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teatro
- 1926
- Diana e la Tuda
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Commedia in tre atti
atto secondo |
La stessa scena del primo atto.
Al levarsi della tela, Tuda in abito da sera
elegantissimo si mira in uno specchio sorretto dalLa
Giovane che accompagna La Sarta. Questa le è
presso e le aggancia ancora l'abito da una parte. Le sta
dietro La Modista, accompagnata da un'altra
Giovane, con una grande scatola piena di cappelli e di
fiori finti. La Sarta ha portato anche stoffe per la
scelta d'un altro abito. Sirio è dietro la tenda, in
attesa che la prova abbia fine.
Tuda: No no, non mi piace! non mi piace!
La Sarta: Ma se le sta benissimo, signora!
Tuda: Che benissimo! Non è venuto affatto come volevo
io!
La Sarta: Eppure ho seguito in tutto quello che lei
m'ha detto!
Tuda: Io non le ho detto che volevo tutto questo...
come si chiama? "jais", qua.
La Sarta: Ma è così ricco, signora: uno splendore,
creda.
Tuda: Troppo, troppo; e non mi piace! - No no, via!
via! - Non me lo posso più vedere addosso. Lo sganci, lo
sganci!
La Sarta: Mi butta via il lavoro così? Aspetti, si
potrà rimediare!
Tuda: Che vuol rimediare! No. Non mi va più neanche
il colore. E mi sta così male, poi.
La Sarta: Sì, mi sono accorta anch'io di qualche
difetto, ma lieve, rimediabilissimo. Non per colpa mia,
creda. La signora, mi scusi, è un po'...
Tuda: - come? -
La Sarta: - dimagrita -
Tuda: - io? -
La Sarta: - Sì, dall'ultima volta -
Tuda: - possibile? in così pochi giorni?
La Sarta: - ma sì, creda! -
Tuda: - io sto benissimo! -
La Sarta: - oh, non dico! un corpo maraviglioso -
Tuda: - sfido, modella!
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Senza dar peso, anzi sorridente.
Lei mi chiama signora -
La Sarta: - come dovrei chiamarla? -
Tuda: - signora... modella (sanno tutti che sono
signora per questo.) - Ma sì, mi sento un po' stanca
veramente -
La Sarta: - ecco: e allora il grigio, senza più il
suo bel colore...
Le avrà intanto levato l'abito e Tuda sarà rimasta
in un finissimo sottabito rosa. Tuda: Non mi ci posso vedere!
La Modista: Sì, certo, smuore un po'.
Tuda: Se si pensasse, come ci si sciupa... E io
scoppia a ridere pensando che è stata sposata per far da
modella: se non potesse più farla! - sarebbe da ridere! Ma se si deve seguitare così -
forte, queste ultime parole, perché Sirio, di là,
senta e intenda. La Sarta: Oh, sarà un malessere momentaneo!
Tuda (guardandosi bene allo specchio): No no:
è vero; non m'ero ancora veduta bene - eh altro! sono, sono
andata giù! Ci si dovrebbe pensare...
La Sarta: Tante volte, non c'è nulla più d'un abito
che lo possa far notare. E per noi sarte le clienti non
dovrebbero mai provare, se non si sentono più che bene.
La Modista: Va tutto male, quando non sono contente
del loro bel visino.
La Sarta: E allora
mostra l'abito che ha ancora sul braccio
non dobbiamo neppure tentare d'accomodarlo?
Tuda: No no, non mi parli più di questo! Ha portato
le stoffe?
La Sarta: Sì, tante: eccole qua.
Tuda: Vediamole, vediamole. - Ma che colori!
La Sarta: Quelli di quest'anno.
Tuda: Non c'è un lilla?
La Sarta: Il lilla, veramente, quest'anno non va.
Tuda: Ma va a me.
La Sarta: Non è di moda.
Tuda: La moda per me la faccio io.
Trovando la stoffa Eccolo qua. Questo. Vede che c'è? Combiniamolo subito, qua,
ora stesso, addosso a me. Sì sì: questo, questo.
Si butta addosso la stoffa e si guarda allo specchio.
Mi piace, sì.
La Sarta: Certo, le sta benissimo.
La Modista. A maraviglia!
Tuda: Mi vesto io.
Si drappeggia. Senza tanti lisci e gale. Semplice semplice! E non molto
scollato. Ecco, guardi, così. Lo appunti.
