Bellavita
è un debole ometto che ha sopportato per lunghi
anni l'aperta, e senza ritegno, relazione
adulterina della bella e spregiudicata moglie
con il notaio Denora.
Morta
la moglie traditrice è giunta l'ora della
vendetta per Bellavita: egli però, semplice e
umile pasticcere, non può scontrarsi apertamente
con il ricco e potente notaio e allora escogita
un meccanismo per coprirlo di ridicolo agli
occhi della gente.
Parato
a lutto coglierà ogni occasione per mostrare il
suo affetto per il notaio con cui vorrà
condividere il dolore per la perdita della donna
amata da entrambi. Il notaio non può respingerlo
apertamente perché sa di essere in torto con
Bellavita, né può negare ciò che tutti sanno.
Inutilmente tenterà di liberarsi dalla
soffocante e grottesca presenza di Bellavita che
singhiozzando lo implora di non abbandonarlo nel
momento del comune dolore.
Per
rabbonire Bellavita e riacquistare la sua
dignità, il notaio si offrirà di provvedere
all'educazione di Michelino, quasi sicuramente
suo figlio, ma il pasticcere rifiuterà e
continuerà a seguire come un'ombra il notaio,
ossequiandolo e onorandolo, ricordandogli così
con la sua presenza il malfatto ai danni di un
poveruomo.
«BELLAVITA:...E
ora gli corro dietro; e per tutte le strade,
inchini, riverenze, scappellate...Vado dal
sarto! Mi ordino un abito da pompa funebre da
fare epoca, e sù, dritto impalato dietro a lui,
a scortarlo, a due passi di distanza! Si ferma;
mi fermo: Prosegue; proseguo. Lui il corpo e io
l'ombra! L'ombra del suo rimorso!...»