
richiamare da morte a vita ... se la riporti nel suo
laboratorio! ... )
Assistiamo quindi a un dogmatismo religioso che agisce come
museruola della comunicazione, assolutamente chiuso alla
comprensione e al dialogo.
Diego, avendo scelto la via della religione e avendo fondato sui
dogmi di essa la propria vita, non può accettare che questa sia
messa in discussione: sarebbe come rinnegare la propria intera
esistenza, il senso stesso della propria vita.
Ma proprio questo elimina, o contribuisce a eliminare, buona
parte della possibilità di comunicare. Il suo fanatismo
religioso lo isola, poichè Diego non capisce gli altri, come gli
altri d'altro canto non capiscono Diego.
Egli si pone come su di un alto piedistallo, distaccato da tutto
e da tutti.
Inoltre questa visione trascendentale, spinta all'eccesso e
assolutamente chiusa in sè , toglie importanza alla vita stessa,
poichè tutto è incentrato sul dopo, non sull'adesso, e la vita
deve quasi portare alla sofferenza e alla catarsi dell'anima
necessaria ad "acquisire" la vita dopo la morte.
(LUCIO ... per non finire noi, annulliamo in nome di Dio la
vita ... tu avevi chiuso gli occhi alla vita, credendo di dover
vedere l'altra di là ... )
Tutta questa statica chiusura alla vita pero' viene incrinata da
due eventi che, sebbene negativi, agiscono positivamente: Lucio
rinuncia alla veste, Diego muore e poi risuscita. Questi
avvenimenti demoliscono le certezze dogmatiche su cui si era
fondata la vita di Diego Spina: Diego non ricorda alcunchè della
propria morte.
Nella e oltre la quale quindi non c'è nulla. Si cancella quella
visione soprannaturale che lo ha sempre guidato, e la stessa
interiorità dell'uomo si svuota.
E' questo vuoto, che deve essere riempito, che spinge Diego alla
ricerca di nuove sicurezze e quindi alla comunicazione, al
rapporto produttivo con gli altri.
Lucio è la sintesi tra il mondo della madre e il mondo del
padre: ha infatti vissuto secondo gli insegnamenti paterni, ma
con una visione critica che l'ha portato a cogliere di quel
mondo solo gli elementi positivi, a cui ha aggiunto l'amore per
la vita presente nella concezione materna.
E Lucio si fa tramite della comunicazione, da un lato ridando al
padre una base su cui fondare la propria rinascita (riprendendo
la veste), dall'altro spingendo la madre al rapporto col mondo
esterno, che era stato rifiutato con la chiusura in una realtà
caratterizzata da una morale "naturale", cioe' della terra
(faticare, soffrire e gioire della terra).
(SARA ... la vita, la vera vita che ha qui, fuori dalla città
maledetta, la terra; questa vita che ora sento, perchè le mie
mani l'aiutano a crescere, a fiorire, a fruttare ...)
Lucio, alienandosi e sacrificandosi, grazie a un vero sentimento
religioso di natura panteistica (probabilmente la religione a
cui Pirandello maggiormente inclinava), fornisce al padre,
riprendendo la strada che da lui gli era stata indicata, la
convinzione di non avere sbagliato la sua intera vita.
E riunisce in un unicum tutti i frammenti in cui si erano
disgregate le certezze del padre.
Trama
Per la prima ed ultima volta Pirandello affronta l'argomento
religioso esplicitamente e lo fa in un mito, inserito in un tema
più ampio, che si ritrova in tanti drammi precedenti: lo scontro
di due culture, una materna, istintiva e vitalistica e l'altra
paterna che in questo dramma assume il significato di
trascendenza, di religione dogmatica e autoritaria.
I contrasti tra Diego e Sara, marito e moglie, soprattutto per
quanto riguarda l'educazione dei figli Lucio e Lia, portano
inevitabilmente alla loro separazione.
Sara se va in una casa di campagna dove si innamora del fattore
Arcadipane e inizia con lui una vita tutta spontanea e naturale
senza remore sociali o religiose. Diego, portatore di una fede
negativa, dogmatica e severa s'incarica della educazione dei
figli mandando Lucio in seminario e Lia ad un convento di suore
dove si ammala perdendo l'uso di una gamba.
Il dramma si origina nel momento in cui Lucio si rifiuta di
diventare prete, opponendosi al padre che per la violenta
reazione che segue alla decisione del figlio, accidentalmente
muore.
Una miracolosa iniezione del dottore Gionni però lo riporta in
vita.
Novello Lazzaro, Diego ha scoperto che nell'al di là c'è il
nulla: tutte le rinunce che egli ha fatto per conquistarsi il
Paradiso non servono a niente: nell'altro mondo non ci sarà
compenso né punizione.
Se prima del suo ritorno in vita aveva dunque sopportato il
tradimento della moglie, ora potrà finalmente sfogare la sua
rabbia e vendicarsi ferendo Arcadipane.
Sarà Lucio a fare da tramite tra la fede persa del padre e la
vita tutta naturale della madre.
Il Dio immanente di Pirandello, che eternamente vive nell'
«eterno presente della vita» farà in modo che Lucio si dedichi
alla vita religiosa, salvando il padre e guarendo
miracolosamente la sorella.
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