La Sarta: E' veramente un piacere vestire un corpo
come il suo -
Tuda: - condannato a spogliarsi sempre! -
Bisognerebbe ora trovare un pizzo...
La Sarta: Pizzo?
Tuda: Non va neanche il pizzo?
La Sarta: Se guarda i figurini...
Tuda: Non li guardo. Lo metto, vada o non vada. Non
ne ha portati?
La Sarta: No, signora.
Tuda: Non importa. Ne ho su io, tanti.
Rivolgendosi alla giovane che accompagna La Sarta
Per piacere, vada su di là
indica l'uscio a sinistra fino al secondo piano; e se li faccia dare dalla donna: sono
nel cassetto dell'armadio a destra, nella mia camera.
La Giovane s'avvia.
Aspetti! Mi faccia anche il piacere di farsi dare la
pelliccia d'ermellino.
Alla Sarta: Così vedremo come sta.
Alla Giovane: Presto, mi raccomando
La Giovane va. Sirio vien fuori dalla tenda.
Sirio: Ancora?
Tuda: Abbi pazienza. Un abito impossibile!
Sirio: Ma no, io dico, se dovevi perdere tutto questo
tempo, potevi andar su a provare e scegliere tutto quello
che ti pare, senza farmi questo bazar qua. Vai su, vai su,
ché sarà meglio anche per te.
Tuda (guardandolo con intenzione): No, caro.
Per me è meglio qua.
Sirio (reciso, intendendo): Lo so, che
è fatto apposta.
Tuda (subito): E anch'io, dunque, perché ne
sei seccato!
Sirio (con ira): Per me, per me, per me
ne sono seccato!
Tuda: Hai torto. Riflettici bene, e riconoscerai che
a te giova.
Sirio: Che cosa mi giova?
Tuda: Provocare.
Sirio: Mi pare che provochi tu!
Tuda: No. Io così mi sfogo: nient'altro.
Sirio: E a me giova provocare?
Tuda: Sì: e non dovresti abusarne.
Rivolgendosi alla Sarta: Ho avuto jeri una vertigine: per poco non casco di là
indica dietro la tenda tutta in un fascio giù dallo zoccolo.
A Sirio: S'è accorta anche lei,
indica La Sarta sai, che sono un po' stanca.
Sirio: Ma io t'ho detto, mi pare, d'andartene su; non
di tornare a posare, se non ti senti.
Tuda: Mi sento, mi sento! E ho molta più fretta di
te, credi! Sai bene che, tante volte, io vorrei starci, e
manca proprio per te invece. - Non ti pare che mi stia bene
questo colore?
Sirio: Bene, sì, bene. Me ne vado su io, allora.
Via, seccato, per l'uscio a sinistra. Momento
d'imbarazzo. La Modista: Gli uomini sono impazienti.
Tuda (estrosa, riprendendosi): E allora io...
Alla Sarta: Mi dia quell'abito di "jais".
La Sarta ( perplessa, prendendolo): - perché?
Tuda: - mi dia! E l'altro -
La Sarta: - quello da passeggio?
Tuda: - l'ha portato?
La Sarta: - sì, eccolo -
Tuda: - me lo dia! No, anzi, lo tenga lei, codesto!
Alla Modista: E lei prenda quelle stoffe!
La Modista (prendendole): - queste?
Tuda: - sì sì! M'ajutino! Voglio vestirgli tutte
queste statue! -
Risata. La Sarta: - vestirle? -
Tuda: - sì, lei vesta quella! indica una delle
statue.
Con l'abito da passeggio. La Sarta (ridendo): Ma non le andrà! -
Tuda: Non importa! Provi! Quanto più goffa, tanto
meglio!
La Modista (ridendo). E io con queste?
mostra le stoffe Tuda: - drappeggi le altre! Si faccia, si faccia
ajutare! Io vesto questa con l'abito di «jais». -
Risata.
Altro che bazar qua! Il museo delle statue vestite
all'ultima moda! Non dev'essere mica pazzo lui solo che m'ha
sposata: mi metto a fare la pazza anch'io! - Guardate,
guardate! - Ah, magnifiche! - Oh Dio, questa! - Benissimo.
Sì sì!
Alla Giovane che ride Buffissima! - Bisogna metterle il cappello! - Sì sì: a
tutte, il cappello! Li prenda, li prenda!
La Giovane prende due cappelli dalla scatola.
- Uno a me! - Ne prenda altri! - Ah, che maraviglia!
Guardate!
Alla Giovane che ritorna coi pizzi e il mantello
d'ermellino e resta in prima sbalordita:
Magnifiche, no? Dia, dia il mantello!
