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Teatro - 1924

Ciascuno a suo modo

da Biblioteca dei Classici Italiani

Introduzione

Sulle tracce di Pirandello a Coazze

Premessa dell'Autore

Atto primo

Primo intermezzo corale

Atto secondo

Secondo intermezzo corale

Pirandello - Teatro - Indice

INTRODUZIONE

CRONOLOGIA

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

1892 ●

La morsa

1895 ●●●

La ragione degli altri

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ●

Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●●

Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il giuoco delle parti

1919 ●●●

Come prima, maglio di prima

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1920 ●●●

La signora Morli, uno e due

1921 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Sei personaggi in cerca d'autore

1922 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Enrico IV

1922 ●●●

Vestire gli ignudi

1922 ●

L'imbecille

1923 ●●●

La vita che ti diedi

1923 ●

L'altro figlio

1923 ●  

Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1924 ●●

Ciascuno a suo modo

1925 ●

La giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

L'amica delle mogli

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1928 - Mito ●●●

La nuova colonia

1928 - Mito ●●●●●

Scamandro

1929 - Mito ●●●

Lazzaro

1929 - ●●●

O di uno o di nessuno

1929 ●

Sogno (ma forse no)

1930 ●●●

Questa sera si recita a soggetto

1932 ●●●

Quando si è qualcuno

1932 ●●●

Trovarsi

1932 ●●●

I giganti della montagna

1934 ●●●

Non si sa come

 

 

 

teatro  - 1924 - Ciascuno a suo modo - Commedia in due o tre atti con intermezzi corali  

personaggi ed introduzione

 

PERSONAGGI

 

Fissati nella commedia sul palcoscenico:
Delia Morello
Michele Rocca
La vecchia signora Donna Livia Palegari,

e i suoi invitati, le sue amiche e i vecchi amici di casa
Doro Palegari, suo figlio,

Diego Cinci, suo giovane amico
Il vecchio cameriere di casa Palegari Filippo Francesco Savio,

il contradditore, e il suo amico Prestino,
altri amici,

il Maestro di scherma e un cameriere

 


 

Momentanei nel ridotto del teatro:
La Moreno (che tutti sanno chi è)

Il Barone Nuti

Il Capocomico

Attori e attrici

Il direttore del teatro

L'amministratore della compagnia

Usceri del teatro

Carabinieri

Cinque critici drammatici

Un vecchio autore fallito

Un giovane autore

Un letterato che sdegna di scrivere

Lo spettatore pacifico

Lo spettatore irritato

Qualcuno favorevole

Molti contrarii

Lo spettatore mondano

Altri spettatori, signori e signore -

 

 

 

INTRODUZIONE

 

La commedia, composta fra l'aprile e il maggio del 1923, riprende e pone in discussione un episodio del romanzo Quaderni di Serafino Gubbio operatore, pubblicato con il titolo Si gira nel 1915: il tragico triangolo sentimentale fra il pittore Giorgio Mirelli, l'Attrice russa Varia Nestoroff e il barone Aldo Nuti. La prima rappresentazione, avvenuta il 22 o 23 maggio 1924 fu preceduta da un battage pubblicitario orchestrato dall'autore, che in un'intervista rilasciata a «Comoedia» il 15 gennaio aveva alimentato la curiosità sull'opera definendola «la più strana, la più imbrogliata, la più difficile a capirsi fra tutte le mie commedie»; e, poco prima dell'apparizione sulle scene ne aveva fatto pubblicare il testo nel vol. IX delle Maschere nude per provocare un anticipato giudizio dei critici da poter riprendere nel «Primo intermezzo corale» della commedia.

