Prestino (scattando e venendogli quasi con le mani
infaccia): E perché allora ne vorresti far ridere, buffone?
Diego (restando, con gli altri che mirano Prestino,
sbalorditi): Io?
Prestino: Tu! tu, sì! Dacché sei entrato, fai qua il
buffone, tentando di mettere in berlina lui, me, tutti!
Diego: Ma anche me, sciocco!
Prestino: Sciocco tu! È facile ridere così!
Rappresentandoci come tanti mulinelli che, soffia un po' di
vento, e girano per il verso opposto! Non posso sentirlo
parlare! Che so? Mi pare che si bruci l'anima, parlando, come
certe false tinte bruciano le stoffe.
Diego: Ma no, caro, io rido, perché -
Prestino: - perché ti sei scavato il cuore come una tana
di talpa: l'hai detto tu stesso; e non ci hai più nulla dentro -
ecco perché!
Diego: Lo credi tu!
Prestino: Lo credo perché è vero! - E anche se fosse vero
quello che tu dici, che siamo così, mi pare che dovrebbe ispirar
tristezza, compassione
Diego (scattando a sua volta, aggressivo, posandogli
le mani sulle spalle e guardandolo negli occhi, fisso, da vicino):
- sì - se ti fai guardar così -
Prestino (restando): - come?
Diego: - così, dentro gli occhi - così! - no - guardami -
così - nudo come sei, con tutte le miserie e le brutture che hai
dentro - tu come me - le paure, i rimorsi, le contraddizioni! -
Staccalo da te il pagliaccetto che ti fabbrichi con
l'interpretazione fittizia dei tuoi atti e dei tuoi sentimenti,
e t'accorgerai subito che non ha nulla da vedere con ciò che sei
o puoi essere veramente, con ciò che è in te e che tu non sai, e
che è un dio terribile, bada, se ti opponi a esso, ma che
diventa invece subito pietoso d'ogni tua colpa se t'abbandoni e
non ti vuoi scusare. - Eh, ma quest'abbandono ci sembra un
«negarci», cosa indegna di un uomo; e sarà sempre così, finché
crediamo che l'umanità consista nella così detta coscienza - o
nel coraggio che abbiamo dimostrato una volta, invece che nella
paura che ci ha consigliato tante volte d'esser prudenti. - Tu
hai accettato di rappresentare Savio in questo stupido duello
con Palegari. -
Subito, al Savio:
E tu hai creduto che Palegari lo dicesse a te «pulcinella»
jersera, in quel momento? Lo diceva a se stesso! Non l'hai
capito. Al pagliaccetto che non scorgeva in sé, ma vedeva in te
che gli facevi specchio! - Rido... Ma io rido così; e il mio
riso ferisce prima di tutti me stesso.
Pausa. Restano tutti come assorti a pensare, ciascuno a sé. E
ciascuno, poi, tra una pausa e l'altra, parlerà come per sé
soltanto.
Francesco: Certo, io non ho nessun vero astio contro Doro
Palegari. Mi ha trascinato lui...
Prestino (dopo un'altra pausa): Tante volte
bisogna anche far vista di credere. Non deve scemare, anzi
crescere la pietà, se la menzogna ci serve per piangere di più.
Il primo (dopo un'altra pausa, come se leggesse nel
pensiero di Francesco Savio): Chi sa, la campagna... come
dev'essere bella adesso...
Francesco (spontaneamente, senza sorpresa, come per
scusarsi): Ma se avevo fin anche comprato i giocattoli per
portarli alla mia nipotina!
L'altro: È ancora così bellina come l'ho conosciuta io?
Francesco: Più bella! Un amore di bimba... Limpida! Dio,
che bellezza!
Così dicendo, ha estratto da una scatola un orsacchiotto; gli
ha dato la carica; e ora lo posa sul pavimento per farlo
saltare, tra la risata degli amici. Dopo la risata, una pausa,
triste.
Diego (a Francesco): Senti: se io fossi in te...
È interrotto dal Cameriere che si presenta sulla soglia
dell'uscio a destra.
