Diego: E in questo caso? Cambieresti di nuovo?
Doro: Ti pare che sia una bandieruola? - «Non si può
dire» - sostenevo io - «che Delia Morello abbia voluto la rovina
del Salvi per il fatto che, quasi alla vigilia delle nozze, si
mise con quell'altro, perché la vera rovina del Salvi sarebbe
stata a ogni modo il suo matrimonio con lei.»
Diego: Ecco! Benissimo! Ma sai com'è una torcia accesa,
al sole, in un mortorio? La fiamma non si vede; e che si vede
invece? come fúmiga!
Doro: Che intendi dire?
Diego: Che son d'accordo con te: che la Morello lo
sapeva; e che appunto perché lo sapeva, non volle il matrimonio!
Ma tutto questo non è chiaro, forse neanche a lei stessa; e
appare invece a tutti il fumighio della sua così detta perfidia.
-
Doro (subito, con foga): No, no, caro mio! Ah, la
perfidia c'è stata; è innegabile; e raffinatissima! Ci ho
ripensato bene tutt'oggi. Ella si mise con quell'altro - con
Michele Rocca - per seguitare fino all'ultimo la sua vendetta
sopra il Salvi; come sosteneva Francesco Savio jersera.
Diego: Oh! E dunque statti adesso in buona pace con
codesta opinione del Savio, e non parlarne più.
Primo vecchio amico: Ecco! E il meglio che si possa fare
su un simile argomento! E noi ce n'andiamo, Donna Livia -
le bacerà la mano.
Secondo vecchio amico (seguitando): - felicissimi
che tutto si sia chiarito!
Le bacerà la mano; poi, rivolgendosi ai due giovani:
Buona sera, cari.
Primo vecchio amico: Addio, Doro. Buona sera, Cinci.
Diego: Buona sera.
Se lo tirerà un po' in disparte e gli dirà piano,
maliziosamente:
Congratulazioni!
Primo vecchio amico (stordito): Di che?
Diego: Noto con piacere che in lei c'è sempre, sotto
sotto, un di più, che per fortuna non viene mai fuori.
Primo vecchio amico: In me? Ma no! Che cosa?
Diego: Eh via! Ciò che pensa, lei se lo tiene per sé, e
non se ne fa accorgere. Ma siamo d'accordo, sa!
Primo vecchio amico: Uhm! Non ci arrivo, che vuole che le
dica!
Diego (tirandoselo un po' più in disparte): Io me
la sposerei perfino! Ma ho appena quanto basta a me, e non di
più. Sarebbe come ad accogliere un altro sotto l'ombrello quando
piove, che ci si bagna in due.
Donna Livia (che se ne sarà stata frattanto a
conversare, rassicurata, con Doro e l'altro vecchio amico:
rivolgendosi al primo che riderà): E allora, amico mio... -
Che avete da ridere così?
Primo vecchio amico: Niente: capestrerìe!
Donna Livia (seguitando e avviandosi a braccetto di
lui e seguìta dall'altro verso il salone, da cui parlando
scompariranno per la destra): - se domani andrete da
Cristina, ditele che si tenga pronta per l'ora fissata...
Via Donna Livia coi due vecchi amici. Doro e Diego resteranno
per un buon pezzo in silenzio. Il salone vuoto e illuminato
farà, alle loro spalle, una strana impressione.
Diego (aprendo le dita delle due mani a ventaglio e
intrecciandole tra loro in modo da formare una grata o una rete
e appressandosi a Doro per mostrargliela): È così -
guarda - proprio così -
Doro: Che cosa?
Diego: - la coscienza di cui si parlava poc'anzi. Una
rete elastica, che se s'allenta un poco, addio! scappa fuori la
pazzia che cova dentro ciascuno di noi.
Doro (dopo un breve silenzio, costernato e sospettoso):
Lo dici per me?
Diego (quasi a se stesso): Ti vagano davanti
sconnesse le immagini accumulate in tanti anni, frammenti di
vita che forse hai vissuta e che t'è rimasta occultata perché
non hai voluto o potuto rifletterla in te al lume della ragione;
atti ambigui, menzogne vergognose, cupi livori, delitti meditati
all'ombra di te stesso fino ai minimi particolari, desiderii
inconfessati: tutto, tutto ti riviene fuori, ti sbòmica, e ne
resti sconcertato e atterrito.