Ciascuno a suo modo, dice una didascalia, è una commedia a chiave, «costruita cioè dall'autore su un caso che si suppone realmente accaduto e di cui si siano occupate di recente le cronache dei giornali: il caso della Moreno, del barone Noti e dello scultore Giacomo La Vela che si è ucciso per loro»; lo stesso triangolo dei Quaderni con due nomi mutati. L'azione inizia all'esterno del teatro in cui gli spettatori saranno informati da un «Giornale della Sera» della scandalosa trovata di Pirandello di ispirarsi a un fatto di cronaca e delle sgradevoli ripercussioni che potrebbe avere sul corso della serata. Inoltre, fra il botteghino e il ridotto, sono presenti due protagonisti del tragico caso, l'attrice Amelia Moreno e il barone Noti, intervenuti, la prima per misurare «fin dov'è arrivata la tracotanza dello scrittore», il secondo per rivedere la donna a cui si sente tuttora legato. Il sipario si alza sul salone dell'antico palazzo nobiliare di donna Livia Palegari al termine di un ricevimento. Donna Livia è preoccupata per il figlio Doro che la sera precedente, in casa di amici, nel corso di una discussione con l'amico Francesco Savio, ha preso le difese dell'attrice Delia Morello (l'attrice Moreno, nella presunta realtà), rivelando la propria inclinazione verso una donna di dubbi costumi.

Doro Palegari ha sostenuto che l'attrice, alla vigilia delle nozze con il giovane pittore Giorgio Salvi (nella realtà lo scultore Giacomo La Vela) si era data a Michele Rocca (il barone Aldo Nuti del fatto di cronaca), amico e futuro cognato di Salvi, proprio nell'interesse del fidanzato, per dissuaderlo, in modo traumatico, da un matrimonio che lo avrebbe reso infelice, senza prevederne certo il gesto suicida. L'opinione di Savio, invece, è che la donna abbia agito con deliberata perfidia verso il fidanzato. Doro intanto, riflettendo sulla discussione della sera precedente, ha rivisto il suo giudizio e si è convinto della giustezza delle posizioni dell'amico Francesco. Ma Savio, sopraggiunto in casa Palegari, dichiara di aver mutato a sua volta opinione e di essere rammaricato del diverbio. I due amici si ritrovano ancora in conflitto, ma su posizioni invertite.

 

Doro, sentendosi provocato, dà del «pagliaccio» all'amico e viene sfidato a duello. Delia Morello, intanto, si reca da Doro per ringraziarlo della generosa difesa assunta nei suoi riguardi e per essere stata compresa nel profondo. Doro le ripete però le accuse di perfidia sostenute contro di lei da Francesco Savio e che lui stesso ha finito per condividere, lasciandola perplessa circa i veri motivi del suo comportamento. La donna, in ogni caso, intende evitare un duello assurdo. Tanto assurdo che Doro, alla fine del primo atto, si chiede perché dovrà battersi: «Ma perché? Per una cosa che nessuno sa quale sia, come sia: ne io, né quello - e nemmeno lei stessa!». Segue, nel corridoio che conduce al palcoscenico, il «Primo intermezzo corale» in cui si confrontano le opinioni dei critici e degli spettatori sullo spettacolo, «qualcuno favorevole» e «molti contrari». Tra gli spettatori si inseriscono prima il barone Noti, che protesta perché in teatro, quella sera, si è insegnato «a calpestare i morti e a calunniare i vivi», e poi la Moreno, che vorrebbe andare in palcoscenico per punire l'infamia di quello spettacolo indecoroso.

Il secondo atto si apre in una sala di casa Savio, dove Francesco si prepara al duello assistito da un maestro di scherma e dai padrini. Sui fatti accaduti e sui repentini cambiamenti di opinioni interviene Diego Cinci, amico di entrambi i contendenti e portavoce del «pirandellismo» dell'autore. Cinci - che, nello sforzo di comprendere gli uomini, si è ridotta «l'anima, a furia di scavare, una tana di talpa» - sostiene che la vita è «una tale rapina continua, che se non han forza di resistervi neppure gli affetti più saldi, figuratevi le opinioni le finzioni che riusciamo a formarci, tutte le idee che appena appena, in questa fuga senza requie, riusciamo a intravedere!». Viene annunciata intanto la visita di Delia che, determinata a scongiurare lo scontro, è ricevuta da Francesco Savio. Sopraggiunge poi Michele Rocca, «macerato dai rimorsi e dalla passione», il quale fornisce una diversa versione dell'accaduto. Era stato lui a prendere l'iniziativa di sedurre Delia, per dimostrare all'amico Giorgio «la pazzia che stava per commettere» sposandola e assicura che lo stesso Salvi lo aveva sfidato a dargli la prova della leggerezza della donna promettendogli «che avuta la prova, si sarebbe allontanato da lei, troncando tutto. - E invece, si uccise!». Intanto Francesco Savio, dopo il colloquio con l'attrice, fra le proteste dei padrini decide di rinunciare al duello. Ecco che riappare in scena Delia; Michele, «quasi gemendo» la invoca e, tra lo stupore dei presenti, i due amanti «s'abbracceranno freneticamente», scoprendo «la segreta violenta passione da cui forsennatamente fin dal primo vedersi l'uno e l'altra sono stati attratti e presi, e che han voluto mascherare davanti a sé stessi di pietà e di interesse per Giorgio Salvi, gridando d'aver voluto, ciascuno a suo modo e l'una contro l'altro, salvarlo».