Cameriere: Permesso?
Francesco: Che cos'è?
Cameriere: Avrei da dirle una cosa...
Francesco (gli s'avvicinerà e ascolterà ciò che il
Cameriere gli dirà piano; poi, contrariato): Ma no! Ora?
E si volterà a guardare gli amici, incerto, perplesso.
Diego (subito): E lei?
Prestino: Tu non puoi riceverla: non devi!
Il primo: Già - mentre pende la vertenza
Diego: - ma no! non è mica per lei, la vertenza!
Prestino: Come no? La causa è lei! Insomma, io che ti
rappresento ti dico di no, che non devi riceverla!
L'altro: Ma una signora non si rimanda così - senza
neanche sapere ciò che viene a fare, scusate!
Diego: Io non dico più niente.
Il primo (a Francesco): Potresti sentire
L'altro: - ecco - e se per caso
Francesco: - accennasse a voler parlare della vertenza?
Prestino: - troncare subito!
Francesco: - ma io, per me, la mando al diavolo,
figurati!
Prestino: Sta bene. Vai, vai.
Francesco uscirà, seguito dal Cameriere.
Diego: L'unica per me sarebbe ch'egli le consigliasse
di...
A questo punto, scostando furiosamente la tenda della
veranda, irromperà dal giardino Michele Rocca in preda a una
fosca agitazione a stento contenuta. È sui trent'anni, bruno,
macerato dai rimorsi e dalla passione. Dal suo viso alterato, da
tutti i suoi modi apparirà chiaro che è pronto a ogni eccesso.
Rocca: Permesso?
Sorpreso di trovarsi tra tanti che non s'aspettava.
E qua? Dove sono entrato?
Prestino (tra lo sbalordimento degli altri e suo):
Ma chi è lei, scusi?
Rocca: Michele Rocca.
Diego: Ah, eccolo!
Rocca (a Diego): Lei è il signor Francesco Savio?
Diego: Io no. Savio è di là.
Indicherà l'uscio a destra.
Prestino: Ma lei, scusi, com'è entrato qua - così?
Rocca: M'hanno indicato quest'entrata.
Diego: Il portinajo - credendolo forse uno degli amici -
Rocca: Non è entrata qua, prima di me, una signora?
Prestino: Ma che forse lei la inseguiva?
Rocca: La inseguivo, sissignore! Sapevo che doveva
recarsi qua.
Diego: E anch'io! E anche la sua venuta ho previsto, sa!
Rocca: Sono state dette di me cose atroci. So che il
signor Savio, senza conoscermi, mi ha difeso. Ora egli non deve;
non deve ascoltare quella donna, senza prima sapere da me
come stanno veramente le cose!
Prestino: Ma ormai è inutile, caro signore!
Rocca: No! Come, inutile?
Prestino: Inutile, sì, sì, inutile qualunque
intromissione!
Il primo: C'è una sfida accettata -
L'altro: - le condizioni stabilite -
Diego: e gli animi radicalmente mutati.
Prestino (irritatissimo, a Diego): Ti prego
di non immischiarti e smettila, perdio, una buona volta!
Il primo: Che gusto a ingarbugliare peggio le cose!
Diego: Ma no; anzi! È venuto qua credendo che Savio lo
abbia difeso - gli faccio sapere che ora non lo difende più.
Rocca: Ah! Ora m'accusa anche lui?
Diego: Ma non lui solo, creda!
Rocca: Anche lei?
Diego: Anch'io, sissignore. E tutti, qua, come può
vedere.
Rocca: Sfido! Hanno parlato finora con quella donna!
Diego: No no, sa? Nessuno di noi. E neanche Savio, che
sta a sentirla di là, ora, per la prima volta.
Rocca: E come allora m'accusano? Anche il signor Savio
che prima mi difendeva? E perché si batte egli allora col signor
Palegari?
Diego: Caro signore, in lei - lo capisco - assume -
assume forme impressionanti, ma creda che - come dicevo - la
pazzia è veramente un po' in tutti. Si batte, se vuol saperlo,
proprio perché s'è ricreduto sul suo conto.