La Giovane (ridendo): - eccolo! glielo porge.
Tuda: - qua
lo mette in capo alla statua che ha vestito con l'abito
di "jais" così. Benissimo! Gliele farò trovare così! Figuriamoci!
Griderà alla profanazione, indignato! Come se non fosse
peggio quello che lui sta facendo a me! Debbo essere
soltanto una statua, io, qua? come una sorella di queste?
Ebbene: mi vesto io; si vestano anche loro!
Risata. La Modista: Benissimo!
La Sarta: Giustissimo!
Tuda: Il guajo è che esse - sì, paiono più goffe - ma
non si sciupano intanto come me! -
Alla Giovane ch'è andata su: Ha portato i pizzi?
La Giovane: Sì, eccoli - glieli porge.
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Tuda: - ah, brava!
Alla Sarta:
Bisognerà sceglierne uno che vada, come colore.. Guardi che
bellezza, questi pizzi!
La Sarta: Uh, antichi!
Tuda: Uno più bello dell'altro!
La Modista: Chi sa come li avrà pagati cari! Dove li
ha trovati?
Tuda: Me li hanno portati. Se sapesse da quale casa
vengono! - Ecco, questo, guardi. Messo così. Come le pare?
La Sarta: Eh sì, mi pare che... sì sì, va benissimo,
benissimo...
Tuda (alla Modista): Ha portato fiori?
La Modista: Sì, molti.
Tuda: Fiori, fiori. Faccia vedere.
La Giovane della Modista (presentando la scatola):
Eccoli.
Tuda (cercando e scartando, finché trova):
Questi no, questi no - no no - via, questi, no - ecco,
questi - guardi - appuntati qua così - e poi altri, giù da
piedi. Provi, provi.
La Sarta eseguisce Ecco, così.
La Modista: Eh, sì, benissimo!
Tuda: Sì sì. Senz'altro così. Il mantello! Il
mantello!
Alla Giovane della Sarta, alludendo alla
statua su cui il mantello d'ermellino sta appeso: Le domandi il permesso e glielo levi.
La Giovane va a prendere, sorridendo, il mantello
e lo pone sulle spalle di Tuda: La Sarta: Ah, veramente magnifica!
La Modista: Una regina!
Si ode, a questo punto, il rumore d'una chiave introdotta
nella serratura della porta destra, che si apre. Entra
Sara Mendel che ritira la chiave dalla serratura
e richiude la porta. Subito resta al goffo spettacolo delle
statue vestite e non può frenare una esclamazione di
sorpresa e di sdegno. Sara: Eh?
La Sarta e La Modista con le due Giovani,
la guardano con meraviglia. Tuda séguita a mirarsi
nello specchio, impassibile.
Tuda (alla Sarta): Sì. Non c'è male. Mi
par che debba andar bene.
Poi, rivolgendosi appena verso Sara:
Che spettacolo, eh?
Sara: Davvero uno spettacolo -
Tuda: - di pessimo gusto! Ma fatto apposta, fatto
apposta.
Alla Sarta: Forse un pochino più scollato.
La Sarta: Ecco, sì. Lo volevo dire. Guardi, così...
azione.
Sara (dopo una pausa grave d'imbarazzo): Dossi
non c'è?
Tuda (alla Sarta): E forse questi
fiori...
S'interrompe, per rispondere a Sara senza
guardarla. Credo che sia andato su.
Sara: Eppure sa che vengo a prenderlo sempre a
quest'ora.
Tuda: Già. Ma sa anche che ora avete la chiave per
entrare quando volete, e che, se vi piace, potete anche
salir su.
Sara (subito, risentita): Su non sono mai
salita.
Tuda (alla Sarta): Bisognerà far
presto. La festa al Circolo è per sabato sera.
A Sara: Scusatelo, signora: s'è un po' urtato con me perché ho
voluto provare qua i miei abiti; e se n'è salito su, credo,
pensando che questo potesse fare un dispiacere a voi.
Sara: A me? E perché?
Tuda: Appunto: me lo domando anch'io: perché? Anzi,
vi dovrebbe fare, m'immagino, un gran piacere questa follia
che m'ha preso, d'abiti, di pellicce, di cappelli, che gli
fa pagar cara la sciocchezza d'avermi
sposata. Sogno fiumi di seta, tra ciuffi di piume e spume di
merletti... Lo sto rovinando!