Doro (c.s.): Perché dici questo?
Diego (con gli occhi fissi nel vuoto): Dopo nove
notti che non dormivo...
S'interromperà per voltarsi di scatto a Doro.
Provati, provati a non dormire per nove notti di fila! - Quella
tazzina di majolica, sul comodino, con un solo righino azzurro.
- E tèn-tèn, che morte, quella campana! Otto, nove... le
contavo tutte: dieci, undici - la campana dell'orologio - dodici
- e poi ad aspettare quella dei quarti! Non c'è più nessun
affetto che tenga, quando hai trascurato i bisogni primi che si
debbono per forza soddisfare. Rivoltato contro la sorte feroce
che teneva ancora lì, rantolante e insensibile, il corpo, il
solo corpo ormai, quasi irriconoscibile, di mia madre - sai che
pensavo? pensavo che - ah Dio, poteva finalmente finire di
rantolare!
Doro: Ma è morta, scusa, da più di due anni, tua madre,
mi pare.
Diego: Sì. Sai come mi sorpresi, a una momentanea
sospensione di quel rantolo, nel terribile silenzio sopravvenuto
nella camera, voltando non so perché il capo verso lo specchio
dell'armadio? Curvo sul letto, intento a spiare da vicino, se
non fosse morta. Proprio come per farsi vedere da me, la mia
faccia conservava nello specchio l'espressione con cui stava
sorpresa a spiare, in un quasi allegro spavento, la liberazione.
La ripresa del rantolo m'incusse in quel punto un tale
raccapriccio di me, che mi nascosi quella faccia come se avessi
commesso un delitto; e mi misi a piangere - come il bambino
ch'ero stato per la mia mamma, di cui - sì, sì - volevo ancora
la pietà per la stanchezza che sentivo, che mi faceva cascare a
pezzi; pur avendo finito or ora di desiderare la sua morte;
povera mamma che ne aveva perdute di notti per me, quand'ero
piccino e malato...
Doro: Ma mi dici perché, all'improvviso, codesto ricordo
di tua madre?
Diego: Non lo so, perché. Lo sai tu forse perché ti sei
tanto irritato del ringraziamento che tua madre t'ha fatto per
averla tranquillata?
Doro: Perché aveva potuto supporre per un momento anche
lei...
Diego: Va' là, che noi c'intendiamo a guardarci!
Doro (scrollando le spalle): Ma che vuoi
intendere!
Diego: Se non fosse vero, avresti dovuto riderne, non
irritartene.
Doro: Ma come? pensi sul serio anche tu? -
Diego: - io? tu lo pensi!
Doro: Se do ragione al Savio adesso!
Diego: Lo vedi? Da così a così. E anche contro te stesso
ti sei irritato, delle tue «esagerazioni»!
Doro: Perché riconosco -
Diego: - no! no! leggi chiaro, leggi chiaro in te stesso!
Doro: Ma che vuoi che legga, fammi il piacere!
Diego: Tu dài ragione adesso a Francesco Savio... sai
perché? per reagire contro un sentimento, che covi dentro, a tua
insaputa.
Doro Ma nient'affatto! Mi fai ridere!
Diego: Sì! Sì!
Doro: Mi fai ridere, ti dico!
Diego: Nel ribollimento della discussione di jersera t'è
venuto a galla e t'ha stordito e t'ha fatto dir cose «che non
sai». Sfido! Credi di non averle mai pensate! E invece le hai
pensate, le hai pensate -
Doro: - come? quando? -
Diego: - di nascosto a te stesso! - Caro mio! Come ci
sono i figli illegittimi, ci sono anche i pensieri bastardi!
Doro: I tuoi, Sì!
Diego: Anche i miei! Tende ognuno ad ammogliarsi per
tutta la vita con un'anima sola, la più comoda, quella che ci
porta in dote la facoltà più adatta a conseguir lo stato a cui
aspiriamo; ma poi, fuori dell'onesto tetto coniugale della
nostra coscienza, abbiamo tresche, tresche e trascorsi senza
fine con tutte le altre nostre anime rejette che stanno giù nei
sotterranei del nostro essere, e da cui nascono atti, pensieri,
che non vogliamo riconoscere, o che, forzati, adottiamo o
legittimiamo, con accomodamenti e riserve e cautele. Questo, tu
ora lo respingi, povero pensiero trovatello! Ma guardalo bene
negli occhi: è tuo! Tu ti sei davvero innamorato di Delia
Morello! Come un imbecille!
