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COMMEDIA MITOLOGICA IN CINQUE EPISODI

 

PRIMA RAPPRESENTAZIONE 19 febbraio 1928 - Firenze, Teatro dell’Accademia dei Fidenti, interpretazione del Gruppo Accademico, musica di scena di Fernando Liuzzi.

 

 

STORIA DELL'OPERA

 

Scamandro assieme a Laomache fanno parte delle composizioni giovanili di Pirandello considerate dalla critica letteraria di trascurable importanza. Questi due poemetti vennero pubblicati entrambi nel 1906. Il primo di questi, Scamandro , dovrebbe essere stato scritto nel 1898. Nel Laomache Pirandello tratta un tema ampiamente rappresentato nella sua produzione letteraria posteriore. Vi si racconta di una donna, altera e libera da ogni convenzione famigliare, una vera e propria amazzone, che con la maternità si trasforma in una dolce sposa.

Scamandro , un'opera a metà tra l'idillio e la farsa di Plauto, racconta di un ateniese che mascherandosi come il dio del fiume Scamandro seduce una giovane troiana che accingendosi al matrimonio si era recata al fiume per celebrare un rito propiziatorio per i prossimi sponsali. Tutto alla fine si risolverà per il meglio tra battute ardite e riferimenti salaci.

Sebbene questi temi classici mitologici si riscontrino nelle poesie del giovane Pirandello e siano molto lontani dalla sua produzione letteraria posteriore, tuttavia i due poemetti vennero pubblicati nuovamente negli anni Venti, (Laomache nel 1928 e Scamandro nel 1929): segno evidente dell'intenzione di Pirandello che, volendo presentarsi nella nuova veste del "mitopoieta", l'autore di Lazzaro e de La nuova colonia , vuole avvalorare l'idea di un collegamento con il suo interesse originario per il mito che dalla sua giovinezza letteraria sarebbe giunto sino alla produzione più matura.

 

 

 

SCAMANDRO - PRETESTO

da Biblioteca dei Classici Italiani

Le fanciulle trojane, quand'erano fidanzate, andavano a bagnarsi nello Scamandro e gli si offrivano dicendo le seguenti parole: «Ricevi, o Scamandro la mia verginità!»

 

Ora Eschine racconta che un suo amico e compagno di viaggio, ateniese, invaghitosi d'una giovane trojana, per nome Calliroe, nel giorno in cui essa, fidanzata, doveva bagnarsi nel fiume, andò a nascondersi nelle macchie che erano su la riva, e si circondò la testa di giunchi e di canne.


Allorché Calliroe ebbe pronunciato la sua offerta, il giovane rispose: «Ed io l'accetto volentieri!»

 

Entrò nell'acqua, condusse la fanciulla su la sponda opposta, e l'ingannò.

 

Eschine parla di quest'avventura come di una cosa avvenuta quasi sotto i suoi occhi.

Dice:

«Noi eravamo sopra un'eminenza con lo sposo e i parenti e molti altri, donde vedevamo il luogo in cui si bagnavano le fanciulle, per quanto lo permetteva la convenienza».


Da notare, per l'intelligenza del testo, che il fiume Scamandro, in cui le tre Dee vennero a bagnarsi prima di comparire al giudizio di Paride, non meritava forse la riputazione che i poeti, Omero segnatamente, gli hanno formata.

 

Belone dice d'aver veduto non un fiume, ma un rigagnoletto, il quale d'estate era secco e nell'inverno dava appena acqua bastante perché un'oca lo potesse passare a nuoto.

 

 

SCAMANDRO - PRIMO EPISODIO: LA PIOGGIA

PERSONE

Scamandro
Tre Najadi
Amadriade
Eumene, giovine ateniese
Ascanio, giovine trojano
Agatone, servo di Eumene
Calliroe, fidanzata di Ascanio
Caletore, suo padre
Proclea, nutrice
Corifeo
Coro nuziale
Due pastori

 

La riva sinistra dello Scamandro.

A destra si scorge, per breve tratto, il greto arido del fiume di tra gli alberi e le piante che pòpolano la riva: querci, olmi, cipero, loto.

Scamandro, il vecchio dio del fiume, sta inerte, sdrajato sul letto asciutto.

Scamandro
Adunator di nembi, Ermète, nulla
puoi piú rubarmi: tuttavia, t'invoco.
Dal dí che il figlio di Pelèo fin sulla
soglia del ciel lanciai coi flutti, e il foco...

Un'Amadriade (sporgendo il capo dal tronco di una quercia)
- di Vulcano provasti, per vendetta
di Giuno... - O non ti secca, vecchio mio,
ricantare codesta favoletta
in tutti i toni, eternamente?

Scamandro
No.
Se una gocciola d'acqua piú non ho,
come vuoi che mi secchi?

Amadriade
Ah, questo è vero!
Godo che serbi ancora un po' di brio.

Scamandro
Come tu l'asinaggine, Amadriade.
Leggi ti prego, il re dei vati, Omero:
XXImo libro dell'Iliade.

Amadriade
Che hai detto?

 

Scamandro 
Eh, c'eran qui, su le mie sponde,
querci ben altre ed olmi e tamerici
ai quali, liete copiose e piane,
nuove di lungi confidavan l'onde.
Chiedean le querci: - « Serba intatta e al mare
reca la nostra immagine! » - « Sí, care! »
rispondeano per me, le lor risate
rauche sorsando, le panciute rane.
Giorni beati! Epperò qui felici,
non gl'inverni soltanto, anche d'estate,
le Ninfe dimoravano. Ma, infesto,
distrusse il foco di Vulcan cotanta
vita e me pur cosí ridusse.

Amadriade
Questo il vate greco che m'hai detto canta?
Ne segue, se non erro, che di male
sempre cagion tu fosti a quanti presso
ti crebbero.