Il primo (di scatto, con gli altri): Ma no! Non
gli dia retta! -
L'altro: - si batte perché dopo il chiasso della sera
avanti, il Palegari se n'è irritato -
Il primo (incalzando): - e l'ha insultato -
Prestino (c.s.): - e il Savio ha raccolto
l'insulto e l'ha sfidato -
Diego (dominando tutti): - pur essendo
oramai tutti d'accordo -
Rocca (subito, con forza): - nel giudicar me,
senza avermi sentito? Ma come ha potuto quest'infame donna
tirarsi tutti così dalla sua?
Diego: Tutti, sì - tranne se stessa però.
Rocca: Tranne se stessa?
Diego: Ah, che! Non creda che ella sia da questa parte o
da quella. Ella non sa proprio da che parte sia. - E guardi bene
anche in sé, signor Rocca, e vedrà che anche lei forse non è da
nessuna parte.
Rocca: Lei ha voglia di scherzare! - M'annunziino - ne
prego qualcuno di loro - m'annunziino al signor Savio.
Prestino: Ma che cosa gli vuol dire? Le ripeto che è
inutile!
Rocca: E che ne sa lei? Se ora m'è contrario anche lui,
tanto meglio!
Prestino: Ma se è di là, adesso, con la signora -
Rocca: - tanto meglio anche questo! Io l'ho seguita qua
apposta. Forse è una fortuna per lei ch'io la incontri in
presenza d'altri - d'un estraneo che il caso ha voluto tirare in
mezzo a noi due - così... Oh Dio, deciso a tutto ero, come un
cieco, e... - e per il solo fatto di trovarmi ora qua,
inopinatamente, in mezzo a loro, e di dover parlare,
rispondere... mi... mi sento come... come allargato l'animo...
alleggerito... Non parlavo più con nessuno da tanti giorni! E
lor signori non sanno che inferno mi divampa dentro! - Io ho
voluto salvare quello che mi doveva essere cognato, ch'io già
amavo come un fratello!
Prestino: Salvarlo? Alla grazia! -
Il primo: - portandogli via la fidanzata? -
L'altro: - alla vigilia delle nozze?
Rocca: No! no! M'ascoltino! Che portargli via! Che
fidanzata! - Non ci voleva mica molto a salvarlo! Bastava
dimostrargli, fargli toccar con mano che quella donna che egli
voleva far sua sposandola, poteva esser sua, com'era stata
d'altri, come potrebbe essere di chiunque di loro, senza bisogno
di sposarla!
Prestino: Ma lei intanto gliela prese!
Rocca: Sfidato! sfidato!
Il primo: Come!
L'altro: Da chi, sfidato?
Rocca: Sfidato da lui! Mi lascino dire! D'accordo con la
sorella, con la madre - dopo la presentazione ch'egli fece di
lei alla famiglia, violentando tutti i suoi sentimenti più puri
- io - d'accordo, ripeto, con la sorella e con la madre - seguii
l'uno e l'altra a Napoli con la scusa di ajutarli a metter su
casa (dovevano sposare tra qualche mese). - Fu per uno dei
soliti dissapori che avvengono tra fidanzati. Ella, infuriata,
s'allontanò da lui per qualche giorno.
Improvvisamente, come per una visione tentatrice che gli fa
orrore, si nasconderà gli occhi.
Dio mio - la vedo come se ne andò...
Scoprirà gli occhi, più che mai turbato:
... perché ero presente alla lite.
Ripigliandosi:
Io colsi allora il momento che mi parve più opportuno per
dimostrare a Giorgio la pazzia che stava per commettere. - È
incredibile, sì! è incredibile! - Per la tattica comunissima a
tutte codeste donne, ella non aveva mai voluto concedere a lui
neanche il minimo favore -
Il primo (intentissimo con tutti gli altri al racconto):
S'intende!...