Doro: Ah! ah! ah!
ah! Mi fai ridere, mi fai ridere.
A questo punto entrerà dal salone il cameriere Filippo.
Filippo: Permesso? C'è il signor Francesco Savio.
Doro: Ah, eccolo qua!
A Filippo:
Fallo entrare.
Diego: Io me ne vado.
Doro: No, aspetta che ti farò vedere come mi sono
innamorato di Delia Morello!
Entrerà Francesco Savio.
Doro: Vieni, vieni, Francesco.
Francesco: Caro Doro! - Buona sera, Cinci!
Diego: Buona sera.
Francesco (a Doro): Sono venuto a esprimerti il
mio rammarico per il diverbio nostro di jersera.
Doro: Oh guarda! Mi proponevo anch'io di venirti a
trovare questa sera per esprimerti allo stesso modo il mio
rammarico.
Francesco (lo abbraccerà): Ah! Mi togli un gran
peso dal petto, amico mio!
Diego: Siete da dipingere tutti e due, parola d'onore!
Francesco (a Diego): Ma sai che per un punto non
abbiamo guastata per sempre la nostra vecchia amicizia?
Doro: Ma no! ma no!
Francesco: Come no? Ci sono stato male tutta la notte,
credi! A pensare come mi fosse potuto rimanere oscuro il
sentimento generoso -
Diego (di scatto): - benissimo! - che l'ha spinto
a difendere Delia Morello, eh? -
Francesco: - davanti a tutti - coraggiosamente - mentre
tutti le gridavano la croce addosso.
Diego: Tu prima di tutti!
Francesco (con calore): Ma sì! Per non aver
considerato a fondo le ragioni, una più giusta e più valida
dell'altra, addotte da Doro!
Doro (con dispetto e restando): Ah sì? tu, ora? -
Diego (c.s.): - benissimo! In favore di quella
donna, è vero? -
Francesco: - sfidando lo scandalo! Imperterrito contro le
risa sguajate con cui tutti quegli sciocchi accoglievano le sue
risposte sferzanti!
Doro (c.s. prorompendo): Senti! Tu sei un
pulcinella!
Francesco: Come! Vengo a darti ragione!
Doro: Appunto per questo! Un pulcinella!
Diego (a Francesco): Voleva darti ragione - lui, a
te!
Francesco: A me?
Diego: A te! a te! per tutto quello che hai detto tu
contro Delia Morello!
Doro: E ora ha il coraggio di venirmi a dire in faccia
che avevo ragione io!
Francesco: Ma perché ho riflettuto su quello che dicesti
jersera!
Diego: Eh già! Capisci? Come lui su quello che dicevi tu!
Francesco: E ora lui dà ragione a me?
Diego: Come tu a lui!
Doro: Ora, già! Dopo avermi reso jersera lo zimbello di
tutti, il bersaglio di tutte le malignità, e aver qua turbato
mia madre -
Francesco: - io?
Doro: - tu! tu! sì! cimentandomi, compromettendomi,
facendomi dir cose che non m'erano mai passate per la mente!
Parandoglisi di fronte, aggressivo, fremente:
Non t'arrischiare, sai, d'andar dicendo che ho ragione io
adesso!
Diego (incalzando): - perché riconosci la
generosità del suo sentimento -
Francesco: - ma se è vero!
Doro: Sei un pulcinella!
Diego: Farai credere che sai anche tu, ora, la verità:
che è innamorato di Delia Morello, e che l'ha difesa per questo!
Doro: Diego, finiscila, perdio, o me la piglio con te!
A Francesco:
Un pulcinella, caro mio, un pulcinella!
Francesco: Me lo gridi in faccia per la quinta volta,
bada!
Doro: E te lo griderò per cento volte di fila, ora,
domani e sempre!
Francesco: Ti faccio notare che sono in casa tua!
Doro: In casa mia e fuori, dove tu vuoi te lo grido in
faccia: pulcinella!
Francesco: Ah sì? Sta bene. Quand'è così, a rivederci!