Scamandro
Dar torto a chi non vale
a farti piú del bene t'è concesso
da questa dura nostra sorte, o ingrata.
Ti compatisco. Lasciami invocare
Ermete. Berrai meco or che dal mare
torneranno le Najadi.

Amadriade
M'hai data la vita: un'anforetta d'acqua!

Scamandro
E se non ne ho neppure una goccia per me,
che obbligo ho di dartene? Le povere
tre Najadi ringrazia che mi fanno,
d'estate, questo gran servizio ogni anno,
finché non si benigni il ciel di piovere:
ir con le brocche infino al mare.

 

Amadriade
Pure questa quercia che m'ospita, cortese
t'è d'ombra assai...

Scamandro
Sí, forse a queste dure
pietre del greto: non scorro da un mese!

Amadriade
Languiamo pur la quercia ed io di sete.

Scamandro
Io me la godo, intanto, è vero?

Amadriade
Taci!
Le foglie, senti? trèmolano liete
a un fresco soffio d'aura...

Scamandro
E' son fallaci segni! Pe 'l ciel da molti giorni ormai
stan pensando le nubi ov'hanno a fare
un po' di pioggerella: alfin vedrai
che, gira gira, andranno a farla al mare.

Coro di foglie
Se l'ali noi del ramo
fossimo, e come i liberi
uccelli che alberghiamo
potessimo volare
lontan lontan lontano
al monte al piano al mare!
In tremito continuo
ci tien la brama, invano.
Ma qual segreta possa
ora nell'aria spira,
commossa - e sí n'attira?
Vertigine! Voliamo!
Noi, ali! E il nostro ramo?
Amadriade
Il vento se le porta, poverine,
e credon d'esser ali!

Scamandro 
E or or cadranno.

Amadriade
Tante ne son cadute che già fanno
del greto al margin lì ricami e trine.
La pioggia anch'esse aspettano e che via
se le porti lontan la correntía.
Son le sole tue barche... Un vispo, arguto
spiritel su ciascuna salterà,
piloto della nave.

Scamandro
Eh via, so già
che son fiume da burla divenuto!
Ma tu, se or io ti fo saper che rada,
stinta hai la chioma e gli occhi di viola
smorti, rispondi: brami ancor che cada acqua?

Amadriade
Perché?

Scamandro
Perché non sete sola
tu hai, lo so: di chiare acque uno specchio
forse brami di piú.

Amadriade
Maligno vecchio!

Scamandro 
Ma brutta ti vedresti, te l'ho detto.
T'affliggeresti... Nobile virtú
la pazienza, è vero? Aspetteremo,
aspetterem che piaccia, dunque, a Giove...

Amadriade
Io non mi muovo, sì ti muovi tu,
t'agiti tu, su pe 'l pietroso letto.
Che hai? perché tremi cosí?

Scamandro
Non tremo:
mi sento ... non so che...

Amadriade
Ma piove, piove!
non senti? piove!

Scamandro
Scherzi!

Amadriade
È crepitío di gocce, questo, su le foglie: ascolta!
Eccone una qui sul braccio mio...

Scamandro
Foglia?

Amadriade
No, goccia!

Scamandro
E forse ne vien giú
qualcuna, o sarà il ciel, forse, che suda.
Tuttavia, su... su... su...

Amadriade
Che fai?

Scamandro
Provo a rizzarmi sur un gomito...
mi cresce il tremito...

Amadriade
E piangi e ridi?

Scamandro
Mi pare che il respiro mi si schiuda!

Amadriade
Senti? e gli uccelli coi lor brevi acuti
squittii dai nidi
par che bèzzichin l'aria: son saluti
all'acqua che vien giú. La senti?

Scamandro
Or sí,
e il respir sento delle foglie e tutta
odorare la terra. Grazie, o Giove!

 

Sopravvengono esultanti sotto la pioggia che infittisce vieppiú le tre Najadi recanti ciascuna un'anfora piena d'acqua.

Prima Najade
Giú, vuota, butta
l'acqua, cosí!

Scamandro  (tendendo le braccia con giubilo)
Figliuole care!

Amadriade (alla seconda Najade)
Non la buttare:
porgila qui.

Seconda Najade (accostandosi alla quercia)
Ti vuoi specchiare
dentro la conca?

Terza Najade (tendendo l'anfora a Scamandro)
Su, vecchio, cionca!
Quest'altra sola.

Scamandro
Grazie, figliuola:
non vo' piú bevere
acqua di mare...

Amadriade (dopo essersi specchiata nell'anfora)
Ahimè, ahimè, come mi son ridotta!

Seconda Najade (infrangendo l'anfora)
Non piangere, sorella, ecco, l'ho rotta...

Prima Najade (accorrendo premurosa, insieme con la seconda, attorno all'Amadriade)
Ora che l'acqua cade
presto rifioriranno
le gialle, rade
tue chiome...

Terza Najade
Vanno,
guarda, digià,
di qua, di là,
le prime tremule
venucce d'acqua.

Le rane
Cqua cqua cqua cqua

Scamandro
Molestissime rane! Ecco di nuovo
la loro voce, appena ch'io mi muovo.
Ed ora, ed ora non la finiranno piú!

Prima Najade
Sempre, o vecchio, ti lamenterai?

Scamandro
Non di voi, non di voi, care figliuole!
Debbo a voi sole, se di sete ogn'anno
io non mi muojo; ma ho pur altri guaj!
Ora che voi piú al mare non andrete,
sapete che verranno
Cqua cqua cqua cqua
(come dicon le rane)
le fidanzate vergini trojane...
Non vi par questa delle crudeltà
la piú crudele? farmi,
pur mentre l'acqua va,
sentir degli anni miei la siccità?
Ond'io, figliuole, a voi mi raccomando:
caccia alle rane, e quando
verran pe 'l bagno quelle,
fosser anche di Venere piú belle,
silenzio, e non svegliarmi.