Rocca: - e a Capri gli s'era mostrata così sdegnosa di
tutti, appartata e altera! - Ebbene - mi sfidò - lui, lui - mi
sfidò, capite? - mi sfidò a fargli la prova di quanto io gli
dicevo, promettendomi che, avuta la prova, si sarebbe
allontanato da lei, troncando tutto. - E invece, s'uccise!
Il primo: Ma come? - e lei si prestò? -
Rocca: - sfidato! per salvarlo! -
L'altro: Ma allora, il tradimento? -
Rocca: - orribile! orribile! -
L'altro: - lo fece lui a lei? -
Rocca: - lui! lui! -
L'altro: - uccidendosi! -
Prestino: - incredibile! - Ah, è incredibile! -
Rocca: - ch'io mi sia prestato? -
Prestino: - no! che egli abbia permesso a lei di
prestarsi a dargli una simile prova! -
Rocca: - apposta! perché s'era accorto subito, sa? che
ella fin dal primo momento che mi vide accanto alla fidanzata,
malvagiamente aveva cercato d'attirarmi, d'attirarmi a sé,
avvolgendomi nella sua simpatia. E me lo fece notare - lui, lui
stesso, Giorgio! Cosicché mi fu facile - capiscono? - fargli la
proposta in quel momento; dirgli: «- Ma se tu sai bene che si
metterebbe anche con me! ».
Prestino: E allora - oh perdio! - egli volle quasi
sfidare sé stesso?
Rocca: Avrebbe dovuto gridarmi, farmi capire ch'era già
avvelenato per sempre, e ch'era inutile ch'io mi provassi ormai
a strappare i denti del veleno a quella vipera là!
Diego (scattando): Ma no, che vipera, scusi!
Rocca: Una vipera! una vipera!
Diego: Troppa ingenuità, caro signore, per una vipera!
Rivolgere a lei così presto - subito, anzi - i denti del veleno!
Prestino: Tranne che non l'abbia fatto apposta per
cagionare la morte di Giorgio Salvi!
Rocca: Forse!
Diego: E perché? Se già era riuscita nell'intento di
costringerlo a sposarla! Le pare che potesse convenirle di farsi
strappare i denti prima d'ottenere lo scopo?
Rocca: Ma non lo sospettava!
Diego: E che vipera, allora, via! Vuole che una vipera
non sospetti? Avrebbe morso dopo, una vipera, non prima! Se ha
morso prima, vuol dire che - o non era una vipera - o per
Giorgio Salvi volle perdere i denti del veleno.
Rocca: Ma dunque lei crede? -
Diego: Me lo fa credere lei, scusi; che ritiene perfida
quella donna! A stare a ciò che lei dice, per una perfida non è
logico ciò che ha fatto! Una perfida che vuole le nozze e prima
delle nozze si dà a lei così facilmente -
Rocca (balzando): - si dà a me? Chi le ha
detto che si sia data a me? Io non l'ho avuta, non l'ho avuta!
Crede ch'io abbia potuto pensare d'averla?
Diego (sbalordito, con gli altri): Ah, no?
Gli altri: E come? E allora?
Rocca: Io dovevo avere soltanto la prova, che non sarebbe
mancato per lei! una prova da mostrare a lui -
Si aprirà a questo punto l'uscio a destra e apparirà, turbato
e concitatissimo, Francesco Savio, che è stato di là con Delia
Morello, la quale, pur di raggiungere l'intento di non farlo
battere con Doro Palegari, l'ha come ubriacato di sé. Egli
investe subito, risoluto, Michele Rocca.
Francesco: Che cos'è? Che cosa vuole lei qua? Che ha
tanto da gridare in casa mia?
Rocca: Sono venuto per dirle -
Francesco: - lei non ha nulla da dire a me!
Rocca: S'inganna! Io devo parlare e non a lei soltanto -
Francesco: Non s'arrischi, perdio, a minacciare!
Rocca: Ma io non minaccio! Ho chiesto di parlarle -
Francesco: Lei ha inseguito fino a casa mia una signora -
Rocca: Ho spiegato qua ai suoi amici -
Francesco: Che vuole che m'importi delle sue spiegazioni!
L'ha inseguita, non lo neghi!
