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PERSONAGGI
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La Spera
Mita
La
Dia
Marella
Sidora
Nela
Currao
Crocco
Tobba
Padron Nocio
Dorò
Papìa
Fillicò
Burrania
Quanterba |
Trentuno
Ciminudù
Osso-di-Seppia
Il
Riccio
Nuccio d’Alagna
Bacchi-Bacchi
Filaccione
Pallotta
Giovane contadino
Marinaj
Pescatori
Uomini della ciurma
Guardie di dogana
Due
donne |
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La
nuova colonia è un mito sociale, il primo dei “miti”
pirandelliani – composto nel 1928 – cui seguiranno con Lazzaro
il mito religioso e con I giganti della montagna il mito
dell’arte.
Testo pochissimo frequentato - a differenza dei "Giganti" di cui
a distanza di anni si ha memoria dello storico allestimento
firmato da Giorgio Strehler - La nuova colonia da tempo ci
attira per almeno due motivi.
Il carattere popolare del testo,
a partire dalla sua ambientazione (un borgo di pescatori,
squallido e francamente non ben frequentato), così distante
dalle ambientazioni borghesi che caratterizzano i testi più noti
del drammaturgo siciliano (da Così è (se vi pare) a Come tu mi
vuoi, dal Berretto a sonagli all’Enrico IV) o quelli
metateatrali e surreali dei Sei personaggi in cerca d’autore o
di Questa sera si recita a soggetto; l’aria che si respira nella
Nuova colonia è più simile a quella di Liolà o della Giara,
quindi più vicina alle novelle (anche sul piano cronologico),
con una sottolineatura, però, più forte della componente
drammatica, se non addirittura tragica.
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Il profilo dei personaggi è
forte e carico di passionalità, anzi proprio la
repressione degli istinti si pone ad un certo punto come
elemento catalizzante della
narrazione.
Poveri, ladri e prostitute
popolano La nuova colonia: un nucleo di diseredati,
spinto con forza ai margini della società, che decide di cambiar
vita e di esiliarsi da sé, per costruire una nuova società, un
nuovo mondo, che se a primo acchito sembra prendere il carattere
della ribellione, ad un’attenta lettura si rivela come ferma
volontà di redenzione: darsi una seconda opportunità di
liberarsi da un passato di illegalità, darsela da sé questa
opportunità visto che la cosiddetta società civile non ci pensa
neanche, avendoli marchiati a vita come reietti.
E qui risiede il secondo motivo d’attrazione: la riflessione
sulla possibilità di ricreare
una comunità garantendo regole giuste e democratiche.
Impresa ardua, quasi impossibile: la ferinità dell’animo umano
tende ad avere la meglio, nonostante i tentativi più puri; la
convivenza ribalta addirittura i valori individuali, facendo
prevalere l’interesse ed un costante stato d’emergenza.
Una tematica quindi di un’attualità
impressionante, addirittura profetica: è il 1928, data
spartiacque fra le due guerre che hanno devastato l’Europa: la
prima non avrebbe insegnato niente, visto che dopo vent’anni la
“civiltà” sarebbe nuovamente caduta vittima di se stessa.
Trama
da Wikipedia
Un gruppo di
emarginati dalla società civile decide di fondare una colonia su
un'isola vulcanica deserta, per creare una nuova società più
giusta e libera.
Capo della comunità
sarà Currao con la sua donna, La Spera, un ex prostituta che si
è riscattata dalla precedente vita dal momento in cui è
diventata madre.
Tutto sembra andare
per il meglio quando sull'isola sbarca con donne e denaro,
padron Nocio, il cui intento è quello di far fallire quel
singolare esperimento, dimostrando come gli uomini rimangano
sempre attratti dal male e dai loro istinti egoistici.
Infatti La Spera torna
ad essere la prostituta che era, mentre Currao l'abbandona per
sposare Mita, la figlia di Padron Nocio. Alla nuova coppia manca
però un figlio che troverà in quello già nato dalla relazione di
Currao con La Spera. La donna però si oppone con tutte le sue
forze a che le venga tolto il figlio per renderlo legittimato
dal matrimonio di Currao.
La natura interverrà
in aiuto e a difesa della violata maternità naturale, più forte
e giusta di quella legale, scatenando un terremoto che ingoierà
l'intera isola, lasciando come unici sopravvissuti La Spera con
il suo figliolo.

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