Amadriade
Intender non sapea come mai fosse
che bevendo di questa acqua le agnelle
diventasser di bianche a un tratto rosse:
Najadi, o mie sorelle: - è per vergogna,
è per vergogna!

Seconda Najade
Zitte, già ronfa, udite?

Amadriade
E forse sogna
che risolleva - ei! - fino al cielo Achille,
di Giunon l'ira e il fuoco di Vulcano...
Lasciamolo dormir: tanto, tranquille
scorrono or l'acque e crescono man mano.

Tela

 

 

SCAMANDRO - SECONDO EPISODIO: LA MEDAGLINA

 

Sotto la pioggia che or cade meno fitta, vengono giù dall'altura in fondo, pian piano, conversando fra loro, Eumene e Ascanio, muniti ciascuno d'un ombrello(σχιάδειον).

Li segue a poca distanza il servo Agatone che si ripara alla meglio con un lembo della clamide.

Ecco, ancora un po' di pazienza, amico: il fiume è là.


Eumene
Fino al fiume?

Ascanio
Pazienza! Delle piccole città
i peggior tiranni sono, tu l'hai detto, i morti.

Agatone
Bravo!


Eumene e Ascanio si voltano di scatto, colpiti dall'improntitudine dei servo;
ma questi, fermandosi e sorridendo, senza scomporsi aggiunge:
Faccio encomio al piede manco: già col dritto scivolavo.

Ascanio (a Eumene)
Se ho compreso ben, tu intendi che noi schiavi siam peranco
dei costumi antichi.

Agatone
Bravo!


Eumene, Ascanio si voltano di nuovo con lo stesso ci piglio; ma Agatone, impassibile.
Scivolavo ora col manco

Eumene (risalendo un po' l'erta e dando uno spintone dietro le spalle al servo)
Prova un po' di scivolare con entrambi fino al fiume.

Agatone (ruzzolando, accompagnato dalle risa d'Ascanio)
Ohi! ohi!

Eumene (ad Ascanio)
Séguita, mio caro: che dicevi del costume?

Ascanio
Qui, fra gli altri, un uso impone che una vergine, promessa
sposa, prima di contrar le nozze, venga a offrir se stessa.

 

Eumene
Come come?

Ascanio
Al fiume, intendi? Bagno... bagno innocuo, al quale
si suol dar solennità di rito: è il rito nuziale.


Il corteo segue la sposa fin lassú...


Eumene guarda in cima al ciglio con maligna curiosità; onde Ascanio, subito:

 

Ascanio
Non vede nulla.
Ci son qua per questo gli alberi. Celata, la fanciulla
prega il vecchio dio del fiume che l'accolga.

Eumene
E il dio?

Ascanio
L'accoglie.

Eumene
E il marito?

Ascanio
Qual mai rischio vuoi che corra per la moglie?
Guarda un po': bastan due socchi, su tant'acqua, a far da barche.
E noi siam costretti ogni anno, per sposare, ad aspettar che
piova un poco. Ora qui appunto son venuto per vedere
se quest'oggi alfin si voglia lo Scamandro compiacere
di far lieta la fanciulla che vuol esser mia.

Eumene
Che sento!
Disgraziato, prendi moglie? Come! E sei cosí contento?

Ascanio (confuso mortificato)
Io contento? No ... ti pare?

Eumene
Qui per te m'hai trascinato?

Ascanio
Non sapevi? Mi parea che te l'avessi detto...

Eumene
Ingrato!

Ascanio
Che vuoi, caro! Errori ...

Eumene
Manco male, ti vergogni!

Ascanio
Eh sì!
So purtroppo ch'è ridicolo...

Eumene
Ma pure...

Ascanio
Eh, stando qui,
in un piccolo paese, non c'è modo, non c'è luogo
da spassarci a nostro genio. Convien pur piegarsi al giogo:
con che cuore, tu lo vedi.

Eumene
Me lo dici adesso!

Ascanio
In prima,
ti confesso, per timore di scader ne la tua stima...

Eumene
Stavi zitto?

Ascanio
Siamo amici da sí poco...

Eumene
Poverino!
Dimmi, è ricca almeno, è bella la tua sposa?

Ascanio
Un fiorellino:
questo sí. Lo dicon tutti ch'è la rosa del paese.

Eumene
Vecchia immagine!

Ascanio
E in Atene come dite?

Eumene
Solo un mese
durar sogliono le rose. Noi diciamo: bella spina.

Ascanio
Ah, già... bravi!... Oh, guarda: ho fatto coniar la medaglina
per le nozze. Te la mostro. Mi dirai se veramente
non è bella la mia sposa.
(Gli mostra la medaglina.)

Eumene (la guarda, si turba vivamente)
Questa?

Ascanio
Ebben?

Eumene
Strano!

Ascanio
Che?

Eumene
Niente...
Somiglianze! La tua sposa, dimmi, è bruna o bionda?

 

Ascanio
Bruna, di capelli.

Eumene
E in volto rosea?

Ascanio
Rosea come esce la Luna
su dai colli...

 

Eumene
Lascia! E... snella?

Ascanio
Snella, snella come cerva.

Eumene
Occhi glauchi, intensi, accesi?

Ascanio
Bravo! Gli occhi di Minerva.

Eumene
Dunque...

Ascanio
Dunque?

Eumene
Nulla... E, dimmi: Di recente in Grecia...

Ascanio
Sí,
ella è stata in Grecia.

Eumene
Ah, è lei! proprio lei!

Agatone
Lei?

Ascanio
Lei? ... ma chi?

Eumene
L'ho veduta... Era col padre?

