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Personaggi
Tuda, modella
Nono Giuncano, vecchio scultore
Sirio Dossi, giovane scultore
Sara Mendel
Caravani, pittore
Jonella, modella
Le streghe:Giuditta e Rosa
La Sarta
La Modista
La Giovane, che accompagna la Sarta
La Giovane, che accompagna la Modista
A Roma. Oggi |
Rappresentata la prima volta in Italia, a Milano, il 14 gennaio 1927, al Teatro Eden. Protagonista Marta Abba.
Pubblicata nello stesso anno da Bemporad, Firenze.
Il 20 novembre 1926 era stata presentata, in "prima" mondiale, allo Schauspielhaus di Zurigo, nella traduzione di Hans Feist (Berlino, Alberti). Da segnalare la traduzione di Benjamin Crémieux (Parigi, 1951), e quella di Marta Abba (New York, 1949).
Dopo il 1917-'18, il teatro pirandelliano si richiama molte volte a un'approfondita indagine dei contrasti tra la Forma (intesa come convenzione di linguaggio, schematismo di pensiero, regola di costume) e la Vita. Questo dualismo, chiuso a effetti pratici, diventa spesso occasione per uno sviluppo della poetica pirandelliana, dà impulso a opere notevolissime, ma finisce per opprimere il "pathos" caratteristico di questo teatro, risolvendosi a volte in un conflitto di idee e valori astratti.
"Diana e la Tuda" è centrata, appunto, sul contrasto tra il processo vitale in continua evoluzione e la forma dell'arte: che vorrebbe bloccarlo - immortalandolo - entro precisi confini. E' il dramma che divide lo scultore Sirio Dossi dal suo vecchio maestro (e padre, secondo la voce comune), Nono Giuncano. Sirio sta lavorando a una statua di Diana, in cui vuole esaltare un'immagine di bellezza. Le lunghe pose stancano la modella Tuda.
Nono Giuncano, che da anni ha distrutto tutte le sue opere, ammira nella giovane donna la forza vitale, sacrificata alla forma immota e fredda dell'arte. Sirio, per evitare che Tuda faccia anche da modella ad altri artisti - e in particolare a un mediocre pittore che sta eseguendo lui pure un'"immagine" di Diana - non esita a sposarla.
Il loro matrimonio rimane però " in bianco" mentre l'amante di Sirio Dossi, Sara, continua a frequentarne lo studio e la casa, irritando, offendendo nell'anima la vitalissima Tuda. Questa, che nel frattempo si è innamorata del marito, intende come lo scultore voglia esprimere nella statua anche un'inquietudine e un tormento della femminilità insoddisfatta, umiliata; si dispone a vendicarsi. E lo fa nel modo che può maggiormente offendere il marito, posando nuda - cioè - per quel mediocre pittore. Sirio lo sfida a duello e lo ferisce, dopo aver distrutto il suo quadro. Tuda, "martoriandosi e logorandosi", dice Marco Praga, nel sentire "che fu uccisa come donna per essere trasformata in gelido marmo", infine, in una drammatica scena, si getta verso la statua. Sirio crede voglia distruggerla e la minaccia di morte. Allora Giuncano, mirando a impedire che Sirio risolva la Vita nella Forma, si slancia su di lui e lo strangola.
Sentiamo ancora Marco Praga, da una recensione alla
"prima" italiana della commedia: "La filosofia
pirandelliana bisogna ponderarla un poco,
e allora si riesce a penetrarvi
dentro, a capirne il significato,
ad appassionarsi ai problemi che essa pone e a valutarne le
soluzioni.
E' ciò che bisogna fare di fronte a un'opera
come "Diana e la Tuda" per comprenderne
il substrato, per apprezzarne l'idea informativa,
per rendersi conto del principio filosofico che vi corre per
entro... La favola, in sé, è di una chiarezza
e di un'evidenza mirabili... Perché nella tragedia
pirandelliana non ci troviamo di fronte ad un
processo psicologico, sì bene ad un processo filosofico. E
il principio filosofico da cui si parte... è rappresentato
da Nono Giuncano... un personaggio
importantissimo... un vecchio scultore che anni fa smise di
scolpire e distrusse tutte le statue che aveva sino
allora scolpite... Perché, dunque? Perché una
tragedia si è prodotta nell'anima sua, nella sua
mente: la tragedia nata dal
contrasto ch'egli [...] ha visto tra la vita e la forma, la vita
che evolve e si trasforma, la forma che immobilizza, che
imprigiona...".
Mosso da una
profonda inquietudine, sempre alla ricerca di
nuovi moduli per un nuovo teatro, tutt'altro che
estraneo a suggestioni astratte, Pirandello
tenta di formularle e svolgerle drammaticamente anche in
quest'opera. Ma anche qui l'arte
pirandelliana riesce soprattutto a far
"vivere" davvero qualcosa che trascende
ogni astrazione: specialmente il personaggio
del vecchio scultore che troppo tardi
sente tutta l'importanza del saper
creare amando e soffrendo, dà forza a
questo dramma.