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teatro
- 1928
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Scamandro
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Commedia
mitologica
personaggi ed introduzione |
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PERSONE
Scamandro
Tre Najadi
Amadriade
Eumene, giovine ateniese
Ascanio, giovine trojano
Agatone, servo di Eumene
Calliroe, fidanzata di Ascanio
Caletore, suo padre
Proclea, nutrice
Corifeo
Coro nuziale
Due pastori
Commedia scritta presubilmente nel 1898 e pubblicata
nel 1906, che fu rappresentata per la prima volta il 19
febbraio 1928 a Firenze nel Teatro dell’Accademia dei
Fidenti ad opera del "Gruppo Accademico" |
Storia dell'opera
Scamandro assieme a Laomache fanno parte delle composizioni
giovanili di Pirandello considerate dalla critica letteraria di
trascurable importanza.
Questi due poemetti vennero pubblicati entrambi nel 1906 e, il
primo di questi, Scamandro , dovrebbe essere stato scritto nel
1898.[1]
Scamandro , un'opera a metà tra l'idillio e la farsa di Plauto,
racconta di un ateniese che mascherandosi come il dio del fiume
Scamandro seduce una giovane troiana che accingendosi al
matrimonio si era recata al fiume per celebrare un rito
propiziatorio per i prossimi sponsali.
Tutto alla fine si risolverà per il meglio tra battute ardite e
riferimenti salaci.
Sebbene questi temi classici mitologici si riscontrino nelle
poesie del giovane Pirandello e siano molto lontani dalla sua
produzione letteraria posteriore, tuttavia i due poemetti
vennero pubblicati nuovamente negli anni Venti, (Laomache nel
1928 e Scamandro nel 1929): segno evidente dell'intenzione di
Pirandello che, volendo presentarsi nella nuova veste del "mitopoieta",
l' autore di Lazzaro e de La nuova colonia , vuole avvalorare
l'idea di un collegamento con il suo interesse originario per il
mito che dalla sua giovinezza letteraria sarebbe giunto sino
alla produzione più matura.
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teatro
- 1928
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Scamandro
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Commedia
mitologica
pretesto
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Le fanciulle trojane, quand'erano fidanzate, andavano a
bagnarsi nello Scamandro e gli si offrivano dicendo le
seguenti parole: « Ricevi, o Scamandro la mia
verginità! » Ora Eschine racconta che un suo amico e
compagno di viaggio, ateniese, invaghitosi d'una giovane
trojana, per nome Calliroe, nel giorno in cui essa,
fidanzata, doveva bagnarsi nel fiume, andò a nascondersi
nelle macchie che erano su la riva, e si circondò la
testa di giunchi e di canne.
Allorché Calliroe ebbe
pronunciato la sua offerta, il giovane rispose: « Ed
io l'accetto volentieri! » Entrò nell'acqua,
condusse la fanciulla su la sponda opposta, e l'ingannò.
Eschine parla di quest'avventura come di una cosa
avvenuta quasi sotto i suoi occhi. Dice: « Noi
eravamo sopra un'eminenza con lo sposo e i parenti e
molti altri, donde vedevamo il luogo in cui si bagnavano
le fanciulle, per quanto lo permetteva la convenienza ».
Da notare, per l'intelligenza del testo, che il fiume
Scamandro, in cui le tre Dee vennero a bagnarsi prima di
comparire al giudizio di Paride, non meritava forse la
riputazione che i poeti, Omero segnatamente, gli hanno
formata. Belone dice d'aver veduto non un fiume, ma un
rigagnoletto, il quale d'estate era secco e nell'inverno
dava appena acqua bastante perché un'oca lo potesse
passare a nuoto.
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