Ascanio
Sí, per compere in Atene
sono andati insieme. E tu l'hai veduta, dunque? Ebbene?

Eumene
Niente... L'ho veduta: è bella: m'è piaciuta e... teco or molto
mi congratulo. Ammirato meco han tanti il dolce volto
de la tua fanciulla.

Ascanio
Ah sí? In... in Atene? Ne son lieto,
ne son lieto ...

Eumene
Oggi la sposi?

Ascanio
Se Scamandro non ha il greto
proprio asciutto. Con permesso, vo a vedere. Vieni?

Eumene
No.
Va' tu solo; aspetto.

Ascanio
Il posto scelgo e torno. Attendi un po'.


Ascanio s'allontana e scompare tra gli alberi della riva.
Eumene allora si copre il volto con le mani.

Agatone
Per Ercole! Padrone, che t'avviene?

Eumene
Agatone, Agatone, son perduto!

Agatone
Sú, sú...

Eumene
Colei che per le vie d'Atene
vidi, or son pochi dí, per cui venuto
son qua, schiavo...

Agatone
Sta, zitto... S'egli viene!

Eumene
Or che farò? Chi potrà darmi aiuto?
Ella va sposa... oggi, tra poco, sposa
a quel melenso...

Agatone
Condizion penosa,
capisco ...

Eumene
Che farò? Di' ...

Agatone
Nessun lume
darti potrei...

Eumene
Ora, tra poco, qua,
su queste rive a offrir, com'è costume,
se stessa allo Scamandro ella verrà...

Agatone
Padrone, io penso, se tu fossi il fiume!

Eumene
Zitto! Che idea!
(Sta un po' a pensare, poi dice precipitosamente)
Sí... va', corri in città,
da un orefice: compra il piú gentile,
il piú ricco, il piú splendido monile,
e portamelo qua... Corri, sú!

Agatone
Ho l'ali!

Eumene (richiamandolo)
Senti, aspetta... Tentiamo un'altra prova...
Portami insieme...

Agatone
Filtri? cordiali?

Eumene
No! Frutta ... fiori ...

Agatone
Fiori? E se ne trova?
Non mi par piú stagione ...

Eumene
Fiori, quali
che siano, pur che siano, anche di nuova
specie!

Agatone
Finti?

Eumene
Anche finti: non m'importa!
ed anfore di latte in una sporta:
tre anfore... Hai capito?

Agatone
No, padrone.

Eumene
Tre anfore di latte!

Agatone
Udito ho sí,
non ho capito.

Eumene
Scappa via, buffone!
Pria che scenda il corteo t'aspetto qui.


Agatone via di corsa, sú per il ciglio.

Poco dopo si ripresenta di tra gli alberi Ascanio.

Ascanio
Fatto.

Eumene
Che hai fatto?

Ascanio
Attenta ispezione.
Il fiume scorre, appena appena, lì,
tra i cespugli riarsi. Poco male,
pur che il rito si compia.

 

Eumene
Originale
davver codesto rito ...

Ascanio
Tirannia
stupida dei costumi.

Eumene
Eh no, mi pare
anzi leggiadro assai.

Ascanio
Ah sí? Che sia
leggiadro, infatti, non si può negare.

Eumene
Forse non penserei cosí se mia
fosse la sposa.

Ascanio
Perché no?

Eumene
Ma stare
ad aspettar lassú, ch'ella, nascosta,
prima si bagni... E dimmi: su la costa
non sta a guardia qualcuno?

Ascanio
A tutti è sacro
il rito, e nessun mai, ligio al costume,
si attenterebbe questo simulacro
di nozze della vergine col fiume
di profanar, spiandone il lavacro.
La vergine va sola, e solo il lume
de le stelle la guarda. Andiamo, sú,
a dar l'annunzio alla sposina.

Eumene
Tu:
che vuoi che venga a farci io?

Ascanio
Ti presento.

Eumene
No no... ti pare? In cosí mal'arnese...

Ascanio
Che dici mai! Tu esempio, tu portento
d'eleganza, tu sole del paese...
Suvvia, suvvia: non mi farai scontento:
ho contato su te.

Eumene
Troppo cortese:
ma non posso accettare. È stabilito
proprio che tu debba morir marito
quest'oggi?

Ascanio (sospirando)
Eh sí, purtroppo!

Eumene
Differire
non potresti d'un giorno?

Ascanio
Eumene, Eumene,
si tratta, com'hai detto, di morire:
la morte non aspetta, lo sai bene.

Eumene
Gli è che sarei contento di venire
a fare ossequio alla sposina.

Ascanio
Ebbene,
vieni, dunque!

Eumene
Cosí no, ti ripeto.

Ascanio
Perché? no? Vieni, sú! Ne sarei lieto,
piú che non pensi.

Eumene
Senza un dono... senza
un fiore... No no, via! Verrò, se mai,
dopo.

Ascanio
Ma sarà dono la presenza
tua: che importa? Venendo, ci farai
il miglior dono.

Eumene
Grazie, no.

Ascanio
Pazienza!
Ma verrai dopo, almeno?

Eumene
Te ne vai?

Ascanio
Eh, se tu ti rifiuti ...

Eumene
Amico mio,
povero amico, tu mi strazii!

AscanioIo?

Eumene
Io ti vedo andar, come al supplizio. Modo
di salvarti non c'è? Se tu non l'ami...

Ascanio
Io ... veramente ...

Eumene
Ma lo so! E ti lodo.
Amar chi può la sua catena? Gli ami
non ama il pesce, né la fune e il chiodo
l'impiccato.

Ascanio
Hai ragione.

Eumene
E dimmi, brami
ch'io cerchi modo di salvarti?