Rocca: Sì! perché se lei vuol battersi col signor
Palegari -
Francesco: - ma che battermi! Io non mi batto più con
nessuno!
Prestino (sbalordito): Come! che dici?
Francesco: Non mi batto più!
Il primo, Diego, L'altro (insieme):
- Ma sei pazzo? - Dici sul serio? - È enorme!
Rocca (contemporaneamente, più forte, sghignazzando):
Eh sfido! L'ha sedotto! L'ha sedotto!
Francesco (facendo per scagliarglisi addosso): Si
taccia, o io...
Prestino (parandoglisi di fronte): - no! Rispondi
prima a me! Non ti batti più con Palegari?
Francesco: No. Perché non debbo per una sciocchezza da
nulla aggravare ora la disperazione di una donna!
Prestino: Ma lo scandalo sarà peggio, se tu non ti batti!
Col verbale delle condizioni di scontro già firmato!
Francesco: Ma è ridicolo ch'io mi batta ormai con
Palegari!
Prestino: Come, ridicolo?
Francesco: Ridicolo! Ridicolo! Se siamo d'accordo! E tu
lo sai bene! Appena puoi trovarti in mezzo a una di queste
pagliacciate, per te è una festa!
Prestino: Ma se sei stato tu, tu a sfidare Palegari
perché t'ha insultato?
Francesco: Stupidaggini! L'ha detto Diego! - Basta!
Prestino: È incredibile! È incredibile!
Rocca: L'ha promesso a lei di non battersi col suo
paladino!
Francesco: Sì! Ora che ho davanti lei -
Rocca: - per cui le ha fatto una promessa contraria? -
Francesco: - no! che viene a provocarmi fino in casa! Che
cosa vuole qua da quella signora?
Prestino: Lascia!
Francesco: La insegue da jersera!
Prestino: Ma tu non puoi batterti con lui!
Francesco: Nessuno potrà dire che mi scelgo un avversario
meno temibile!
Prestino: No, caro! Perché se vado io, ora, a mettermi a
disposizione di Palegari in vece tua -
Il primo (gridando): - per te sarà la
squalifica!
Prestino: - la squalifica!
Rocca: Ma io posso passar sopra anche alla squalifica!
Il primo: No! Perché avrebbe di fronte noi, allora, che
lo abbiamo squalificato!
Prestino (a Francesco): E non troverai nessuno che
ti voglia rappresentare! - Hai ancora tutto il giorno per
pensarci! Io non posso più stare qua e me ne vado!
Diego: Ma sì, ci penserà! ci penserà!
Prestino (agli altri due): Andiamo noi! andiamo
via!
Via tutti e tre per il giardino in fondo.
Diego (li seguirà un po', raccomandando): Calma,
calma, signori miei! Non precipitate le cose! (Poi,
rivolgendosi a Francesco:) E tu bada a quello che
fai!
Francesco: Vattene al diavolo anche tu! (Investendo
Rocca:) E lei, via, via! fuori di casa mia! Sono ai
suoi ordini, quando e come vuole!
Apparirà a questo punto sulla soglia dell'uscio a destra
Delia Morello. Appena ella scorgerà Michele Rocca così cangiato
da quello che era, divenuto un altro, si sentirà d'improvviso
cadere dagli occhi, dalle mani la menzogna di cui s'è armata
finora per difendersi contro la segreta violenta passione da cui
forsennatamente fin dal primo vedersi l'uno e l'altra sono stati
attratti e presi, e che han voluto mascherare davanti a se
stessi di pietà, d'interesse per Giorgio Salvi, gridando d'aver
voluto, ciascuno a suo modo e l'una contro l'altro, salvarlo.
Nudi ora di questa menzogna, l'una di fronte all'altro, per la
pietà che d'improvviso s'ispireranno, smorti e tremanti si
guarderanno un poco.
Rocca (quasi gemendo): Delia... Delia...
E andrà a lei per abbracciarla.
Delia (abbandonata, lasciandosi abbracciare):
No... no... Ti sei ridotto così?