Ride. Sara: Sì, sì, fate bene, fate bene!
Tuda: Sarei sciocca anch'io, non vi pare? se non ne
approfittassi.
Sara: Splendida veramente codesta cappa d'ermellino!
Tuda: Sì, è vero? Sono più di trecento pelli. Tutte
uguali, guardate -
Sara: - sì, molto belle -
Tuda: - venute da un paese della Germania -
Sara: - da Lipsia: c'è un mercato speciale. E anche
questo pizzo è magnifico. E l'abito, così, vi starà
benissimo.
Tuda (alla Sarta): Siamo già intese.
Così.
A Sara: Ora vi farò vedere
si volta a cercare con gli occhi la statua vestita con
l'abito da passeggio eccolo là.
alla Giovane: Lo prenda, per piacere.
La Giovane lo prende. Via questo, intanto!
Ajutata dalla Sarta si toglie la stoffa lilla, e
indossa poi l'abito da passeggio. E vedrete il cappello che ho fatto fare apposta per
quest'abito.
Alla Modista:
L'ha portato?
La Modista: Come no! E anche tant'altri, come vede!
Tuda: Sì, perché lo voglio proprio rovinare!
Sara: Potete senza rimorso: è molto ricco.
Tuda: Senza rimorso: ah questo sì, da parte mia! -
Guardandosi allo specchio l'abito già indossato
Sta bene, sì.
La Sarta: Meglio di così non le potrebbe stare. Altro
che le statue, un corpo così fatto!
Sara: Perfetto. Non c'è che dire. E di ottimo gusto.
Tuda: Il cappello! Il cappello!
La Modista: Eccolo!
Glielo porge. Tuda (calzandosi il cappello): A questo
veramente ci tengo. Un po' bizzarro, ma mi pare che
s'accordi -
Sara: - ah, sì, benissimo! Mi piace molto.
Tuda: - Invenzione mia! E' vero?
La Modista: Verissimo!
Tuda: Forse questa falda... No: sta bene così! Per il
prezzo bisognerà che lei si metta sul giusto.
La Modista: Mi sono sempre messa sul giusto!
Tuda: Oh, questo poi...
Alla Sarta: E a lei mi raccomando per l'abito! Fra tre giorni. Ma è
ormai così semplice!
La Sarta: Non dubiti: prendo l'impegno per sabato. A
rivederla, signora.
A Sara: A rivederla.
La Modista: Vengo via anch'io.
Alla Giovane: Prendi quei cappelli, e mettili subito dentro la scatola.
A Tuda: Contavo che ne volesse scegliere qualche altro.
Tuda: No, basta questo per ora.
La Modista: A rivederla. Riverisco, signora.
Tuda: A rivederci.
La Sarta e La Modista accompagnate dalle due
Giovani escono dalla porta a destra, portando via tutto.
Tuda (cambiando espressione subito):
Parliamoci tra noi, signora.
Sara: Con calma, voglio sperare.
Tuda: Calmissima. Vi siete fatta dare la chiave di
qui -
Sara (pronta, senza lasciarla finire): - era
il meno che potessi pretendere da lui.
Tuda: Con qual diritto? Io qua faccio il mio mestiere
di modella.
Sara: Eh, ma con un lusso...
Tuda (indicando dietro la tenda): Io dico là:
modella. Vuol dire, nuda. Non cercate di deviare il
discorso. Gli abiti adesso non c'entrano più.
Sara: Ne avete fatto uno sfoggio...
Tuda: Per la vostra soperchieria.
Sara: Ah! mia? soperchieria? -
Tuda: - d'entrare qua da padrona, senz'averne il
diritto.
Sara: Entrando, non ho mai sporto il capo, nemmeno
per curiosità, a guardare dietro quella tenda.
Tuda: Oh, per me, quando siete entrata, tanto vale
che veniate anche di là: non ho mica da vergognarmi di voi,
per come sono fatta, grazie a Dio! - Volete anche questo? Ve
lo potrei concedere. Ma io, concedere, capite? Perché qua,
questo diritto, l'ho soltanto io.
Sara: Anche lui, suppongo.
Tuda: No: soltanto io. Non può obbligarmi nessuno a
posare davanti a estranei. Voi, al massimo, vi potevate far
dare da lui la chiave di su. Non questa.
Sara: Ho voluto proprio questa, invece. Dell'altra
non so che farmene.
Tuda: Non avreste più diritto neanche all'altra, del
resto.
Sara: Neanche all'altra?