E andrà via.
Diego (facendo per corrergli dietro): Oh, non
facciamo scherzi!
Doro (trattenendolo): Lascialo andare!
Diego: Ma dici sul serio? Tu così finisci di
comprometterti!
Doro: Non me n'importa un corno!
Diego (svincolandosi): Ma tu sei pazzo!...
Lasciami andare!
Scapperà via per tentare di raggiungere Francesco Savio.
Doro (gli griderà dietro): Ti proibisco
d'intrometterti!
Non vedendolo più s'interromperà e andrà in su e in giù per il
salotto, masticando tra i denti:
Ma guarda un po'! - Ora! - Ha il coraggio di venirmi a dire in
faccia che avevo ragione io, ora! - Pulcinella... - Dopo aver
fatto credere a tutti... -
Sopravverrà a questo punto Filippo, un po' smarrito, con un
biglietto da visita in mano.
Filippo: Permesso?
Doro (arrestandosi, brusco): Che cosa c'è?
Filippo: C'è una signora che domanda di lei.
Doro: Una signora?
Filippo: Ecco.
Gli porgerà un biglietto da visita.
Doro (dopo aver letto il nome sul biglietto,
turbandosi vivamente): - Qua? Dov'è?
Filippo: È di là che aspetta.
Doro (si guarderà attorno, perplesso; poi domanderà,
cercando di nascondere l'ansia e il turbamento): E - la
mamma è uscita?
Filippo: Sissignore, da poco.
Doro: Falla passare, falla passare.
Andrà verso il salone per accogliere Delia Morello.
Filippo si ritirerà e ritornerà poco dopo per accompagnare
fino alle colonne Delia Morello che apparirà velata, sobriamente
vestita, ma elegantissima. Filippo tornerà a ritirarsi,
inchinandosi.
Doro: Voi qua, Delia?
Delia: Per ringraziarvi; per baciarvi le mani, amico mio!
Doro: Ma no, che dite!
Delia: Sì, ecco -
Chinerà il capo come se volesse veramente baciargli la mano
che tiene ancora tra le sue.
- davvero! davvero!
Doro: Ma no, che fate! Debbo io, a voi -
Delia: Per il bene che mi avete fatto!
Doro: Ma che bene! Ho solo -
Delia: - no! credete per la difesa che avete fatto di me?
Che volete che m'importi di difese, di offese! - Mi dilanio da
me! - La mia gratitudine è per quello che avete pensato,
sentito; e non perché l'abbiate gridato in faccia agli altri!
Doro (non sapendo come regolarsi): Ho pensato...
sì, quel che - conoscendo, come conoscevo, i fatti - m'è... m'è
parso giusto.
Delia: Giusto o ingiusto - non m'importa! E che mi sono
riconosciuta, capite, «riconosciuta» in tutto quello che avete
detto di me, appena me l'hanno riferito!
Doro (c.s. ma non volendo parere smarrito):
Ah, bene - perché... ho - ho indovinato dunque?
Delia: Come se foste vissuto in me, sempre; ma intendendo
di me quello che io non ho potuto mai intendere, mai, mai! Mi
sono sentita fendere le reni da brividi continui; ho gridato:
«Sì! sì! è così! è così!»; non potete immaginarvi con che gioja,
con che spasimo, vedendomi, sentendomi in tutte le ragioni che
avete saputo trovare!
Doro: Ne sono... ne sono felice, credetemi! Felice perché
mi sono apparse così chiare nel momento in cui - veramente - «le
trovavo», senza rifletterci, come... come per un estro che mi si
fosse acceso, ecco, per una divinazione insomma del vostro animo
- e poi, vi confesso, non più -
Delia: - ah, non più?
Doro: Ma se voi ora mi dite che vi ci siete riconosciuta!
Delia: Amico mio, vivo da stamattina di codesta vostra
divinazione, che è apparsa tale anche a me! Tanto che mi domando
come abbiate potuto fare ad averla, voi che mi conoscete così
poco, in fondo; e mentr'io mi dibatto, soffro - non so - come di
là da me stessa! come se quella che io sono, debba andarla
sempre inseguendo, per trattenerla, per domandarle che cosa
voglia, perché soffra, che cosa dovrei fare per ammansarla, per
placarla, per darle pace!