Ascanio
No,
è inutile pensarci! Non si può.
Troppo tardi per sciogliere l'impegno.
Pensa che sono atteso... Anzi, ho paura
ch'ella...

Eumene
Già soffra del ritardo? Segno
che t'ama ...

Ascanio
Poverina ...

Eumene
Che sciagura!
E tu no!

Ascanio
Ma... è bellina... mi rassegno.
Di farmi lieto è poi cosí sicura...
Andiamo, andiamo.

Eumene
Io resto. Avrei piacere,
ora che mi ci trovo, di vedere
queste rive. Il mio servo è su in città:
s'egli fa a tempo, noi ci rivedremo
quando tu con la sposa verrai qua.

Ascanio
Non mancherai. Vo sú di fretta. Temo
che sia già tardi.

Eumene
Ben t'avvenga! Va'.
(Ascanio, via, sú per il ciglio)

Eumene (fra sé)
Va', melenso! va', stupido! va', scemo!
Tu non avrai quella fanciulla, no!
Non son piú io se non ti punirò!
(S'interna tra gli alberi della riva.)

Tela

 

 

SCAMANDRO - TERZO EPISODIO: LE NAJADI

 

Dal sentiero a sinistra, sotto il ciglio, vengono con una greggiola di capre due pastori, cantando a gara.

Eumene, udendoli, vien fuori di tra gli alberi, ove stava a meditare l'insidia, aspettando Agatone.

Primo Pastore
La mia ninfa, Melitea
non andrà piú al monte scalza:
punse il rovo d'una balza
i piedini suoi di dea.

Secondo Pastore
Autonòe granel di sale
non mi costa o fil di biada,
poiché vive di rugiada,
come fanno le cicale.

Eumene
Deh, buona gente, a voi che ne la pura
e sacra intimità con la natura
solitaria vivete, avvenne mai
d'udir davvero il riso, i gridi gaj
de le Ninfe su queste antiche rive?
vedeste voi qui mai Ninfe giulive?

Primo Pastore
Noi no, giammai. Ma un pastorello, Epi
nomato, dice che le vide, un giorno,
nell'ora che il ramarro entro le siepi
dorme e non van le lodolette intorno.

Secondo Pastore
Una ne vide, a quel ch'ei dice o sogna,
che lo pregò fosse contento un poco
di farle udire il suon de la sampogna;
ma prestarsi non volle egli a quel gioco.

 

Primo Pastore
E dice che gli chiese allor la pelle
roggia d'un becco che copriagli il tergo.
Risero a la dimanda le sorelle
di lei, nell'antro lí, che è loro albergo.

Secondo Pastore (minacciando una capretta che è montata sul clivo)
Giú, bianchetta, dal clivo! Se t'arrivo...

Primo Pastore (riprendendo a cantare e avviandosi)
Melitea con le serpette
sa parlar soave e piana:
le ammaestra e, qual collana,
quindi al collo se le mette.

I due pastori vanno via con la greggiola lungo la riva a destra.

Eumene
E se ci son, prestarsi graziose
al castigo ch'io medito vorranno?
Qualche dio, qualche dea talor rispose
e secondò piú d'un ameno inganno.
Certo che se qui son Najadi ascose,
spesso cagion di ridere non hanno,
ed io materia a spiritose ciarle
vengo loro ad offrir...

Agatone (sopravvenetido, carico, ansante, dal sentiero a sinistra)
Prova a chiamarle!

Eumene
Oh tu! Già qui?


Agatone
Mi son precipitato,
per far presto, da quella scorciatoja
maledetta, di là... Mi sarai grato:
son vivo per miracolo, ho le cuoja
tutte stracciate. E guarda ch'ho comprato,
che splendore, eh padron? guarda che gioja...
Fior, latte, frutta...

Eumene
Bene. Ora va' via.

Agatone
Vuoi restar solo?

Eumene
sì.
Agatone (alza le spalle, apre le braccia, s'inchina)
Bene ti sia!
Se ne va per il sentiero d'onde è venuto.

 

Eumene s'appressa alla riva e, appoggiando una mano alla quercia, canta.

Eumene
O giovinette Najadi,
belle figlie di Giove,
ad invocarvi trepido
il labbro mio si muove:
non ride alcuna grazia
qui di natura: tutto
veste ha d'oblío, di lutto,
né per voi sorge altar.
Scortese o temerario
per tanto io non vi paja:
so che a voi meglio è vivere
di vostra vita gaja
ove qualch'antro arboreo,
di chiare fonti adorno,
vi possa offrir soggiorno
lieto vicino al mar.
Ma forse il vostro tenero
cuore ha pietà di questo
antico fiume, or povero
d'acque, e m'è grato al mesto
nume che dentro v'abita
immaginarvi intente:
qualcuna certamente
volle con lui restar.

 

Le Najadi (dall'acqua senza farsi scorgere, mentre - Eumene canta)
- Vieni sú!
- Zitta! Senti?
- Chi ci chiama?
- Un giovine stranier! Zitta... Oh che incanto
nuovo; ascolta! Che fascino nel canto!
- Che vorrà? Qualche insidia ei certo trama.
- Contro noi?
- Contro il fiume: odi?
- Io m'ascondo!
- Io pure!
Eh via, tentiamo l'avventura!
Se Scamandro si desta?
- Uh, che paura!
Te l'immagini il vecchio furibondo?

Le tre Najadi scoppiano in una risata e si nascondono.

Eumene
Ridono! Oh fosser loro! Olà, chi ha riso?
Se siete voi, mi prostro,
Najadi, qui. Non mi negate il vostro
leggiadro viso!

Le tre Najadi, avvolte in un velo verde lieve, nude le braccia e le gambe, la capellatura ondeggiante su le spalle, adorne di una corona di canne, sporgono ancor sorridenti il capo di tra gli alberi della riva:

Prima Najade
Per pietà del vecchio fiume,
non per altro,
Greco scaltro,
ci vuoi qua?