Tuda: Neanche. Perché vorrei vedere che direbbe lui
se io - pur coi patti con cui m'ha sposata, sciolta d'ogni
obbligo di fedeltà - facessi entrare, su da me, chi mi pare
e piace.
Sara: Giusto. Difatti, su, torno a dirvi, non sono
mai salita. Quella di qui me la son fatta dare appunto per i
patti con cui v'ha sposata.
Tuda: Perché neppure da modella io fossi qua padrona?
Badate, signora, che se voi mi sfidate, io posso imporgli di
non fare entrare nello studio nessuno quando io sono in
posa.
Sara: Provatevi!
Tuda: Ah sì? Mi sfidate proprio?
Sara: Vi dico di farlo.
Tuda: Vi ritenete tanto forte e sicura di lui? Pur
sapendo ch'egli m'ha sposata perché vuole a ogni costo
finire la sua statua?
Sara: Non è assolutamente imprescindibile che la
finisca con voi.
Tuda: Se m'ha sposata per questo!
Sara: No. Veramente, perché non faceste più da
modella ad altri, mentre servivate a lui per la sua statua.
Tuda: E dunque?
Sara: E' diverso. Non poté specialmente soffrire che
serviste a
Caravani per un'altra Diana che voi gli avevate
suggerito. Non è vero?
Tuda: E' vero.
Si volta di scatto a guardarla.
Che intendete dire?
Sara: Nulla.
Pausa.
A quel povero Caravani, ora, la sua Diana è rimasta a
mezzo. Ci s'era appassionato anche lui. Per un certo accordo
di toni, dice, che aveva trovato.
Tuda: Seguitate a sfidarmi?
Sara: Io? No. Perché?
Tuda: Saprete che ho invitato Caravani a
venirmi a prendere qua.
Sara: Sì. Me l'ha detto lui stesso.
Tuda: Ah, lui v'ha detto...? E a che proposito?
Sara: Oh Dio, ha ricevuto il vostro biglietto, mentre
io sedevo nel suo studio per il ritratto che mi sta facendo.
S'è voluto consigliare con me, se Sirio non avrebbe
veduto male questa sua venuta qua, per prendervi.
Tuda: Precisamente come voi venite a prendervi lui.
Sara: Ecco. E difatti io gli ho detto che non ci
sarebbe stato nulla di male, almeno fin tanto che non farà
nulla per persuadervi a posargli, per finire quel suo quadro
(ch'è molto brutto: Dossi ha ragione!)
Tuda (riflettendo, fosca): Già. Perché questo
sarebbe, difatti, l'unico tradimento ch'io potrei fargli.
Sara: Sicuro: da modella. Non potendo tradirlo come
moglie.
Tuda: Voi dunque venite a cimentare la modella.
Sara: Non glie lo farete, perché addio casa, allora,
addio abiti, addio pellicce!
Tuda (dopo averla guardata, frenandosi): Eh già,
fossi matta!
Sara: Perderli per il piacere d'andare a far da
modella a Caravani:..
Tuda: Ora che ci ho preso un gusto pazzo e non penso
più ad altro, si può dire! - Dunque, non avete dissuaso
Caravani dal venirmi a prendere?
Sara: Anzi, tutt'altro!
Tuda: E gli avrete anche suggerito di persuadermi -
Sara: - a fargli da modella? Ma no! Inutile. Lo farà
lui senza dubbio, questo, senza bisogno di suggerimenti. I
quadri brutti, c'è sempre qualcuno che li compra. Pare che
un signore cileno gli voglia proprio comprare quello:
peccato, dice, che non è finito.
Tuda: Anche la statua là non è finita.
Sara: Ma è a buon punto, credo.
Tuda: Voi non l'avete veduta, com'è ora?
Sara: No. Non la vedo da un pezzo.
Tuda: Dovreste andare a vederla.
Sara: L'ha molto cambiata?
Tuda: Sì, molto. - Credete davvero ch'egli la possa
finire senza di me, con altra modella?
Sara: Tanto più se l'ha molto cambiata, come voi
dite.
Tuda: Ebbene, signora: andate su a dirgli che io farò
finire a Caravani il suo quadro per quel signore
cileno.
Sara: Non farete codesta pazzia!
Tuda: Signora, io v'ho capita, e accetto la vostra
sfida: farò, farò da modella a Caravani, procurando
di fargli finire quella sua Diana quanto più sconciamente mi
sarà possibile. Andate a dirglielo.