Nel «Secondo intermezzo corale», ancora nel stesso corridoio del teatro, si sparge la voce che Amelia Moreno ha schiaffeggiato la prima attrice perché si è riconosciuta nel personaggio di Delia Morello e si dice che abbia schiaffeggiato anche l'Autore. Si scatena un putiferio.
Gli attori sono intenzionati ad abbandonare il teatro per protesta, mentre il Direttore del Teatro e l'Amministratore della Compagnia tentano inutilmente di trattenerli. Tra la folla il barone Nuti protesta gridando: «Due cuori alla gogna! Due cuori che sanguinano ancora, messi alla gogna!»; e, scorgendo la Moreno - che da parte sua si è lamentata con il Capocomico per l'orrore di essersi vista rappresentata sulla scena -, le si lancia incontro scongiurandola di tornare con lui. La donna tenta di divincolarsi ma poi gli si abbandona, facendo senza volerlo - osserva Uno spettatore intelligente - «quello che l'arte aveva preveduto». Al Capocomico non resta che licenziare il pubblico perché «la rappresentazione del terzo atto non potrà più aver luogo». Soluzione obbligata perché come in uno psicodramma, i protagonisti del fatto di cronaca, vedendosi rappresentati dall'arte, ne hanno ripetuto le sequenze prendendo coscienza della loro passione. Se prima l'arte si è ispirata alla cronaca, in un'indissolubile circolarità, è poi la vita a imitare l'arte, spiegandosi a se stessa.

La prima messinscena allestita nel 1924 a Milano, dalla Compagnia Niccodemi - con Vera Vergani, Luigi Cimara (nei doppi ruoli di Moreno-Morello e di Nuti-Rocca) e Sergio Tofano ("attore brillante", nella parte di Diego Cinci) - ebbe, in complesso, accoglienza favorevole. Nello stesso anno la commedia fu replicata a Torino e a Roma. Una ripresa di una sola sera, il 26 gennaio 1928, si ebbe al Politeama Giocosa di Napoli a cura del Teatro d'Arte diretto da Pirandello, con Marta Abba, Tina Abba, Rodolfo Martini, Flavio Diaz, Lamberto Picasso e le scenografie di Virgilio Marchi. Al 1961 risale un nuovo allestimento curato da Luigi Squarzina.

La critica ha espresso riserve su questo testo: Domenico Lanza definì subito i personaggi della commedia «un'accolta di morbosi cerebrali, pazzi o semipazzi, decadenti della volontà, tormentatori di sé e degli altri, svuotati d'ogni persuasiva umanità e congegnati artificialmente con puri meccanismi dialettici»; Gaspare Giudice, tra gli studiosi più recenti, considera Ciascuno a suo modo un'«abilissima manipolazione del disordine (o normalizzazione del disordine) che si fa pura bravura».

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teatro  - 1924 - Ciascuno a suo modo - Commedia in due o tre atti con intermezzi corali  

Sulle tracce di Pirandello a Coazze

 

da La Gazzetta Web 28 nov 2000


Coazze (TO) - E' passato quasi un secolo da quando, nell'estate del 1901, Luigi Pirandello soggiornò per un paio di mesi a Coazze. In quei giorni, il futuro premio Nobel per la letteratura prese ad annotare in un suo taccuino le sue osservazioni sulla gente, le abitudini e la natura di questa località alpina che oggi conta più o meno duemila abitanti.