Doro: Ecco: un po' di pace, sì! Voi ne avete veramente
bisogno.
Delia: L'ho sempre davanti, come me lo vidi in un attimo
cadere ai piedi, bianco, di peso, dacché m'era sopra come una
vampa; mi sentii - non so - estinguere, estinguere -
protendendomi a guardare, dall'abisso di quell'attimo, l'etemità
di quella morte improvvisa, là, nella sua faccia in un momento
smemorata di tutto, spenta. E sapevo io sola, io sola la vita
ch'era in quella testa che s'era là fracassata per me; per me
che non sono niente! - Ero pazza; figuratevi come sono adesso!
Doro: Calmatevi, calmatevi.
Delia: Mi calmo, sì. E appena mi calmo - ecco qua - sono
così - come insordita. In tutto il corpo, insordita.
Proprio. Mi stringo e non mi sento. Le mani - me le guardo - non
mi sembrano mie. E tutte le cose - Dio mio, le cose da fare -
non so più perché si debbano fare .. Apro la borsetta; ne cavo
lo specchio; e nell'orrore di questa vana freddezza che mi
prende, non potete immaginarvi che impressione mi facciano, nel
tondo dello specchio, la mia bocca dipinta, i miei occhi
dipinti, questa faccia che mi sono guastata per farmene una
maschera.
Doro (appassionato): Perché non ve la guardate con
gli occhi degli altri.
Delia: Anche voi? Sono proprio condannata a odiare come
nemici tutti coloro a cui m'accosto perché m'ajutino a
comprendermi? Abbagliati dai miei occhi, dalla mia bocca... E
nessuno che si curi di ciò che più mi bisogna!
Doro: Del vostro animo, sì.
Delia: E io allora li punisco, là, dove s'appuntano le
loro brame; e prima le esaspero, codeste brame che mi fanno
schifo, per meglio vendicarmi; facendo getto all'improvviso di
questo mio corpo a chi meno essi s'aspetterebbero.
Doro farà segno di sì col capo; come a dire: «Purtroppo!».
Così, per mostrar loro in quanto dispregio io tenga ciò che essi
sopratutto pregiano di me.
Doro farà ancora segno di sì col capo.
Ho fatto il mio danno? Sì. L'ho sempre fatto. Ah, ma meglio la
canaglia - la canaglia che si dà per tale; che se rattrista, non
delude; e che può avere anche qualche lato buono; certe
ingenuità talvolta, che tanto più rallegrano e rinfrescano,
quanto meno ce l'aspettiamo in loro!
Doro (sorpreso): Ho detto proprio così, io!
Proprio questo -
Delia (convulsa): - sì, sì -
Doro: - ho spiegato così, proprio così, certi vostri
inopinati -
Delia: - traviamenti - già! - balzi - salti mortali...
Resterà d'un tratto con gli occhi fissi nel vuoto, come
assorti in una lontana visione.
- Guarda!...
Poi dirà come a se stessa:
Pare impossibile... Già... I salti mortali...
E di nuovo assorta:
Quella ragazzetta, a cui gli zingari insegnavano a farli - in
una spianata verde verde, vicino alla mia casetta di campagna,
quand'ero bambina... -
c.s.
Pare impossibile che sia stata anch'io bambina...
Fará, senza dirlo, il grido con cui la madre la chiamava:
- «Lilì! Lilì!» - Che paura di quegli zingari; che
levassero d'improvviso le tende e mi rapissero! -
Rivenendo a sé:
Non mi hanno rapita. Ma i salti mortali ho imparato a farli
anch'io, da me, venendo dalla campagna in città - qua - fra
tutto questo finto, fra tutto questo falso, che diventa sempre
più finto e più falso - e non si può sgombrare; perché, ormai, a
rifarla in noi, attorno a noi, la semplicità, appare falsa -
appare? è, è - falsa, finta anch'essa. - Non è più vero niente!
E io voglio vedere, voglio sentire, sentire almeno una cosa,
almeno una cosa sola che sia vera, vera, in me!