Si sente picchiare alla porta. Sara: Oh! Forse sarà proprio lui.
Tuda: Se è lui, vado subito.
Apre la porta; si trova davanti Nono Giuncano
e resta: Ah, lei Maestro?
Sara (a Giuncano). Impedite che
commetta altre pazzie.
Tuda: Ah, glielo consigliate voi? Giuncano:
Che pazzie?
Sara: Basta, di scene! - Mi risolvo ad andar su a
chiamare Dossi, visto che ancora non discende.
Via per l'uscio a sinistra. Tuda (subito, con impeto): Non guardi, non
badi a come sono vestita! Giuncano (confuso). Perché?
Tuda: Butto via tutto! via tutto! Giuncano:
Che dici?
Tuda: Vedo che mi guarda! No, sa! posso tornare
com'ero! Giuncano: Ma perché mi dici questo?
Tuda: Vuole impedire davvero che la faccia,
quest'altra pazzia? Giuncano: Quale altra? io non so!
Tuda: Non ha sentito che ha avuto l'impudenza di
sconsigliarmelo? proprio lei! Un'altra, un'altra! Sono sul
punto di commetterla!
Giuncano: Ah! ma ti tratterrò io!
Tuda: Sì: lei solo, lei solo può: a patto che sia per
lei, sì!
Giuncano: Che cosa, per me?
Tuda (con intensità di rammarico, quasi piangendo):
Ah, se quella volta, qua, si ricorda? mentre parlavamo, non
fossero sopravvenute quelle due streghe -
Giuncano (crollando il capo): - proprio quel
giorno -
Tuda: - sì, che lui mi fece la proposta: poco dopo
che lei se n'andò -
Giuncano: - ma prima tu - ricordo benissimo - avevi
cominciato a parlare di me -
Tuda: - sì; che m'ero accorta che soffriva -
Giuncano: - mi mettesti da parte, e prendesti a
domandarmi di lui, tante cose... -
Tuda: - perché mi mancò il coraggio... -
Giuncano: - ma sì: naturalissimo!
Tuda: No no: le giuro che non mi sarei mai aspettata
ch'egli m'avrebbe fatto proprio quel giorno la proposta di
sposarmi!
Giuncano: Ma io t'avrei detto, come ti dico adesso,
che per me tu non avevi, come non hai, altro obbligo che
d'essere cattiva -
Tuda: - cattiva? -
Giuncano: - come dicono tutti -
Tuda: - io? chi lo dice? -
Giuncano: - tutti quelli che credono che -
Tuda: - io? a far che? -
Giuncano: - a farmi impazzire -
Tuda: - dicono così?
Giuncano (con sdegno): Te ne importa?
Tuda: Perché non è vero! - Sì, m'ero accorta che lei
era sempre dov'ero io: se ero qua a posare, la trovavo
qua...
Giuncano: Con chi ti scusi: con me?
Tuda: No: perché è così! Né lei m'aveva detto mai
nulla!
Giuncano: Volevi che io ti dicessi? -
Tuda: L'avesse fatto!
Giuncano: Non te l'avrei mai detto!
Tuda: Non importa; lo so adesso: è sempre a tempo.
Giuncano: Che sai?
Tuda: Che lei soffre tanto ancora!
Giuncano: E poi?
Tuda: Le dico che posso tornare come prima.
Giuncano: Ma io soffro ora per te: a vederti così!
Tuda: No no, non creda!
Giuncano (con un sorriso amarissimo): Come
prima?
Tuda: Sì: perché non c'è altro in me che rabbia,
rabbia, mi creda, nient'altro che rabbia per questa donna
che viene qua a pestarmi, a cimentarmi. Bisogna ch'io mi
levi, mi levi da questa situazione!
Guardi - se lei vuole - giacché è venuto al momento giusto,
invece di quello -
Giuncano: - di chi? -
Tuda: - di Caravani - deve venire a prendermi
qua -
Giuncano: - nessuno può impedirti d'andare con chi ti
piace! -
Tuda: - no: nessuno me l'impedisce! Ma io andavo oggi
da lui per vendicarmi -
Giuncano: - di che? -
Tuda: - di quello che mi stanno facendo soffrire!
Come modella, come modella, vendicarmi: non avrei da
vendicarmi d'altro, io! -
Giuncano: - come modella? -
Tuda: - sì: per sfregio! E buttare via tutto!
Giuncano: - non intendo... -
Tuda: - non importa che intenda! - Mi vuol fare un
bene?
Giuncano: Io, un bene?