E tra lo stupore e l'orrore degli altri due, s'abbracceranno
freneticamente.
Rocca: Delia mia!
Diego: Ecco il loro odio! Ah, per questo? Vedi? Vedi?
Francesco: Ma è assurdo! È mostruoso! C'è tra loro il
cadavere d'un uomo!
Rocca (senza lasciarla, voltandosi come una belva sul
pasto): E mostruoso, sì! Ma deve stare con me! Soffrire con
me! con me!
Delia (presa d'orrore, svincolandosi ferocemente):
No! no! vattene! vattene! lasciami!
Rocca (trattenendola, c.s.): No! Qua con me! con
la mia disperazione! Qua!
Delia (c.s.): Lasciami, ti dico! lasciami!
Assassino!
Francesco: La lasci, perdio! la lasci!
Rocca: Lei non mi s'accosti!
Delia (riuscendo a svincolarsi): Lasciami!
E mentre Francesco e Diego trattengono Michele Rocca, che
vorrebbe avventarsi su lei:
Non ti temo! Non ti temo! No, no! Nessun male mi può venire da
te, neanche se m'uccidi!
Rocca (contemporaneamente, trattenuto dai due, griderà):
Delia! Delia! Ho bisogno d'aggrapparmi a te! di non essere più
solo!
Delia (c.s.): Non sento nulla! Mi sono illusa di
sentire compassione, paura... no! non è vero!
Rocca (c.s.): Ma io impazzisco! lasciatemi!
Diego e Francesco: Sono due belve! - È uno
spavento!
Delia: Lasciatelo! Non lo temo! Freddamente mi sono
lasciata abbracciare! Non per timore, né per compassione!
Rocca: Oh infame! Lo so, lo so che non vale nulla! - Ma
io ti voglio! ti voglio!
Delia: Qualunque male - e se m'uccidi - anche questo è
male minore per me! Un altro delitto, la prigione, la morte
stessa! Voglio restare a soffrire così!
Rocca (seguitando, ai due che lo trattengono): Non
vale nulla, ma le dà prezzo, ora, tutto quello che ho sofferto
per lei! Non è amore, è odio! è odio!
Delia: Odio; sì! anche il mio! odio!
Rocca: È il sangue stesso che s'è versato per lei!
Con uno strappo violento, riuscendo a svincolarsi:
- Abbi pietà, abbi pietà...
E la inseguirà per la stanza.)
Delia (sfuggendogli): No! no, sai! Guai a te!
Diego e Francesco
riafferrandolo:
Perdio, si stia fermo! - Ha da fare con me!
Delia: Guai a lui, se tenta di suscitarmi un po' di
compassione per me stessa o per lui! Non ne ho! Se voi ne avete
per lui, fate, fate che se ne vada!
Rocca: Come vuoi che me ne vada? Tu lo sai che s'è voluto
affogare in quel sangue la mia vita per sempre!
Delia: E tu non hai voluto salvare dal disonore il
fratello della tua fidanzata?
Rocca: Infame! Non è vero! Sai che la mia e la tua sono
due menzogne!
Delia: Due menzogne, sì! due menzogne!
Rocca: Tu mi volesti, com'io ti volli, fin da quando ci
vedemmo la prima volta!
Delia: Sì, sì! per punirti.
Rocca: Anch'io, per punirti! Ma anche la tua vita,
per sempre, s'è affogata in quel sangue!
Delia: - sì, anche la mia! anche la mia!
E accorrerà a lui come una fiamma, scostando quelli che lo
trattengono:
- è vero! è vero!
Rocca (riabbracciandola subito, freneticamente): E
dunque bisogna ora che vi stiamo tuffati tutti e due insieme,
aggrappati così! così! Non io solo - non tu sola - tutti e due
insieme - così! così!
Diego: Durassero!
Rocca (portandosela via per la scalinata del giardino
e lasciando quei due tra sbalorditi e atterriti): Vieni,
vieni via, vieni via con me...
Francesco: Ma sono due pazzi!
Diego: Perché tu non ti vedi.
TELA
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