Doro: Ma codesta bontà che è in fondo a voi, nascosta;
come io ho cercato di farla vedere agli altri -
Delia: - Sì, sì; e ve ne sono tanto grata, sì - ma così
complicata anch'essa - complicata - tanto che vi siete attirate
l'ira, le risa di tutti per aver voluto chiarirla. Anche a me
l'avete chiarita. Sì, malvista da tutti, come avete detto voi,
trattata con diffidenza da tutti, là a Capri. - (Credo che ci
fosse anche chi mi sospettava spia.) - Ah, che scoperta vi feci,
amico mio! Sapete che cosa significa «amare l'umanità»?
Significa soltanto questo: «essere contenti di noi stessi».
Quando uno è contento di se stesso «ama l'umanità». - Pienissimo
di questo amore - oh, felice! - dopo l'ultima esposizione dei
suoi quadri a Napoli, doveva esser lui, quando venne a Capri -
Doro: - Giorgio Salvi? -
Delia: - per certi suoi studi di paese. - Mi trovò in
quello stato d'animo -
Doro: - ecco! proprio come ho detto io! Preso tutto dalla
sua arte, senza più altro sentimento.
Delia: Colori! Per lui i sentimenti non erano più altro
che colori!
Doro: Vi propose di sedere per un ritratto -
Delia: - dapprima, sì. Poi... Aveva un modo di chiedere
quello che voleva... un modo... - era impudente, pareva un
bambino. - E gli feci da modella. Voi l'avete detto benissimo:
nulla irrita più che il restare esclusi da una gioja -
Doro: - viva, presente innanzi a noi, attorno a noi, di
cui non si scopra o non s'indovini la ragione -
Delia: - giustissimo! Ero una gioja - pura - soltanto per
i suoi occhi - ma che mi dimostrava che anche lui, in fondo, non
pregiava e non voleva da me altro che il corpo; non come gli
altri, per un basso intento, oh!
Doro: Ma questo a lungo andare non poteva che irritarvi
di più -
Delia: - ecco! Perché se m'ha fatto sempre sdegno e
nausea non vedermi ajutata nelle mie smaniose incertezze da
quegli altri; il disgusto per uno che voleva anch'esso il corpo,
e nient'altro, ma solo per trarne una gioja -
Doro: - ideale! -
Delia: - esclusivamente per sé! -
Doro: - doveva essere tanto più forte, in quanto mancava
appunto ogni motivo di nausea -
Delia: - e rendeva impossibile quella vendetta che almeno
ho potuto prendermi d'improvviso contro gli altri! - Un angelo,
per una donna, è sempre più irritante d'una bestia!
Doro (raggiante): Oh guarda! Le mie parole! io ho
detto proprio - precisamente - così!
Delia: Ma io ripeto le vostre parole, appunto, come mi
sono state riferite: che mi hanno fatto luce -
Doro: - ah, ecco! - per vedere la ragione vera -
Delia: - di quello che ho fatto! Sì, sì: è vero:
per potermi vendicare, io feci in modo che il mio corpo a mano
a mano davanti a lui cominciasse a vivere, non più per la
delizia degli occhi soltanto -
Doro: - e quando lo vedeste come tant'altri vinto
e schiavo, per meglio assaporare, la vendetta, gli vietaste che
prendesse da esso altra gioja che non fosse quella di cui finora
s'era contentato -
Delia: - Come unica ambita, perché unica degna di
lui!
Doro: E basta! - Basta! - Perché la vostra vendetta,
così, era già fatta! Voi non voleste affatto che egli vi
sposasse, è vero?
Delia: No! no! Lottai tanto, tanto, per dissuaderlo!
Quando corrivo, esasperato per le mie ostinate repulse, minacciò
di far pazzie - volli partire, sparire.
Doro: E poi gl'imponeste le condizioni che sapevate per
lui più dure - apposta -
Delia: - apposta, sì, apposta -
Doro: - ch'egli cioè vi presentasse come promessa sposa
alla madre, alla sorella -
Delia: - sì, sì - della cui illibata riserbatezza era
orgoglioso e gelosissimo - apposta, perché dicesse di no! - Ah,
come parlava di quella sua sorellina!
Doro: Benissimo! Allora, come ho sostenuto io! - E ditemi
la verità: quando il fidanzato della sorella, il Rocca -
Delia (con orrore): - no! no! Non mi parlate, non
mi parlate di lui per carità!