Tuda: Sì: mi prenda con sé!
Giuncano: Io? che dici?
Tuda: Potrei, potrei per tutto quello che ha sofferto
-
Giuncano: - un po' di pietà? - ma abbila per te, la
pietà!
Tuda: - appunto: per me! Glielo dico per me! - A lei,
se potessi, per tutto quello che ha sofferto -
Giuncano: - ma lascia star me! -
Tuda: - vorrei poter dare, veramente, una gioja -
Giuncano: - tu? -
Tuda: - lo so: non sono niente... -
Giuncano: - ti pare di essere niente - così viva?
Tuda (con brama esasperata): - già - ma per
chi viva?
Giuncano: Lo vedi? Hai bisogno d'esser viva per
qualcuno!
Tuda: No, no! Per lei! Potrei, potrei ancora!
Giuncano: Ma che per me! Per nessuno! Per te stessa,
viva!
Tuda: E che vale?
Giuncano: Per questo niente che ti credi! Fuori,
tutta, sempre, in ciò che fai: senza vederti - come vivi
senza saperlo - con tutto ciò che ti passa per la mente -
Tuda: - se sapesse che cose... -
Giuncano: - non quelle che pensi! dico le cose più
lontane, quelle che si richiamano in te, senza che tu sappia
come; e tu le segui, appena ne cogli il richiamo. Ecco,
segui quelle: volubile come loro. Finché il tuo corpo può
seguirle! Non sarà per molto, bada! Mi muovo anch'io - sì,
dentro - sento, sento ancora, sento con tutte le forze
dell'anima; ma io, qua, ora, - vedi? - ho questo corpo, io,
ora - che odio -
Tuda (quasi sgomenta): - perché? -
Giuncano: - non mi ci sono mai riconosciuto! -
Tuda: - come! - e non è lei? -
Giuncano: - no - quello che vedono gli altri - un
estraneo. - Tu non puoi sapere. - Non me lo sono fatto io da
me, questo corpo. - M'è venuto da uno che sentii sempre
estraneo a me -
Tuda: - chi? -
Giuncano: - uno: mio padre! -
Tuda: - estraneo? -
Giuncano: - è orribile, sì! Invecchia, e diviene
sempre più suo - come più la faccia s'incassa e più si
disegnano le rughe. - E me ne cresce l'odio. Mentre tu vivi
senza pensarti, tu non sai come sei, come ti
vedono gli altri, da fuori -
Tuda (ingenuamente, aprendo le braccia per
mostrarsi): - come? così, mi vedono! -
Giuncano: - ah, tu ne puoi comunque esser lieta! Ma
guaj se a me si rappresenta l'immagine di questo estraneo -
d'uno che non sono io - che tante volte mi pare di portarmi
appresso come un mendico stanco, e
cui debbo fare, per quanto l'odii, l'elemosina di un po' di
pietà - io sì di nascosto: oh, lagrime avvelenate da questa
amarezza disperata e feroce. - Ma tu no: tu píglialo a calci
-
Tuda: - io? -
Giuncano: - tu, sì - non voglio che batta alla porta
di nessuno; meno che mai alla tua: vecchia carogna da
seppellire, e calcarci sopra la terra - così!
Tuda: Oh Dio, no, che dice?
Giuncano: Me lo fai dire tu!
Tuda: Perché voglio...?
Giuncano: La vita non mi deve riprendere! non mi deve
riprendere!
Tuda: Se già l'ha ripreso!
Giuncano: Non voglio! non voglio!
Tuda: Non sta a noi...
Giuncano (con forza). No: sta a noi, quando
non si deve! A qualunque costo: quando non si deve.
Tuda: E se non si può?
Giuncano: Se non si può, si fa altrimenti!
Pausa.
Tuda: E' appunto questo, vede? Mi trattenne questo,
allora. Il timore che potesse essere per lei un tormento di
più.
Giuncano: Ma per forza! - Era finita per me, la vita,
da tanto tempo: non m'importava più di nulla. Vuoto; spento.
L'avevo spesa tutta - pazzo - a fare statue! - Perché ti
figuri che le abbia spezzate, fracassate, io?
Tuda: Ah, per questo?
Giuncano: Quando me le vidi davanti - là, immobili,
perfette - e di fronte ad esse vidi il mio corpo in cui la
vita riprendeva a muoversi - logoro, vecchio... Quest'orrore
della forma - guarda:
indica una delle statue se è lì, statua, arte -
Tuda: - non si muove più! -
Giuncano: - fa' che si muova - corpo, vita -
s'afferra il corpo - eccola qua - ti s'invecchia!