Seconda e Terza Najade (con comica serietà)
Non per altro!

Prima Najade
Ah ah ah!

Seconda Najade
Il tuo cor per lo Scamandro
veramente
dunque sente
carità ?

Prima e Terza Najade
Veramente!

Seconda Najade
Ah ah ah!

Terza Najade
E invocate per pregarci
sol di questo,
Greco onesto,
ci hai tu qua?

Prima e Seconda Najade
Sol di questo!

Terza Najade
Ah ah ah!

Eumene
E per pietà di me, Najadi, ancora,
poi che il motteggio vostro mi palesa
che non v'è ignota la gioconda impresa
alla quale benigne il cor v'implora.

Prima Najade
Impresa la chiami?

Seconda Najade (con finto orrore)
Sacrilego intrigo!

EumeneNo, giusto castigo!

Terza Najade
Che lo Scamandro infami...

Eumene
No, no!

Terza Najade
Se tu profani un rito sacro!

Eumene                                
Io vorrei che men gelido lavacro
la nuova sposa oggi trovasse qua.
È questa anche pietà
pe ‘l fiume, se vi piace:
Onore ei si farà, dormendo in pace.
Per voi non vedo intanto alcun altare,
Najadi graziose, ove posare
con tutto il cuore queste
offerte mie modeste.

Prima Najade (accorrendo seguita dalle altre)
Frutta ?

Seconda Najade
Fiori?

Terza Najade
Latte?

Prima Najade
Oh bene!
Sei sfrontato, Ateniese,
ma ci piaci,
piú dei giovani dabbene
del paese!

Seconda Najade
Non saran mézzi i tuoi frutti,
come tutti
i tuoi detti son mendaci?

Terza Najade
Con questi fiori noi t'adorneremo:
avrai di canne in capo una corona;
in mano un remo.
Scamandro è vecchio, e vedrai che perdona.

Le tre Najadi circondano Eumene e lo conducono tra gli alberi della riva, portando seco i doni.

Agatone (affacciandosi dal sentiero sotto il ciglio, ove s'è tenuto nascosto a spiare)
Se debbo dire il vero, io mai non ho
a Ninfe, a Fauni, a Najadi creduto.
Ma ora opinione al tutto muto:
ci crederò.
Ah, ecco: il nuzial corteo giú viene.
Padrone, ti saluto!
Io me la filo via: t'avvenga bene.

Tela

 

 

SCAMANDRO - QUARTO EPISODIO: IL CORTEO

È già sopravvenuta la sera.

 

Ascanio e Calliroe, preceduti da alcuni fanciulli che recano in mago tede accese e seguiti da Caletore e da Proclea e quindi dal Corifeo nuziale guidato dal Corifeo, vengono sul ciglio e vi si fermano.

Corifeo (avanzandosi e schierando il Corifeo)
Su, in ordine! Composti! Or l'augurale
ode - s'intuoni:
grata a gli sposi, grata a l'immortale
Nume custode - suoni.

Corifeo
Delle tre Dee che in te, fiume Scamandro,
al giudizio movendo d'Alessandro,
vennero ad indorar la chioma ha questa
vaga sposa modesta
valor senno bellezza.

Corifeo
Infinita allegrezza
n'avrà lo sposo! Paziente soffra
però che prima al Nume ella si offra,
intatta in lui si bagni.
E il suon degli Imenèi giú l'accompagni.

 

Corifeo(mentre Ascanio e Calliroe, seguiti da Caletore e da Proclea scendono il clivo)
Strofe
:
Non sí tosto la bionda
Luna il suo lume pio
spiri e malia nei cieli,
sì scioglierà dei veli
ultimi, pudibonda,
la vergine per scendere al lavacro.
La attende in ansia il dio
entro il talamo sacro.
Odoriamo di cinnami la sponda.

Tutti
Imen, oh, Imenèo!

Corifeo

Antistrofe:
O stella rugiadosa,
Espero, e tu frattanto,
giú tra le cupe frondi,
pria ch'ella il piede affondi
dentro l'onda amorosa,
vergine ancor, vergin per poco ancora,
mirala: oh dolce incanto!
Domani, su l'aurora,
Fosforo la vedrà giuliva sposa.

Tutti
Imen, oh, Imenèo!

Ascanio (a Calliroe)
Ed ora, o mia Calliroe, al tradimento!
Bacio di vento,
e d'acqua amplesso,
col mio permesso.

Caletore
Sú sú, figliuolo, non è questo il loco
né l'ora di motteggi irriverenti.

Proclea
Son riti sacri, non si fa per gioco.

Caletore
Lo so io, che mi costano talenti!

 

Ascanio
Zitto! Non tanti,
a giudicar almen da quei belanti.
Dicevo per far cuore a la sposina
che, poverina,
trema, la vedi?

Caletore
Ma noi siam lassú!
Che paura?

Proclea
Hai paura, bimba, tu?

Caletore
Sú, via di là. Qua un po' la tua nutrice
rimane teco: noi risaliremo.
Sta' bene attenta a ciò ch'ella ti dice.

Risale con Ascanio sul clivo.

Proclea
Tremi davvero tu, bambina?

Calliroe
Tremo,
non di paura. Tu lo sai, nutrice.
Ah triste sorte avere il padre avaro!

Proclea
Ti dà lo sposo ricco, e l'avrai caro,
ne son certa, col tempo. Ogni altra idea
scaccia da te, chiudi l'orecchio al tarlo
tristo che il cor ti rode.

Calliroe
Ahimè, Proclea...

Proclea
Mai non avessi fatto quel viaggio
in Atene! Tu sai di che ti parlo...

Calliroe
Ma egli è qui! L'ho veduto! M'ha seguita!