Doro: Questa è la massima prova delle ragioni sostenute
da me, e dovete dirlo, dovete dirlo che è vero, quello che ho
sostenuto io -
Delia: - sì; che mi misi con lui, disperata, disperata,
quando non vidi più altra via di scampo -
Doro: - ecco! benissimo! -
Delia: - per farmi sorprendere, sì, per farmi sorprendere
da lui, e impedire così quel matrimonio -
Doro: - che sarebbe stato la sua infelicità -
Delia: - e anche la mia! la mia! -
Doro (trionfante): - benissimo! Tutto quello che
ho sostenuto io! Così v'ho difesa! - E quell'imbecille che
diceva di no! che tanto le repulse, quanto la lotta, la
minaccia, il tentativo di sparire, furono tutte perfide arti -
Delia (impressionata): - diceva questo? -
Doro: - già! ben meditate ed attuate per ridurre alla
disperazione il Salvi, dopo averlo sedotto -
Delia (c.s.): - ah - io - sedotto? -
Doro: - sicuro! - e che più lui si disperava e più voi vi
negavate, per ottenere tante e tante cose, ch'egli altrimenti
non vi avrebbe mai accordate -
Delia (sempre più impressionata e man mano smarrendosi):
- che cosa? -
Doro: - ma prima di tutto, quella presentazione alla
madre e alla sorellina e al fidanzato di lei -
Delia: - ah, non perché io sperassi di trovare un
pretesto nell'opposizione di lui per mandare a monte la promessa
di matrimonio? -
Doro: - no! no! per un'altra perfidia - sosteneva!
Delia (del tutto smarrita): - e quale?
Doro: - per il gusto di comparire vittoriosa, davanti a
tutti in società, accanto alla purezza di quella sorellina - voi
- la disprezzata, la contaminata -
Delia (trafitta): - ah, così ha detto? -
e resterà con gli occhi invagati, accasciata.
Doro: - così! così! - e che quando sapeste che ragione
del prolungato ritardo di quella presentazione da voi posta per
patto, era invece l'opposizione fierissima del Rocca, fidanzato
della sorella -
Delia: - ancora per vendicarmi, è vero? -
Doro: - Sì! perfidamente! -
Delia: - di questa opposizione? -
Doro: - sì, attraeste e travolgeste il Rocca come un
fuscellino di paglia in un gorgo, senza pensare più al Salvi,
solo per il gusto di dimostrare a quella sorella che cos'è la
fierezza e l'onestà di codesti illibati paladini della morale!
Delia resterà per un lungo tratto in silenzio, fissa a
guardare innanzi a sé, come insensata, poi si coprirà di scatto
il volto con le mani, e resterà così.
Doro (dopo averla mirata un tratto, perplesso,
sorpreso:) Che cos'è?
Delia (resterà ancora un poco col volto coperto; poi
lo scoprirà e guarderà un poco ancora innanzi a
sé; infine dirà aprendo desolatamente le braccia): E chi sa,
amico mio, ch'io non l'abbia fatto veramente per questo?
Doro (scattando): Come? E allora?
Sopravverrà a questo punto stravolta e agitatissima Donna
Livia, gridando fin dall'interno:
Donna Livia: Doro! Doro!
Doro (subito alzandosi turbatissimo alla voce):
Mia madre!
Donna Livia (precipitandosi): Doro! M'hanno detto
a passeggio che lo scandalo di jersera avrà un seguito
cavalleresco!
Doro: Ma no! Chi te l'ha detto?
Donna Livia (voltandosi a Delia, sdegnosamente):...
Ah! E trovo infatti codesta signora in casa mia?
Doro (con fermezza, pigiando sulle parole): In
casa tua, appunto, mamma!
Delia: Io vado, vado. Ah, ma questo non avverrà - non
avverrà, stia tranquilla, signora! Lo impedirò io! Penserò io a
impedirlo!
E s'avvierà rapidamente, convulsa.
Doro (seguendola per un tratto): Non s'arrischi,
signora, per carità, a interporsi. -
Delia scomparirà.
Donna Livia (gridando, per arrestarlo): Ma dunque
è vero?
Doro (voltandosi e gridando esasperato): Vero? Che
cosa? - Che mi batto? Forse. - Ma perché? Per una cosa che
nessuno sa quale sia, come sia: né io, né quello - e nemmeno lei
stessa! nemmeno lei stessa!
TELA
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