"A cent'anni dal Taccuino di Coazze" il Piemonte sta per fare un incontro a tutto campo con la narrativa, il teatro e la poesia di Luigi Pirandello grazie all'omonimo, ambizioso progetto di manifestazioni che avranno luogo fra Torino e Coazze da maggio ad ottobre dell'anno prossimo.

Organizzato dal Comune di Coazze con la collaborazione di numerosi altri enti piemontesi e non (Regione Piemonte, Regione Sicilia, Provincia di Torino, Provincia di Agrigento, Comune di Torino, Comune di Agrigento, Comunità Montana Val Sangone, Università degli Studi di Torino, Teatro Stabile di Torino, Museo Luigi Pirandello di Agrigento, Centro Studi Piemontesi, Biblioteche Civiche di Torino ed altri ancora), il programma è fitto d'iniziative: ristampa del "Taccuino", in primis; e poi una serie di rievocazioni, appuntamenti d'arte e cultura, spettacoli, convegni, ricerche storiche, itinerari turistici e via dicendo. Un calendario pirotecnico che s'apre, sulla pagina del 5 maggio 2001, con la rappresentazione al Teatro Gobetti de "La ragione degli altri" per la regia di Massimo Castri.


Non mancheremo, naturalmente, d'informarvi per tempo. Così potrete, anche voi, annotare qualche data nel vostro taccuino... Intanto, seguendo le tracce di Pirandello, torniamo per un momento agli ormai lontani giorni dell'agosto-settambre 1901. Per cominciare, non è ben chiaro perché l'autore siciliano - in quel periodo alle prese con mille problemi personali e ben lungi dal diventare famoso - si fermò a Coazze per quasi due mesi.

 

Si sa, invece, che a Coazze ci arrivò - dopo essere stato commissario d'esami a Torino - per far visita alla sorella maggiore Lina e al cognato Calogero De Castro. Residenti nel capoluogo piemontese da quattro anni, i suoi parenti trascorrevano l'estate nel paese montano della Val Sangone, già all'epoca apprezzato centro turistico.

Luigi Pirandello, osservatore attento, registra le sue impressioni nel "taccuino": gustosi profili di persone e "personaggi" incontrati (il generale in pensione, il medico, il farmacista...), rapidi cenni ai luoghi e alle condizioni meteorologiche (ed ecco, tra l'altro, via della Buffa a Giaveno «tutta sonora d'acque correnti»). Pagine e frasi, a volte di folgorante brevità, che poi compariranno - rielaborate - in diverse sue opere. Lo colpisce, per esempio, la curiosa scritta che campeggia sul campanile parrocchiale di Coazze: "Ognuno a suo modo".

La riporta nel suo quadernetto, accompagnandola dal disegno del campanile con le montagne sullo sfondo. Dopo ventitrè anni, il suo rapido appunto entrerà in scena con "Ciascuno a suo modo". Ciascuno a suo modo, però, anche altri appunti del tempo trascorso in terra subalpina saranno disseminati in numerosi suoi lavori: come nelle novelle "Gioventù" e "Le medaglie", e anche nel romanzo "Giustino Roccella nato Boggiòlo" in cui più citazioni rinviano alla Val Sangone. Torino, invece, approda nel "Fu Mattia Pascal" con una bellissima descrizione del Po visto dai Murazzi.

teatro  - 1924 - Ciascuno a suo modo - Commedia in due o tre atti con intermezzi corali  

Premessa dell'Autore

 

da La Gazzetta Web 28 nov 2000

La rappresentazione di questa commedia dovrebbe cominciare sulla strada o, più propriamente, sullo spiazzo davanti al teatro, con l'annunzio (gridato da due o tre strilloni) e la vendita d'un «Giornale della Sera» appositamente composto su un foglio volante, di modo che possa figurare come un'edizione straordinaria, sul quale a grossi caratteri e bene in vista, nel mezzo, fosse inserita questa indiscrezione in esemplare stile giornalistico:

 

IL SUICIDIO DELLO SCULTORE LA VELA
E LO SPETTACOLO DI QUESTA SERA

AL TEATRO... (Il nome del Teatro)