Tuda (con sorpresa quasi ingenua): Oh, l'ho
detto io pure, sa? della statua e di me che mi sono
sciupata...
Giuncano: Presi in trappola - io - tu - tutti quanti!
-
Tuda: - la vita? -
Giuncano: - chiamala vita! - Bambina, tu ti movevi di
più - guizzavi - ora un po' meno - e sempre meno, sempre
meno - finché - hai creduto di vivere? - hai finito di
morire!
Tuda: E' vero. Ma allora fin che si può...
Giuncano: Muoversi, non fermarsi mai, non fissarsi in
nessun sentimento...
Tuda: Ma lei...
Giuncano (cupo, con improvviso freno): Sono così: con
gli occhi aperti che non vorrebbero più sapere quello che
vedono: le cose come sono, che portano tutta la pena
d'essere come sono, e di non potere più essere altrimenti.
Io per te, un altro: come dovrei essere - neppure quello che
fui, quando le donne...
s'interrompe. Se sapessi che specie di ribrezzo provo, ora che vedo in me
mio padre: sì, non so, come se avessero amato lui, non me:
lui così - anche allora - quand'ero Giovane. - Eh, le
sapeva amare, lui, le donne; ne morì disperata mia madre! -
Si vede che - questo corpo - quest'aspetto - le donne... Non
te lo so dire! So, so ora, che non ero io - e che anche
tutte quelle che amai dovettero a un certo punto
accorgersene e si allontanarono da me, tutte, perché sotto
questo corpo scoprirono me, diverso. - E' più, più che
ribrezzo; è odio, proprio odio. - Mi sembrerebbe di
contaminare in te, così bella, la vita, con mani non mie.
Pausa.
Lasciami, lasciami andare.
Esce.
Altra pausa lunga.
Tuda rimane assorta a pensare. A un certo punto,
perplessa, siede. Poi, come se avesse deciso di non andare
più da Caravani, si leva il cappello e lo tiene sulle
ginocchia. Dalla porta rimasta socchiusa, entra Caravani,
col cappello in capo e il soprabito ripiegato sul braccio.
Vede Tuda che gli volta le spalle, ferma in
quell'atteggiamento, e, dopo aver guardato in giro per
accertarsi che nello studio non c'è altri, le si accosta in
punta di piedi, sporge il capo e fa per baciarla su una
guancia.
Tuda scatta in piedi a tempo e gli dà uno schiaffo.
Caravani, istintivamente, apre le braccia e lascia
cadere a terra il soprabito.
Caravani (allo schiaffo): Oh!
Tuda: Non arrischiarti a toccarmi, perdio!
Caravani: Ma come! M'hai scritto di venire a
prenderti!
Tuda: Sì: ma non per questo! Lèvatelo dalla testa! E'
vero, di', che ti vogliono comprare quella sudiceria di
quadro?
Caravani: Che quadro?
Tuda: La "Diana". Quello che facevi con me. E' vero,
sì o no?
Caravani: Sì, è vero. Chi te l'ha detto?
Tuda: E' anche un po' mio, quel quadro.
Caravani: Sì. E ti prego di credere che non è niente
affatto una sudiceria.
Tuda: Va bene. Se non è, faremo ora tutto il
possibile perché diventi!
Caravani (sorpreso): Come?
Tuda: Lascia fare a me!
Caravani: Ma che vorresti farmi da modella?
Tuda: Da modella! da modella! Ma a patto che sia
brutto, più brutto di te; brutto, brutto: una vera
sconcezza!
Raccatta il soprabito da terra e glielo butta in faccia.
Prendi! Andiamo!
Caravani: Ma, scusa; hai pensato... - che ne dirà
lui?
Tuda: Che t'importa sapere ciò che lui ne dirà?
Caravani: Ho capito, sai?
Tuda: Che hai capito?
Caravani: Perché lo fai, e perché vuoi che sia
brutto!
Tuda: Ti farò vendere il quadro: non ti piace?
Caravani: Sei magnifica! Io veramente era venuto
per...
Tuda: Guai a te, ripeto, se mi tocchi! Vengo soltanto
per farti da modella.
E poiché Caravani si volta a guardarla di nuovo,
maravigliato e sorridente, indicandogli la porta
- Via! Andiamo!
E s'avvia di furia. Caravani, stordito, la segue.
TELA
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