Proclea
Che dici mai? T'assistano gli Dei!
Piú non pensare a lui... Sú, va', coraggio!
Pensa che lo Scamandro a sé t'invita.
Sai tu, fanciulla mia, come dir dêi,
movendo al fiume?

Calliroe
Sí. Ma ascolta: sento
come un fruscío sommesso... ascolta! È il fiume?
Non so, m'invade uno strano sgomento...

Proclea
È segno, questo, che tu senti il Nume.
Va’ va'! Buona fortuna!

Calliroe s'avvia alla riva e scompare tra gli alberi.
- Proclea risale sul ciglio, ad aspettare con gli altri.

Corifeo
Ecco, sorge la Luna.
Pronuba sia!

Corifeo
O solitaria errante,
o vigilante iddia,
stendi dal cielo - ove serena brilli
e qua giú scuoti il vaporoso velo
trapunto di rugiada,
sonoro tutto d'argentini trilli;
fa' che sicura nel tuo dolce lume
alle nozze col fiume
la nuova sposa vada.

TELA

 

 

SCAMANDRO - QUINTO EPISODIO: LE NOZZE

 

Calliroe, che si sarà spogliata dietro gli alberi, viene avanti ignuda, trepida, fino al margine, nel lume della luna, e prima di porre il piede nell'acqua fluente, proferisce le parole di rito.

Calliroe
Scamandro, a te la mia verginità!

Eumene (sorgendo da una siepe di loto, nella quale s'era nascosto presso di lei)
Ch'io volentieri accetto.

Calliroe (addietrando, atterrita)
Ah!

Eumene (Pronto, abbracciandola)
Perché gridi?

Calliroe
Chi sei tu?

Eumene 
M'hai chiamato. Eccomi qua.
Il nume abitator di questi lidi.

Calliroe
Scamandro... tu?

Eumene
Scamandro.

Calliroe
Ma se mai
sposa alcuna ti vide al tempo nostro?

 

Eumene
E tu mi vedi. A tutte io non mi mostro.
Bella tu piú d'ogni altra non ti sai?
Guardami!

Calliroe (riconoscendolo)
Vedo ... Lasciami! Lassú
c'è il corteo.

Eumene
Di che temi?

Calliroe
Io mi vergogno.

Eumene
Immagina che tutto come un sogno sia!
Non ti guardo; a me ti stringo. Il dio,
cui sei venuta a offrirti, io sono.

Calliroe
Tu?

Eumene
Io, Scamandro, non vedi? Son ben io!
Venne poc'anzi chi lassú t'aspetta
a veder s'io scorrevo almeno un poco.
Delle nozze ei parlava ad un amico
ateniese, a cui la medaglietta
mostrò: gliene parlava qual d'un gioco
al qual per forza si prestava.

Calliroe
Ah, sí?

Eumene
E ben altro dicea ch'io non ti dico.
Onde pensai per te questa vendetta.
Attenda or ci lassú, mentre tu qui
al tuo nume ti stringi. Non temere,
non temere! Sei mia! Per sempre mia
sarai! Vieni...

Calliroe
No, no, lasciami, via!
Qualcuno di lassú ci può vedere...

Eumene
Nessun si attenterà, ché a tutti il rito
è sacro. Ed io...

Calliroe
Ma tu del vecchio fiume
la sembianza non hai... né men la barba...

Eumene
Oh semplicetta! Ma s'io sono un nume
non mi posso cangiar come mi garba?
Vecchio, se tale faccia meglio al caso;
giovine, d'una giovine all'invito
(ché non potrei da vecchio) mi presento.
Ti dispiace veder nudo il mio mento?

Calliroe
No...

Eumene
Tonsori ha l'Olimpo: mi son raso.
Odi? Ridono l'acque, ai nostri detti.
Vieni, vieni con me senza paura.
C'è chi veglia per noi: siam ben protetti
dalle Najadi, e qua dalla verzura.

Eumene si trae Calliroe nel folto delle piante. A sommo
delle acque correnti si vedono guizzar Le Najadi.

Le Najadi
- Vigila tu di là. Io di qua vigilo.
- Pronte l'anfore, e addosso a chi verrà
prima a spiar gl'insoliti prodigi
di questa notte!
Oh che guardi di là,
tu? Via, lasciali in pace, e qui t'apposta.
- Zitte! Parla qualcuno su la costa...

Ascanio (sul ciglio, a Proclea)
Non le hai tu detto che bastava un piede
intingere nell'acqua? Ingenua è troppo
e forse un bagno veramente crede
che far bisogni...

Proclea
Temo d'altro! Un groppo
avea di pianto in gola.

Caletore
Che le sia
incorso male? Stupida figliuola!
(a Proclea) Va', va' a vedere.
(ad Ascanio) Tu no, qua!

Ascanio
Se mia
sarà tra poco!

Caletore
Ancor non sei marito!

Proclea
Io stessa non so ben se offesa al rito
rechi, andando. Di Pallade la fama...

Caletore
Lascia dire di Pallade... Va' giú
càuta, non t'accostar di troppo e chiama.

 

Proclea (scende dal ciglio e chiama)
Calliroe! Calliroe!

Appena, nell'ombra, s'accosta al margine, è assalita
da un furioso getto d'acqua da parte delle Najadi.

Proclea
Aita! Aita!
Gente, accorrete! accorrete!

Ascanio (precipitandosi)
Che fu?

Caletore
Proclea! Che fu? (scende anche lui)

Proclea
Scamandro m'ha punita!
E ancora... (altro getto d'acqua) Ahi... Uff... Aita! È furioso!

Caletore
E  Calliroe?

Ascanio (cacciandosi tra gli alberi)
Calliroe, ove sei tu?

Caletore
Giú con le tede!