 

Nel mondo del teatro s'è diffusa improvvisamente una notizia destinata a suscitare uno scandalo enorme. Pare che Pirandello abbia tratto l'argomento della sua nuova commedia Ciascuno a suo modo, che sarà rappresentata questa sera al Teatro.... dal suicidio drammaticissimo, avvenuto or è qualche mese a Torino, del giovine compianto scultore Giacomo La Vela. Si ricorderà che il La Vela, sorpresa nel suo studio, in via Montevideo, la nota attrice, sua fidanzata, A. M. in intimi rapporti col barone N., invece d'avventarsi contro i due colpevoli, ritorse l'arma contro se stesso e s'uccise.

Sembra che il barone N. dovesse anche sposare una sorella del La Vela. L'impressione prodotta dal tragico avvenimento dura tuttora vivissima, non solo per la fama a cui era salito ancora così giovane il La Vela, ma anche per la posizione sociale e la notorietà degli altri due personaggi della tragedia. È molto probabile che se n'abbia qualche sgradevole ripercussione in teatro questa sera.

 

Non basta. Gli spettatori che entreranno nel teatro per comperare i biglietti, vedranno nei pressi del botteghino l'attrice di cui il giornale ha dato le iniziali A. M., cioè Amelia Moreno là in persona, fra tre signori in smoking che invano cercheranno di persuaderla a rinunziare al proposito d'entrare nel teatro ad assistere allo spettacolo; vorrebbero portarla via; la pregano d'esser buona e togliersi almeno dalla vista di tanti che potrebbero riconoscerla: il suo posto non è là; per carità, si lasci condurre via; vuol fare uno scandalo? Ma lei, pallida, convulsa, fa segno di no, di no; vuol restare, vedere la commedia, fin dov'è arrivata la tracotanza dello scrittore; si porta ai denti il fazzolettino e lo lacera; si fa notare e, appena se n'accorge, vorrebbe nascondersi o inveire; ripete continuamente ai suoi amici che vuole un palco di terza fila; si terrà indietro per non farsi vedere; vadano, vadano a comprare il biglietto; promette che non darà scandalo; che andrà via, se non potrà più reggere; un palco di terza fila; insomma, vogliono che vada lei a comprarlo?

 

Questa scena a soggetto, ma proprio come vera, dovrebbe cominciare qualche minuto prima dell'ora fissata per l'inizio dello spettacolo e durare, tra la sorpresa, la curiosità e fors'anche una certa apprensione degli spettatori veri che si dispongono a entrare, fino allo squillo dei campanelli nell'interno del teatro.

Intanto, contemporaneamente, gli spettatori già entrati, o che a mano a mano entreranno, troveranno nel ridotto del teatro, o nel corridojo davanti la sala, un'altra sorpresa, un altro motivo di curiosità e fors'anche d'apprensione in un'altra scena che farà colà il barone Nuti coi suoi amici.

«State tranquilli, state tranquilli: sono calmo, vedete? calmissimo. E v'assicuro che sarò più calmo, se voi ve n'andate. Attirate voi, con lo starmi così attorno, lo sguardo di tutti! Lasciatemi solo, e nessuno baderà più a me. Sono infine uno spettatore come gli altri. Che volete che faccia in teatro? So che lei verrà, se non è già venuta; la voglio rivedere, rivedere soltanto, ma sì, ma sì, da lontano; non voglio altro, rassicuratevi! Insomma, volete andarvene? Non mi fate dare spettacolo qua alla gente che viene a divertirsi alle mie spalle! Voglio restar solo, come debbo dirvelo? Calmo, sì, calmo: più calmo di così?»

E andrà avanti e indietro, col viso stravolto e il corpo tutt'un fremito, finché tutti gli spettatori non saranno entrati nella sala.

Tutto questo servirà a spiegare al pubblico perché sui manifesti di questa sera la Direzione del teatro ha stimato prudente fare apporre il seguente:

Nota bene. Non è possibile precisare il numero degli atti di questa commedia, se saranno due o tre, per i probabili incidenti che forse ne impediranno l'intera rappresentazione.

 

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