(a Proclea) Va'! cerca!

Proclea
Non oso!
Non oso piú!

Caletore (al Corifeo)
Fermi qua Tutti!
Vado io solo ... Ascanio? Fate lume un po'
di qua ... Calliroe! Ascanio!

Ascanio (di tra gli alberi lontano)
Eccomi!

Caletore (gridando)
No!
Tu no!

Ascanio (ansante di ritorno)
Non c'è! non c'è! Tranne che a guado
non sia passata all'altra riva...

Caletore
Come!
Impossibile!

Ascanio
Eppure...

Caletore (a Proclea)
Con sí poca
acqua... chi t'ha bagnata?

Proclea
Io ... io non so!

Caletore
Gridiamo Tutti, Tutti insieme il nome
della figliuola mia!

Tutti
Calliroe! (pausa)

Caletore
Nulla!
Annegata? Perduta?

(a Proclea scotendola) Sú, va', oca,
muoviti! corri! Andiam Tutti: le tede
avanti! Fermi... Ecco le vesti, qua...

Ascanio
Son le sue vesti?

Caletore
E lei? Lei non si vede!

Ascanio
Oh Calliroe!

Proclea
Sciagura!
Caletore
Ove sarà
Calliroe! Calliroe! Oh mia fanciulla!

Si ode da lontano la voce di Calliroe.

Calliroe
Proclea!

Ascanio
Zitti! Chi chiama?

Caletore
È lei!

Calliroe (da lontano)
Proclea!

Tutti
È lei! è lei!

Ascanio
Chiama Proclea!

Caletore
Sú, vola!
Ecco le vesti... vola! Indietro, noi!
indietro tutti! Ah stolida figliuola...

Ascanio
Io non so come mai...

Caletore
Forse temea
d'esser vista ...

Corifeo
Sciogliam di grazie...

Caletore (interrompendo)
Poi,
poi canterete! Io la conosco, ell'è
timida tanto e tanto ingenua, che -
tu l'hai vista - tremava, quando sola
noi la lasciammo qua.

Ascanio
Eccola!

Calliroe ritorna insieme con Proclea, col volto composto a un'aria di gioja serena.

Caletore
Figlia!

Calliroe
Qual'ansia è in voi? Non so che meraviglia...

Ascanio
Come!

Calliroe
Non mi dovevo io forse qui
allo Scamandro offrire?

Caletore
Ebben?

Calliroe
Cortese,
l'offerta mia lo Scamandro gradì.

Ascanio
Come gradì?

Caletore
Che dici?

Calliroe
Sí; dall'acque
sorse ...

Tutti
Scamandro?!

Calliroe
Sí; con sé mi prese...

Tutti
Lo Scamandro?!

Calliroe
E di me molto si piacque.
Onde al Nume sien grazie!

Caletore
Ella delira!

Tutti
Il Nume!

Ascanio
Il Nume? hai tu veduto il Nume?

Calliroe
Sì, lo Scamandro.

In questo punto si presenta Eumene, seguito da Agatone, recando i doni.

Calliroe (con giubilo acorrendo e stringendosi a lui)
Eccolo!

Ascanio
Eumene!

Eumene (pronto)
Amico,
io t'ho salvato!

Tutti
Sacrilegio!

Caletore
Chi?
chi è costui?

Ascanio
Che hai fatto?

Eumene
Ora vi dico.

Caletore
Tenetelo!

Eumene
No, amici miei; senz'ira...

Caletore
Sia tosto tratto in giudizio! Nel fiume
s'è acquattato, l'infame, ed ha ingannato
la mia figliuola! Tenetelo!

Eumene (traendosi indietro minaccioso, con Calliroe abbracciata)
Qui,
vecchio, la tua figliuola ora mi tiene;
e nessun mi s'accosti! Egli per me (indica Ascanio)
parli! Direte poi se a fin di bene
io non abbia operato.

Ascanio
Egli v'inganna
ancora! Io non gli dissi ...

Eumene
Mi dicesti
che a nozze andavi come a una condanna.
Nega, se puoi!

Caletore
Tu, Ascanio? E come! Se
tanto dappresso mi sei stato... E resti
muto?

Ascanio
Mi trasse a dire egli... Ma ormai
per me Calliroe... Calliroe è perduta...

Eumene
Ed io l'ho guadagnata, io che l'amai
dal dì che teco per le vie d'Atene
la vidi, o padre: se con arte astuta,
perdonami, perdonaci!

Caletore
Sia bene
a Tutti! Eumene, dunque vuoi che sia
Calliroe tua sposa?

Eumene
Ella è già mia!

Calliroe
Eumene! Eumene!

Ascanio
Ahimè, come quest'onta
sopporterò?

Agatone (piano, da un lato)
Signore, non t'incresca!
Non vadan le tue lagrime sprecate:
là, versale nel fiume, ch'egli cresca...

Caletore (dall'altro lato)
E a lui la pena tua, caro, racconta.

Corifeo
Sú, in ordine! Innalziamo
l'inno di grazie a lo Scamandro.

Agatone
Fate
piano, mi raccomando.

Caletore 
Andiamo, andiamo...

Il corteo si dispone nell'ordine di prima: avanti, i fanciulli con le tede:
poi Eumene e Calliroe, Caletore e Proclea; quindi il Corifeo.

 

Ascanio resta indietro, con le mani sul volto; quando le voci si sono allontanate, risale il clivo anche lui.

Corifeo
Dell'onda aspersa che amorosa nuota,
la giovinetta sposa
d'un novello rossore
tinta ritorna l'una e l'altra gota.
Tal'è su l'apparir del primo albore
una vermiglia rosa,
tal del punico pomo è il bel colore,
Scamandro, e tu, prole di Giove...


(Il canto si perde lontano.)

TELA

 

 

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